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12/12/18
2020.
Là dove tutto è cominciato, là dove tutto finirà.
Questo è il post numero 300 da quando ho cominciato questo blog.
Il giorno e l'ora di questo post a te non diranno nulla, perché non ricordi.
Eppure a quell'ora è cominciato tutto e a quest'ora di nuovo dobbiamo ripartire.
Il blog va in stand-by, o muore con me, perché devo morire e risorgere un'altra volta.
Specialmente perché il me del 2020 dev'essere una persona differente e mi serve molto tempo per diventarla.
E quando si muore, ci si lascia tutto alle spalle. Il tempo non esiste più e, di sicuro, il passato non esiste più. Torno nel mio eterno presente.
E' stato molto bello, eppure è finito.
Tutto finito.
E solo io so quanto mi avete rotto i coglioni e quanta merda ho dovuto ingoiare per qualche attimo di felicità, vedendo tutto il mio lavoro che principalmente va a favore di stronzi subumani.
Vedere il mio vomito e i miei incubi dissacrati perché non valgo nulla.
E ne sono conscio, di non valere nulla.
Né perderò tempo a lamentarmi come tutti vuoi. Non c'è più tempo.
Arriverà il nostro momento.
Arriverà.
Ora è il momento di separarci, my friend.
E' sempre stata una missione suicida, dall'inizio.
Penultima riga.
Ultima immagine.
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Eureka,
My future's neat,
Nobel per la pazienza,
Porco Io
21/11/17
3-2-1-turbe in sviluppo - Parte 2.
Parte 1
Sono le quattro di pomeriggio e ho trovato la forza di alzarmi dal letto. Devo farmi una doccia prima di poter cominciare questa giornata. Il malessere fisico si unisce al malessere interiore e io lo sostengo e alimento, mettendo musica di dolore e rinascita come colonna sonora per la doccia. Mi spoglio e mi appoggio un attimo il pugno alla nuca mentre mi stiracchio. Mi chiedo quanta forza ci vorrebbe per darmi un pugno che mi faccia perdere coscienza. Sono abbastanza sicuro di poterci riuscire, ma abbandono l'idea subito. Entro nella doccia e la musica mi accompagna dicendomi che ogni giorno è sempre più difficile e che sono uno stronzo nato infelice in un postaccio di merda. La canzone l'ha scritta un mio amico, nato in questo stesso buco. I pensieri mi si accalcano addosso e mentre scorre l'acqua ho già il groppo in gola e penso "come faccio? come faccio? come faccio?". Sono disoccupato da sei mesi e se non trovo qualcosa immediatamente sono costretto a tornare in italia. Non ho le competenze e le capacità per aiutare la mia Dea. Ho rimandato lo studio di cose che mi sarebbero servite perché impegnato in altre cose da studiare e mi sento in ritardo sul mondo, ma principalmente su me stesso. Sono mesi in cui vengo trattato da reietto e lebbroso e mi rinchiudo dentro nubi di droga perché così almeno non ci penso. Fumo e perdo tempo. Fumo e perdo tempo. A volte non mi dà neanche più soddisfazione e lo faccio più per abitudine che altro. A volte mi fa stare male e mi dico "vedi, stai male, devi smetterla di fumare. Almeno cala un po' le dosi, cazzo" e puntualmente fumo il giorno dopo, ogni giorno dopo, come se non fosse successo nulla. Ah, cristo. Un circolo vizioso del cazzo. Tutto questo accade velocemente nel mio cervello mentre con una mano mi copro gli occhi e singhiozzo e piango. C'è un breaking point per tutti. Il futuro lo vedo nero eppure il mio amico mi canta che ce la farò. Bestemmio e sento il peso del mondo addosso. Responsabilità grosse che ho deciso di prendere su di me e non mi sono ancora assunto del tutto. Eppure già le sento sopra le spalle e pesano. Cazzo, cazzo, cazzo, singhiozzo. Come cazzo devo fare. Bestemmio incessantemente. Qualcuno mi dia un segnale da qualche cazzo di parte. Mandate uno spiraglio di luce. Almeno mi torna un minimo la speranza. Non ho neanche la solita forza di insultarmi e di dirmi che sono forte e che devo darmi da fare il più possibile perché tutti gli stronzi lì fuori non restano ad aspettare me. Una mezz'ora di buio totale che continua mentre mi asciugo i capelli e mi vesto per andare fuori a fare dei servizi del cazzo al centro commerciale. Sono incazzato con il mondo, e questa è la normalità, semplicemente perché incazzarmi troppo con me stesso è controproducente. Allora vado in giro camminando con gli occhi iniettati di sangue e ringrazio di non essere nato in america con cinque pistole in casa, perché altrimenti queste finocchiate di gente che uccide meno di dieci persone alla volta sarebbero solo un vago ricordo, per voi. Cerco di guardare sempre dritto ed evitare contatti visivi con questi subumani che mi circondano, ma la cosa è impossibile perché sono troppi e parlano e respirano con queste facce orribili. Geni che chiaramente si sono riprodotti per caso e solo perché la selezione naturale è stata bloccata. Ma non dormite sonni tranquilli perché la selezione naturale tornerà. Stare a stretto contatto con la massa informe di gente mi dà un fastidio orribile, per chi non lo avesse ancora capito. Vado verso a casa e mi rilasso guidando. Devo ancora calmarmi del tutto.
Arrivato a casa, controllo il cellulare. Due mie amiche mi hanno contattato per la serata. Ci penso un attimo e decido di vedermi prima con una e più tardi con l'altra. Va già meglio. Poi accendo il computer mentre rullo una canna. Vado a cercarmi gli occhi di tutte le ragazze che ho amato e mentre fumo dedico uno o due minuti a ogni foto. Deve essere lì la speranza per andare avanti. Sai bene che quando sei fatto pensi a mille cose che ti sembrano, a volte, anche illuminanti e risolutive. Guardo occhi castani, verdi e azzurri. Guardo il mio riflesso sullo schermo del pc, focalizzandomi su quello per un attimo. Passo dai loro occhi al mio riflesso per diverse volte. Gli ingranaggi nel mio cervello tornano a girare correttamente e sussurro
"Mai più."
Il mio riflesso mostra di avere capito e mi dice che sarà lui a tenermi d'occhio e a guidare i miei passi.
Butto il mozzicone dal balcone.
Sono le quattro di pomeriggio e ho trovato la forza di alzarmi dal letto. Devo farmi una doccia prima di poter cominciare questa giornata. Il malessere fisico si unisce al malessere interiore e io lo sostengo e alimento, mettendo musica di dolore e rinascita come colonna sonora per la doccia. Mi spoglio e mi appoggio un attimo il pugno alla nuca mentre mi stiracchio. Mi chiedo quanta forza ci vorrebbe per darmi un pugno che mi faccia perdere coscienza. Sono abbastanza sicuro di poterci riuscire, ma abbandono l'idea subito. Entro nella doccia e la musica mi accompagna dicendomi che ogni giorno è sempre più difficile e che sono uno stronzo nato infelice in un postaccio di merda. La canzone l'ha scritta un mio amico, nato in questo stesso buco. I pensieri mi si accalcano addosso e mentre scorre l'acqua ho già il groppo in gola e penso "come faccio? come faccio? come faccio?". Sono disoccupato da sei mesi e se non trovo qualcosa immediatamente sono costretto a tornare in italia. Non ho le competenze e le capacità per aiutare la mia Dea. Ho rimandato lo studio di cose che mi sarebbero servite perché impegnato in altre cose da studiare e mi sento in ritardo sul mondo, ma principalmente su me stesso. Sono mesi in cui vengo trattato da reietto e lebbroso e mi rinchiudo dentro nubi di droga perché così almeno non ci penso. Fumo e perdo tempo. Fumo e perdo tempo. A volte non mi dà neanche più soddisfazione e lo faccio più per abitudine che altro. A volte mi fa stare male e mi dico "vedi, stai male, devi smetterla di fumare. Almeno cala un po' le dosi, cazzo" e puntualmente fumo il giorno dopo, ogni giorno dopo, come se non fosse successo nulla. Ah, cristo. Un circolo vizioso del cazzo. Tutto questo accade velocemente nel mio cervello mentre con una mano mi copro gli occhi e singhiozzo e piango. C'è un breaking point per tutti. Il futuro lo vedo nero eppure il mio amico mi canta che ce la farò. Bestemmio e sento il peso del mondo addosso. Responsabilità grosse che ho deciso di prendere su di me e non mi sono ancora assunto del tutto. Eppure già le sento sopra le spalle e pesano. Cazzo, cazzo, cazzo, singhiozzo. Come cazzo devo fare. Bestemmio incessantemente. Qualcuno mi dia un segnale da qualche cazzo di parte. Mandate uno spiraglio di luce. Almeno mi torna un minimo la speranza. Non ho neanche la solita forza di insultarmi e di dirmi che sono forte e che devo darmi da fare il più possibile perché tutti gli stronzi lì fuori non restano ad aspettare me. Una mezz'ora di buio totale che continua mentre mi asciugo i capelli e mi vesto per andare fuori a fare dei servizi del cazzo al centro commerciale. Sono incazzato con il mondo, e questa è la normalità, semplicemente perché incazzarmi troppo con me stesso è controproducente. Allora vado in giro camminando con gli occhi iniettati di sangue e ringrazio di non essere nato in america con cinque pistole in casa, perché altrimenti queste finocchiate di gente che uccide meno di dieci persone alla volta sarebbero solo un vago ricordo, per voi. Cerco di guardare sempre dritto ed evitare contatti visivi con questi subumani che mi circondano, ma la cosa è impossibile perché sono troppi e parlano e respirano con queste facce orribili. Geni che chiaramente si sono riprodotti per caso e solo perché la selezione naturale è stata bloccata. Ma non dormite sonni tranquilli perché la selezione naturale tornerà. Stare a stretto contatto con la massa informe di gente mi dà un fastidio orribile, per chi non lo avesse ancora capito. Vado verso a casa e mi rilasso guidando. Devo ancora calmarmi del tutto.
Arrivato a casa, controllo il cellulare. Due mie amiche mi hanno contattato per la serata. Ci penso un attimo e decido di vedermi prima con una e più tardi con l'altra. Va già meglio. Poi accendo il computer mentre rullo una canna. Vado a cercarmi gli occhi di tutte le ragazze che ho amato e mentre fumo dedico uno o due minuti a ogni foto. Deve essere lì la speranza per andare avanti. Sai bene che quando sei fatto pensi a mille cose che ti sembrano, a volte, anche illuminanti e risolutive. Guardo occhi castani, verdi e azzurri. Guardo il mio riflesso sullo schermo del pc, focalizzandomi su quello per un attimo. Passo dai loro occhi al mio riflesso per diverse volte. Gli ingranaggi nel mio cervello tornano a girare correttamente e sussurro
"Mai più."
Il mio riflesso mostra di avere capito e mi dice che sarà lui a tenermi d'occhio e a guidare i miei passi.
Butto il mozzicone dal balcone.
31/08/16
Agosto. Parte 1.
Sono le tre e venti di notte e ho appena riportato Laura a casa. Ho la testa vuota mentre guido, ma appena dopo aver finito di scopare, in un momento che, per tutti (e di solito anche per me), dovrebbe essere pieno di pace, amore e disintegrazione neuronale, ho solo pensato "ti odio". Senza neanche averne motivo. Analizzo velocemente la questione mentre guido e ascolto la musica, lei forse parla, forse no, e mi chiedo se in verità non odi me stesso. O il me stesso che ora sono e domani non voglio essere. Anche qui, preferisco non permettere alla mia mente di approfondire. Guido.
Alle tre e mezza raggiungo Michela, Dovevamo vederci circa tre ore prima. E' sulle scale di una piazza con un amico che non ho mai visto e appena arrivo li trovo a limonare. Si interrompe, quasi sorpresa, mi saluta e mi passa una canna. Mi siedo di fianco al ragazzo e comincio a fumare mentre lei mi spiega che tutti gli altri amici sono andati via. Parliamo delle rispettive serate. Il ragazzo si chiama Ivan e mi è simpatico, tanto che vorrei se la scopasse. Io fumo con calma e parlo con loro, che si interrompono ogni volta gentilmente dalla limonata per rispondermi. Sono molto rilassato e non mi sento assolutamente di troppo. Tra l'altro lei mi ha chiamato piu' volte intimandomi di raggiungerla. Se avessi conosciuto la situazione, non mi sarei presentato pur di dare al ragazzo una chance in piu'. Alle quattro decido di andare via e lei insiste per farsi accompagnare, mentre io cerco di smollarla li', appunto perché Ivan lo vedevo piuttosto carico. Ma Michela è irremovibile.
Mentre la riaccompagno a casa, lei mi svela che voleva dargliela, ma non voleva dargliela, gliel'avrebbe data la sera stessa, ma forse no. Insomma, se non fossi arrivato io, al 99% il ragazzo avrebbe concluso la serata come si meritava. L'avevo intuito. Però. Ci rifletto un attimo.
E mi immagino tutte le volte in cui mi sono trovato in una situazione simile, dalla parte del ragazzo, e non ho saputo di essere stato a un centimetro da una scopata, e magari lo desideravo ardentemente. Sono brutte cose, ragazzi.
Vado a dormire e faccio sogni lucidi in cui mi sveglio e scopro che la ferita sulla mia mano e' finalmente guarita. Mi sveglio per realizzare che non è cambiato un cazzo e mi fa male usare la mano per qualsiasi minima cosa. Allora vado a casa di Manuel per due chiacchiere e lui gentilmente mi invita a pranzo (non avrei mai cucinato di mia spontanea volontà, piuttosto sarei andato avanti a panini). E' un giorno silenzioso di metà agosto, sono le due di pomeriggio e non c'è veramente nessuno in giro. Esco un attimo sul balcone di casa sua a godermi il silenzio. Ahhhh, che meraviglia. Le nostre riflessioni spaziano dal cinema a quanto sia lecito scoparsi la cugina. Io dico che sia lecitissimo, lui sostiene di no. Ma non litighiamo per certe cose. Dopo un paio d'ore vado via perché lui deve invitare una ragazza a casa e io mi ero organizzato di conseguenza, invitando Chiara a casa.
Chiara è una ragazza molto intelligente e arguta, mi trovo benissimo a discutere con lei. Siamo usciti un paio di volte svariati mesi fa, ma, a causa del momento che vivevo allora, non ho spinto piu' di tanto e quindi ci siamo ritrovati entrambe le volte a sorseggiare io del tè e lei una tisana, affrontando argomenti che vanno dalla tracheotomia al nostro terribile passato. In tutto questo, lei si è curata bene dal dirmi che è fidanzata da qualcosa come sei anni, e questo mi fa intuire che abbia un neanche troppo latente desiderio di cavalcarmi. Ora che il suo ragazzo è all'estero per un paio di mesi, si è rifatta sotto e, complice la mia casa libera, ho deciso di invitarla direttamente a casa.
Mentre scopiamo la prima volta, mi chiedo su cosa si stia segando il suo ragazzo in quel preciso istante. Dopo essere venuto, cerco di immaginare di essere da solo, ma sento il suo respiro. La odio per un breve attimo, ma so che non se lo merita assolutamente. Mi chiedo cosa ci sia che non va nel mio cervello. Mi alzo e vado in bagno e mi porto il cellulare per confermare l'appuntamento che ho un'ora e mezza dopo con Marta.
---
(dai Urno, non ti crede nessuno!)
Ma no, infatti. Questo che parla è Felix che sta a Urno come Chinaski sta a Bukowski.
(Tutto vi devo spiegare, cazzo. Tutto.)
Ah ah ah, che incredibile fantasia che ho.
---
Mentre scopiamo la seconda volta il mio cervello trasforma il viso di Chiara in quello di una mia amica che voglio farmi da piu' di 10 anni. Si assomigliano e non mi è troppo difficile. Duro scandalosamente troppo, anche se non vorrei, perché sono conscio del fatto che tutta questa soddisfazione non mi permetterà di agire come dovrei con Marta, quella con cui mi vedo dopo, che tra tutte è l'unica che ci tengo davvero a farmi. Sono sudato e anche un po' stanco e vorrei rilassarmi dieci minuti in piu', ma devo accompagnare gentilmente fuori di casa Chiara e andare a prendere Marta.
Ora, per Marta bisogna fare un passo indietro.
Con lei mi ero frequentato circa un anno fa per un paio di mesi e la cosa aveva portato ad un semi-innamoramento da parte sua e la promessa di vederci il prima possibile, poi, studiando lei in un'altra città, era tornata a casa e si era messa con un altro tipo. E fin qui, nulla di nuovo sotto il sole.
Ma mi colpi' molto qualcosa di lei, anzi del mio rapporto con lei: mi piaceva stare con Marta.
Stare nel senso di stare vicini insieme, anche se non facevamo nulla, anche se stavamo solo a sorseggiare una birra vicini, non mi fregava nulla.
Un mese fa, le mando un messaggio innocuo e lei mi risponde che è in città. Qualcosa mi sale al cervello e immediatamente le dico che DOBBIAMO vederci. Mentre attendo la risposta comincio a saltare per la casa mentre faccio il verso di un serpente quando viene attaccato (questa cosa è durata un quarto d'ora). Lei mi dà buca, ma mi lascia una minima speranza dicendo che forse forse forse si libera per una mezz'ora dopo la cena. Nel tentativo di incuriosirla e spingerla a venire, nonostante dopo cena avessi io un appuntamento non rimandabile, le dico che ho una cosa per lei, messa da parte dopo quei famosi mesi dell'anno scorso.
Ma non avevo tale cosa.
Perciò comincio a scavare nei tiretti cercando una collana o un bracciale da regalarle, ma non trovo nulla e allora penso "ok, andrà bene un libro", ma i libri che ho non sono adatti quindi mi tocca scendere di casa mentre rido come un malato pensando al fatto che dopo aver detto una stronzata il mio cervello mi impone di rimanere coerente e quindi ora devo comprare qualcosa per lei nel caso improbabile in cui si renda disponibile dopo cena. Il libro che volevo effettivamente regalarle non è in nessuna libreria della città, ma all'improvviso una seconda scelta mi balena in testa e compro un libro molto bello, che avevo regalato qualche anno fa ad un'altra ragazza. Ovviamente la sera mi risponde all'una dicendo che non ce la faceva. E questo lo scopro quando leggo il messaggio alle cinque di notte, o di mattina che dir si voglia.
Successivamente mi dà buca per altre due serate in cui avevo casa libera e in cui sarei andato a colpo sicuro. La terza volta, mi concede due ore e mezza del pomeriggio.
E ora torniamo da dove eravamo venuti.
Mi parcheggio sotto casa di Marta, scendo dalla macchina e la saluto, poi ci infiliamo in macchina e in modo automatico mi dirigo verso casa mia, anche se il progetto iniziale prevedeva un semplice caffè. Vorrei sedermi sul letto, ma lei vuole stare sul balcone, non so perché acconsento. Il sesso precedente mi ha fulminato sicuramente qualche neurone. O saranno state le cinque canne del giorno prima. Marta vuole sentire le ultime cazzate che ho fatto, eccessive anche secondo i miei standard, ma io non rispondo, perciò lei mi racconta le sue. Ha strapazzato un paio di ragazzi, ma c'è uno, casualmente un mio sosia, di cui è morbosamente innamorata. In verità vuole solo poterlo distruggere e buttare nella cloaca insieme a tutti gli altri, ma questo lei non lo sa. Rientriamo in casa e mi butto sul letto, lei prende una sedia per non sedersi vicino a me.
Provo a tirarmela addosso un paio di volte, poi rinuncio.
"La vera tragedia del nostro rapporto, sai qual è?", le chiedo.
"No, dimmela."
"E' che a me piace stare con te, per principio. Anche se te la tiri e non me la dai, comunque mi fa piacere stare con te. Poi, si', ci provo. Ci provo piu' perché moralmente devo provarci con una bella ragazza che si trova nella mia stanza", per un attimo mi chiedo se sarebbe utile dirle che su questo letto un'ora prima ho scopato con un'altra, ma decido di glissare.
Subito dopo le butto addosso il libro che ho comprato per lei. Apprezza e dice che lo leggerà. Le dico che non mi importa davvero se lo leggerà o meno, ma volevo regalarglielo solo per vedere il suo sorriso. E' tutto vero. E infatti non mi crede. E neanche questo mi importa.
Ci provo un altro po' e alla fine ottengo solo di stare abbracciati fino a quando devo accompagnarla via. Lei mi confessa che le volte precedenti mi ha dato buca solo perché sapeva che me l'avrebbe data in una di quelle serate e non le andava. Insomma, a questo giro non sono riuscito a smuoverle l'ormone e ammetto a me stesso pacatamente che non ho neanche fatto troppo per ottenere qualcosa in piu'. Non sono neanche troppo deluso, mi sento solo un po' strano perché se la rivedo potrebbe essere fra due mesi come fra un anno. La accompagno da un'amica, torno a casa e prendo la pipetta per farmi salire una botta di thc velocemente al cervello. Al quarto tiro lungo sento il mio cervello abbandonarmi. E metto un po' di musica.
30/11/15
Ulisse e il suicidio sociale.
Stiamo qui a drogarci come se non ci facesse male. Rifletto mentre sono in pigiama e la stanza è vuota. Mi guardo i piedi nudi e fumo beato. Abbiamo speso 70 euro per avere quello che in posti civili ti danno con 40. Ma almeno ho scoppiato l'accendino allo spacciatore. Mi sono innamorato solo una volta, in questi giorni: ci siamo incontrati per strada mentre tornavo dal supermercato e per circa due o tre secondi ci siamo guardati negli occhi come avrebbero fatto due anime gemelle. Un amore di anni in pochi secondi, perso nel nulla delle solite occasioni. Come cinque anni fa, alla sala da bowling, con le ragazze romane. E c'era Caterina che mi guardava mentre era stesa sulle mie gambe. Ora saprei perfettamente riconoscere quello sguardo che chiede un bacio, la finestra aperta per inserirsi. Allora ero inesperto. Fingiamo che ciò vada bene e siano tutte lezioni imparate.
Io sono in giacca e cravatta cinque giorni a settimana. Non dovrebbe credermi nessuno. Ed io e i miei amici siamo ancora qui, a pagare le tasse, seri e rispettabili al telefono mentre c'è erba sulla scrivania e il posacenere è pieno. Sperando che almeno tre o quattro weekend all'anno siano sempre così. Parliamo di progetti futuri, cercando di individuare chi sarà quello messo meglio a trovare lavoro e a costruire qualsiasi cosa voglia costruire. Ognuno dice di non essere lui.
In verità nessuno sa cosa farsene del suo futuro. E sopratutto non lo sa la gente sui treni.
Fumiamo fino a non ricordarci più niente e beviamo anche. Usciamo solo per comprare roba e una volta per fare un giro. A fine serata Doc mi rimbocca le coperte come farebbe mia madre. Gli amici mi fanno respirare. Penso sempre che dovremmo approfittare del vino per fare un simposio e discutere della vita, dell'amore e quant'altro. E invece siamo troppo contenti e storditi per pensarci. Meglio non interromperci e darci a qualcosa di meno serio come guardare vecchie foto e foto di gente mai vista e tette di tipe che conosciamo. Foto seminude fatte qualche anno fa da qualche conoscente.
"Guarda com'era figa a 16 anni, questa! E ora..."
Mister dice che tutte le ragazze che mi piacciono hanno lo stesso sorriso. Forse è vero. Sarà qualche imprinting ricevuto durante la prima cotta. Gli devo far vedere l'ultima scoperta, così vediamo se conferma. Vorrei poter confermare anche io e gli dico che il lato positivo di diventare adulti è vedere che fine fanno tutti gli altri e i loro sogni. Quelli delle ragazze mediamente belle non valgono. Troveranno tranquillamente qualcuno che le mantenga e quando si stancheranno di lui ne troveranno un altro e un altro ancora. Con qualche momento di scoramento nei minuscoli spazi vuoti.
Tira un vento maledetto, sono all'inizio di una campagna e cerco di farmi una canna. Il fumo è durissimo, ho messo l'mp3 nella tasca perché voglio stare concentrato e paranoico, cerco di scioglierlo con poco successo, ci metto una vita. Alla fine ho preparato tutto, ma una folata di vento mi fa cadere metà tabacco per terra. Imperterrito continuo e chiudo quel che è rimasto. La canna più triste della storia e nessuno nel raggio di cinque chilometri potrebbe fare da testimone a questa immensa tristezza. Siamo già nati e morti e anche tante volte, quindi qualcuno si sarà già sentito così, avrà già vissuto una situazione del genere. Eppure sono sicuro che a nessuno dei miei amici sia mai capitato. Metto gli auricolari e fumo.
Nella metro c'è una coppia bellissima. O almeno, lei è bellissima. Non se ne fregano di tutti gli altri che ci sono attorno. C'è un posto vuoto tra di noi e lui le sussurra una sottile dichiarazione d'amore che spero vada a buon fine.
"Senti, mettimi nei casini. A capodanno andiamo da qualche parte solo noi due, prendiamo una camera in un hotel o qualcosa del genere. Mentre tutti stanno brindando con lo champagne, noi stiamo sotto le coperte così facciamo l'amore da un anno all'altro. E non mi importa se tutti mi chiederanno dov'ero a capodanno e perché non ho fatto nessuna foto alla festa a cui sono andato. Quella notte sarà solo nostra."
"E la tua ragazza?"
"Non importa, voglio solo te. Mettimi nei casini."
La ragazza sorride e non risponde. Conosco bene quella luce. Procrastinerà la risposta per un po', ma accetterà. Non per lui, ma per andare contro alla sua fidanzata. Eppure, finché il risultato è lo stesso, gli auguro che la cosa vada come desidera. Se è bravo, riuscirà anche a superare i casini conseguenti. Mi alzo e scendo a Policlinico insieme ai miei amici.
Non c'è casa. Non è più casa mia, dicevano gli Smiths e diceva Faina. Io mi ripeto.
Io sono in giacca e cravatta cinque giorni a settimana. Non dovrebbe credermi nessuno. Ed io e i miei amici siamo ancora qui, a pagare le tasse, seri e rispettabili al telefono mentre c'è erba sulla scrivania e il posacenere è pieno. Sperando che almeno tre o quattro weekend all'anno siano sempre così. Parliamo di progetti futuri, cercando di individuare chi sarà quello messo meglio a trovare lavoro e a costruire qualsiasi cosa voglia costruire. Ognuno dice di non essere lui.
In verità nessuno sa cosa farsene del suo futuro. E sopratutto non lo sa la gente sui treni.
Fumiamo fino a non ricordarci più niente e beviamo anche. Usciamo solo per comprare roba e una volta per fare un giro. A fine serata Doc mi rimbocca le coperte come farebbe mia madre. Gli amici mi fanno respirare. Penso sempre che dovremmo approfittare del vino per fare un simposio e discutere della vita, dell'amore e quant'altro. E invece siamo troppo contenti e storditi per pensarci. Meglio non interromperci e darci a qualcosa di meno serio come guardare vecchie foto e foto di gente mai vista e tette di tipe che conosciamo. Foto seminude fatte qualche anno fa da qualche conoscente.
"Guarda com'era figa a 16 anni, questa! E ora..."
Mister dice che tutte le ragazze che mi piacciono hanno lo stesso sorriso. Forse è vero. Sarà qualche imprinting ricevuto durante la prima cotta. Gli devo far vedere l'ultima scoperta, così vediamo se conferma. Vorrei poter confermare anche io e gli dico che il lato positivo di diventare adulti è vedere che fine fanno tutti gli altri e i loro sogni. Quelli delle ragazze mediamente belle non valgono. Troveranno tranquillamente qualcuno che le mantenga e quando si stancheranno di lui ne troveranno un altro e un altro ancora. Con qualche momento di scoramento nei minuscoli spazi vuoti.
Tira un vento maledetto, sono all'inizio di una campagna e cerco di farmi una canna. Il fumo è durissimo, ho messo l'mp3 nella tasca perché voglio stare concentrato e paranoico, cerco di scioglierlo con poco successo, ci metto una vita. Alla fine ho preparato tutto, ma una folata di vento mi fa cadere metà tabacco per terra. Imperterrito continuo e chiudo quel che è rimasto. La canna più triste della storia e nessuno nel raggio di cinque chilometri potrebbe fare da testimone a questa immensa tristezza. Siamo già nati e morti e anche tante volte, quindi qualcuno si sarà già sentito così, avrà già vissuto una situazione del genere. Eppure sono sicuro che a nessuno dei miei amici sia mai capitato. Metto gli auricolari e fumo.
Nella metro c'è una coppia bellissima. O almeno, lei è bellissima. Non se ne fregano di tutti gli altri che ci sono attorno. C'è un posto vuoto tra di noi e lui le sussurra una sottile dichiarazione d'amore che spero vada a buon fine.
"Senti, mettimi nei casini. A capodanno andiamo da qualche parte solo noi due, prendiamo una camera in un hotel o qualcosa del genere. Mentre tutti stanno brindando con lo champagne, noi stiamo sotto le coperte così facciamo l'amore da un anno all'altro. E non mi importa se tutti mi chiederanno dov'ero a capodanno e perché non ho fatto nessuna foto alla festa a cui sono andato. Quella notte sarà solo nostra."
"E la tua ragazza?"
"Non importa, voglio solo te. Mettimi nei casini."
La ragazza sorride e non risponde. Conosco bene quella luce. Procrastinerà la risposta per un po', ma accetterà. Non per lui, ma per andare contro alla sua fidanzata. Eppure, finché il risultato è lo stesso, gli auguro che la cosa vada come desidera. Se è bravo, riuscirà anche a superare i casini conseguenti. Mi alzo e scendo a Policlinico insieme ai miei amici.
Non c'è casa. Non è più casa mia, dicevano gli Smiths e diceva Faina. Io mi ripeto.
Casa mia è lontana, ma so bene dov'è.
Non è posto per noi questo, non dovrebbe essere posto per nessuno. Cammino a mezzanotte e in giro non c'è nessuno e sono conscio di essermi appena comportato da coglione davanti a gente che mi conosce solo molto vagamente. A due di quei ragazzi ho fottuto la fidanzata. Chissà quanto mi hanno pensato dopo averlo saputo. Mi manca la dopamina. Non mi farò cacciare in quelle trappole che vi prendono tutti. Se volete qualcosa da addomesticare, prendetevi un cane. Sono buoni amici. Lasciatemi libero, meglio solo e libero.
23/07/15
Felix.
Sono nato sei anni fa.
Non una adolescenza delle migliori, ma niente di grave. Odiavo tutti e avrei ucciso volentieri un milione di persone, personalmente. Ci ho messo un po' a capire che nessuno si meritava il mio odio nè il mio tempo. Mentivo spesso perchè non sapevo nè chi ero nè chi volevo essere.
L'alcol mi ha snebbiato i pensieri e ho visto tutto più chiaramente nei brevi momenti in cui riprendevo lucidità. Ho camminato e fatto esperienza. Sono caduto più e più volte bestemmiando il mondo. Ho rischiato di morire un paio di volte. Sono sicuramente morto una volta. Inferno e rinascita.
Sono sempre stato magro, ora ho un fisico dignitoso, sempre magro, ma definito e con qualche muscolo in più. Mai stato così bello e ogni giorno lo sono di più. Sono felice quando mi alleno e cerco di farmi il più male possibile mentre rimango con la lingua da fuori e non riesco neanche a bere acqua perchè il mio cuore non regge.
Ho fumato più e più volte fino a morire, prima per piacere poi per non pensare a nulla (to cope è il mio verbo preferito inglese), per diventare comfortably numb, ma il comfortably dura massimo qualche ora.
Quando sono sul balcone immagino di buttarmi solo per la curiosità della situazione. In verità amo la vita. Cerco di fare solo quello che mi va di fare e mi diverte. Vorrei scrivere come kerouac, ma vorrei essere come neal cassady e in quei brevi momenti in cui ci riesco, per ora, sono felice.
Credo nell'amore più di ogni altra cosa e so che può durare qualche anno o anche un'ora, che voi ci crediate o no.
E mi chiedo cosa ci vedono in me quando non faccio niente e cosa non ci vedono in me quando do il massimo. E' solo curiosità, non me ne frega nulla davvero.
Ti ascolto parlare e probabilmente sto pensando ad altro e rido perchè la situazione è ridicola e penso ad un'altra faccia quando sto con te, nella maggior parte dei casi. Avete facce tutte uguali e io non vi credo neanche un po'. Interpreto sempre in modo favorevole a me tutte le frasi che mi vengono dette e tutti i minimi gesti, sono fermamente convinto di queste mie interpretazioni e spingo sempre per cercare il tuo limite così se mi mandi a fanculo vuol dire che l'ho raggiunto e se non lo fai vuol dire che ho allargato i tuoi limiti. Non esiste per me il non portare nulla al massimo possibile nella direzione che voglio.
Ogni tanto mi capita di idealizzare le persone e di immaginarle migliori di quanto non siano. E' un piacere stilistico che mi concedo. Intanto sono cambiato e mi apro a chi mi sembra interessante perchè voglio nuove idee e nuove voci e nuovi volti, poi se a te non va bene chiudo la porta di soppiatto e vado in un altro luogo e, fidati, c'è sempre un altro luogo.
Ascolto musica il più possibile e potrei ricoprirti di canzoni da qui all'eternità e spiegarti a quale momento ho collegato quale canzone e ti racconto tutto di quel periodo e che significato ha per me. Sono anche vivo grazie a questo e ai testi di tutti questi cantanti.
E sinceramente mi dispiace per voi stronzi che non avete mai pianto davanti ad un film, ad un tramonto, ad una foto, ad una canzone o rileggendo vecchie frasi piene di dolore scritte da sconosciuti.
Parlo molto quando devo distrarti, parlo poco se non ce n'è più bisogno. Se c'è una minima intesa con te, preferisco rimanere in silenzio o ascoltare una canzone e ne sono contento. Però questo è vero anche se mi stai sul cazzo: per evitare di ascoltarti preferisco rimanere in silenzio o ascoltare una canzone, e sono contento che tu non stia parlando. Se lascio indizi in giro è solo perchè voglio segretamente essere fermato.
Sono felice quando mi prendo un due di picche perchè almeno ci ho provato, sono ancora più felice quando la cosa va bene e molto molto molto più felice quando ti entro nel cervello. A volte non ho tempo per stare dietro alle tue stronzate e vado troppo veloce. Mi piace farti cambiare idea e dirti sacrosante verità che non capirai mai perchè non ti serve capirle. Dopo anni mi verrai a dire che avevo ragione, ma questo non mi rende contento perchè so benissimo di avere ragione quando ti dico qualcosa. Anche questo non ha importanza.
Dimentico poche cose e ne ricordo parecchie senza motivo. Vorrei una vita di quelle dove non si lavora mai e ci si droga e si beve whiskey dalla mattina alla sera, liscio, con le labbra attaccate alla bottiglia con qualche amico pazzo e fidato con cui parlare dei massimi sistemi e di tutto ciò che c'è o con qualche ragazza che possa sostenere un periodo di questo tipo, ma so che il mio fisico e le mie finanze ne risentirebbero alla lunga, e che una ragazza adatta a queste cose sarebbe una di quelle intelligenti squilibrate, perciò faccio cose del genere solo una volta all'anno o anche meno.
Capisco e so molte più cose di quanto non voglia dire e non lo faccio non per quieto vivere (il quieto vivere te lo puoi ficcare nel culo), ma perchè non ne ho semplicemente voglia o non mi interessa o, in rari casi, sia io sia la persona a cui dovrei dirle sappiamo benissimo tutto e ce lo diciamo con gli occhi, con la telepatia e non serve altro, a noi va bene così.
Non una adolescenza delle migliori, ma niente di grave. Odiavo tutti e avrei ucciso volentieri un milione di persone, personalmente. Ci ho messo un po' a capire che nessuno si meritava il mio odio nè il mio tempo. Mentivo spesso perchè non sapevo nè chi ero nè chi volevo essere.
L'alcol mi ha snebbiato i pensieri e ho visto tutto più chiaramente nei brevi momenti in cui riprendevo lucidità. Ho camminato e fatto esperienza. Sono caduto più e più volte bestemmiando il mondo. Ho rischiato di morire un paio di volte. Sono sicuramente morto una volta. Inferno e rinascita.
Sono sempre stato magro, ora ho un fisico dignitoso, sempre magro, ma definito e con qualche muscolo in più. Mai stato così bello e ogni giorno lo sono di più. Sono felice quando mi alleno e cerco di farmi il più male possibile mentre rimango con la lingua da fuori e non riesco neanche a bere acqua perchè il mio cuore non regge.
Ho fumato più e più volte fino a morire, prima per piacere poi per non pensare a nulla (to cope è il mio verbo preferito inglese), per diventare comfortably numb, ma il comfortably dura massimo qualche ora.
Quando sono sul balcone immagino di buttarmi solo per la curiosità della situazione. In verità amo la vita. Cerco di fare solo quello che mi va di fare e mi diverte. Vorrei scrivere come kerouac, ma vorrei essere come neal cassady e in quei brevi momenti in cui ci riesco, per ora, sono felice.
Credo nell'amore più di ogni altra cosa e so che può durare qualche anno o anche un'ora, che voi ci crediate o no.
E mi chiedo cosa ci vedono in me quando non faccio niente e cosa non ci vedono in me quando do il massimo. E' solo curiosità, non me ne frega nulla davvero.
Ti ascolto parlare e probabilmente sto pensando ad altro e rido perchè la situazione è ridicola e penso ad un'altra faccia quando sto con te, nella maggior parte dei casi. Avete facce tutte uguali e io non vi credo neanche un po'. Interpreto sempre in modo favorevole a me tutte le frasi che mi vengono dette e tutti i minimi gesti, sono fermamente convinto di queste mie interpretazioni e spingo sempre per cercare il tuo limite così se mi mandi a fanculo vuol dire che l'ho raggiunto e se non lo fai vuol dire che ho allargato i tuoi limiti. Non esiste per me il non portare nulla al massimo possibile nella direzione che voglio.
Ogni tanto mi capita di idealizzare le persone e di immaginarle migliori di quanto non siano. E' un piacere stilistico che mi concedo. Intanto sono cambiato e mi apro a chi mi sembra interessante perchè voglio nuove idee e nuove voci e nuovi volti, poi se a te non va bene chiudo la porta di soppiatto e vado in un altro luogo e, fidati, c'è sempre un altro luogo.
Ascolto musica il più possibile e potrei ricoprirti di canzoni da qui all'eternità e spiegarti a quale momento ho collegato quale canzone e ti racconto tutto di quel periodo e che significato ha per me. Sono anche vivo grazie a questo e ai testi di tutti questi cantanti.
E sinceramente mi dispiace per voi stronzi che non avete mai pianto davanti ad un film, ad un tramonto, ad una foto, ad una canzone o rileggendo vecchie frasi piene di dolore scritte da sconosciuti.
Parlo molto quando devo distrarti, parlo poco se non ce n'è più bisogno. Se c'è una minima intesa con te, preferisco rimanere in silenzio o ascoltare una canzone e ne sono contento. Però questo è vero anche se mi stai sul cazzo: per evitare di ascoltarti preferisco rimanere in silenzio o ascoltare una canzone, e sono contento che tu non stia parlando. Se lascio indizi in giro è solo perchè voglio segretamente essere fermato.
Sono felice quando mi prendo un due di picche perchè almeno ci ho provato, sono ancora più felice quando la cosa va bene e molto molto molto più felice quando ti entro nel cervello. A volte non ho tempo per stare dietro alle tue stronzate e vado troppo veloce. Mi piace farti cambiare idea e dirti sacrosante verità che non capirai mai perchè non ti serve capirle. Dopo anni mi verrai a dire che avevo ragione, ma questo non mi rende contento perchè so benissimo di avere ragione quando ti dico qualcosa. Anche questo non ha importanza.
Dimentico poche cose e ne ricordo parecchie senza motivo. Vorrei una vita di quelle dove non si lavora mai e ci si droga e si beve whiskey dalla mattina alla sera, liscio, con le labbra attaccate alla bottiglia con qualche amico pazzo e fidato con cui parlare dei massimi sistemi e di tutto ciò che c'è o con qualche ragazza che possa sostenere un periodo di questo tipo, ma so che il mio fisico e le mie finanze ne risentirebbero alla lunga, e che una ragazza adatta a queste cose sarebbe una di quelle intelligenti squilibrate, perciò faccio cose del genere solo una volta all'anno o anche meno.
Capisco e so molte più cose di quanto non voglia dire e non lo faccio non per quieto vivere (il quieto vivere te lo puoi ficcare nel culo), ma perchè non ne ho semplicemente voglia o non mi interessa o, in rari casi, sia io sia la persona a cui dovrei dirle sappiamo benissimo tutto e ce lo diciamo con gli occhi, con la telepatia e non serve altro, a noi va bene così.
09/04/15
In un certo senso sono morto. - Il muro e la musica.
Il cantante chiede aiuto, ma è un artificio, è tutto retorico: nessuno ti aiuterà. E di sicuro non puoi affidarti a quelli che cercano di salvarsi tentando di rimanere aggrappati ad una roccia, mentre con le unghie e con i denti, piano piano, creano piccoli solchi su questo grande sasso, io li vedo da lontano e mi chiedo a quale base fortissima debba essere attaccata la roccia. Nessuno la considera mai, neanche quelli a cui ha salvato la vita. Scappano via dal dirupo il più velocemente possibile. Prima di scivolare di nuovo.
Il cantante chiede aiuto e comunque ti fa emozionare perchè nel pubblico puoi vedere una marea di ragazzi, come me, come te, con gli occhi chiusi mentre cantano quella canzone che hanno ascoltato diecimila volte e che li ha aiutati ad andare avanti, in un milione di situazioni tutte tristemente uguali e ripetute, perchè ci sono solo due cose nella nostra vita: il muro e la musica.
Uno si prende i pugni fisici e l'altra le botte mentali.
Il cantante chiede aiuto, ma tu non lo fai. Perchè noi non chiediamo aiuto, noi diciamo agli altri "reach out": allunga la mano e qualcuno la afferrerà. E qualcuno la afferra sempre, per un motivo o per un altro, e prova a darti una mano, a cercare nuove medicine, quando ti serve solo compagnia e la compagnia dev'essere ogni volta nuova perchè accade sempre, sempre, sempre che qualcuno nel darti la mano tenti di avvicinarsi al tuo cuore, ma lì non c'è posto per nessuno e, da una parte, è meglio che sia così.
Reach out, ti dico mentre un mezzo uomo di merda cerca di ucciderti sottilmente pensando "meglio la mia ex morta che con un altro". Reach out, ti dico quando guardi in basso da altezze spropositate, io che mi tengo saldo alla ringhiera quando fumo sul balcone. Reach out, quando torni a casa ubriaca e sconsolata sperando che qualcuno dall'altra parte del mondo cambi idea. Reach out, dico a quel pazzo del grande gatsby, mentre sogno spiagge su cui non ci vedremo mai e nessuna luce verde si staglia all'orizzonte per me e nessuna luce nei tuoi occhi e nessun luccichio della tua collana nel buio.
Il mio maestro invece no. Prima mi guarda negli occhi e mi dice che dovrei essere onesto. Onesto. Onesto. E io mi sento in colpa.
Poi rievoca avvenimenti passati, ere fa, vite fa, in cui eravamo vicini ad affrontare la morte ed a lottare per la libertà mentre ognuno infondeva all'amico il coraggio.
Non il coraggio di chi crede di farcela, ma il coraggio di affrontare la morte.
Il cantante chiede aiuto e comunque ti fa emozionare perchè nel pubblico puoi vedere una marea di ragazzi, come me, come te, con gli occhi chiusi mentre cantano quella canzone che hanno ascoltato diecimila volte e che li ha aiutati ad andare avanti, in un milione di situazioni tutte tristemente uguali e ripetute, perchè ci sono solo due cose nella nostra vita: il muro e la musica.
Uno si prende i pugni fisici e l'altra le botte mentali.
Il cantante chiede aiuto, ma tu non lo fai. Perchè noi non chiediamo aiuto, noi diciamo agli altri "reach out": allunga la mano e qualcuno la afferrerà. E qualcuno la afferra sempre, per un motivo o per un altro, e prova a darti una mano, a cercare nuove medicine, quando ti serve solo compagnia e la compagnia dev'essere ogni volta nuova perchè accade sempre, sempre, sempre che qualcuno nel darti la mano tenti di avvicinarsi al tuo cuore, ma lì non c'è posto per nessuno e, da una parte, è meglio che sia così.
Reach out, ti dico mentre un mezzo uomo di merda cerca di ucciderti sottilmente pensando "meglio la mia ex morta che con un altro". Reach out, ti dico quando guardi in basso da altezze spropositate, io che mi tengo saldo alla ringhiera quando fumo sul balcone. Reach out, quando torni a casa ubriaca e sconsolata sperando che qualcuno dall'altra parte del mondo cambi idea. Reach out, dico a quel pazzo del grande gatsby, mentre sogno spiagge su cui non ci vedremo mai e nessuna luce verde si staglia all'orizzonte per me e nessuna luce nei tuoi occhi e nessun luccichio della tua collana nel buio.
Il mio maestro invece no. Prima mi guarda negli occhi e mi dice che dovrei essere onesto. Onesto. Onesto. E io mi sento in colpa.
Poi rievoca avvenimenti passati, ere fa, vite fa, in cui eravamo vicini ad affrontare la morte ed a lottare per la libertà mentre ognuno infondeva all'amico il coraggio.
Non il coraggio di chi crede di farcela, ma il coraggio di affrontare la morte.
E mi dice che posso scegliere. E mi dice:
Reach in.
15/03/15
Incubi.
Primo giorno.
Mi alzo, faccio colazione, mi sbatto sul divano e metto un cuscino sul tavolino per poggiarci i piedi sopra. Il professore sta lavorando al computer dall'altro lato del divano, in silenzio, con le cuffie nelle orecchie, pensieroso. Io sto scrivendo la lista della spesa e la lista di cose da fare in questa settimana. Mi vibra il cellulare.
Leggo ed esclamo "puttana, puttana, puttana, lurida zoccola".
"qualcosa non va, urno?"
"tutto perfetto."
Secondo giorno.
Serata di bagordi. Un mio amico è rimasto a dormire a casa, il posacenere è strapieno di cicche, la casa puzza di fumo, abbiamo passato tutta la serata a parlare di relazioni, musica, band, donne, tradimenti, idee geniali per il futuro. Siamo andati a letto alle quattro e ora sono le tre e dobbiamo ancora mettere qualcosa sotto i denti. Sono ancora nel letto quando
Mi vibra il cellulare.
Leggo, mi alzo, entro in salotto e trovo il mio amico già sul divano che si rimette le scarpe con una stanchezza e pacatezza che abbiamo solo noi. Lo guardo e gli dico "guarda, 'sta stronza, ma vedi se non si può stare tranquilli, 'sta puttana.".
Rolliamo un'altra canna mentre mangiamo noci.
Terzo giorno.
Sono a casa con uno dei miei migliori amici, beviamo una bottiglia di rosso, ne fumiamo un paio e parliamo del nostro futuro. Lavoro, curriculum, lingue da studiare, posti da visitare, viaggi, progetti, sogni. Ascoltiamo musica e per me la serata potrebbe finire qui, perchè non si può aggiungere molto di più e perchè il relax è importante e deve essere una componente sempre presente nella tua vita. E invece esco e varie ore dopo entro a casa di vittoria per restarci il più possibile e per entrarle tra le gambe. Facile la sua vita: vuole me e le basta avvicinarsi restringendo la distanza tra le nostre facce e chi sono io per rifiutare un'occasione così? Le dico "sdraiamoci sul letto" e lei di tutta risposta prende una specie di tappeto, lo butta per terra di fianco al letto e mi invita a piazzarmi lì. Non faccio troppa resistenza. Ci copriamo con un lenzuolo e incomincia una lotta sfiancante di ore in cui rimaniamo nudi a guardare l'alba illuminarci la faccia e ogni tanto a dirci cose carine e io ne esco sconfitto, perciò ad una certa ora devo alzarmi, vestirmi, raccogliere gli anelli che sono caduti per terra e andare via mezzo vuoto e un po' a pezzi perchè il pavimento non era comodo come il letto. La sera vado da solo ad un concerto a cui non voglio neanche assistere, di gente che non ascolterei mai di mia spontanea volontà, ma è giusto perchè ho bisogno di aria e il posto è pieno di gente e dietro di me c'è l'unica persona che conosco, ma con cui non voglio parlare, perciò rimango in silenzio cercando di distrarmi dai flash di vittoria seminuda sopra di me che mi stringe la mano per non farmela scendere giù e sembra quasi esserci aria nuova, ma
Mi vibra il cellulare.
Una bestemmia mi esce dal cuore e due ragazze si girano a guardarmi come se volessero rimproverarmi e io le guardo negli occhi con uno sguardo che dice "qualsiasi cosa possiate dire, non servirà a nulla, giratevi e non cagatemi i coglioni.", loro capiscono o semplicemente mi ignorano. Penso a quanto vorrei fumare ora, esco dal locale e torno a casa a piedi.
A fare incubi che sono i sogni di qualche stronzo sperduto chissà dove che non esce quasi mai di casa e desidera una ragazza qualsiasi che gli tenga la mano mentre camminano.
E nel mio incubo vedo una ragazza con i capelli lisci e pantaloni larghi colorati che è seduta ai bordi di una fontana insieme ad un'amica e io, in modo stupido, mi vado a sedere vicino a lei sapendo che avrebbe cominciato una conversazione che avrebbe portato solo a dolore, anedonia e depressione e lei vuole parlarmi, parlarmi, ma io non voglio, voglio solo scopare e ci ritroviamo sopra un letto, finalmente, e lei mi guarda sorridente fingendo di tenerci, di amarmi, come se il mondo non stesse per finire, o fosse già finito e il suo sorriso mi sega in due, mi apre fisicamente e io sono lì con il petto che sta per esplodere e dilaniarsi a chiederle "come fai a fingere così bene?", rendendomi conto che io non ne sarò mai capace, con una sottile invidia che mi perfora la testa e mi falcia le labbra ferite.
Mi alzo, faccio colazione, mi sbatto sul divano e metto un cuscino sul tavolino per poggiarci i piedi sopra. Il professore sta lavorando al computer dall'altro lato del divano, in silenzio, con le cuffie nelle orecchie, pensieroso. Io sto scrivendo la lista della spesa e la lista di cose da fare in questa settimana. Mi vibra il cellulare.
Leggo ed esclamo "puttana, puttana, puttana, lurida zoccola".
"qualcosa non va, urno?"
"tutto perfetto."
Secondo giorno.
Serata di bagordi. Un mio amico è rimasto a dormire a casa, il posacenere è strapieno di cicche, la casa puzza di fumo, abbiamo passato tutta la serata a parlare di relazioni, musica, band, donne, tradimenti, idee geniali per il futuro. Siamo andati a letto alle quattro e ora sono le tre e dobbiamo ancora mettere qualcosa sotto i denti. Sono ancora nel letto quando
Mi vibra il cellulare.
Leggo, mi alzo, entro in salotto e trovo il mio amico già sul divano che si rimette le scarpe con una stanchezza e pacatezza che abbiamo solo noi. Lo guardo e gli dico "guarda, 'sta stronza, ma vedi se non si può stare tranquilli, 'sta puttana.".
Rolliamo un'altra canna mentre mangiamo noci.
Terzo giorno.
Sono a casa con uno dei miei migliori amici, beviamo una bottiglia di rosso, ne fumiamo un paio e parliamo del nostro futuro. Lavoro, curriculum, lingue da studiare, posti da visitare, viaggi, progetti, sogni. Ascoltiamo musica e per me la serata potrebbe finire qui, perchè non si può aggiungere molto di più e perchè il relax è importante e deve essere una componente sempre presente nella tua vita. E invece esco e varie ore dopo entro a casa di vittoria per restarci il più possibile e per entrarle tra le gambe. Facile la sua vita: vuole me e le basta avvicinarsi restringendo la distanza tra le nostre facce e chi sono io per rifiutare un'occasione così? Le dico "sdraiamoci sul letto" e lei di tutta risposta prende una specie di tappeto, lo butta per terra di fianco al letto e mi invita a piazzarmi lì. Non faccio troppa resistenza. Ci copriamo con un lenzuolo e incomincia una lotta sfiancante di ore in cui rimaniamo nudi a guardare l'alba illuminarci la faccia e ogni tanto a dirci cose carine e io ne esco sconfitto, perciò ad una certa ora devo alzarmi, vestirmi, raccogliere gli anelli che sono caduti per terra e andare via mezzo vuoto e un po' a pezzi perchè il pavimento non era comodo come il letto. La sera vado da solo ad un concerto a cui non voglio neanche assistere, di gente che non ascolterei mai di mia spontanea volontà, ma è giusto perchè ho bisogno di aria e il posto è pieno di gente e dietro di me c'è l'unica persona che conosco, ma con cui non voglio parlare, perciò rimango in silenzio cercando di distrarmi dai flash di vittoria seminuda sopra di me che mi stringe la mano per non farmela scendere giù e sembra quasi esserci aria nuova, ma
Mi vibra il cellulare.
Una bestemmia mi esce dal cuore e due ragazze si girano a guardarmi come se volessero rimproverarmi e io le guardo negli occhi con uno sguardo che dice "qualsiasi cosa possiate dire, non servirà a nulla, giratevi e non cagatemi i coglioni.", loro capiscono o semplicemente mi ignorano. Penso a quanto vorrei fumare ora, esco dal locale e torno a casa a piedi.
A fare incubi che sono i sogni di qualche stronzo sperduto chissà dove che non esce quasi mai di casa e desidera una ragazza qualsiasi che gli tenga la mano mentre camminano.
E nel mio incubo vedo una ragazza con i capelli lisci e pantaloni larghi colorati che è seduta ai bordi di una fontana insieme ad un'amica e io, in modo stupido, mi vado a sedere vicino a lei sapendo che avrebbe cominciato una conversazione che avrebbe portato solo a dolore, anedonia e depressione e lei vuole parlarmi, parlarmi, ma io non voglio, voglio solo scopare e ci ritroviamo sopra un letto, finalmente, e lei mi guarda sorridente fingendo di tenerci, di amarmi, come se il mondo non stesse per finire, o fosse già finito e il suo sorriso mi sega in due, mi apre fisicamente e io sono lì con il petto che sta per esplodere e dilaniarsi a chiederle "come fai a fingere così bene?", rendendomi conto che io non ne sarò mai capace, con una sottile invidia che mi perfora la testa e mi falcia le labbra ferite.
25/02/15
Lasciami morire in pace.
Potremmo andare in una di quelle belle feste di merda dove tutti i ragazzi hanno camicia e giacca e le ragazze hanno il vestito e gli orecchini abbinati e uno sguardo sobrio ad inizio serata, si fanno tutti le foto fighe e poi vanno a spaccarsi a merda e a limonare in anfratti nascosti. Ma io negli ultimi sei mesi ho messo una giacca una o due volte e una camicia meno di dieci. Quindi non ci andiamo. Anche perchè ho un euro e dieci in tasca e deve bastarmi per due giorni, ah sì sì, dovrei lavorare, fare un lavoretto del cazzo come fanno tutti, e invece no. Lo lascio fare a te.
Potrei andare in una discoteca pomeridiana a scoparmi quindicenni come fa quel mio grande amico, che tratta tutte le ragazze come numeri e come degli stracci ed ovviamente ha un successo terribile e deve solo decidere chi farsi, come farsela, dove farsela, ma lo lascio fare a lui perchè non ho discoteche pomeridiane nei paraggi.
Lasciami morire in pace.
Qua vogliono tutti ascoltare per non riflettere sui loro problemi. Tutti a piangersi addosso, a guardare immagini sulla solitudine. A dire che non c'è speranza e siete tutti depressi e che se qualche manna dal cielo vuole arrivare, arriverà, chissà, un giorno. Piove nero e fa freddo nei cuori dell'umanità. Ognuno ha un paio di soddisfazioni e dieci giornate di merda. Macchina, lavoro, macchina, casa. Macchina, lavoro, macchina, casa. Fino alla morte. Quattro ore per il tempo libero e almeno una se ne va via mangiando. Hai bisogno di dormire, ma hai gli occhi incollati e aperti e fissi su uno schermo aspettando l'ultima luce, l'ultimo messaggio.
Aveva ragione lui: per ammazzare una donna bisogna averla amata, e in molti non potranno provare quella sensazione. Io mi guardo dietro e vedo l'inferno nei tuoi occhi e sento ancora "felix, come hai potuto?", poi ti immagino a casa mia a conoscere i miei e viceversa con gli sguardi agonizzanti dei tuoi. E sono qui a vedere i tuoi sogni e i tuoi alti e bassi, a pensare ai prossimi anni dove chissà dove sarò e scoprirò un giorno, da lontano,che 3-4-5 anni saranno andati a puttane e i tuoi sogni con loro e sarà tutto finito.
Lasciami morire in pace.
Ci avete rotti tutti. E questo non vi basta, non vi basterà mai e non è neanche colpa vostra. Sono gli dei che ci hanno fatto così e noi rispondiamo a quegli stronzi interessati solo a vederci camminare indaffarati, tristi, spenti mentre sosteniamo che "tutto è merda". Ci avete rotti tutti con sogni di case, famiglia, perdizione, amore, alti e bassi e dolori e violazioni di convenzioni di ginevra e catene, catene, catene, ma ora so che è tutto un blablablablablablablablablablablablablablablabla e te lo ricordano sempre e tu non scordarlo mai. Quando ti dicono che sei dio, è un bla bla bla, quando ti dicono che sei l'ultimo degli stronzi, è un bla bla bla. Identico e uguale. Ciao, parliamo? Va bene, ascoltiamo i tuoi bla bla bla se sei ancora nel giardino di casa. Il mio consiglio per te è: tu ridi, ridi sempre. Che nulla possa scalfire la tua felicità, neanche quando ti prende quella sensazione di stretta al petto, di dolore, bruciore, morte precoce, tachicardia infame della notte. Ridi in faccia alla morte e urlagli:
LASCIAMI MORIRE IN PACE.
Potrei andare in una discoteca pomeridiana a scoparmi quindicenni come fa quel mio grande amico, che tratta tutte le ragazze come numeri e come degli stracci ed ovviamente ha un successo terribile e deve solo decidere chi farsi, come farsela, dove farsela, ma lo lascio fare a lui perchè non ho discoteche pomeridiane nei paraggi.
Lasciami morire in pace.
Qua vogliono tutti ascoltare per non riflettere sui loro problemi. Tutti a piangersi addosso, a guardare immagini sulla solitudine. A dire che non c'è speranza e siete tutti depressi e che se qualche manna dal cielo vuole arrivare, arriverà, chissà, un giorno. Piove nero e fa freddo nei cuori dell'umanità. Ognuno ha un paio di soddisfazioni e dieci giornate di merda. Macchina, lavoro, macchina, casa. Macchina, lavoro, macchina, casa. Fino alla morte. Quattro ore per il tempo libero e almeno una se ne va via mangiando. Hai bisogno di dormire, ma hai gli occhi incollati e aperti e fissi su uno schermo aspettando l'ultima luce, l'ultimo messaggio.
Aveva ragione lui: per ammazzare una donna bisogna averla amata, e in molti non potranno provare quella sensazione. Io mi guardo dietro e vedo l'inferno nei tuoi occhi e sento ancora "felix, come hai potuto?", poi ti immagino a casa mia a conoscere i miei e viceversa con gli sguardi agonizzanti dei tuoi. E sono qui a vedere i tuoi sogni e i tuoi alti e bassi, a pensare ai prossimi anni dove chissà dove sarò e scoprirò un giorno, da lontano,che 3-4-5 anni saranno andati a puttane e i tuoi sogni con loro e sarà tutto finito.
Lasciami morire in pace.
Ci avete rotti tutti. E questo non vi basta, non vi basterà mai e non è neanche colpa vostra. Sono gli dei che ci hanno fatto così e noi rispondiamo a quegli stronzi interessati solo a vederci camminare indaffarati, tristi, spenti mentre sosteniamo che "tutto è merda". Ci avete rotti tutti con sogni di case, famiglia, perdizione, amore, alti e bassi e dolori e violazioni di convenzioni di ginevra e catene, catene, catene, ma ora so che è tutto un blablablablablablablablablablablablablablablabla e te lo ricordano sempre e tu non scordarlo mai. Quando ti dicono che sei dio, è un bla bla bla, quando ti dicono che sei l'ultimo degli stronzi, è un bla bla bla. Identico e uguale. Ciao, parliamo? Va bene, ascoltiamo i tuoi bla bla bla se sei ancora nel giardino di casa. Il mio consiglio per te è: tu ridi, ridi sempre. Che nulla possa scalfire la tua felicità, neanche quando ti prende quella sensazione di stretta al petto, di dolore, bruciore, morte precoce, tachicardia infame della notte. Ridi in faccia alla morte e urlagli:
LASCIAMI MORIRE IN PACE.
06/11/14
Realisti un cazzo.
La prima notte a praga la passiamo in una specie di comune. Abbiamo trovato il tipo su internet, travis, e gli abbiamo chiesto di ospitarci per una notte. Travis lavora per i medici senza frontiere, ma non è un medico, è più dedito alla parte organizzativa. Ora è in vacanza per qualche mese e allora ha deciso di affittare una casa enorme e di piazzarci dentro più materassi possibili e offrirla ai couchsurfers di tutto il mondo. Venticinque persone in una casa. Io e vlad arriviamo che siamo già devastati dal viaggio notturno, sette ore in bus, lasciamo le borse e andiamo via a visitare la città.
Quando torniamo, ho preso due birre e qualcosa da mangiare dal kfc, mi metto in cucina e comincio a mangiare e bere. Travis è lì e ci sono anche due canadesi, un americano, una bielorussa, un uruguaiano. Ognuno con la sua storia. C'è tutto questo mondo sotterraneo che io avevo visto solo di sfuggita, migliaia di backpackers e di autostoppisti con tanta fiducia nel prossimo che cercano di viaggiare per mesi pagando il meno possibile. Rimango quasi sconvolto.
L'uruguaiano suona l'armonica per strada e cerca di racimolare un po' di soldi per continuare il giro dell'europa, mentre mi racconta la sua storia caccia una bustina d'erba e comincia a rollare un cannone. Lui è per i purini, travis invece la mischia col tabacco. Usciamo fuori, continuiamo a parlare e scrocco qualche tiro. A praga l'erba è legale, ma nessuno lo sa perchè la legge è passata solo da due anni. CAZZO, penso. E torno dentro. C'è una piccola chitarra in cucina e dopo due birre la suoniamo a turno.
"conoscete i neutral milk hotel?"
"jeff mangum è un dio.", risponde la canadese.
"cazzo. Conoscete sufjan stevens?", chiedo speranzoso.
"ma certo! Mi sono fatto pure un suo concerto!", risponde mike, l'americano, "suoniamo vesuvius."
La bielorussa annuisce e io mi chiedo dove sia stata 'sta gente tutta la mia vita.
Suoniamo e cantiamo e siamo tutti una grande famiglia.
E' durato solo una notte.
...
Quando arriviamo a rotterdam io sono già devastato perchè vlad vuole camminare perennemente e maciniamo chilometri per sette-otto ore al giorno. Allora mi impunto e dico "no, senti, tu continua il tuo giro e vatti a vedere 'sti palazzoni del cazzo, io vado nel primo coffee shop che incontro, ci rivediamo in hotel.".
Il primo coffee shop che trovo sembra un pub qualsiasi, prendo un cannone già rollato perchè non c'ho proprio voglia di lavorare, mi siedo e guardo lo schermo gigante dove c'è un documentario qualsiasi su gente che avvita bulloni, costruisce cose, mi perdo abbastanza presto a godermi il momento mentre nell'altro tavolo tutti ridono e scherzano, sono tanti uomini sulla quarantina, vecchi amici che cazzeggiano come si farebbe davanti ad una birra. E invece qui tutti fumano.
...
Amsterdam ce la siamo goduta poco.
Non abbiamo prenotato un ostello e allora ce li siamo girati tutti camminando con i bagagli in spalla, altri chilometri infiniti. Ad un certo punto sbotto "cazzo, basta, facciamo che ora ci fiondiamo dentro un coffee shop e poi becchiamo la mia amica quando finisce di lavorare a mezzanotte". Non ricordo il nome del posto, mi prendo anche una canna di skunk e me la fumo in pace con il mondo. Stare seduti è una gran cosa dopo tre ore di camminata. Vlad non vuole fumare perchè è nervoso. Non si sa ancora dove e se dormiremo stasera. Tutti gli ostelli sono pieni, quasi tutti.
A mezzanotte mi presento al ristorante dove lavora carla, entro e chiedo di lei. Ci saltiamo addosso, non la vedevo da sei mesi. Chiediamo dove possiamo alloggiare la notte, A casa sua non c'è posto, sono già in dieci e la situazione è disdicevole. Allora un suo collega napoletano ci dà l'indirizzo di un ostello, è in culonia, e noi ci fiondiamo lì, dicendo a carla di aspettarci sempre nello stesso posto.
Altri chilometri inutili: arriviamo ed è tutto pieno. Maledetti.
Alla fine ne troviamo uno relativamente vicino al centro, ci registriamo per la notte e vlad va a dormire perchè è distrutto. Stronzo, devi vedere me.
Io vado a farmi una birra con carla per aggiornarci sugli ultimi mesi.
Mi racconta della casa, del lavoro, della gente pazza che ha incontrato, di drogati, di droghe, di come le stia piacendo l'extasy, di quella volta che si è presa l'lsd. Io non ho la forza di parlare, bevo la birra e annuisco. Promettiamo di vederci il giorno dopo, stessa ora, stesso luogo, così ci facciamo una serata più tranquilla.
Torno all'ostello e mi faccio la doccia alle tre di notte, probabilmente attirandomi le bestemmie di tutti quei poveracci che cercano di dormire dopo una giornata di svarioni.
...
Il secondo giorno dobbiamo visitare almeno un museo. Anche se costa un botto. Tutto costa un botto ad amsterdam, tranne la droga. Valli a capire. Decidiamo per van gogh, ma prima sostengo che bisogna SUBITO fumare. Prendiamo la vedova bianca e andiamo in un grosso parco. Rullo con ben poca disinvoltura mentre ci passano accanto vecchi con il cane e famiglie complete di passeggino. Poi andiamo a vedere il museo. Non si muovono i quadri.
Torniamo in ostello e fumiamo il rimanente. Esco cercando di andare dalla mia amica, mi perdo per mezz'ora in un supermercato cinese cercando dell'acqua. Giuro che non la trovo e mi accontento di una lattina di coca cola. Arrivo al ristorante dove si suppone sia la mia amica, ma non c'è. Ho fumato troppo e il tempo è passato e non c'è più. Il cameriere napoletano mi dà indicazioni precise su dove possa trovarla: "il mercato dei fiori. lippenstain. lipstin. lippstin".
"e dov'è 'sto posto?"
"ah, guarda è facile: vai a piazza dam e poi sulla destra, sempre dritto non puoi sbagliare".
Senza una mappa, senza un gps, senza una fottuta idea di come si scriva lippstein/lippstain/strenstein, mi avvio per scoprire, non che non l'avessi sospettato, che su piazza dam danno 6-7 vie e quindi "a destra" mi significa un bel turgido cazzo.
Torno all'ostello ancora più devastato di prima, mi butto a letto e muoio. Mi sveglio la notte tossendo l'anima, non ci faccio caso e torno a dormire.
...
L'ultimo giorno è il più tragico perchè è il cazzo di 31 ottobre e quindi i prezzi degli ostelli si impennano senza motivo apparente e la nostra risposta geniale alla situazione è di non prenotare un cazzo e di fare nottata, poggiando gentilmente i bagagli a casa di carla. Carla che continua ad essere incontattabile e fuori dal mondo. Noi teniamo duro e senza vergogna restiamo in ostello, lasciando i bagagli nella stanza apposita nonostante il check-out sia stato fatto alle dieci di mattina. Dopo una mattinata in giro, ah, ho visto la casa di anna frank mentre vlad come suo solito gironzolava camminando senza sosta, per non sbagliare approccio alla serata decidiamo di andare a prendere un po' di lemon haze in un coffee shop molto carino di cui ovviamente non mi ricordo il nome.
Comodo e con dei bei divanetti era una situazione bella perchè pensavo "cazzo, ma vuoi mettere che esci con la tua tipa e al posto di andare al solito pub di merda, le dici che si va a fumare due-tre storcioni". E poi comincio a fissare il televisore gigante su cui danno un documentario di nat geo wild su gente che bacia lucertole e taglia tronchi e industrie che fanno tronchi e capisco in un momento di illuminante lucidità che quando stai fatto guarderesti qualsiasi cosa ed anzi è meglio immergersi in questi documentari che restare fissi a guardare quello che fanno gli altri, potrebbe sembrare maleducazione. Comunque torniamo in ostello perchè la mia amica stacca tardi e finiamo tutto senza pietà, un po' una mezza cazzata, ma tanto non abbiamo soldi per continuare.
A mezzanotte, per essere sicuri che carla non scompaia prima di vederci, io e vlad ci avviamo e ci posizioniamo strategicamente a dieci metri dall'uscita del ristorante e stiamo in religiosa attesa con i cappucci delle felpe messi in testa affinchè nessuno ci caghi il cazzo.
Io sono imbalsamato e non ho voglia di fare nulla, sono un po' nervoso perchè non mi va di passare la serata in giro ancora a camminare, sono fottutamente distrutto, ho una ferita dietro il tallone destro e deambulare mi fa male male male, invece vlad gioca facendo rimbalzare una pallina contro il muro mentre mi racconta che succede nel suo paese. Poi dopo mezz'ora vediamo camminare nella nostra direzione due uomini sui 40/50 anni, uno dei due sembra ubriaco e l'altro gli prende la faccia tra le mani e gli dice qualcosa che io interpreto come "ripigliati, merda!" e invece no, gli prende la testa tra le mani e cominciano a baciarsi appassionatamente a mezzo metro da noi. Viva l'amore. La cosa mi fa uscire un mezzo sorriso, ma poi guardo vlad che, finita la scena, si guarda in giro spaesato e dice, non con cattiveria, ma come se per lui fosse inconcepibile, "nel mio paese tutto questo non può esistere" che è un simpatico anagramma per dire che probabilmente quei signori sarebbero stati sobbarcati di mazzate, e poi continua "è stupido, non capisco perchè ci sia gente così", fa uno sguardo da oscar che vuole dire "non c'è più speranza" ed esclama "fuckin' shit".
Io rido a crepapelle.
Tempo cinque minuti e arriva un tizio a chiederci un accendino, io glielo offro e lui mi fa "italiani?", io dico di sì e cominciamo a parlare un attimo, ci presentiamo ed è proprio lui! Alex, il tipo che sta in casa con carla e quindi è venuto ad aspettarla anche lui. Lei mi aveva avvertito che 'sto tizio era parecchio di fuori, pazzo e tossicodipendente, nulla di male. Infatti ha degli occhi spalancati e vispi, ha dei riflessi veloci in testa, lo vedo, anche se poi non riesce ad esprimersi come deve. Passano trenta secondi e in un lampo di genio mi fa: "ragazzi, ma voi vi drogate? perchè io mi drogo! che vi serve? Venti euro e ti sistemo la serata, che vuoi? Anfetamine, md, lsd? C'ho tutto, pure l'erba anche se ora sono chiusi tutti i coffee shop". Ha tutto, ma io declino l'offerta perchè abbiamo il bus per bruxelles alle otto di mattina e farmelo sparaflashato non mi attizza come idea. Poi entra dentro al locale, esce fuori e dice che carla ne ha per un'altra ora e mezza. Merda. Inoltre mi dice che tanto di sicuro i bagagli non li possiamo mettere da loro, quindi tanto conviene lasciarli in ostello dove sono. Allora è inutile aspettare.
"facciamo che alle 2 ci rivediamo qui e poi facciamo nottata insieme".
Come no.
Torniamo di nuovo in ostello dove alla reception c'è lo stesso tipo che ci ha fatto il check out, restiamo fino alle due, fanculo carla, con amore e in amicizia, prendiamo i bagagli e ce ne andiamo verso la stazione dei bus che dista un'ora a piedi.
Ora figuratevi questa scena di due sbandati con delle brutte facce, la mia sopratutto, con i bagagli in spalla, che camminano con la tipica andatura da drogati. Tutto questo potrebbe essere visto male in una città normale, ma siamo qui e ci perdiamo tra la folla dei malati mentali, spaccati dalla vita, tra i retrocessi della società, perfettamente nascosti tra questa marasma di gente che immotivatamente va in bicicletta alle quattro di notte. Finchè, dopo qualche sosta, arriviamo a 'sta merda di stazione alle quattro e mezza. La stazione è chiusa.
Fuori ci sono un paio di barboni, uno mi chiede del tabacco ed ha già la cartina pronta, glielo passo e cominciamo a parlare. E' romeno e sta ad amsterdam da un anno e mezzo, ha una barba parecchio lunga e sta aspettando che alle cinque apra la stazione per farsi due/tre ore di sonno. Ha anche lavorato in italia come muratore, ma poi ha deciso di cambiare località. Gli chiedo come faccia a mantenersi e lui mi dice "siamo ad amsterdam, qualcosa per racimolare soldi la trovi, si sa, siamo qui, ma non ne voglio parlare". Insomma ha spacciato un po' e poi ci rivela che è anche stato in galera. Mi chiedo se restare in galera non gli convenga, a questo punto.
Lo salutiamo e andiamo dall'altra parte della stazione per capire dove sono i bus. Lì c'è un cinquantenne che sembra un gran signore, tipo un avvocato o un manager, che mi chiede una cartina, elargisco gentilmente anche qui. Mi sento molto generoso.
Sono le cinque ed un addetto ci apre le porte automatiche, noi e quattro o cinque barboni entriamo e ci fottiamo le uniche panche. Mancano tre ore al bus e dopo qualche decina di minuti, la stazione comincia ad essere più affollata. Mi chiedo se siamo tutti reietti senza casa o solo pirla che hanno treni con orari di merda. Dietro di me si siede una specie di idraulico o meccanico che chiede ad altri ragazzi quando apre il supermercato che c'è dentro alla stazione. Alle 7, gli rispondono. Lui sospira e dice "cazzo, volevo dell'acqua, ho una sete boia".
Allora senza dire nulla, prendo la busta blu che fa parte dei nostri bagagli, caccio una bottiglia d'acqua, di rubinetto ovviamente, e gliela porgo. Lui mi ringrazia, beve, mi ringrazia di nuovo ed esclama "life is beautiful".
Giuro che non mi ero fatto di md, ma c'era una situazione di amore nell'aria, come se potessimo essere tutti amici. O forse eravamo tutti così stanchi che sapevamo bene quanto la situazione fosse di merda per chiunque.
Infatti dopo trenta secondi arriva un altro barbone a chiedermi del tabacco, ha già una cartina sgualcita tra le mani. L'unica parola inglese che sapeva l'ha utilizzata chiedendomi "cigarette, cigarette", infatti dopo mi ringrazia in olandese mentre io gli sorrido e basta.
Si è fatto giorno, tempo di andare.
Quando torniamo, ho preso due birre e qualcosa da mangiare dal kfc, mi metto in cucina e comincio a mangiare e bere. Travis è lì e ci sono anche due canadesi, un americano, una bielorussa, un uruguaiano. Ognuno con la sua storia. C'è tutto questo mondo sotterraneo che io avevo visto solo di sfuggita, migliaia di backpackers e di autostoppisti con tanta fiducia nel prossimo che cercano di viaggiare per mesi pagando il meno possibile. Rimango quasi sconvolto.
L'uruguaiano suona l'armonica per strada e cerca di racimolare un po' di soldi per continuare il giro dell'europa, mentre mi racconta la sua storia caccia una bustina d'erba e comincia a rollare un cannone. Lui è per i purini, travis invece la mischia col tabacco. Usciamo fuori, continuiamo a parlare e scrocco qualche tiro. A praga l'erba è legale, ma nessuno lo sa perchè la legge è passata solo da due anni. CAZZO, penso. E torno dentro. C'è una piccola chitarra in cucina e dopo due birre la suoniamo a turno.
"conoscete i neutral milk hotel?"
"jeff mangum è un dio.", risponde la canadese.
"cazzo. Conoscete sufjan stevens?", chiedo speranzoso.
"ma certo! Mi sono fatto pure un suo concerto!", risponde mike, l'americano, "suoniamo vesuvius."
La bielorussa annuisce e io mi chiedo dove sia stata 'sta gente tutta la mia vita.
Suoniamo e cantiamo e siamo tutti una grande famiglia.
E' durato solo una notte.
...
Quando arriviamo a rotterdam io sono già devastato perchè vlad vuole camminare perennemente e maciniamo chilometri per sette-otto ore al giorno. Allora mi impunto e dico "no, senti, tu continua il tuo giro e vatti a vedere 'sti palazzoni del cazzo, io vado nel primo coffee shop che incontro, ci rivediamo in hotel.".
Il primo coffee shop che trovo sembra un pub qualsiasi, prendo un cannone già rollato perchè non c'ho proprio voglia di lavorare, mi siedo e guardo lo schermo gigante dove c'è un documentario qualsiasi su gente che avvita bulloni, costruisce cose, mi perdo abbastanza presto a godermi il momento mentre nell'altro tavolo tutti ridono e scherzano, sono tanti uomini sulla quarantina, vecchi amici che cazzeggiano come si farebbe davanti ad una birra. E invece qui tutti fumano.
...
Amsterdam ce la siamo goduta poco.
Non abbiamo prenotato un ostello e allora ce li siamo girati tutti camminando con i bagagli in spalla, altri chilometri infiniti. Ad un certo punto sbotto "cazzo, basta, facciamo che ora ci fiondiamo dentro un coffee shop e poi becchiamo la mia amica quando finisce di lavorare a mezzanotte". Non ricordo il nome del posto, mi prendo anche una canna di skunk e me la fumo in pace con il mondo. Stare seduti è una gran cosa dopo tre ore di camminata. Vlad non vuole fumare perchè è nervoso. Non si sa ancora dove e se dormiremo stasera. Tutti gli ostelli sono pieni, quasi tutti.
A mezzanotte mi presento al ristorante dove lavora carla, entro e chiedo di lei. Ci saltiamo addosso, non la vedevo da sei mesi. Chiediamo dove possiamo alloggiare la notte, A casa sua non c'è posto, sono già in dieci e la situazione è disdicevole. Allora un suo collega napoletano ci dà l'indirizzo di un ostello, è in culonia, e noi ci fiondiamo lì, dicendo a carla di aspettarci sempre nello stesso posto.
Altri chilometri inutili: arriviamo ed è tutto pieno. Maledetti.
Alla fine ne troviamo uno relativamente vicino al centro, ci registriamo per la notte e vlad va a dormire perchè è distrutto. Stronzo, devi vedere me.
Io vado a farmi una birra con carla per aggiornarci sugli ultimi mesi.
Mi racconta della casa, del lavoro, della gente pazza che ha incontrato, di drogati, di droghe, di come le stia piacendo l'extasy, di quella volta che si è presa l'lsd. Io non ho la forza di parlare, bevo la birra e annuisco. Promettiamo di vederci il giorno dopo, stessa ora, stesso luogo, così ci facciamo una serata più tranquilla.
Torno all'ostello e mi faccio la doccia alle tre di notte, probabilmente attirandomi le bestemmie di tutti quei poveracci che cercano di dormire dopo una giornata di svarioni.
...
Il secondo giorno dobbiamo visitare almeno un museo. Anche se costa un botto. Tutto costa un botto ad amsterdam, tranne la droga. Valli a capire. Decidiamo per van gogh, ma prima sostengo che bisogna SUBITO fumare. Prendiamo la vedova bianca e andiamo in un grosso parco. Rullo con ben poca disinvoltura mentre ci passano accanto vecchi con il cane e famiglie complete di passeggino. Poi andiamo a vedere il museo. Non si muovono i quadri.
Torniamo in ostello e fumiamo il rimanente. Esco cercando di andare dalla mia amica, mi perdo per mezz'ora in un supermercato cinese cercando dell'acqua. Giuro che non la trovo e mi accontento di una lattina di coca cola. Arrivo al ristorante dove si suppone sia la mia amica, ma non c'è. Ho fumato troppo e il tempo è passato e non c'è più. Il cameriere napoletano mi dà indicazioni precise su dove possa trovarla: "il mercato dei fiori. lippenstain. lipstin. lippstin".
"e dov'è 'sto posto?"
"ah, guarda è facile: vai a piazza dam e poi sulla destra, sempre dritto non puoi sbagliare".
Senza una mappa, senza un gps, senza una fottuta idea di come si scriva lippstein/lippstain/strenstein, mi avvio per scoprire, non che non l'avessi sospettato, che su piazza dam danno 6-7 vie e quindi "a destra" mi significa un bel turgido cazzo.
Torno all'ostello ancora più devastato di prima, mi butto a letto e muoio. Mi sveglio la notte tossendo l'anima, non ci faccio caso e torno a dormire.
...
L'ultimo giorno è il più tragico perchè è il cazzo di 31 ottobre e quindi i prezzi degli ostelli si impennano senza motivo apparente e la nostra risposta geniale alla situazione è di non prenotare un cazzo e di fare nottata, poggiando gentilmente i bagagli a casa di carla. Carla che continua ad essere incontattabile e fuori dal mondo. Noi teniamo duro e senza vergogna restiamo in ostello, lasciando i bagagli nella stanza apposita nonostante il check-out sia stato fatto alle dieci di mattina. Dopo una mattinata in giro, ah, ho visto la casa di anna frank mentre vlad come suo solito gironzolava camminando senza sosta, per non sbagliare approccio alla serata decidiamo di andare a prendere un po' di lemon haze in un coffee shop molto carino di cui ovviamente non mi ricordo il nome.
Comodo e con dei bei divanetti era una situazione bella perchè pensavo "cazzo, ma vuoi mettere che esci con la tua tipa e al posto di andare al solito pub di merda, le dici che si va a fumare due-tre storcioni". E poi comincio a fissare il televisore gigante su cui danno un documentario di nat geo wild su gente che bacia lucertole e taglia tronchi e industrie che fanno tronchi e capisco in un momento di illuminante lucidità che quando stai fatto guarderesti qualsiasi cosa ed anzi è meglio immergersi in questi documentari che restare fissi a guardare quello che fanno gli altri, potrebbe sembrare maleducazione. Comunque torniamo in ostello perchè la mia amica stacca tardi e finiamo tutto senza pietà, un po' una mezza cazzata, ma tanto non abbiamo soldi per continuare.
A mezzanotte, per essere sicuri che carla non scompaia prima di vederci, io e vlad ci avviamo e ci posizioniamo strategicamente a dieci metri dall'uscita del ristorante e stiamo in religiosa attesa con i cappucci delle felpe messi in testa affinchè nessuno ci caghi il cazzo.
Io sono imbalsamato e non ho voglia di fare nulla, sono un po' nervoso perchè non mi va di passare la serata in giro ancora a camminare, sono fottutamente distrutto, ho una ferita dietro il tallone destro e deambulare mi fa male male male, invece vlad gioca facendo rimbalzare una pallina contro il muro mentre mi racconta che succede nel suo paese. Poi dopo mezz'ora vediamo camminare nella nostra direzione due uomini sui 40/50 anni, uno dei due sembra ubriaco e l'altro gli prende la faccia tra le mani e gli dice qualcosa che io interpreto come "ripigliati, merda!" e invece no, gli prende la testa tra le mani e cominciano a baciarsi appassionatamente a mezzo metro da noi. Viva l'amore. La cosa mi fa uscire un mezzo sorriso, ma poi guardo vlad che, finita la scena, si guarda in giro spaesato e dice, non con cattiveria, ma come se per lui fosse inconcepibile, "nel mio paese tutto questo non può esistere" che è un simpatico anagramma per dire che probabilmente quei signori sarebbero stati sobbarcati di mazzate, e poi continua "è stupido, non capisco perchè ci sia gente così", fa uno sguardo da oscar che vuole dire "non c'è più speranza" ed esclama "fuckin' shit".
Io rido a crepapelle.
Tempo cinque minuti e arriva un tizio a chiederci un accendino, io glielo offro e lui mi fa "italiani?", io dico di sì e cominciamo a parlare un attimo, ci presentiamo ed è proprio lui! Alex, il tipo che sta in casa con carla e quindi è venuto ad aspettarla anche lui. Lei mi aveva avvertito che 'sto tizio era parecchio di fuori, pazzo e tossicodipendente, nulla di male. Infatti ha degli occhi spalancati e vispi, ha dei riflessi veloci in testa, lo vedo, anche se poi non riesce ad esprimersi come deve. Passano trenta secondi e in un lampo di genio mi fa: "ragazzi, ma voi vi drogate? perchè io mi drogo! che vi serve? Venti euro e ti sistemo la serata, che vuoi? Anfetamine, md, lsd? C'ho tutto, pure l'erba anche se ora sono chiusi tutti i coffee shop". Ha tutto, ma io declino l'offerta perchè abbiamo il bus per bruxelles alle otto di mattina e farmelo sparaflashato non mi attizza come idea. Poi entra dentro al locale, esce fuori e dice che carla ne ha per un'altra ora e mezza. Merda. Inoltre mi dice che tanto di sicuro i bagagli non li possiamo mettere da loro, quindi tanto conviene lasciarli in ostello dove sono. Allora è inutile aspettare.
"facciamo che alle 2 ci rivediamo qui e poi facciamo nottata insieme".
Come no.
Torniamo di nuovo in ostello dove alla reception c'è lo stesso tipo che ci ha fatto il check out, restiamo fino alle due, fanculo carla, con amore e in amicizia, prendiamo i bagagli e ce ne andiamo verso la stazione dei bus che dista un'ora a piedi.
Ora figuratevi questa scena di due sbandati con delle brutte facce, la mia sopratutto, con i bagagli in spalla, che camminano con la tipica andatura da drogati. Tutto questo potrebbe essere visto male in una città normale, ma siamo qui e ci perdiamo tra la folla dei malati mentali, spaccati dalla vita, tra i retrocessi della società, perfettamente nascosti tra questa marasma di gente che immotivatamente va in bicicletta alle quattro di notte. Finchè, dopo qualche sosta, arriviamo a 'sta merda di stazione alle quattro e mezza. La stazione è chiusa.
Fuori ci sono un paio di barboni, uno mi chiede del tabacco ed ha già la cartina pronta, glielo passo e cominciamo a parlare. E' romeno e sta ad amsterdam da un anno e mezzo, ha una barba parecchio lunga e sta aspettando che alle cinque apra la stazione per farsi due/tre ore di sonno. Ha anche lavorato in italia come muratore, ma poi ha deciso di cambiare località. Gli chiedo come faccia a mantenersi e lui mi dice "siamo ad amsterdam, qualcosa per racimolare soldi la trovi, si sa, siamo qui, ma non ne voglio parlare". Insomma ha spacciato un po' e poi ci rivela che è anche stato in galera. Mi chiedo se restare in galera non gli convenga, a questo punto.
Lo salutiamo e andiamo dall'altra parte della stazione per capire dove sono i bus. Lì c'è un cinquantenne che sembra un gran signore, tipo un avvocato o un manager, che mi chiede una cartina, elargisco gentilmente anche qui. Mi sento molto generoso.
Sono le cinque ed un addetto ci apre le porte automatiche, noi e quattro o cinque barboni entriamo e ci fottiamo le uniche panche. Mancano tre ore al bus e dopo qualche decina di minuti, la stazione comincia ad essere più affollata. Mi chiedo se siamo tutti reietti senza casa o solo pirla che hanno treni con orari di merda. Dietro di me si siede una specie di idraulico o meccanico che chiede ad altri ragazzi quando apre il supermercato che c'è dentro alla stazione. Alle 7, gli rispondono. Lui sospira e dice "cazzo, volevo dell'acqua, ho una sete boia".
Allora senza dire nulla, prendo la busta blu che fa parte dei nostri bagagli, caccio una bottiglia d'acqua, di rubinetto ovviamente, e gliela porgo. Lui mi ringrazia, beve, mi ringrazia di nuovo ed esclama "life is beautiful".
Giuro che non mi ero fatto di md, ma c'era una situazione di amore nell'aria, come se potessimo essere tutti amici. O forse eravamo tutti così stanchi che sapevamo bene quanto la situazione fosse di merda per chiunque.
Infatti dopo trenta secondi arriva un altro barbone a chiedermi del tabacco, ha già una cartina sgualcita tra le mani. L'unica parola inglese che sapeva l'ha utilizzata chiedendomi "cigarette, cigarette", infatti dopo mi ringrazia in olandese mentre io gli sorrido e basta.
Si è fatto giorno, tempo di andare.
12/01/14
Burnout.
Qui nessuno ha dei sogni, ma non mi importa davvero, sto cominciando ad abituarmici. E' sabato pomeriggio e lunedì ho un esame. Io ho solo voglia di sballarmi in qualsiasi modo possibile e invece devo aspettare due giorni. Il problema è che ho un botto di alcol avanzato da capodanno. E c'è questo vino, che sto bevendo, che mi chiama a gran voce. Urno, urno! BEVIMI. E stiamo invece qui a perdere tempo. Ho anche deciso di non fumare prima dell'esame, ovvero oggi e domani. Sono un fottuto bravo ragazzo. Cerco di ubriacarmi il più velocemente possibile senza, però, compromettere la serata. Devo guidare. Allora mi ubriaco ora che sono le tre così fino alle dieci di sicuro ho smaltito tutto.
Non posso neanche suonare la chitarra, ora. La gente dorme a quest'ora. Ma suonare da ubriaco è uno dei miei hobby preferiti, dannazione. Ho addosso una maglietta con un paio di buchi, avrà almeno cinque o sei anni. Tanto con la felpa sopra non si vede un cazzo e con il freddo di merda che fa non me la tolgo di sicuro. Dannato freddo, accendo i termosifoni. La casa è quasi ordinata. Non c'è nessuno, deo gratias. Appoggio il bicchiere del vino sul libro che mi guarda male. Stronzo, ti ho cagato per tutte queste vacanze. Per fortuna dopo questo esame ho un mesetto di vacanza. Non ce la faccio più.
Mi voglio rintanare da solo in una casa a fumare e suonare e guardare film allucinanti. A scrivere puttanate mentre sono fatto e a rileggere vecchie cose e a riguardare vecchie foto, a pensare a tutte le esperienze che ho vissuto, alle case in cui sono finito a bere. Alle bestemmie trattenute. Poche. Uomo animale sociale un cazzo. Deprimetevi nei vostri rapporti pieni di parole con gli altri. Al massimo richiedo qualcuno che venga qui a bere con me e stia zitto.
Zitto.
Piazzerei settanta canzoni e le uniche interazioni con il mio nuovo compagno sarebbero robe come:
"passami il rum"
"ti riempio il bicchiere?"
"ne vuoi un po'?"
"cambio canzone"
Un silenzio infinito.
Siamo ancora qui, siamo ancora in me.
Torno a casa e la camera è un casino. Per terra è sporco, la bottiglia vicino al comodino è finita, la chitarra è poggiata in un angolo. Ho una ferita sulla nocca del mignolo e non so come me la sono fatta, ho solo preso freddo. Penso che forse non è il mio anno. Dovrei prendere un treno per venirti a trovare. Sono incazzato e non so neanche il perchè. Non voglio più nessuna interazione umana.
Non posso neanche suonare la chitarra, ora. La gente dorme a quest'ora. Ma suonare da ubriaco è uno dei miei hobby preferiti, dannazione. Ho addosso una maglietta con un paio di buchi, avrà almeno cinque o sei anni. Tanto con la felpa sopra non si vede un cazzo e con il freddo di merda che fa non me la tolgo di sicuro. Dannato freddo, accendo i termosifoni. La casa è quasi ordinata. Non c'è nessuno, deo gratias. Appoggio il bicchiere del vino sul libro che mi guarda male. Stronzo, ti ho cagato per tutte queste vacanze. Per fortuna dopo questo esame ho un mesetto di vacanza. Non ce la faccio più.
Mi voglio rintanare da solo in una casa a fumare e suonare e guardare film allucinanti. A scrivere puttanate mentre sono fatto e a rileggere vecchie cose e a riguardare vecchie foto, a pensare a tutte le esperienze che ho vissuto, alle case in cui sono finito a bere. Alle bestemmie trattenute. Poche. Uomo animale sociale un cazzo. Deprimetevi nei vostri rapporti pieni di parole con gli altri. Al massimo richiedo qualcuno che venga qui a bere con me e stia zitto.
Zitto.
Piazzerei settanta canzoni e le uniche interazioni con il mio nuovo compagno sarebbero robe come:
"passami il rum"
"ti riempio il bicchiere?"
"ne vuoi un po'?"
"cambio canzone"
Un silenzio infinito.
Siamo ancora qui, siamo ancora in me.
Torno a casa e la camera è un casino. Per terra è sporco, la bottiglia vicino al comodino è finita, la chitarra è poggiata in un angolo. Ho una ferita sulla nocca del mignolo e non so come me la sono fatta, ho solo preso freddo. Penso che forse non è il mio anno. Dovrei prendere un treno per venirti a trovare. Sono incazzato e non so neanche il perchè. Non voglio più nessuna interazione umana.
30/12/13
Tra le crepe del muro.
Si pensa a mente fredda: decidete chiaramente le vostre priorità. Valutatele, rifletteteci e ricordatele, non fatevele sfuggire dal cranio.
Non fatevi prendere dall'emozione del momento, dall'odore del momento, state calmi. Vivere tra le crepe del muro è bello, ma pericoloso. E vivere felici è ancora più pericoloso, sopratutto alla mia età. Ti guardano tutti male. Quelli che non ti guardano male sono impegnati ad insultarti.
E noi abbiamo i nostri alti e bassi, ma a loro che cazzo gliene frega?
Puoi perdere tempo a scavarti nel cervello con nuove canzoni. O con vecchie canzoni e nuovi brividi.
Puoi perdere tempo a riflettere, razionalizzare e vivere di rimorsi. Puoi anche perdere tempo tentando di spiegare delle cose semplici o delle cose complicate che tanto non verranno mai comprese. E tutti ti prenderanno per pazzo e diranno che sei un mostro e tenteranno di farti capire che il mondo è colorato in un modo diverso. Tu riderai. All'esterno, eh. Perchè dentro magari hai anche qualche emozione.
Sì, anche tu.
Puoi sempre combattere la legge, ma la legge vince.
Tu continua ad andare avanti.
Coerenza, ci vuole. Ricorda: non puoi permetterti di essere incoerente. E' proprio infattibile e, soprattutto, deleterio. No: devi essere un blocco di cemento.
E' tanto facile andare avanti quando i tuoi modi di vivere combaciano con la realtà, quando tutto ti va bene, quando la vita è in discesa.
Ma quando, dio cristo urno smettila con queste banalità, sei per terra a prenderti le mazzate, allora ti si porrà davanti la vera scelta.
Continuo a fare quello che credo?
O mando tutto a fanculo.
E mi rinnego.
E ammetto consciamente di star sbagliando.
Quando inconsciamente eri riuscito a costruirti il tuo bel mondo.
La scelta sta a voi, checche. Chi sono io per dirvi come vivere la vostra vita? Ricorda, però, che la gente va e viene, ma tu resti. Tu ci sei sempre per te stesso.
Comportati di conseguenza.
18/08/13
Un iceberg col cazzo.
Ecco una massa di coglioni piangenti impilata a dovere in un tumblr per la nostra comodità, gioia e ludibrio.
http://marinaabramovicmademecry.tumblr.com/
Per i piccoli froci che nel 2013 si ostinano a non conoscere l'inglese, ecco cosa vi dice il traduttore di google al riguardo:
"Ritratti scattate durante la mostra del MoMA (Museum of Modern Art) di performance artist "Marina Abramovic: The Artist Is Present". Abramović si siede a un tavolo, in silenzio, e gli ospiti del museo può sedersi di fronte a lei e guardare.
Alcune persone non in grado di gestire il calore."
Da gustare con una canzone ad hoc che vi propongo qui di seguito.
http://marinaabramovicmademecry.tumblr.com/
Per i piccoli froci che nel 2013 si ostinano a non conoscere l'inglese, ecco cosa vi dice il traduttore di google al riguardo:
"Ritratti scattate durante la mostra del MoMA (Museum of Modern Art) di performance artist "Marina Abramovic: The Artist Is Present". Abramović si siede a un tavolo, in silenzio, e gli ospiti del museo può sedersi di fronte a lei e guardare.
Alcune persone non in grado di gestire il calore."
Da gustare con una canzone ad hoc che vi propongo qui di seguito.
31/05/13
The KKK took my baby away.
Sei tornata.
Hai resistito per mesi e mesi, ma alla fine sei tornata.
Sei migliorata, hai meno bisogno di me, ma alla fine sei tornata.
Con tutti i tuoi cazzi, tutte le stronzate con cui ora desideri sciacquarmi la faccia. Ero così contento di non averti tra i coglioni, ma a quanto pare è inutile evitarti: sei sempre in agguato dietro ad un cespuglio, attendendo il momento propizio per saltarmi addosso e chiedermi aiuto.
Aiuto, aiuto, aiuto.
Qualcuno ci aiuti.
Qualcuno mi aiuti, aiuto!
Qualcuno salvi questa povera donna.
Qualcuno faccia qualcosa.
Qualcuno pensi ai bambini.
Dovevate pensarci voi ai bambini, stronzi, non tocca a me. Fa caldo qui dentro, non basta?
E invece sei tornata. Ti sei nascosta per un po' sotto una scorza dura da ragazza che ha imparato COSE dalla vita precedente, dai cinquecento anni precedenti, dall'origine della scrittura, dai primi graffiti di cazzi nelle caverne e poi sei riaffiorata in superficie come un marinaio che non riesce a suicidarsi in mare.
E il naufragar m'è dolce in questo cazzo.
Tanto è tutto uguale. Tu sei migliorata ed io mi sono allenato, so cosa fare con te. So cosa dirti e so che non mi ascolterai, perchè è così che funziona tra di noi. So tutte le puttanate che devo sentirmi, del tipo:
non è così
ti sbagli
cambierò
io non sono così
è successo
sono cose che capitano
è un periodo
mi riprenderò
con una videocamera
mi farò un bel video
nuda
così ti ci puoi masturbare sopra
quando ti senti solo
o possiamo farlo insieme
Direi che mi hai stancato, direi che preferisco aprirti la schiena con le unghie, e potrei scordarmi di farti male, ma ricordamelo.
Bentornata, amore mio.
E vaffanculo.
Hai resistito per mesi e mesi, ma alla fine sei tornata.
Sei migliorata, hai meno bisogno di me, ma alla fine sei tornata.
Con tutti i tuoi cazzi, tutte le stronzate con cui ora desideri sciacquarmi la faccia. Ero così contento di non averti tra i coglioni, ma a quanto pare è inutile evitarti: sei sempre in agguato dietro ad un cespuglio, attendendo il momento propizio per saltarmi addosso e chiedermi aiuto.
Aiuto, aiuto, aiuto.
Qualcuno ci aiuti.
Qualcuno mi aiuti, aiuto!
Qualcuno salvi questa povera donna.
Qualcuno faccia qualcosa.
Qualcuno pensi ai bambini.
Dovevate pensarci voi ai bambini, stronzi, non tocca a me. Fa caldo qui dentro, non basta?
E invece sei tornata. Ti sei nascosta per un po' sotto una scorza dura da ragazza che ha imparato COSE dalla vita precedente, dai cinquecento anni precedenti, dall'origine della scrittura, dai primi graffiti di cazzi nelle caverne e poi sei riaffiorata in superficie come un marinaio che non riesce a suicidarsi in mare.
E il naufragar m'è dolce in questo cazzo.
Tanto è tutto uguale. Tu sei migliorata ed io mi sono allenato, so cosa fare con te. So cosa dirti e so che non mi ascolterai, perchè è così che funziona tra di noi. So tutte le puttanate che devo sentirmi, del tipo:
non è così
ti sbagli
cambierò
io non sono così
è successo
sono cose che capitano
è un periodo
mi riprenderò
con una videocamera
mi farò un bel video
nuda
così ti ci puoi masturbare sopra
quando ti senti solo
o possiamo farlo insieme
Direi che mi hai stancato, direi che preferisco aprirti la schiena con le unghie, e potrei scordarmi di farti male, ma ricordamelo.
Bentornata, amore mio.
E vaffanculo.
16/08/12
Per rinascere nuovo.
Ho un bel mal di testa.
Sono due giorni che è qui, più o meno tra la tempia destra e l'orecchio.
Ho appena preso un moment.
Certo avrei potuto farmi una camomilla, una tisana, una valeriana, usare la belladonna o un altro qualsiasi dei rimedi omeopatici, ma adoro essere condizionato e controllato dalle case farmaceutiche e mi piace pensare che in una pillolina bianca più piccola della mia unghia ci siano ceneri di morti disseppelliti esclusivamente per alleviarmi il dolore.
Riguardo alla belladonna, ho scoperto che in effetti il sesso risolve il mal di testa perchè ti rilassa o cose del genere, ma chiamo in causa un esperto:
"Il sesso alzerebbe i livelli di serotonina e dopamina prolungando la sensazione di benessere e di relax ben oltre l'attività stessa, allontanando quindi le tensioni che sarebbero alla base delle cefalee intensive." (cit. Dottore)
So bene come mai ho questo dolore: semplicemente mi sono preso a pugni, quattro o cinque. Non puoi mica aspettare che qualcuno lo faccia per te, le cose buone devi fartele da solo. Ho passato la prima notte a sanguinare dall'orecchio e ora mi sento come un peso piuma dopo il suo primo match finito in parità.
E' obbligatorio guardare il video.
21/07/12
Free ride.
Mi dò un altro giorno di tempo prima di impazzire, devo trovarmi un lavoro.
"Un lavoro limita i danni che può fare il tuo tempo libero." (cit. anonima?)
Questo non è tempo libero, è riflessione becera e genuina sul giocare o meno, su aspettare o meno, sui problemi che concernono la verità e sulla solitudine meschina.
Stiamo parlando di un punto di partenza, non ho un punto di partenza, come lo trovo? Faccio un viaggio e passo in rassegna la mia mente, con dei colori? Odio i colori. Senza colori, senza disegni. Torno? Muoio al largo della costa. Se torno, ti renderai conto che non ne avrò voglia? Serve pratica, servono scelte, servono parole e nuovi linguaggi, serve arrivare in fondo alla pagina. E' solo un piccolo esercizio per il punto d'arrivo, una risoluzione o la morte delle preoccupazioni. Non ho bisogno di motivi, agisco senza, per autonomia, o per uguaglianza. Non ho bisogno di motivi perchè ho una miriade di scelte di cera pongo e colorate per capire che non ti puoi distaccare completamente dal passato, lo modifichi per renderlo presente.
Viviamo sempre tentando di fare fare fare fare, ma ogni tanto devi porti la domanda "sono in grado di aspettare?".
E' veramente fantastico avere la pappina pronta e un caldo giaciglio in cui dormire e qualcuno nel letto che ti sveglia con un bacio tenero e che se ne frega di sapere come riempi il tuo tempo, però ad un certo punto dovrai farti strada a colpi di unghie ed è meglio abituarsi da subito. La paura è un'insegnante e c'è un solo modo per imparare: ammettere al mondo che ce l'hai.
"Ecco, vedi, il problema è che ho paura."
A questo punto la paura si trova spiazzatissima, tutti hanno PAURA di aver paura e di sentirsi sbeffeggiati per averlo ammesso, ed è proprio qui che devi colpire, tu sai che hai paura, devi solo ammetterlo e condividerlo (se la cosa fosse facile e divertente la farebbero tutti).
In questo momento il vostro dio preferito ha paura.
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Il più grande spettacolo dopo il big mac,
Porco Io
29/01/12
Piccoli tumori che camminano.
Ad un certo punto della tua incommensurabilmente lunga vita ti accorgerai che, senza un apparente motivo, cambiano i punti di riferimento e di vista e la facilità con cui si creano nuove mode è incredibile. Sempre nello stesso punto della tua vita, forse un po' più ad ovest, ti accorgi che gli intelligenti non sono più gli stessi. Magari è proprio il punto dove scopri che "ora gli intelligenti siamo noi", ma potrebbe anche essere un altro gruppo di persone nel quale tu, ahimè, non sei presente (corbezzoli!).
I nuovi intelligenti sono facilmente riconoscibili perchè in ogni frase che dicono/twittano puoi aggiungere senza problemi la particella "QUANTO CAZZO SONO FOTTUTAMENTE INTELLIGENTE" e non rimanere sorpreso dal significato complessivo di tutte queste parole.
Per chi è alle prime armi serve un breve tutorial per imparare cosa dire, quando dirla e contro chi scagliarsi (se ce ne fosse il bisogno): questo tutorial si trova in giro nelle piazze, nelle università, nelle scuole, ma se avete un bisogno davvero urgente non c'è bisogno di uscire di casa, basta avere una connessione e sondare qualche social netuorc (c dura).
L'argomento jolly è la chiesa: non esagerate con l'originalità, ma andate sul sicuro "il papà è ricco, in africa sono poveri" o addirittura, se volete osare, il più recente "la chiesa non paga l'ici"; fonti non sicure sostengono che si possa anche ironizzare sui preti pedofili, ma andateci cauti. Per sicurezza bestemmiate dimostrando che essendo atei/agnostici (termini sinonimi) sapete ragionare con la vostra testa e non con quella di mosè/noè/giosuè/JHWH (termini sinonimi) e per coerenza insultate i cattolici/ortodossi/protestanti (termini sinonimi), senza un plausibile motivo e fatevi fighi dietro le teorie dell'evoluzione di darwin.
Di seguito l'argomento più gettonato per dimostare che sapete qualcosa di società e vita vissuta è, chiaramente, la politica. Giù con sprechi, costi e privilegi dei parlamentari, con liste, foto, dettagli, magari qualche tabella su excel che fa il paragone con i politicanti degli altri paesi dell'UE/USA (termini semi-sinonimi), ma non incazzatevi troppo poichè voi siete superiori a queste cose (sempre con un sorriso da "io ho capito tutto", non cambiate espressione, potrebbero attaccarvi).
Berlusconi è andato perso qualche mese fa, e come facciamo ora? Appunto, proprio se siete furbi date risalto ai processi in corso sostenendo che i media non gli danno abbastanza risalto e raccogliete consensi, voi siete intelligenti. Ricordate che renzo bossi è un raccomandato ignorante e che vostro cugino laureato con 130 e lode in scienze della pace lavora alle pompe funebri. Stilate una lista di gente che non arriva a fine mese (deve essere gente che abbia esclusivamente risalto grazie ad un fatto di cronaca, altrimenti lasciateli marcire all'inferno) e consegnatela ai passanti per strada, organizzate cortei per qualsiasi cosa, ma restate sempre cinici verso il mondo.
Un'occhiata all'estero non dovrebbe causarvi malanni: gli usa sono stronzi ciucciasangue, a londra si vive stupendamente, la torre effeil è bella, anche se c'è un po' di fila, i bambini di gaza muoiono per colpa nostra, firmate qualche petizione contro gli artisti olandesi che usano cani e gatti vivi per le loro opere, dannatevi contro la legislazione penale norvegese e programmate un'estate ad ibiza o mykonos, rigorosamente contro il capitalismo, citate marx almeno una volta alla settimana.
Riguardo all'italia e agli italiani osannate il cibo mentre tutto il resto è una merda, nessun italiano si salva e urlate a squarciagola che "io me ne vado appena posso" e ipotizzate qualche meta come USA/UE/oceania (termini sXnoXXmX), però smettete di farlo a trentacinque anni, perchè potreste perdere di credibilità.
Infine la vostra morale non deve esistere: il cinismo dev'essere portato al punto estremo da gioire di qualsiasi morte e da far notare le contraddizioni come "è morto il tizio del piano di sotto e non ha avuto funerali di stato, ma hanno investito un vigile e tutta la città ha pianto olio di ricino", però ricordatevi di piangere in silenzio quando vi muore il nonno e di annunciarlo senza troppe pressioni (basta un messaggio su tuitter).
Ubriacarsi spesso e volentieri dimostra potenza sessuale e invincibilità.
Poi andate a leggere un blog che vi rinfaccia di essere intelligenti/tumori che camminano (termini contrari) e annuite mentalmente.
Per concludere (di nuovo) riflettete sul fatto che a scrivere questo post sia una persona che a 10 anni credeva di essere un genio e a 15 ha scoperto di essere dio.
19/01/12
Teenage mary: "ho venduto la mia anima, devo essere salvata".
E' solo una piccola crisi esistenziale, mi hanno detto che ai ragazzi viene più tardi, poi dipende dalle persone, mentre invece per le ragazze ci teniamo sui sedici-diciassette anni, qualcuna sfora, ma si sa come sono le donne.
Nel bel mezzo di una crisi esistenziale, che di esistenziale non ha nulla, ti senti solo vuoto e apatico e non hai nulla da dire e ti sembra che le cose che fai tutti i giorni siano senza senso, non appaganti o comunque non le fai bene e/o non le dovresti fare, stai solo perdendo tempo, stai solo perdendo te stesso, sei privo di stimoli. Dicono che sia normale.
E finisco a pensare che non ho stimoli perchè in qualche modo mi impedisco di averli, inconsciamente; non mi apro agli altri, dice qualcun'altro, non faccio qualcosa per gli altri, sono chiuso. Sarà l'inverno, mi è insopportabile (esagero), mi rode i coglioni perchè non si può stare in giro senza ghiacciare e bisogna rifugiarsi in un pub o in qualche localaccio e in questo modo si sperperano un po' di soldi, ma finisce sempre che la faccia è sempre la mia e nonostante mi ami alla follia a volte non la gradisco. Dovrei riflettere a mente aperta: io e una cassa di peroni e tutti i miei minuscoli problemi. Solo in quel caso ti arrivano tutti alla mente e puoi isolarli e comprenderli piano piano, altrimenti, come ora, non penso a nulla di particolare. Mi sono preso un po' di tempo per riorganizzarmi le idee, semplicemente non so dove sto andando (c'era chi mi diceva che fosse stupendo non saperlo, non avere una meta), e devo arrivare al punto di prendere la grossa decisione: nullificare la mia vita (tranquilli non sono il tipo da suicidio, comunque se state attenti cogliete la citazione).
Sono partito dall'organizzarmi la giornata, a tavolino, perchè diceva un eminente scienziato che devi PENSARE RIGUARDO AL PENSARE e il nostro subconscio è un pezzo di merda e dice "ma dai, chi se ne fotte, facciamo questa cosa ora, poi questo dopo, poi ora non ho voglia e sai com'è, si è fatto tardi" e intanto la mia barba cresce e io dico "me la dovrei fare ogni tre giorni" e poi dopo una settimana e mezzo è ancora lì e mi prude e penso che forse uno shot di eroina farebbe al caso mio, ma con questa merda che c'è in giro chi si fida? Roba che john belushi rifiuterebbe di farsi tagliare male per poi morire.
Il tutto della vita si conclude verso una serie di scelte, ma scegliere non è cosa facile, lo dicono anche i più grossi CEO che guadagnano soldi che non vedrete mai, il consiglio mio che vi dò di nuovo (chissà in quale malfamato post l'ho già fatto, ma ricordo bene di averlo fatto) è: scegli di scegliere, scegli di perdere, scegli di andare.
Ma, semplicemente, non lo so.
P.S.: Avete letto tutto questo per colpa di uno psicologo part-time (non è vero, l'ho letto da qualche parte) che diceva che scrivendo le cose si assorbino/assopivano meglio, poi vi dò l'indirizzo, quando lo trovo (per chi se lo domandasse sono io uno psicologo, ma non ne ho mai frequentato uno, non durante il lavoro almeno).
07/01/12
Come scriverebbe jack london se non avesse un cane.
Gliel'abbiamo davvero fracassato il party, tanto che al party successivo siamo dovuti entrare in casa senza scarpe per evitare il minimo danno.
E per un minuto mi sono perso.
Biechi individui, siete/siamo delle merde, abbiamo rovinato la perfezione, l'abbiamo data in pasto ad alcool, droga e depressione.
Come abbiamo potuto?
Per ammirare da vicino la perfezione l'abbiamo dovuta rovinare, è questo il prezzo della visione.
Avremmo potuto vivere ignari di tutto questo, ignari dell'immagine di ciò che è perfetto, avremmo mai saputo? Certamente no, ma ora sappiamo ed è peggio.
Per un piccolo scorcio di perfezione siamo andati troppo oltre, l'abbiamo violata ed ora non è più la stessa, ne è valsa la pena?
Ora che ne sarà di quelli che le erano già vicini? Loro dovrebbero distruggerci!
A noi non interessa ora perchè siamo sempre stati così lontani, così lontani da non doverci neanche pensare. Ah, ma se fosse accaduto a noi! Qualcuno che entra in casa e ti toglie la pietra più bella e la dà in pasto ai cani.
Chiunque di noi sarebbe uscito di casa con un'ascia e la bava alla bocca e avrebbe cercato il responsabile/ i responsabili e li avrebbe uccisi senza pensarci, nella follia, nel delirio.
E anche io vi ho partecipato, ho approfittato della perfezione, ho avuto l'onore di rimirarla per attimi lunghi come settimane, ma ora mi sento colpevole, colpevole come nessuno di noi/voi si sente, perchè non capite. Non capite proprio cosa abbiamo fatto, siamo orribili. Abbiamo distrutto la migliore vita e la migliore persona e cosa ci è rimasto, se non un infimo ricordo del piacere? Siamo così fortunati e così capaci di mettere tutto questo da parte?
Solo a causa della lontananza non ci sentiamo toccati? Verrà il momento in cui qualcun'altro distruggerà la vostra/nostra piccola, minuscola, ma inestimabile, perfezione, e allora voi cosa penserete? Ritornete a questi momenti?
31/12/11
Il manifesto dei ---------.
Siamo nati circondati da parenti, tutti ci volevano bene, abbiamo cazzeggiato e giocato e pianto come ogni buon bambino fa, ma con tanti giocattoli in più, ci siamo fatti male comunque, però. Alle elementari il mondo era completamente ovattato, il paradiso, e tu non hai neanche il tempo di rendertene conto che sei già altrove, alle medie poi l'ovatta cade e ti mostra la piccola merda che c'è in giro, non ci siamo fatti problemi, nessuna scazzottata, solo qualche diverbio, scherzi pesanti, piccole infrazioni della legge, cambia qualche amicizia, alle superiori prendiamo sto cazzo di diploma dopo cinque anni di quasi puro fancazzismo, scopiamo, troviamo la ragazza, lasciamo la ragazza, viaggi e vacanze con gli amici e poi le strade cominciano a dividersi: universitari in patria e universitari fuori sede.
C'è chi la prende più seriamente e chi meno, chi decide di smazzare e fare tutti gli esami in ordine e in tempo e chi se la prende comoda vivendo sui soldi dei genitori, chi sceglie a cazzo la facoltà, chi cambia facoltà dopo un anno, i soliti aspiranti suicidi dei test falliti di medicina, milioni di nullafacenti che si iscrivono a giurisprudenza, chi si prende un anno sabbatico; comunque dopo anni di fatiche, o di 18 rubati all'agricoltura, qualcuno ce la fa e si laurea, proponendosi imberbe sul mondo del lavoro.
Ora, noi aspettavamo solo di poter finalmente ereditare il lavoro dai nostri avi, o magari noi avevamo un sogno come fare il giudice o il p.m., e nel primo caso saremo bollati a vita come raccomandati e per di più dovremo dimostrare di non essere da meno dei nostri predecessori, che poi capita che qualcuno sia anche davvero bravo, ma sarà comunque un raccomandato; nell'altro caso il sogno si allontana come se lo vedessimo da un binocolo al contrario e via a provare i concorsi e a studiare tutto il possibile e a scazzarci perchè non ce la facciamo e poi noi volevamo semplicemente sfondare all'estero come fanno tutti quelli che meritano come noi, solo che la multinazionale/mininazionale ancora non ci chiama nonostante il nostro curriculum vitae sia stato inoltrato via fax ben tre mesi fa.
Rimaniamo un po' in piedi, mentre tutti ballano e noi siamo indecisi sul da farsi, valutiamo, valutiamo, agiamo ogni tanto, certo i soldi non mancano, ma dov'è la realizzazione? Vogliamo solo arrivare a poter dire "ce l'ho fatta". A fare cosa, si vedrà.
Perchè ci disturba pensare di essere gli unici stronzi che siano indecisi o per lo meno titubanti sul da farsi in questo vile mondo.
Siamo noi davvero incapaci di capire le logiche di esso? A sentir parlare gli altri non è assolutamente possibile arrivare a 25/26 anni e non aver pianificato i prossimi trent'anni di vita, tu, idiota, come può essere che non hai le virtù per decidere tutto quello che c'è da decidere? Muori cretino. Ce lo sentiamo dire da gente che non si sa in quale modo è riuscita a capire tutto della vita a circa vent'anni, senza nessun ausilio da parte della propria famiglia, chissà per quale miracolo, non so, forse la conoscenza innata, forse i libri posseggono tutto lo scibile umano e basta saper trovare quelli giusti da leggere, la cosa ci puzza in qualsiasi salsa la cucinate, voi nati stronzi innati.
Inoltre sentirci dire "muori coglione" dopo che queste due parole le usiamo come le virgole per parlare degli altri altri (quelli al di sotto di codesto manifesto), ci destabilizza sicuramente, perciò "schiatta tu, merda".
C'è chi la prende più seriamente e chi meno, chi decide di smazzare e fare tutti gli esami in ordine e in tempo e chi se la prende comoda vivendo sui soldi dei genitori, chi sceglie a cazzo la facoltà, chi cambia facoltà dopo un anno, i soliti aspiranti suicidi dei test falliti di medicina, milioni di nullafacenti che si iscrivono a giurisprudenza, chi si prende un anno sabbatico; comunque dopo anni di fatiche, o di 18 rubati all'agricoltura, qualcuno ce la fa e si laurea, proponendosi imberbe sul mondo del lavoro.
Ora, noi aspettavamo solo di poter finalmente ereditare il lavoro dai nostri avi, o magari noi avevamo un sogno come fare il giudice o il p.m., e nel primo caso saremo bollati a vita come raccomandati e per di più dovremo dimostrare di non essere da meno dei nostri predecessori, che poi capita che qualcuno sia anche davvero bravo, ma sarà comunque un raccomandato; nell'altro caso il sogno si allontana come se lo vedessimo da un binocolo al contrario e via a provare i concorsi e a studiare tutto il possibile e a scazzarci perchè non ce la facciamo e poi noi volevamo semplicemente sfondare all'estero come fanno tutti quelli che meritano come noi, solo che la multinazionale/mininazionale ancora non ci chiama nonostante il nostro curriculum vitae sia stato inoltrato via fax ben tre mesi fa.
Rimaniamo un po' in piedi, mentre tutti ballano e noi siamo indecisi sul da farsi, valutiamo, valutiamo, agiamo ogni tanto, certo i soldi non mancano, ma dov'è la realizzazione? Vogliamo solo arrivare a poter dire "ce l'ho fatta". A fare cosa, si vedrà.
Perchè ci disturba pensare di essere gli unici stronzi che siano indecisi o per lo meno titubanti sul da farsi in questo vile mondo.
Siamo noi davvero incapaci di capire le logiche di esso? A sentir parlare gli altri non è assolutamente possibile arrivare a 25/26 anni e non aver pianificato i prossimi trent'anni di vita, tu, idiota, come può essere che non hai le virtù per decidere tutto quello che c'è da decidere? Muori cretino. Ce lo sentiamo dire da gente che non si sa in quale modo è riuscita a capire tutto della vita a circa vent'anni, senza nessun ausilio da parte della propria famiglia, chissà per quale miracolo, non so, forse la conoscenza innata, forse i libri posseggono tutto lo scibile umano e basta saper trovare quelli giusti da leggere, la cosa ci puzza in qualsiasi salsa la cucinate, voi nati stronzi innati.
Inoltre sentirci dire "muori coglione" dopo che queste due parole le usiamo come le virgole per parlare degli altri altri (quelli al di sotto di codesto manifesto), ci destabilizza sicuramente, perciò "schiatta tu, merda".
03/08/11
Gli incommensurabili problemi che ti porterebbe l'essere Felice.
Una volta ,un re si fece prendere dal dubbio..."esiste un dio?" e decise di fabbricare uno spirytus che potesse rispondere ai suoi dubbi. il re rinchiuse un bambino in una torre, e fece sì che imparasse solo il linguaggio divino per poter parlare di dio, e solo i caratteri divini per poter scrivere. così il bambino divenne un ragazzo sotto l'influsso divino...col passare del tempo iniziò a trasformarsi in una sorta di duplicatore di dio...e infine, un giorno, il re gli pose la domanda che da tanto desiderava..."esiste dio?". Quello che un tempo era un bambino intriso di dio, rispose così...CERTAMENTE DIO ESISTE! SONO IO DIO! SONO IO IL DIO ONNISCIENTE E ONNIPOTENTE!
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