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06/10/18

I'll love whatever you become.

La cosa più bella che abbiamo fatto è stata rubare il tempo, a chiunque appartenesse, e farlo nostro. Io e te.

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Siamo in cucina e tu sei seduta sul tavolo, hai quella maglietta bianca e azzurra che ti ho regalato l'anno scorso e quei pantaloncini verde militare. Ti guardo le gambe e penso che ci perderei la vita lì in mezzo, le abbraccio. Mi godo ogni centimetro della tua pelle e del tuo odore. Ti prendo in braccio e andiamo sul letto a finire di crepare di caldo, a sudare insieme.
Fumiamo tra una volta e l'altra e restiamo in silenzio a guardare il soffitto. Bello bianco questo soffitto, come sarebbe camminarci sopra senza tutte queste sedie, scrivanie, mobili, cose in mezzo alla stanza? Ci addormentiamo abbracciati per mezz'ora, ci svegliamo e andiamo a vedere un film. E' l'unico momento buono per vedere un film: dopo aver scopato. Altrimenti si finisce sempre a scopare e poi magari pensi "sì, ma cazzo, il film?".

Il film finisce e torniamo a letto, restiamo incastrati in silenzio. Ogni tanto ci guardiamo negli occhi, qualche rumore di labbra che schioccano, c'è odore di incenso.
Ti alzi e vai verso la borsa, prendi un foglio e torni da me. E' piegato in quattro, lo apri e mi leggi una poesia che hai scritto. Forse ce l'ho ancora da qualche parte, un pezzo di te.
Qualcuno bussa al citofono, è la pizza. Tu scendi ed io imbraccio la chitarra e mi metto a cantare qualcosa dei radiohead. Ci metti tanto a tornare, ma ho capito subito che sei rimasta dietro la porta ad ascoltarmi, per paura di disturbare la prestazione.

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Questo sopra l'ho scritto veramente tanto tempo fa. Non l'ho mai concluso, anche se in verità non mi sembra di aver mai cercato bene una conclusione. L'ho appoggiato tra le bozze attendendo l'ispirazione, ma più il tempo passava e più non ci pensavo e più dimenticavo le poche idee che avevo per continuarlo. It's ok, babe.

Non mi ricordo il tuo volto. A volte. E per questo ringrazio le foto e la tecnologia. Mentre scorro tutte le immagini, mi ricordo di quanto sei bella. O dovrei dire eri bella? Non perché tu non lo sia più, semplicemente perché sono passati anni e io mi sto riferendo esclusivamente a quelle foto. Precisazioni linguistiche e temporali, per un tempo che non esiste e abbiamo inventato noi stessi. Ora è tutto più semplice perché ti ho espulso dal sistema. Ho espulso quella parte di te che ancora viveva in me come un virus e mi rendeva orribili le giornate anche se leggevo o sentivo una o due parole trigger, cinque lettere, quattro lettere, da qualsiasi parte, mi facevano deprimere praticamente. Tutto è passato e ho sostituito quel virus con qualcos'altro, che tu sai bene, anche se ti è difficile credermi. Come detto più e più volte, non ha importanza nulla di tutto questo e specialmente non importa quanto tu mi creda o mi voglia vedere o mi voglia sentire. Anzi, mi ha fatto piacere avere del tempo libero per dedicarmi a me, sapendo che la tua vita stesse andando alla grande. Almeno finora, poi recentemente ho raggiunto un paio di grossi obiettivi e negli ultimi due mesi mi sono dato al relax più totale, facendo ben poco di produttivo. E intendo produttivo nel lungo termine, perché di soddisfazioni a breve termine, quelle le ho prese tutte a piene mani. Forse mi serviva un po' di relax o forse devo stabilizzarmi un po' al nuovo livello raggiunto per poter poi continuare ad avanzare. A breve dirò basta e spenderò il mio tempo in maniera più seria. Sai, pare non siamo più adolescenti. Sebbene fare il paragone con i miei coetanei mi faccia pensare di essere ancora incredibilmente giovane, ma è un bias, perché gli altri sono dei cazzo di vecchi sia fisicamente che psicologicamente e con moltissimi mi è difficile instaurare una conversazione seria perché vivono delle loro poche esperienze e danno quelle per scontate e sicure e così e la vita e non andare lontano dalla strada maestra che l'amico dell'amico dell'amico di mio cugino di quinto grado una volta è stato male per questo.

D'altra parte, rilassarmi è più semplice se so che le persone che contano nel mio universo stanno relativamente bene, per quanto bene si possa stare per ora, in questo mondo, e quindi mi sono crogiolato sapendo che non c'erano mostri da rincorrere né dentro di me né fuori. Ma lo so che sono lì e torneranno e mentre io ho buttato due mesi di miglioramento nel cesso, loro sono lì dietro l'angolo pronti ad assaltare me e gli altri. E guerra sia.

Ovviamente ti ho sognata per metà notte e mi sono svegliato alle sei e mezza. Nel sogno eri diventata famosa per qualche strana scoperta o novità che avevi creato e ti guardavo in un servizio di dieci minuti in tv, mi sembrava lungo e ti vedevo immergerti anche in una vasca per dimostrare qualcosa, sempre mentre guardavi l'obiettivo della telecamera. Dopo ti ho accompagnata a parlare con un regista gay famoso che ti avrebbe potuto aprire alcune porte importanti in televisione, anche se a te non fotteva veramente tanto. Volevi solo spiegare meglio e a più persone la tua idea, sembrava una buona idea, ma non la ricordo o forse non era parte integrante/importante del sogno. Io non partecipavo al meeting con il regista. Rimanevo fuori con un amico, come se dovessimo farti da bodyguard. Comunque non accadeva nulla di preoccupante. Ti prendevo e ti riportavo a casa. Finisce così.

Mi sono svegliato perché Naomi si è alzata per andare in bagno. Quando è tornata, si è sdraiata sul fianco destro e io anche, per abbracciarla da dietro. Con ancora le tue immagini in testa, ho pensato che per togliermele un po' dalla mente l'idea migliore era fare l'amore con lei. Dopo mi sono riaddormentato e ho sognato Naomi.

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Qui volevo mettere un'immagine.

Ci ho pensato per qualche ora. Ho setacciato le mie cartelle e nulla mi pareva esprimesse qualcosa di perfetto per la situazione. Perché per te voglio solo il meglio.

Ho ripassato anche le foto dove ci siamo noi. Mi sembrano tutte cose che voglio tenere per me e nessuna risalta effettivamente tra le altre, ce ne sono molte che mi parlano piano e mi fanno ricordare che sono vivo.

Nessuna immagine.
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E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".






I remember.

I always remember.

29/07/18

Colazione all'inglese.

Fate attenzione, qua i conoscenti coetanei, o quasi, cominciano a fare figli e sposarsi. Il che allarga il numero di campione utile per fare statistiche fra 10-15 anni. Good. Ho appena interrotto l'ottima striscia di "nessuna malattia" durata ben tre anni. Che incazzatura. E ora vorrei solo guarire.

Comunque, sono passato da Amsterdam e non ci andavo da una vita, ho girato la città e non ho visitato nessun museo. Ho fatto un bel barbecue in un parco e la situazione era ovviamente costellata di vino e canne e buona carne, è stato divertente ed è durato tutto il pomeriggio, fino alle dieci di sera. Il giusto tempo, dato che comunque il sole c'era ancora. Poi sono volato in ostello per prendere qualcosa per coprirmi dal cazzo di vento che c'era, mi sono dato una sistemata e sono uscito con Agathe, ci siamo visti in un bar, lei aveva appena staccato dal lavoro, un negozio di souvenir dove si vendono le solite cose da drogati per turisti, e stava parlando con due ragazzi polacchi, o cechi, non ricordo. Li salutiamo e andiamo a comprare erba in un coffee shop, una classica lemon haze per partire con tranquillità, poi andiamo in un bar tappezzato di stickers in cui si può fumare dentro, che come saprete bene non è scontato ad Amsterdam. Birra che non desidero neanche e mi tocca anche rullare, alright. Mi racconta un po' come le va lì e, che palle, ci tiene a farmi captare che è una donna di mondo e che ha avuto esperienze con le droghe. Non devi fare la grande con me, non me ne frega un cazzo. Certo, l'idea iniziale era provarci e portarla a scopare in un parco qualsiasi, figurati che è legale lì, sì, ripeto, legale scopare nei parchi di notte, ma mi sono affondato nella poltrona e il tempo è passato velocemente ed erano già le due ormai e attorno a noi c'erano persone simpatiche e tanti cocainomani. L'unica volta che vado in bagno fatico a trovarlo tra un corridoio e l'altro e un tipo mi dice "è qui il bagno" e mi precede aprendo una porta, poi entra nell'unico bagno che ha la porta, per il resto solo pisciatoi e io ho problemi a farla se non ho le spalle coperte. Il tipo ci mette una vita perché chiaramente sta pippando e si crea una fila che è chiaramente in attesa di sverniciare le narici, io non batto ciglio, finché non cagate il cazzo siamo tutti amici. Quando ritorno da Agathe, un altro cocainomane si è seduto vicino a lei e cerca di comunicare e parlare, sta fumando un cannone gigante e si addormenta immediatamente tanto che dopo tre minuti arriva un buttafuori, prende il suo telefono e gli dice di andare a dormire a casa, ma con gentilezza, dopotutto non era lui a rischiare gli fottessero il telefono o altro. Noi anche dopo poco ci direzioniamo ad una stazione metro in cui lei può tornare a casa, neanche provo ad andare da lei, mi rompe le palle dicendo che il giorno dopo deve lavorare, baci piccola. Torno in ostello cercando di fare poco casino e dormo qualche ora. Mi risveglio, prendo il mio zaino e faccio il check out, mi sento più tranquillo ad avere tutte le mie cose con me mentre giro. Non mi fido di nessuno, retaggio ancestrale della mia città natale. Cammino e faccio colazione a tappe, senza mai sedermi da nessuna parte, mangiando cose dolci mentre mi muovo, servono zuccheri per riprendermi un po' dal poco sonno che mi perseguita da circa una o due settimane, per ottime ragioni sia chiaro, e ovviamente dopo aver guardato un po' la città, decido di fermarmi  in un coffee shop con dei tavoli stile '800, non prendo nulla da bere anche se valuto un tè per qualche minuto. Prendo una sativa perché ho voglia di rilassarmi e me la fumo tutta con tranquillità.

In questi giorni sono un mezzo ameba e sono sempre in giro in appuntamenti a caso, spendendo soldi per queste piccole e grandi ragazze principalmente africane e portandomele a casa a turno. Scorre tutto bene, ma dovrei cominciare a preparare la mia discesa in italia e organizzare bene quei pochi giorni che ho. Oltre ad essere produttivo come desidero, ma per questo mi scudo dietro la mia malattia attuale. Voglia di fare nulla, voglia di fare zero. Ascolto musica tutto il giorno e cerco di distrarmi con qualche film.

Tra una cosa e l'altra, amici, viaggi per lavoro o per piacere, ragazze e il giusto tempo per me stesso, saranno due mesi che sono impegnato praticamente sempre e la quantità di sonno di quest'ultimo periodo è minima, ma non mi pesa, almeno per ora. Ho calcolato che fra sole tre settimane potrei tornare ad una vita più tranquilla, anche se è un progetto che può essere tranquillamente sballato da quanta voglia avrò di stare in giro e sfoggiare vestiti nuovi e anello nuovo. Sono stato a Londra e solo cinque tossici/barboni/barboni-tossici mi hanno chiesto qualche spiccio. Inutilmente perché ho ritirato giusto le sterline che mi servivano e ho maneggiato tre monete di numero in tutto il weekend. Ho girato camden per trovare qualcosa di originale e spettacolare da inserire nel guardaroba e ci sono riuscito con una maglietta disegnata da un'artista israeliano e un anello nuovo per l'indice destro. Per ora ne mettevo uno che era un rimpiazzo. Un rimpiazzo durato quasi quattro anni. E questo anello è nero e semplice e di tungsteno. E' la mia fase nera che tenta di bilanciare tutte queste nuove magliette bianche. I capovolgimenti della vita. Mentre camminavo per la città per esternare uno dei miei hobby preferiti che è essere solo in mezzo alla gente e camminare ascoltando musica per non permettere alla mia realtà di essere troppo inficiata dagli essere umani, pensavo al fatto che qui c'è stato un punto di svolta della mia vita. Esattamente nella stessa stanza in cui ho dormito di nuovo. E curiosamente a Londra nacque l'idea del mio blog e anche del nome, mentre leggevo una magazine anarchica, se non sbaglio, il nome era modeerf. Su internet non si trova più nulla al riguardo. E invece io ho i pdf, probabilmente scaricati anni fa. Ora torno nello stesso luogo e sono un uomo e posso parlare con il mio amico con più cognizione di causa sulla vita e un po' più ragionamenti filati e logici. Ma non è quando ho creato il blog che c'è stata la svolta, quella è venuta due anni dopo quando sono tornato a Londra. Ci sono rimasto un mese e ora che leggo i post di quel periodo noto i piccoli particolari. Erano i primi post in cui avevo uno stile diverso e che mi piaceva davvero. Trovato in mezzo alle esperienze vissute, con un'incredibile voglia di spaccare il mondo, di eccedere e di aprirsi alle novità e allo sconosciuto, e tra i libri che leggevo e le realtà che venivo a conoscere. E il mio cervello ricordava la zona e mi ha guidato in automatico verso la fermata dove prendere il bus per andare a Brixton. Con quel vago senso di un posto che hai conosciuto e analizzato già e ti suona relativamente familiare. Abbiamo concluso in un locale gestito una famiglia di ciprioti con una colazione all'inglese di quelle che ti riempiono per una giornata: due uova, bacon, salsiccia, toast, patatine. E il tè finale con i biscotti. Sono sicuro di non aver mai bagnato i biscotti nel tè prima di ora. Sono questi i piccoli dettagli che mi sfiziano. O da cui mi piace farmi sfiziare. Magari ho dimenticato un giorno di una decina di anni fa in cui ho fatto la stessa cosa e non l'ho ritenuto abbastanza importante come ricordo da registrarlo. Si cresce e non si può ricordare tutto. I punti fermi comunque li ricordo.




15/02/18

This bitch.

Questa stronza mi ha fatto conoscere questa canzone che è in questo album. E l'album è ogni tanto serio, ogni tanto cazzone, ma a tratti riflessivo. Il cantante ci infila qualche frase che ti regala una sensazione magari anche banale che però ti fa pensare al momento della tua vita in cui hai vissuto la stessa cosa e allora ti metti a pensare. Per poter pensare, devi essere possibilmente lontano dal cellulare. Troppe app, troppe distrazioni che mettono a tacere il cervello. Io ci perdo tempo, come tutti, e questo mi fa schifo. Piano disintossicazione in arrivo. Allora lasci il cellulare da un'altra parte, spento se proprio vuoi osare, e ti metti a guardare il soffitto mentre ascolti la musica, davvero. Come si ascolta davvero la musica. E ti perdi nei pensieri e ti chiedi se l'obiettivo di questo mese non sia troppo alto e poi magari non riuscire a raggiungerlo ti porterà in basso. Si vedrà. Eppure già delle cose belle sono previste per il mese e ora un raggio di sole illumina il pc, chi se l'aspettava? Oggi ha anche nevicato, svariati fiocchi di neve e poi una lieve grandine e poi pioggia e ora questo sole che ci illumina e riscalda pochissimo, ma va bene così. Io, qui. Anche troppo presto per una solita domenica, il posacenere con la canna dentro e l'accendino rosso. La prossima cosa da fare è la doccia. Oh, è finalmente successo: dopo cinque mesi di musica sparata a palla, il vicino ha chiamato per lamentarsi e dire che non ce la fa più. Praticamente la sua stanza da letto è vicina alla mia doccia. Insomma, mi hai sopportato cinque mesi prima di impazzire, complimenti. Io mi sarei lamentato molto prima. Però t'ho fatto sentire buona musica, dai. C'è sempre musica. Ora ci sono gli smashing pumpkins, esattamente bullet with butterfly wings: despite all my rage, I'm still just a rat in a cage. Ma non è più così.

Questa stronza mi ha fatto conoscere questo album riflessivo e questo è l'ultimo dei problemi che mi ha già causato. Quando ho visto un paio di sue foto, in cui si vedeva bene il fisico e le gambe e le braccia e il volto e questi occhi e quei capelli e quello sguardo che pensa "ti ho in pugno, lo so, ma fingo di non saperlo così ci divertiamo tutti di più" (o magari davvero non lo sa di avere in pugno tutti con quel viso), i miei occhi si sono impallati e il mio cervello ha impresso a fuoco quei colori e quelle forme dentro di sé. Terrificante. Ci ho messo due settimane a farmela uscire dalla testa, poi ho avuto altre cose belle da fare e altre ragazze con cui fare l'amore e questo ha attutito la cosa, ma è stato comunque un bel pugno nello stomaco. Quando l'ho vista dal vivo, ho capito che avrei dovuto farla mia immediatamente, prenderla almeno per una sera e portarla via con me e vivere un amore lungo e intenso di venti ore. Poi è successo e mentre la abbracciavo, per un attimo mi sono distratto e ho pensato al fatto che non avrei potuto dormire con lei quella notte. Non si può avere tutto, ma ho avuto già tanto. A volte sembra troppo e aspetto la vendetta del cosmo sulla mia nuca indifesa. Ho riempito la stanza di petali di rosa che facevano una linea dalla porta al comodino, un po' erano sui cuscini e un po' sul letto, si sono incastrati tra i suoi capelli e io non gliel'ho detto perché la cosa mi faceva sorridere. Era troppo bella e il mio cervello era strapieno di endorfine e pensava che sarebbe stata un'ottima idea prenderla e portarla da me e vivere insieme. Vivere insieme? Pazzo furioso. Fortunatamente non ne ho la possibilità e capisco che mi serve qualche amico fidato che possa fermarmi dal prendere decisioni simili. Altro che. E io farò lo stesso con lui.

Questa stronza mi ha fatto andare in un altro mondo e ora mi contatta anche troppo spesso, il problema è che quasi mi piace parlarle, ma siamo troppo lontani. Mentre ascolto un album dream pop mi trovo fatto e affamato a mangiare cioccolato e una banana. Penso che dovrei stare attento a cosa mangio ancora di più del solito perché ora non vado in palestra, mi sono infortunato, e devo tenere il fisico in forma. Ricorda l'obiettivo alto del mese, ricordalo. D'altra parte due, o tre, mie amanti mi faranno perdere tutti i liquidi in eccesso nel giro di un mese e quindi gli addominali saranno ancora visibili. Poi esco e vado ad un concerto post punk e oscillo un po' tra la folla mentre un biondo impasticcato non riesce a stare fermo e balla come un raver. Torno a casa all'una e cucino la cena, poi vedo un film lungo tre ore e a metà di questo una ragazza della casa di fronte torna e accende la luce in camera, si toglie la collana, forse sta per spogliarsi. Magari è ubriaca, magari no. Ritorno a guardare il film, ma la visione periferica ha già deciso cosa tenere d'occhio e infatti dopo dieci minuti vedo movimenti strani. Da qui, non mi sono neanche dovuto spostare dal divano, si vede solo la faccia che va avanti e indietro, mi chiedo dove si trovi il letto in quella stanza e per quale motivo dovrebbe essere vicino alla finestra. Eppure ogni tanto lei va giù e su, come se stesse sopra. Sempre se sta scopando. La cosa dura credo venti minuti e ogni tanto lei si ferma e non si vede per un po'. Alla fine si alza e si scopre che è sempre stata vestita con un pigiama leggero e non c'è nessun altro nella stanza, quindi si è solo fatta una sessione di vibratore intensa come buonanotte, giustissimo così. A saperlo, potevo farmi vivo e propormi. La prossima volta.

Questa stronza è qui vicino a me e le tengo i capelli stretti e per la prima volta in un po' di tempo non sto a pensare ad un'altra, ma sono concentrato su di lei e solo su di lei. La musica è sempre la stessa e io le faccio qualche foto perché il mio cervello non può ricordare perfettamente, per quanto lui si sforzi, ogni dettaglio della sua pelle e del suo viso. Devo guidare fino a casa e stare attento a non distrarmi per guardare questo diamante che è sul sedile del passeggero. Mi chiedo se sia io a volerci vedere troppo dentro di lei o se la stia idealizzando solo perché è una figa terribile. E quindi vorrei avere davvero del tempo per conoscerla, per vedere se quel fiore può essere coltivato, se c'è speranza per il futuro e per il mondo. Ci vedremo fra quattro o cinque mesi e forse lei si ricorderà di me. E' tutto da vedere, per ora è andata bene così.

Questa stronza mi ha consigliato la canzone che proprio ora metto prima di chiudere il post, ballo sul posto e muovo le braccia, in una mano l'accendino, nell'altra la torcia. Che poi l'ho chiamata stronza, ma è per me è un termine positivo, è di quella che ha capito un paio di cose importanti della vita e di quella di cui mi sono innamorato in due secondi.




01/11/17

The Project. Alex - Part 5.

Il giorno dopo essere tornato in città, mi incontro subito con un paio di amici in una piazza per bere una birra, loro, e per fumare, tutti insieme. Usciamo già tardi e restiamo su una panchina ad aggiornarci degli ultimi mesi, tra lavoro, università, scopate e vita di tutti i giorni. Avevo mandato un messaggio ad Alex, nel pomeriggio, dicendole che sarei stato in giro per tutta la sera. Per le undici mi chiama e mi chiede se mi può raggiungere. Nessun problema, rispondo. Arriva come sempre: da sola, camminando piano, apparentemente pensierosa e con lo sguardo principalmente rivolto verso il basso. La scorgo già quando ancora non è neanche entrata nella piazza e mi avvio verso di lei per abbracciarla. Bellissima come sempre. Non posso stare troppo con lei perché un mio amico riparte il giorno dopo, però lei si aggrega volentieri alla nostra compagnia e dopo un po' finiamo al parco a fumare, bere e suonare la chitarra. Il gruppo per un attimo si è allargato, siamo diventati, non so come, dieci, poi dopo un paio d'ore siamo rimasti solo noi quattro: io, Alex e i miei due amici. Restiamo a cantare ed a parlare un po'. Poi Alex va via. Riaccompagno i miei amici a casa.

Ci rivediamo un paio di volte e in una di queste lei viene a prendermi in macchina e andiamo a casa sua. Non ci andavo da una vita. Alex si apre una birra, io non voglio bere, solo fumare. Prende la chitarra e mi canta alcune canzoni, io le canto anche qualcosa. Ricordo di aver suonato Suzanne di Leonard Cohen. Sono fatto e le mani mi tremano come se avessi un principio di Parkinson. Magari è così e io non lo so. Comunque continuo a fumare e intanto Alex mi fa un caffè freddo con dello zucchero che mi fa riprendere le trasmissioni tra i neuroni. Poi torniamo in centro per fare serata. Guida lei e secondo me stiamo andando troppo veloci, ma ci sono due fattori da considerare: quando sono fatto, già andare a 60 all'ora mi risulta veloce, anche se guido io; quando sono nel sedile del passeggero sono restio a fidarmi di chi guida. Ma so che Alex fa questa strada tutti i giorni, quindi mi fido. Arriviamo in una piazza del centro piena di ragazzi. E' sabato sera. La nostra destinazione è il compleanno di un amico di Alex, che io conosco di vista. Non ci ho mai interagito, ma mi è sempre stato intuitivamente simpatico. Conosco anche qualcun'altro che è presente alla festa. La festa è sui gradoni della piazza, siamo tutti in piedi e su una specie di davanzale, di quello che prima era una parte di un ex mercato, poggiamo tutti gli alcolici. Io bevo pochissimo, un borghetti, due. Neanche lo spumante. O forse lo spumante sì. Ovviamente si fuma. Tutti i presenti hanno interagito a più gradi con le droghe. Tutti. Anzi, probabilmente io sono quello che si è drogato di meno fra tutti questi. Uno dei ragazzi mi chiede una cartina e io gli passo anche il filtrino. Comincia a fare una canna e mentre parliamo mi giro un po' intorno. Metà dei partecipanti sta facendo una canna. Un ragazzo con i dread, dei pantaloni larghi e un cappellino nero, sta tritando dell'erba con le mani mentre la sua ragazza attacca due cartine. La sua ragazza avrà diciotto anni, al massimo. Ha degli occhi verdi chiarissimi, una carnagione scura, di quel colore che potrebbe avere una cubana, e un viso stupendo. Fumiamo tutti insieme. I discorsi contengono molto spesso esperienze di droghe. Il festeggiato e la ragazza vivono a Roma e una volta al mese, o anche di più se ce n'è la possibilità, trovano dei rave party in giro per l'Italia e vanno a prendersi più droghe possibili. E' una vita interessante. Rave, after. Ketamina, md, morfina, cocaina, speed, lsd, funghi. Tutto quello che si trova. Poi scopano da strafatti nelle tende. E' sempre una grande esperienza sensoriale. Sembrano una bella coppia perché hanno questa voglia di intossicarsi che è dello stesso livello. La serata finisce. Forse vado via prima io perché dovevo incontrare un altro amico, o forse andiamo via insieme.

Qualche giorno dopo ci salutiamo prima che parta per un paio di settimane. Sono nel cortile di un mio amico, con un sua sorella e un altro amico. Sicuramente parlavamo di qualcosa di poco serio, ma in maniera molto seria. Potrebbe essere stato il sole o il fatto che la terra non fosse chiaramente piatta. Alex si aggiunge e parliamo di musica. La saluto e spero di vederla presto. Il futuro è ancora incerto in questi giorni. Non so quando ripartirò e mi sembra di avere poco tempo. Dopo aver incontrato lei ho, nel frattempo, fatto scorta di hasish e alterno i miei giorni invitando ragazze e amici a casa, a fumare, ad ascoltare la musica. La cosa continua per parecchio e intanto Alex ritorna e si inserisce in questo loop. L'ultima settimana viene a casa mia quasi ogni giorno. Una volta porta la chitarra, una volta vediamo un film mentre fumiamo. Restiamo sul balcone una sera a fumare ed a parlare dell'universo e della vita. Alex è seduta in un angolo del mio balcone. Io sono seduto sulla soglia ed ho in mano un bicchiere di carta che usiamo come posacenere. Mentre fumo mi chiede se io sia triste o scazzato. Lo sembro? Non mi pareva. In verità sono felice, le dico. Sono sempre felice quando lei è vicino a me. E' come avere un gioiello davanti agli occhi. Lei non lo sa e non riesce a percepire le sue potenzialità. Io le vedo. Quella principale, è quella che anche lei può essere felice, data la giusta situazione e il giusto luogo. Questa è l'unica cosa che mi interessa. Amo Alex alla follia e gliel'ho spiegato il meglio possibile.

La settimana scorre in un via vai di situazione in cui, in qualche modo, io ed Alex siamo sempre presenti insieme e sempre vicini. Tanto che non distinguo un giorno dall'altro. Abbiamo sempre fumato, siamo stati in giro, siamo stati a casa, abbiamo incontrato amici diversi, siamo stati in diversi pub, bar e parchi della città. Abbiamo comprato interessanti quantitativi di droga. Ci siamo visti di pomeriggio per andare a prendere un caffè. Una volta è venuta a casa a cucinarmi il pranzo e poi è rimasta fino a sera, quindi si è fermata a sistemarsi. Era bello vederla nel mio bagno a pettinarsi i capelli e a truccarsi mentre ascoltavamo un live di David Bowie. Siamo stati sdraiati insieme. Anche senza dire nulla. Per me è una cosa fantastica. Una sera mi ha portato dei brownies fatti da lei insieme ad una rosa colta dal suo giardino. Un petalo è qui sul muro. Il significato che ha un petalo di rosa per me è immenso e la cosa mi ha fatto parecchio felice. L'ultima sera la passo con più amici possibile, saluto tutti quanti e rimango in giro fino alle cinque di mattina, quando devo alzarmi alle sette per andare in aeroporto. Alex la saluto per le tre, quando lei va a casa. La accompagno alla macchina. Siamo fatti e lievemente brilli. La abbraccio e le sussurro nelle orecchie. I love you.

I love you too.







21/09/17

The Project. Iman - Part 2.

Devo scendere di casa alle 2.30. La mattina ho ben poco da fare quindi mi alzo alle 11, organizzo la valigia e mi rilasso. Vinile dei Pink Floyd e ultima torcia sull'amaca. Si va.

Scendo dall'aereo e visto che sono quasi tutti turisti non parte il solito applauso. E' già un buon segno. E' tardi e mi dirigo verso Doc che mi viene incontro sulla strada principale. Arriviamo a casa e ne accendiamo una. Ceniamo con calma verso mezzanotte e intanto cazzeggiamo, fumiamo, fumiamo, fumiamo. Bellissima serata, ma ci distraiamo un attimo e si fanno le 2.30. Lui domani deve andare in palestra presto e allora ognuno nella sua camera. Rimango sveglio fino alle 3.30 perché non ho sonno e parlo con Iman organizzando un breve appuntamento di conoscenza la mattina dopo. Me lo piazza alle 10.30, ma per una serie di motivi arriva circa un'ora dopo. Doesn't matter.
Ho dormito solo 4 ore perché non sono abituato a questo caldo. Terrificante. Io sostengo sempre che 30 gradi sia la temperatura perfetta e dovrebbe essere perenne. Qui c'è troppa umidità, però.
L'appuntamento è al colosseo. Ci sediamo in un parchetto vicino. E' la prima volta che ci vediamo. L'ho conosciuta mesi fa su internet. Siti strani che frequento che hanno portato a coincidenze assurde, una strana chimica, per cui Iman dovevo assolutamente incontrarla. Il caso vuole che lei sia nella capitale per una laurea proprio quando io ritorno in italia. Fucking fantastic. Ci siamo organizzati per passare un giorno insieme, ma quello è domani. Oggi parliamo di stronzate. Iman ha diciotto anni ed è mulatta. Insomma, è il paradiso. Cerco di non guardarla troppo negli occhi. Credo di mettere troppa pressione perché tecnicamente io non distoglierei mai lo sguardo. Devo sembrare una persona affidabile, sebbene tutto sia palesemente chiaro tra di noi. Ha delle belle gambe e delle belle labbra. In foto è una cosa, di persona è molto meglio di quello che speravo. Dopo mezz'ora devo tornare a casa perché sono uscito con l'unico mazzo di chiavi e Doc deve tornare a casa dopo la palestra. L'idea era di portarla immediatamente a casa, ma lei aveva il pranzo di laurea e non poteva scapparne, quindi mi accompagna sotto casa e poi torna in metro.
Il pomeriggio io e Doc vediamo una serie tv, prima di andare a fare la spesa e, ad ora di cena, c'è un fantastico posto greco dove fanno dei cazzo di gyros eccezionali. Ne prendo due, valutando anche un terzo. Li mangio in cinque minuti e sono ampiamente soddisfatto. La sera la passiamo con un paio di amiche, a fumare e a guardare video del cazzo su youtube. Sicuramente meglio di qualche b movie che era stato proposto. Per l'una e mezza loro vanno via e anche noi cerchiamo di fare i bravi. Canna della buonanotte.

In tutto ciò, Iman deve venire a casa il giorno dopo e passare la giornata e la notte con me. Fin qui, tutto ok. Solo che non mi ha dato un orario preciso e doveva darmelo in serata. Attendo un po'. Non la contatto. O forse un messaggio glielo mando, non ricordo. Alle 2.30 nessun segno di vita. Mi serve sapere se posso dormire, o meno, e recuperare un po' di sonno. Il problema non si pone perché mi sveglio ogni mezz'ora e verso le 5 non riesco ad addormentarmi più. Alle 8 sono in piedi. Ore di sonno: 3, massimo 4. Faccio sogni inquieti di cui ricordo solo il principale: sto scopando con Iman e va tutto alla grande, ma il sogno, da gran bastardo, finisce prima che io possa venire. Cazzo, non si fa. Mi sveglio incazzato come una iena. Il cellulare non presenta notifiche degne di nota. Mi viene in mente qualcosa come "DEVO PORTARE NELLA VITA REALE LA GUERRA CHE HO IN TESTA". Voglio organizzare delle stragi. Per rilassarmi un attimo faccio 70 flessioni di fila. Sto già meglio. Alle 9 Iman si fa viva e mi dice che è disponibile solo per le 2.30. Va bene. Più o meno. Non mi dovete dare troppo tempo! Organizzo stragi, cazzo. Per fortuna mi chiamano per un colloquio e quindi perdo un po' di tempo a preparare qualche informazione da sparare a qualche business man quando sarà necessario. Alle 2.30 vado a prenderla in metro. Si porta dietro uno zaino grigio ed una valigia nera. Pantaloncini corti e una camicetta sottilissima rossa che non le copre neanche l'ombelico. E' difficile non guardarle le gambe. Doc è in casa, chiuso in camera, ma fingiamo che non lo sia per non mettere pressione alla ragazza. La mia camera è completamente dalla parte opposta della casa, quindi non ci sono problemi di rumori. Le faccio poggiare la valigia vicino al balcone, poi Iman va in bagno. Chiaramente in preparazione di quello che tutti stiamo aspettando. Brava ragazza. Io ballo un po' mentre metto 3-4 album di fila al pc, così non devo interrompermi per cambiare musica. Appena torna, io sono sul letto a cantare, rilassato e contento. Lei mette in ordine qualcosa, non ci faccio caso. Poi si siede sul letto, io mi sono alzato intanto e le salto addosso. Da lì, è tutto in discesa. Passiamo il pomeriggio a sudare e venire, ripetutamente. Non c'è aria condizionata e non si può tenere la finestra aperta perché sarebbe peggio. Fuori il suole impazza. Fumiamo un paio di canne nel pomeriggio. Io non ho pranzato e non pranzerò, ma a metà pomeriggio prendo una tavoletta di cioccolato che ho comprato solo per lei e gliela offro, ne mangiamo qualche pezzo insieme. Mentre parla, quando ci riposiamo, le accarezzo le guance e le gambe. E' perfetta. Ha un corpo perfetto. La sera lei cucina per me e ceniamo prima di andare sul balcone a fumare e parlare un po' di noi. E' bello parlare con lei. E' fresca, è viva. La faccio uscire dalla camera e metto delle candele in giro per la stanza. Già le altre volte pomeridiane erano state belle, ma la sera facciamo veramente l'amore. In faccia a voi che crediate non sia possibile. E lei sta per svenire un paio di volte. E anche io per un attimo rischio l'infarto perché la giornata è stata stancante e il mio cuore per un attimo dice "cristo, basta!". Crolliamo abbracciati per l'ennesima volta. Questa era l'ultima. Lei ha il bus per tornare a casa il giorno dopo alle 9. La sveglia è stata messa alle 7 e qualcosa, credo. Io dormo pochissimo, lei un po' di più. Non posso dormire con lei vicino. Resto sveglio a guardarla dormire e ad abbracciarla e ad accarezzarla e a sistemare il lenzuolo sopra di lei quando sembra avere freddo alle spalle. Quando si sveglia, facciamo qualche foto ricordo. Mi guarda con gli occhi a cuoricino e si prepara. Mi fa uscire dalla stanza e mi lascia un bigliettino, infilandolo in uno dei miei taccuini, ringraziandomi per la giornata passata insieme. Come fai a non innamorarti? Ci baciamo le ultime volte. La accompagno alla metro e ci salutiamo. Ci rivedremo in futuro, garantito.

14/03/17

The bender.

Giovedì.

Finisco di lavorare e torno a casa. Non c'è tempo per studiare, perciò mi rilasso un attimo e ceno ad orari bruschi come le sette di sera. Il tutto perché alle nove devo andare ad un concerto con Greg e Maggie che si trova dall'altra parte della città. Mi ingollo una bistecca con degli spinaci surgelati cucinati malissimo, ma va bene così. Infilo due succhi di frutta alla mela nello zaino, una bottiglietta d'acqua e preparo due canne per la serata. Mi avvio lentamente verso la metro, in puntuale ritardo, e arrivo a destinazione trovando Maggie sulla banchina ad aspettarmi. Usciamo dalla metro e rintracciamo Greg che era ovviamente uscito dall'altra parte. Greg e Maggie sono due colleghi di lavoro, lei è polacca, lui è francese. Bei tipi. Sanno sembrare professionali quando c'è il bisogno, e almeno Maggie lo è davvero.
Ci avviamo verso il posto del concerto che dovrebbe essere una specie di centro culturale, quindi centro sociale. Tira un cazzo di vento e non riesco ad accendermi la canna in mezzo alla strada, pioviggina anche un po'. Rinuncio e penso che me la fumerò dentro. Arrivati lì, notiamo subito che i cessi sono fuori dall'edificio. Entriamo in uno stanzone enorme e quasi vuoto se non per tre serie di divani organizzati in modo da offrire un punto di dialogo ai fattoni vari ed eventuali. C'è ancora poca gente. Poi passiamo un'anticamera ed entriamo nel luogo dove c'è il palco, il bancone del bar e altri divani e tavolini. Paghiamo l'offerta libera e una bambina ci timbra il dorso delle mani. Ci sistemiamo su di un divano, poggiamo i giubbotti e ci attrezziamo con la vodka polacca di Maggie, i bicchieri di Greg e il succo di frutta alla mela, creando un cocktail pesante, ma abbastanza buono. Io accendo la prima canna. Beviamo e fumiamo un po', tutti quanti. Greg lo sapevo che apprezzava l'erba, ma Maggie quasi non me l'aspettavo. Però sono contento, certe esperienze vanno condivise completamente quando si è insieme.
La band per cui siamo venuti, su mia proposta, è una band francese di rock sperimentale, o math rock, se vi dice qualcosa, e suona come seconda band. Li ho già visti qualche mese fa e hanno spaccato di brutto. Mi sono scaricato due loro album e me li sento con piacere anche se i testi non sono spesso comprensibili, nonostante cantino in inglese. La band prima di loro è composta da una ragazza che canta e un mezzo barbone che mette la base elettronica giochicchiando con la consolle. Lei canta in francese e una canzone, ovviamente, dice "fuck the police" o qualcosa di simile. Credo sia quasi obbligatorio che almeno una delle band suoni una canzone contro la polizia in un posto del genere.
Continuiamo a fumare finché non è il momento del gruppo francese. Poi ci sistemiamo sulla destra dello stanzone con il palco, dato che il centro era già occupato da un po' di gente. Così stiamo in disparte, vediamo tutto, ma possiamo bere e fumare con calma. Io ho lo zaino sulle spalle perché fidarsi è molto interessante, ma in un posto del genere non si sa mai. Anche se non c'è quell'atmosfera da fattoni tossici che ti rubano tutto, ma piuttosto del "vogliamoci tutti bene". Si percepisce.
Il gruppo parte con un'energia incredibile e noi cominciamo a muovere la testa a tempo, a ballare sul posto muovendoci a cazzo, sempre di più, sempre di più. Caccio la seconda canna e fumiamo lì, mentre continuiamo a bere. Passo la canna a Maggie che chiude gli occhi, fuma e continua a ballare. E' bella da vedere. E' stupido, ma stiamo vestiti da lavoro tutto il giorno e poi quindi non ci aspettiamo di vederci mezzi sballati. Eppure nessuno di noi è neanche vicino ai trenta.
Balliamo, balliamo, mi godo il momento. Sono abbastanza di fuori tra alcol ed erba e sono felice che ai miei amici piaccia la band. Sono fortissimi. Durante l'ultima canzone, il cantante scende dal palco e suona la tastiera in mezzo alla gente. E' un ragazzo come noi. Bravissimo. Sa bene come mantenere l'attenzione del pubblico. Lo copriamo giustamente di applausi e poi torniamo sul nostro divano a finire l'alcol. Parliamo di come stiamo vivendo l'esperienza lavorativa e di cosa faremo nel futuro. Maggie andrà a fare un master in Olanda. Mi dice quasi con gli occhi lucidi che non vuole invecchiare e mi chiede di andarla a trovare in Olanda. Dopotutto è vicino. E c'è la droga. Sicuramente andrò, le dico. Non seguiamo la band successiva, ma approfittiamo del fatto che siamo completamente fatti e soddisfatti per uscire e prendere l'ultima metro per poter tornare a casa.
Torno a casa e tutti i coinquilini dormono perché il giorno dopo lavorano. Io ho preso il giorno libero venerdì e non ho di questi problemi. Ma sono abbastanza stanco. Perciò, fumo una canna finale mentre ascolto musica a caso e mi butto sul letto.





Venerdì.

Mi alzo a mezzogiorno e faccio colazione. La colazione attuale consiste in due uova, due fette biscottate con burro d'arachidi, una banana, un bicchiere di succo di frutta. Di solito d'arancia, ma ora è avanzato quello alla mela dalla sera prima. E' il mio giorno libero perciò rimango un po' in pigiama e mi fumo una canna sui materassi che abbiamo messo nell'angolo televisione stile harem dei poveri. Molto funzionale e molto comodo. Mi riprendo mentre sale Antonella, appena svegliata anche lei dato che ha lavorato la notte. Cerca di riprendersi, ma sta chiaramente dormendo. Io faccio un'altra canna. Penso di essere rimasto sul divano fino alle cinque. Poi mi sono alzato e ho pranzato. Devo farmi una doccia. Sto sfatto. Sotto la doccia mi riprendo un po', ma sono ancora frastornato e focalizzo la mia attenzione sul non cadere fuori dalla vasca e sul godermi l'acqua calda. Successo. Torno in camera e faccio un'altra canna mentre torna Giuseppe dal lavoro. Si aggiunge subito, ancora vestito bene, a fumare in camera mia. Decidiamo di cenare fuori, sushi. Non abbiamo finito la canna e ce la portiamo in macchina, senza neanche aprire il finestrino. Giriamo un po' per trovare parcheggio e poi ci infiliamo nel locale. Venti minuti di fila, e va bene, è uno dei migliori per qualità/prezzo, e finalmente ingolliamo maki come se piovessero, inzuppandoli indifferentemente in due salse di soia, una dolce, una salata. Usciamo dal sushi soddisfatti ed il prossimo passo è un pub. Parcheggiamo vicino ad un laghetto, vicino ad una piazza principale che pullula di gente che balla e beve, ma principalmente fa la fila per prendere un cazzo di drink da un barista ventenne che deve ricordare le ordinazioni di quindici persone. Guardiamo il laghetto mentre fumiamo un'altra canna prima di entrare nel pub. Nel pub non c'è posto, quindi prendiamo le birre e ci rintaniamo nella sala fumatori. E' piccola e devi scendere delle scale per arrivarci. Ci saranno dieci persone. Due gruppi di amici e un paio di coppie. Un nero si prepara un cannone impassibile sotto gli occhi della telecamera che guarda tutta la stanza. Noi abbiamo finito tutto quindi ci concentriamo sulle birre. Quel che ci è possibile. Almeno parlando per me. Non sono assolutamente lucido e mi perdo a guardare una tipa figa con dei jeans attillati e una camicia gialla a fiori. Ogni tanto sorseggio la birra. Ritorno nel mondo reale quando Antonella dice di essersi portata del fumo, "in caso di emergenza", e Giuseppe propone di farne una direttamente lì. Nonostante l'odore possa sentirsi chiaramente in una stanza così piccola, nonostante la telecamera e nonostante i camerieri che entrano ogni tanto a ritirare bicchieri vuoti. Dopo una breve votazione, decidiamo che la canna va fatta. Giuseppe si nasconde dietro di me e scioglie il fumo. Poi la fumiamo a turno cercando di non dare nell'occhio. Non so con quale successo, ma nessuno ci ha rotto i coglioni, men che meno i camerieri. La tolleranza in questo paese è altissima o siamo noi che osiamo tanto e restiamo impuniti? Belle domande.
Torniamo a casa. Camera mia. Ultima canna.

Mando un messaggio a Judy. E crollo.






Sabato.

Mi sveglio e da brutta persona resto nel letto per un'ora e passa mentre messaggio con Judy e ci aggiorniamo vagamente e brevemente sui nostri trascorsi. Non ci sentiamo da un po'. Intanto wake 'n bake. Non fatelo, bambini a casa! Metto su Bob Dylan, il concerto, quello vero, non quello dove gli gridano "Judas!", alla Royal Albert Hall del 1966. Fumo. Pranzo. Fumo. E mi vengono idee strane. Non sono ormai lucido da un giorno e mezzo e fantastico su incubi ad occhi aperti di me e Judy che ci riuniamo, di me che tento il suicidio invitandola a convivere con me. Ma Judy in una città come questa mi prende e mi rivolta come un calzino lasciandomi con i nervi scoperti come i Simpson nel finale di una delle puntate di Halloween. Non dirmi che non te la ricordi.

Nella vita reale, il mio videogioco preferito, cammino e vado ad una festa, conosco gente, fumo sul terrazzo del locale importunando ragazze a caso. Prendo numeri che non daranno una risposta, ballo un po', scappo dal locale perché mi sono rotto il cazzo di socializzare. Ma non mi sembra di fare nessuna di queste cose. Ho il cervello altrove e sto sognando ad occhi aperti, ad ogni passo che faccio. Parlo con persone, ma non sono lì. Sto parlando con me stesso, rielaborando i messaggi di Judy e cercando di capire se c'è uno spiraglio in cui io possa infilarmi per dire "sai, Judy, vediamoci, parliamo, guardiamo un film mentre fumiamo, come ai vecchi tempi". E vado un po' troppo oltre perché non conosco la sua situazione attuale, a parte quello che vuole lasciare trasparire. Potrebbe avere un ragazzo come no. Non mi importa. Gli spacco la faccia perché mi assomiglia troppo. Sono nel letto alle cinque di mattina e cado in un sonno profondo mentre la candela che ho acceso nella stanza rimane l'unica luce, l'unica via da seguire.

Nel sogno sono in una specie di festa in una villa con all'interno una piscina verso cui io e Judy ci stiamo dirigendo. Un maggiordomo ci ferma prima di farci entrare e lascia passare solo lei spiegandomi che "devi smetterla di fare il grande Gatsby, Urno". Judy entra senza preoccuparsi di me e immediatamente abbraccia un tipo che sembro io qualche anno fa. Magari sono proprio io. O è solo uno che mi somiglia in modo incredibile. Non mi lamento con il maggiordomo. Lui mi dice pacatamente "questo è l'inferno". Io mi giro e vado in un salone in cui, in una comoda gabbia, c'è uno specchio nero. Il riflesso mi parla.

"E' finita. Hai sbagliato. Cosa vuoi recuperare? Ti senti in colpa, piccino? Gli errori passati sono errori passati, non si può fare nulla."
"Voglio ossigeno. Voglio trattare Judy come dovrebbe essere trattata da quei coglioni che non hanno le capacità per tenerle testa."
"Neanche tu le hai. Lo sai che ti ucciderà."

Ma io lo voglio.

Lo specchio nero è ora in una radura. Sono io dentro la gabbia e dalla destra arrivo io, di nuovo, con gli occhi iniettati di sangue, una lancia in mano, a petto nudo, e questo altro me si dirige verso di me con la netta voglia di uccidermi. L'adrenalina mi sale in corpo e con le unghie scavo nelle sbarre della gabbia, senza successo. L'altro me infila la lancia nel terreno, poco fuori dalla gabbia, si ferma e mi guarda negli occhi, quasi premendo la faccia contro le sbarre. Mi piace molto di più questa parte di me, ora che la guardo. Lui chiude gli occhi, fa un respiro profondo, torna a guardarmi e mi dice:

"Devi smetterla di pensare che tutto riguardi te. Non sei il centro del mondo. Sei di passaggio nelle vite degli altri e come loro hanno influenza, tu non ne hai su di loro. Non hai quel peso che pensi di avere. Sei nulla. Sei passato. Sei finito."
"..."

Sono un re. Mi hanno rubato le regine.

"C'è qualcuno più importante di te. Come hai fatto a non capirlo? Sei FUORI, ragazzo. Ora, tutti i tuoi sogni di salvezza a chi si rivolgeranno?"
"A me stesso."

Non dal perdono vostro, ma dal mio sarò perdonato.

L'altro io mi sorride e mi passa la lancia gentilmente. So cosa devo fare. La lancia scalfisce le sbarre e comincio a distruggerle per liberarmi.

Mi sveglio, la candela è ancora accesa. Dormiveglia. Mi riaddormento.

Sogno Judy che cerca di capire come finire un puzzle mentre mi racconta dettagli su droghe e amore e di come lei faccia male a chiunque. Io e Judy ci siamo sicuramente fottuti, in gran parte, i recettori della dopamina grazie al nostro continuo ed imperterrito abuso di droghe di vario tipo. Mi chiedo se riuscirò ad essere felice anche senza droga in futuro. Mi chiedo se lei se lo chieda. Mi riempie di dettagli per cercare di fare stare male me, ma io la ringrazio e le chiedo di dirmi di più. Piccole cose che mi scalfiscono per un secondo e poi passano oltre. Allora mi siedo al tavolo dove è lei e le racconto un aneddoto io.

"Sai, Judy. Ho fatte delle cose terribili. Una delle più simpatiche riguarda te. Avevo fumato, forse anche bevuto. Ero con una ragazza che mi piaceva a giorni alterni. Le volevo bene, ma non c'era niente di più e sapevo che non ci sarebbe potuto essere. Quella sera, però, cominciammo a scopare e con il passare dei minuti, sarà stata la droga, sarà stato l'alcol, la faccia di lei è cambiata. Si è trasformata completamente. E' diventata la tua."

Judy finge di non prestare attenzione, ma i suoi micromovimenti mi fanno capire che sta seguendo molto bene.

"E allora ho fatto l'amore con quella ragazza vedendo la tua faccia, credendo di farlo con te. E lei anche credeva lo facessi con lei, ma non era così. Terribile se l'avesse scoperto, non credi? Ma non ci vedo nulla di sbagliato. E' stata un'esperienza bella."

"Vai via.", mi dice lei.

"Sono qui perché mi serve della droga. Lo sai che non ho contatti qui. Prendimi un grammo e poi vediamoci. Una notte."

Il puzzle diventa 3d e prende la forma di un rombo arancione. Lo butto giù con la mano e torna in mille pezzi. Judy si alza, mi dà le spalle e parla.

"Ogni volta che amo qualcuno, creo casini nella sua vita."

Storie sentite mille volte.

"Non vado bene."

Si gira e mi mostra le sue cicatrici. A me viene solo voglia di baciarle e dirle che è amata. Lei va via camminando piano. Io le urlo dietro:

"Io ti amo, eppure non mi sembra che questo crei problemi nella tua vita. Al massimo li crea nella mia."




Domenica.

Mi sveglio di nuovo con una sensazione di dolore al petto.

Le parole dell'altro me venuto dallo specchio tornano a marchiarsi a fuoco dietro la mia fronte:

C'è qualcuno più importante di te. Come hai fatto a non capirlo? Sei FUORI, ragazzo. Ora, tutti i tuoi sogni di salvezza a chi si rivolgeranno?

Mi metto seduto su un lato del letto.

A me stesso.

Guardo i post-it sul muro. Uno dice:

TROVA IL MODO.

FAI FUNZIONARE LE COSE.

Un sorriso mi squarcia il volto. Con la lingua massaggio la punta del canino destro. Mi alzo.


06/09/16

Settembre. Parte 2. (Ovunque)

E' venerdi'.

Mi sveglio e visualizzo i messaggi sul cellulare. Whatsapp. Ce n'è uno breve e conciso: "non sei dove dovresti essere".

E' tardi.

Mi riaddormento per venti secondi e faccio un sogno lunghissimo in cui sono ad un concerto metal e incontro una ragazza di nome Tonia che avevo conosciuto ad un concerto precedente. Mi risveglio e rileggo il messaggio. Non era quello che avevo letto prima, ma il significato rimane lo stesso. Ma è venerdi' e cerco di non avere tempo per riflettere: fumo e vedo un film, poi mi sistemo e mi fiondo verso un party in casa. Fumo anche li' e arrivo a casa alle 4.30 di notte e per una semplice distrazione mi schianto sulle scale di marmo, cadendo perfettamente sul braccio sinistro. Mi faccio un male cane. Malissimo, ancora di piu' di quando ho fatto l'incidente e sono volato sull'asfalto. Mi tiro su senza bestemmiare ad alta voce. E' buio e sono sicuro di stare sanguinando o sul punto di sanguinare, non controllo e mi butto a letto. Devo pensare ad altro. Penso a quando sono andato in ospedale dopo l'incidente e mentre la dottoressa mi medicava la mano piena di terriccio e foglie e sporco, mi diceva "non guardare", prima di scartavetrarmi la ferita, e io "ma mi piace guardare".

Abbraccia il dolore, è una delle poche cose che sono tue veramente. Dopo mezz'ora mi addormento. Sabato fumo tutto il giorno e arrivo al solito punto in cui perdo il libero arbitrio e comincio a muovermi in automatico e senza pensare. Cucinare in queste condizioni è sempre molto strano. Non che non sia efficiente, ma mi sembra di non avere il controllo: faccio tutto perché qualcosa mi spinge a farlo, ma non c'è un processo decisionale alla base dei miei movimenti. Dovrei fermarmi, dovrei fermarmi. Ogni tanto mi fermo a guardarmi nello specchio, mentre mi stropiccio gli occhi e sento gli addominali che mi fanno male per la posizione scomoda in cui sono seduto sul divano. Poi metto musica, l'ultimo album dei Crystal Castles, e mi sdraio.


 


E' tardi.

Ho finito di leggere Addio alle armi e il finale è stato troppo repentino per lasciarmi sconvolto. Allora prendo un taccuino e comincio a scrivere "sono irrequieto perché non mi sento coerente con me stesso e al tempo stesso mi giustifico della mia incoerenza perché è troppo tardi". L'irrequietudine e l'inquietudine non mi danno neanche fastidio. Mi sento vuoto, ma di un vuoto che non sento come negativo, ma quasi positivo. Forse cosi' doveva sentirsi Buddha. E io so pensare, so aspettare e so digiunare. Pare si possano raggiungere risultati notevoli con queste conoscenze. Entro due anni vi faccio sapere. Parlo ad alta voce per riflettere meglio e rispondermi piu' lentamente di quanto farei in mente.

Perché non sono finito in galera come tutti gli psicopatici che, come me, hanno una bassa attività in determinate aree dei lobi frontali e temporali, ovvero quelli collegati all'empatia, alla moralità e al controllo di se stessi?

E invece sono uno psicopatico pro-sociale.

Io, pro-sociale?

Lascia stare, si dice cosi'. Significa semplicemente che, sebbene hai difficoltà a provare empatia per gli altri, nel 99% dei casi, comunque riesci a seguire abbastanza le regole della società e sei riuscito sempre a fermarti dal commettere omicidi.

(Per maggiori informazioni sul mio cervello: http://www.smithsonianmag.com/science-nature/the-neuroscientist-who-discovered-he-was-a-psychopath-180947814/?utm_source=mentalfloss&no-ist)

Effettivamente sono riuscito a fermarmi in un paio di occasioni e, guardando indietro, è stata una buona scelta. In galera non ci si diverte molto.

E' tardi.

Ricordatelo.

Vorrei ricordami a cosa pensavo tutti quei pomeriggi che passavo da solo in stanza, quando non c'era lo smartphone a bruciarti il cervello e tenerti occupato 24 ore su 24. A cosa pensavo? Alla morte, alla vita.

Memento mori, dottore.

Ora hai cosi' tanti progetti e non hai neanche tempo per pensare alla morte.

Quando c'è la morte, non ci sono io. E perché sei passato alla seconda persona?

Per non farti sentire solo, per farti pensare di stare a parlare con qualcuno.

Non me ne frega. Non c'è mai stato nessuno quando serviva e non c'è mai nessuno quando serve.

Ah, le solite stronzate che si dicono. Sei tu che ti rinchiudi. Prendi il primo aereo, sai che è tardi.

Non posso.

E smettila di vivere con il freno a mano. Brucia tutto.








Prendo l'aereo, ma è tardi, anche se quando poggio il piede a terra sono felice. Ho già rimpiazzato i progetti saltati con altri progetti piu' esagerati e malati. Nel migliore dei casi ne andrà in porto uno, ma è cosi' che ho sempre giocato. Quando arrivo, la casa è vuota. Svuoto la valigia e riempio lo zaino con il minimo indispensabile. Mando messaggi tutti uguali a svariati amici ed amiche proponendo di andare via dalle strade della città e del centro. Nessuno risponde. Entro comunque in macchina perché non mi va di stare fermo e perché la speranza non muore mai. Sorpasso chiunque vada leggermente lento e faccio del male alla trasmissione accelerando sui dossi creati dalle radici degli alberi. So esattamente quando scatteranno i semafori della strada principale e brucio tutti quanti. Veloce, veloce, piu' veloce. Parcheggio sotto casa di Ines. So che non è li', ma dovevo andare lo stesso. Suono il citofono e mi risponde la sorella.

Ines è partita.

Era troppo tardi.








Ma non ha importanza il fatto che sia tardi. E sai perché non ha importanza? Perché non è tardi. Perché il tempo è una dimensione e noi non abbiamo le parole e i simboli per descriverlo. Il tempo è un'imposizione culturale sulla nostra realtà, non è insito nella realtà. Non è lineare. E' una sfera.

Quando sei vivo, veramente vivo, quando sei pienamente cosciente di te stesso e delle tue sensazioni ed emozioni piu' alte...in quel momento puoi percepire che il tempo è un luogo.
Quel momento è eterno, è per sempre, ma non come lo intendete voi.

Significa che è ovunque, in ogni luogo.

Non sarà mai tardi.


12/06/16

Overkilling.

Ogni voce nella mia testa ha un tono diverso e una personalità diversa. Eppure sarebbe doveroso essere uno e uno solo e sapere in quale direzione coerentemente andare. E tu puoi avere anche idea sul da farsi, ma scontrarsi con la realtà e con l'hardware mentale di quelli che ti circondano è un problema. Ma perché non ci prendiamo un giorno per raccontarci tutta la verità? Come reagiresti se ti dicessero esattamente tutto quello che pensano di te e tutte le cose peggiori che hai fatto? Prenditi la responsabilità delle scelte che fai, nessuno lo farà per te. Fai pace con te stesso e accettati.






Eppure c'era un sottile piacere nell'essere rotti, o forse lo penso solo nostalgicamente in questo momento. Era il piacere di non avere responsabilità, all'infuori del respirare. Non ti veniva chiesto nulla, da te stesso, s'intende, perché non avevi la forza o la possibilità di fare nulla. Dovevi solo respirare e guardare il mondo da lontano. Come se fossi fuori di te. Derealizzazione. E' niente finché non ci pensi e non te ne accorgi coscientemente. E poi ti ritrovi a guardare allo specchio questa persona che non sei tu, che ti guarda di rimando e da un momento all'altro potrebbe urlarti in faccia, senza che tu ti muova. E li' capisci di essere dissociato. Il tuo corpo lo senti come lontano e le tue azioni non sono le tue. C'è qualcosa che si muove, ma non sei tu. Sei solo e cerchi di parlare con te stesso, ma quando ti rispondi capisci che non sei solo e stai parlando con un altro invece. E lui è tremendo. Crede di avere tutte le risposte.

- Guardati dall'alto.

- Ripeti che tu sei quello che sei e il mondo non è quello che sei.

- Sono rotto, sono rotto, sono rotto.

- Non pensavo di essere cosi' rotto.

- Perché non riesco a piangere?

- Dovremmo vedere piu' sangue.

Voglio lottare. Voglio cacciare. Ho 24 anni e sono un adulto da molto tempo. Eppure nessuno me l'ha detto. Dov'è il mio vecchio bel mondo in cui sedicenni e diciannovenni si massacrano fino alla morte per la mera sopravvivenza? Dove ogni battaglia ti lascia una cicatrice, dove vedi gli occhi del tuo nemico spegnersi. Ho una forza inestimabile che non ho mai provato e vorrei lottare e uccidere e rischiare di morire e non sentire la paura perché l'adrenalina si è fatta spazio nel mio cervello e in quel momento sentirmi vivo e dentro di me. Finalmente.


Sesso e overkilling.


Non chiedermi come, ma ho visto anche il tuo dolore. Sono entrato nel tuo corpo, a centinaia di chilometri di distanza, nel passato, e ho visto la tua immagine dall'alto a cercare di morire in solitudine. Senza successo. Ho cosi' chiaro quel momento nella mia/tua mente. Io ero li'.

Allora provaci. Guarda in altri occhi, i tuoi, quelli che pensi siano tuoi, quelli di un'altra persona. E cerca di intravedere l'abisso. L'abisso bianco che ci ha accompagnato quando non potevamo piu' vedere, piegati in due, sdraiati per terra a contorcerci dai conati. Immedesimati. E rivivi tutte le tue vite passate e quelle parallele. Sei sempre tu, non lo capisci? Siamo tutt'uno.







02/09/15

Panic in Detroit - Rimasugli.

Nell'autobus, Valentine si guarda intorno e non nota nessun colore nei volti delle poche persone presenti. "Bene", pensa. Con le dita tocca svogliatamente la tasca del jeans, dall'esterno, seguendo la forma di un coltello, una lama da dieci centimetri. Niente di eccessivamente letale, vuole solo fare male, forse. Scende dall'autobus e chiede informazioni ad una passante per arrivare all'ostello in nero gestito da cinesi dove ha prenotato una stanza. Il peggiore possibile, niente scontrini, niente tracce e nessuno che voglia dare informazioni alle autorità. Il posto perfetto. Parla un inglese basilare cercando di usare meno parole possibili e si fa dare le chiavi della stanza. Entra, poggia la valigia sul letto, la apre e butta fuori la camicia comprata il pomeriggio stesso in un'altra città, poi si infila in tasca due bandane nere, del nastro adesivo nero e tre buste trasparenti di plastica, piegandole in modo da fargli occupare meno spazio possibile. Nessuno sa dove si trova, il cellulare è spento centinaia di chilometri più lontano, solo contanti per la stanza, il viaggio di ritorno e qualcosa da mangiare.
Valentine si siede sul letto, tenendo la schiena dritta e guardando un punto fisso sul muro. Lo fa per tre ore di fila. Si fa una doccia, si rimette il jeans e si infila la camicia grigia. Esce dal palazzo e si incammina per la città semimorta, diretto verso il locale dove si tiene la festa. Non sa dov'è, ma può percepire le auree emanate dai volti dei ragazzi che deve trovare. Cammina per un'ora non incrociando praticamente nessuno finché nota, in una macchina di passaggio, una faccia verde. Gira la testa altrove aspettando che la macchina lo superi e poi la segue con lo sguardo. E' un buon indizio. Segue il puntino verde fino a che può, fino a quando non riesce più a vederlo oltre i palazzi. Vaga ancora verso il centro della città e intanto le voci che aveva lasciato fuori dalla testa tornano con forza.
"morte, morte, morte"
"non li uccidere tutti, qualcuno lascialo vivo"
"hai dimenticato i guanti, testa di cazzo"
Scuote la testa e le spalle e torna il silenzio, cammina con le orecchie aperte per percepire qualsiasi minimo rumore di macchine. Vede un punto blu muoversi duecento metri più avanti.
"forse ci siamo"
Segue il ragazzo grasso con la faccia blu che intanto ride con una voce ridicola mentre dice stronzate ai suoi amici. Lentamente arrivano ad un palazzo antico, con una porta enorme, salgono tre scalini ed entrano nel locale. C'è un giardino prima della vera festa. Nessuno è alla porta, musica a palla ne viene fuori. La testa di Valentine schizza irrequieta e muovendo solo le pupille nota molti, troppi colori. Rosso, giallo, blu, verde. Tutte facce macchiate da peccati ed errori. Non vede l'oro. Si cala con la poca illuminazione dentro il giardino e osserva le urla sguaiate, la gente che barcolla e i vestiti dei ragazzi. Un ragazzo con la faccia rossa passa vicino a lui e Valentine si trattiene dal guardarlo bene. Entra e studia la posizione dei bagni e delle uscite di emergenza, per tre volte esamina i percorsi possibili e i punti bui e gli oggetti contundenti si illuminano di argento dinanzi ai suoi occhi.
"siamo in guerra, si entra in scena"
"dolore"
Cerca di non toccare nulla e attende che uno dei ragazzi con la faccia colorata entri in bagno. Il primo ha una faccia blu vibrante.
"è blu, non lo uccidere"
"comincia in bellezza, ma non fare rumore"
Come se fosse possibile fare rumore con tutto questo casino, la gente deve urlarsi nelle orecchie per parlarsi da mezzo metro di distanza. Controlla che nessuno lo guardi, ognuno è nel proprio gruppo chiuso e chi balla guarda le ragazze. Segue il ragazzo blu nel bagno, è così ubriaco da non notare Valentine che silenziosamente mette i piedi nei punti esatti dove li mette lui. Prende una busta dalla tasca, la apre. Il ragazzo blu entra nella stanzetta con il cesso e sta per chiudersi la porta alle spalle, quando Valentine dà una spallata il più forte possibile alla porta. Il ragazzo riceve la porta sul petto e cade confuso per terra dove già è tutto bagnato e sporco, pieno di impronte di scarpe che hanno camminato su chilometri di alcool. Non riesce a dire nulla né a rialzarsi che già riceve uno schiaffo in faccia. Ora sta dando le spalle a Valentine che gli infila una busta in testa, prende il nastro adesivo e velocemente gli fa compiere due giri attorno al collo, curandosi di attaccare busta e pelle. Sembra esserci poca aria lì dentro. Poi prende la testa imbustata e la sbatte ripetutamente sul water fino a quando non vede sangue e il ragazzo smette di agitarsi. Forse è morto, forse no.
La scossa di adrenalina permea Valentine, ma non bisogna distrarsi. Apre la porta, si guarda intorno, non c'è nessuno. Prende il ragazzo blu dai piedi e lo trascina fino ad una finestra vicino agli orinatoi, la apre, se lo porta sulla spalla e lo butta fuori. La finestra dà su un angolo esterno al locale inaccessibile dal giardino. Torna nella sala principale camminando lentamente e nota due ragazzi, una faccia gialla e una faccia rossa, che si allontanano con le sigarette in mano per andare nel giardino a fumare. Dieci metri più dietro, lui li segue e infila la mano nella tasca per prendere il coltello, poi ci ripensa, si avvicina a loro e chiede una sigaretta. I ragazzi non sembrano sorpresi, il giallo si tasta le tasche e prende un pacchetto, ne caccia fuori una e la porge a Valentine che fa per allontanarsi di due passi verso un angolo con meno luce, e già ve ne è poca, ma poi si gira e chiede l'accendino, senza muoversi, di modo che siano loro ad avvicinarsi come guidati da una forza magnetica. Quando prende l'accendino dalle mani del ragazzo giallo, riflette un millisecondo e lo accende il più vicino possibile alla sua pupilla, bruciandogli le ciglia. Il ragazzo si scansa e sta per urlare, ma Valentine gli dà le spalle di scatto e gli rifila una gomitata nello stomaco. Il giallo sta per accasciarsi con le mani a coprire la pancia, ma prima di poterlo fare gli arriva una ginocchiata tremenda sul volto che lo manda fuori gioco. Faccia rossa non ha il tempo di capire nulla e tenta di abbrancare Valentine con una mano al collo, purtroppo per lui i suoi movimenti sono lenti e indecisi: la mano arriva al collo, ma non ha la forza di stringere perché quella forza gli sta fluendo fuori da un punto sotto la sua clavicola dove quello che era un uomo, ma ora è una macchina da guerra, ha infilato i dieci centimetri di lama. Ma non basta. Comincia a ripetere lo stesso movimento sempre più giù, sempre più giù, cercando di raggiungere il cuore, o solo di fare più male possibile, fino a che si accorge che la faccia rossa, non è più rossa. Il colore si è spento.
Non c'è tempo per pensare. Pulisce il coltello sulla camicia nera del ragazzo giallo e comincia a trascinare i due corpi nei cespugli vicini, cercando di nasconderli nel miglior modo possibile.
Si sente molto meglio, quasi come se potesse respirare di nuovo dopo essere stato al chiuso per lungo tempo. Si guarda intorno e il giardino è vuoto, sono tutti dentro e nota che la folla ha cominciato a diradarsi. Ascolta un gruppo pieno di colori discutere di un after party a casa di un altro amico.
"c'è poco tempo, infilati con loro o seguili e prendili tutti"
"rischioso, rischioso"
Intanto nella sala principale incrocia lo sguardo di una ragazza con il volto verde e le fa segno di avvicinarsi. Sola e senza amiche, il trucco scomposto e un alito alcolico, la invita nel bagno delle ragazze. Lei sembra presa da questa visione, lo guarda e gli si avventa addosso per baciarlo, ma lui la ferma mettendole una mano sul viso e accarezzandola. La bacia dolcemente.
Prima di far bruciare i suoi occhi azzurri di un odio variopinto e ancestrale e di assestarle una testata sul naso. La ragazza verde cade per terra. Valentine la prende in braccio e la porta in uno dei bagni, la mette in ginocchio con la faccia nel water, chiude la porta da dentro, sale con i piedi sul cesso e si solleva fuori dal bagno.
"stai facendo troppo casino"
"è tutto sotto controllo"
"sta andando troppo bene"
"è tutto sotto controllo"
Il gruppo colorato sta uscendo. Sono giusto cinque e possono entrare in una macchina, ma ne hanno due. Si separano all'uscita del palazzo con i colorati che vanno da una parte e un ragazzo senza colore che va dall'altra. Valentine segue quest'ultimo fino alla sua macchina, lo ferma e gli chiede gentilmente un passaggio per una destinazione che non esiste. Il senza colore dice che non può fare nulla e che ora gli tocca andare a casa di un amico a fumarsi canne e forse a bere ancora e che, se vuole, lo può seguire. Si infilano in macchina e il tragitto scorre in silenzio, il ragazzo, roberto, ha fumato troppo e non riesce a tenere gli occhi aperti, figurarsi parlare. Dopo dieci minuti di curve lente, la macchina si spegne una volta, roberto sbuffa e la riaccende e continua a guidare mentre nella sua testa si alternano mondi pacifici di redenzione e calma zen. Finalmente parcheggia, scende e dice "è qui". Valentine annuisce e intanto attendono che qualcuno risponda al citofono del condominio. Salgono tre piani senza ascensore ed entrano nella prima porta che trovano aperta. Ora vede di nuovo il rosso, due gialli e un'altra ragazza verde. Tocca a roberto spiegare brevemente la situazione e nessuno si cura del fatto che vi sia uno sconosciuto nel gruppo, ma subito cominciano a rullare canne come se fosse la cosa più importante da fare. E forse lo è.
"aspettiamo?"
"non aspettiamo"
"sono troppi tutti insieme"
"non c'è nulla da aspettare"
Valentine chiede un posacenere e la ragazza verde glielo porge. Lo guarda un attimo nella sua luce argentea, è abbastanza pesante. Finalmente parla: "potrebbe interessarvi sapere che ho intenzione di uccidervi tutti". Silenzio per un attimo. Un ragazzo giallo dai capelli corti e biondi comincia a ridere senza riuscire a fermarsi. Gli altri ridono di conseguenza e solo la ragazza verde è rimasta debolmente spaventata. "Ah ah", ride piano anche Valentine, poi torna di nuovo in silenzio.
Stavolta ad interromperlo è il rumore del posacenere che si schianta contro la testa del ragazzo dalla faccia rossa. Un suono terrificante. Il ragazzo si accascia sul divano mentre la ragazza urla. I due ragazzi gialli interrompono quello che stavano facendo e cercano bottiglie sul tavolo da lanciare a Valentine, ma per fare questo gli danno le spalle. Lui corre verso di loro e abbatte uno con un calcio ad una costola mentre afferra il biondo per i capelli, prende una busta dalla tasca, ma questo si dimena e allora Valentine lascia cadere la busta per terra, afferra il coltello e cerca di colpirlo dove può. Lo prende prima alla guancia sinistra e poi, aggiustando la mira, al collo. Il suono del sangue che scorre e dei vani tentativi di respirare del biondo sono quasi disgustosi, nella sua mente. Valentine molla la presa e per un attimo pensa a buttare l'altro ragazzo giallo dalla finestra, ma si ricorda di roberto. Lo cerca nella stanza più vicina, la cucina, e lo trova con le spalle al muro che brandisce un coltello, troppo spaventato per la sua età. Con una voce flebile gli dice "tu non sai chi è mio padre". "E invece lo so", risponde Valentine mentre le voci nella sua testa alzano il volume.
"non ha colore, non ha colpe, non c'entra nulla"
"è un simbolo, è in questa casa, è troppo tardi"
"sarebbe un grosso casino"
"è già un casino grande, non c'è via d'uscita, non si può tornare indietro"
Si abbassa di scatto e con un calcio alle gambe fa cadere il ragazzo senza colore per terra, poi gli calpesta la faccia venti volte, contandole a bassa voce finché non c'è nulla di riconoscibile se non ossa, sangue e materia grigia.
Torna nel salone e la ragazza verde è ora ferma sul divano, non si muove e guarda per terra, non ha più colore in viso, ma Valentine non può notarlo perché continua a vederlo verde. Non se ne cura.
Il ragazzo rosso non si è ancora ripreso, allora con calma Valentine prende la busta trasparente da terra, gliela mette in testa e la chiude con il nastro adesivo. Prende una sedia e comincia a tramortirlo. Il ragazzo si sveglia per poi svenire di nuovo sotto i colpi dannati dell'alieno. Intanto l'altro ragazzo giallo finge di essere svenuto, ma il suo respiro è affannoso e non credibile. Valentine gli mette del nastro adesivo sulla bocca e gli dà un gentile calcio in testa. Prende i tre corpi e li infila in una stanza da letto e cerca qualche tipo di corda per legare il ragazzo giallo ancora vivo, la trova e si industria a legare polsi e caviglie, mentre gli sussurra "mi sei simpatico, sei fortunato". Si gira verso la ragazza verde e dedica lo stesso trattamento anche a lei, ma non prima di averla tagliuzzata sulle braccia, nessuna ferita profonda, solo un piccolo sfizio. Butta anche lei dentro la stanza da letto con tutti gli altri. Prima di uscire, strappa la maglietta del ragazzo senza colore e con il coltello incide le parole "heroin addict" e gli apre dei buchi sulle braccia dove le vene sono più visibili. Chiaramente non possono passare per buchi da siringa, ma la cosa lo diverte e gli si apre un sorriso sulla faccia. Poi prende le chiavi della macchina dalla sua tasca.
Ora è un po' stanco e si siede sul divano in salone e comincia a fissare il muro.
"va bene così, meglio del previsto"
"vai via, prendi il primo treno"
"il confine, la francia"
"torna a casa, non sarà mai successo nulla"
Scrolla la testa per cercare silenzio, chiude gli occhi e immagina una spiaggia dorata, il suono delle onde, il sole, nessuno nei paraggi, il contatto con la sabbia, una luce dorata in lontananza, il suo braccio che si alza tentando di afferrarla, ma questa è troppo lontana. Non fa nulla.
Vede una luce dorata, attraverso la porta, attraverso le scale, si avvicina al condominio. Scrolla di nuovo la testa, chiude gli occhi e li riapre più volte, non è un sogno. Una forma colorata d'oro, non solo un viso, tutto un corpo e un puntino blu accanto, un'altra faccia.
"non avevi previsto questo"
"se salgono qui?"
"conviene restare qui o scendere giù?"
Si mette una bandana nera a copertura della bocca e del naso, la allaccia dietro la nuca e decide di aspettare che il citofono squilli. Vede il corpo d'oro e la faccia blu attendere giù, ma non suona nulla. Squilla invece un cellulare dalla stanza da letto. Lui di tutta risposta preme i due tasti del citofono. Il portone si apre e con l'orecchio premuto contro la porta sente i passi sulle scale, sempre più vicini. Apre la porta e vi si mette dietro, trattiene il respiro per non emettere suoni.
La luce dorata è fortissima, quasi lo abbaglia e per un momento non è più in sé. Si fa forza mentalmente e cerca di togliere il colore dal mondo, pensa per un attimo a cavarsi gli occhi. Il salone è in disordine, si chiede se uno sguardo attento possa notare il sangue sul divano e per terra vicino al tavolo. Sono due ragazze. Si affacciano sulla soglia ed entrano dentro. Valentine chiude la porta alle loro spalle e senza perdere tempo spinge a terra con un calcio la ragazza dalla faccia blu, la solleva e la butta contro il muro. Le prende la faccia tra le mani e la schianta ripetutamente sul muro e poi sul pavimento. Ossa facciali che si rompono. L'azione dura meno di trenta secondi. Si gira e guarda l'oro splendente che ricopre il corpo della ragazza e sa che non c'è niente altro da fare. Le dà uno schiaffo, prende il nastro adesivo e le copre le labbra. Le sventola il coltello davanti agli occhi cercando un senso di assenso, di passività, di accettazione nel suo sguardo. Lo riceve e allora con l'altra bandana copre gli occhi di lei. Butta tutto il contenuto delle tasche per terra, lascia anche il coltello. Prende in mano le chiavi della macchina, chiude la porta dietro di sé e si avviano per le scale. La guida con le mani per le rampe e quando arrivano alla macchina, apre il portabagagli, la prende in braccio e la poggia dentro, poi lo chiude.
Guida per venti minuti allontanandosi dalla città, ora vi sono solo casolari e campagne, ma c'è ancora qualche barlume di civiltà in giro. E' notte fonda. L'ora più buia prima dell'alba. Esce fuori strada ed entra in un campo, nasconde la macchina dietro un casolare abbandonato, spegne il motore.
Valentine apre la portiera e per un attimo si gode il verso dei grilli nella notte.
Una situazione pacifica per un momento.
La luce dorata inonda il portabagagli e quando lo apre illumina il campo, ma solo lui può vederla, perciò non se ne preoccupa. Spoglia la ragazza quasi con dolcezza, si spoglia anche lui e poggia i vestiti di entrambi per terra per creare un giaciglio.
Non sente più nulla, c'è solo un ronzio nella sua testa o forse è una musica rilassante o semplicemente è sordo per tutto il tempo in cui i loro due corpi si uniscono e lei non oppone resistenza, ancora con gli occhi coperti.
Valentine si rende conto di essere, in quel momento, sia un animale che sta cercando di soddisfare un istinto primario sia un uomo che cerca qualcosa di più grande dalla sua vendetta.
Sente gli spasmi e l'orgasmo di lei e le toglie la bandana dagli occhi, così che possa guardarlo. Si guardano un attimo nelle pupille prima che lei chiuda gli occhi, stavolta per scelta. Viene anche lui e crolla su di lei con il desiderio di abbracciarla e mentre la cinge a sé, vede tutto il colore sparire dal suo corpo splendente e pervadere tutto il suo campo visivo.
Restano così fino alle prime luci dell'alba.
Infine, si alzano, lui aiuta lei a rivestirsi e si avviano in silenzio. La accompagna a casa, scende dalla macchina per aprire la portiera a lei come se fosse una principessa. La saluta dicendo solo "addio, Regina" e lei, a sentire il suo nome pronunciato da quella voce, ha un leggero sussulto e uno sguardo di comprensione, senza rancore. Si volta e gli dà le spalle per l'ultima volta.
Valentine riparte in macchina e torna nel campo in cui era fino a poco prima. Vede oro ovunque, è difficile abituarsi a questa visione. Si ricorda di aver lasciato il coltello sul pavimento della casa dei ragazzi colorati e, perciò, entra nel casolare abbandonato cercando qualche vetro o bottiglia vuota. Trova una bottiglia di vino, la rompe contro il muro, prende in mano il pezzo di vetro più appuntito che è nato dalla collisione e torna a sedersi sul terreno del campo.
Lentamente si taglia le vene di entrambi i polsi e sente l'energia fluire fuori dal corpo e andare a fondersi con tutto quell'oro.
C'è oro dappertutto.

02/07/15

Exulansis.

Stanno tutti preoccupati, tutti preoccupati perchè "il mio amico, il mio amico sta male!" e chi gliel'ha fatto fare, dico io? Fingendo, perchè in effetti è in parte colpa mia, ma cosa vogliamo farci? Allora mi si avvicina uno dei ragazzi, indica una mia amica e mi chiede "te la sei scopata?" "no" e poi parliamo di troie in genere, di quelle che la danno via facile e lì sì che ne è pieno, e quindi lui sta lì a pensare di raccontarmi la sua incredibile e variegata vita sessuale e solo dopo ho scoperto che in verità è innamorato come tutti gli altri di una pazza che non gliela darà mai - so che soffre, lui, per problemi fisici, ma non è questo il luogo per discuterne - torniamo a prendere da bere, da bere, da bere, ho finito i soldi e una ragazza con i capelli lisci si avvicina e io sono oramai mesi che penso che ci dovrei provare, ma niente, non faccio mai nulla perchè ogni volta che ci incontriamo sono in condizioni pietose e c'è troppa gente in giro e non mi va di muovermi e lo so che dovrei prenderla per mano, trascinarla in bagno e saltarle addosso come lei si aspetta da chiunque, ma non mi va e faccio un altro tiro, stiamo quasi morendo qui dentro e con la coda dell'occhio vedo tutti che ci provano con tutti e depressi veri depressi che cercano conforto da amici e depressi che fingono di stare bene e mi salutano e io vorrei anche dare un consiglio a queste persone, ma i consigli si danno solo se richiesti, chi sarò io per intromettermi nelle vite di questa gente che ha avuto prima un culo terribile e ora piange dalla mattina alla sera, senza muovere gli occhi, senza dispendio di lacrime perchè poi qualcuno se ne accorgerebbe, no, lui piange da solo in privato in silenzio come se non avesse importanza - e giustamente non ne ha - e io so che ci vorranno mesi e mesi e mesi e mesi, è inutile che fingi parlando con la tua amica bionda pensando "sìsì ora me la faccio subito subito", mica è così facile, bisogna prima morire per poi rinascere invece tu vuoi evitare questo passaggio e non è così che funziona - non è così che funziona, ripeto io mentre spiego che loro sono in verità sconnesse e scollegate: prima fanno una cosa e solo successivamente razionalizzano e danno una motivazione a cosa hanno fatto, perciò non ci devi vedere nulla di male in tutto ciò è così che va e basta, tu rinuncia e apprezza quando razionalizzano te. C'è del fumo all'orizzonte e anche tra le mani di questo ragazzo che parla molto molto velocemente perchè chiaramente pensa velocemente e mi ferma mentre annuisco e intervengo nel discorso perchè giustamente vuole prima essere ascoltato mentre io sono abituato agli inglesi che vogliono sentirsi dire "ah, davvero? mm mm mm. ah bello!" altrimenti sembra che non te ne sbatta un cazzo e invece a me sbatte qualcosa e il discorso è interessante, concludiamo che siamo d'accordo il che è molto notevole, ad esempio non mi succedeva dal tredicesimo secolo - ultima volta in cui mi sono innamorato - e allora lo saluto e so che mi ricorderò il suo nome, come se fosse importante perchè chissà se lui sa il mio. Busso alla spalla di una bionda - un'altra bionda - e le dico "beh dove sei finita? sarà un mese che non ti vedo e volevo vederti perchè, sai, sono anni che non mi faccio una bionda" questo in poche parole, in verità ci rifletto e ricordo che forse c'è stata una bionda, ma è sempre difficile capirlo, sai quel colore tra il biondo e il castano chiarissimo? Figurati se io so riconoscerlo, ma tanto quell'ultima su cui ho questo dubbio non è stata neanche granchè figurati non ci parliamo più e sta con un tizio mezzo negro, nulla di male ci mancherebbe, e sono contento anche si sia levata dalle palle. In tutto ciò lei mi risponde "ero impegnata, ma sei fortunato: nessuno dei miei pretendenti mi ha avuto e inoltre ho litigato con tutta la mia compagnia perciò ora cerco gente nuova con cui stare" "io non voglio stare con nessuno principalmente", dico veloce, "mi trovi al momento giusto, dammi il tuo numero che ti porto a vedere le stelle, a farti sognare e poi ti ributto giù a morire mentre ci provo con la tua amica che, per inciso, non ha ancora capito che tenterò di violentarla", non mi guarda stranita e risponde "hai ragione, è proprio quello che ci vuole per lei, ora scusami ma vado in una discoteca a tentare di farmelo appoggiare da ubriaca e poi negherò tutto il giorno dopo", la lascio andare e guardo la solita ubriaca oramai zimbello della piazza che tutti stimano e tutti vogliono e penso di essere il solo a essere più furbo di quelli che darebbero un dito per scoparsela - io invece ho dato solo due dita di scotch e ne è valsa la pena quando ha gridato "basta, non ce la faccio più" - ma capisco giustamente che un bel viso anche se ormai non più giovane e bellissimo come quando aveva sedici anni possa attirare tutti e infatti tutti attira, vallo a spiegare a tutti loro che non hanno nessuno diritto di giudicarla nè di reclamarla perchè ci hanno condiviso qualcosa...che vuoi siamo tutti egoisti e ci sembra anche di aver ragione. Ennesima donna, ennesima donna che si avvicina - voi penserete: che cazzo urno hai rotto i coglioni sembra che fai solo questo nella vita e scrivi sempre le stesse cazzate e io vi rispondo che è verissimo, il fatto dello scrivere - e chiede "perchè con me non ci provi? perchè non facciamo qualcosa di bello insieme tipo andare in spiaggia a passeggiare mano nella mano", ho quasi un rigurgito al solo pensiero e mica posso dirle francamente, perchè sono una brava persona, che mi fa schifo, mi fa veramente schifo e il solo fatto di essere lì a parlarle mi rattrista perchè non sono con un'altra in quel momento e vedo anche quell'altra, l'altra è lì dall'altra parte della piazza e ci guardiamo un attimo solo perchè abbiamo già intrallazzato in passato e lei ora ha molto altro da fare e io nella mia follia vorrei anche andare da lei e chiederle di fare una pazzia, di fuggire da soli per una settimana e comportarci da innamorati e abbandonarci di nuovo in un loop vorticoso e fulminante che non farebbe affatto bene alla mia psiche, ma non lo faccio perchè so che se non stiamo insieme c'è qualcosa sotto che ha impedito il tutto e so anche che per lei non sono altro che un fuoco fatuo, di quelle fiammelle di una candela mentre ti fai il bagno nella vasca e ascolti musica depressiva perchè la tua vita è quella, la tua vita è così folle e nessuno ci crede, ma non perchè non possano crederci, ma perchè a chi cazzo lo racconti? E alla fine come vuoi che finisca...queste cose le devi andare a scrivere su un blog.







16/11/14

Andrea si è perso.




"E' un'idea del cazzo.", pensava Andrea mentre scendeva dal treno, "Proprio una grossa e intramontabile cazzata". L'aria di novembre gli scuoteva la faccia e lui, come risposta, si portava una mano al collo aggiustandosi un foulard praticamente inutile per quella temperatura. Eh, ma secondo lui era figo, sono sacrifici che vanno fatti.
Uscito dalla piccola stazione, si chiese se prendere un bus o se affidarsi a google maps per raggiungere il dormitorio. "oppure potrei chiedere indicazioni, sai, come si faceva nel medioevo", riflettè tra sè e sè. Ma di avvicinare gente non era il caso, era già sovrappensiero, perciò si mise le cuffie nelle orecchie, fece partire gli mgmt e si disse che era tempo di fingere, cominciando a camminare.
Questo posto di merda era più lontano del previsto, era mezz'ora che camminava e ovviamente non aveva un trolley come le persone normali, perchè andrea non è una persona normale e non ha sensazioni normali come tutti noi, bensì uno zaino pieno zeppo di roba che gli sarebbe dovuto bastare per 3-4 giorni. O per mezz'ora. Perchè le condizioni erano quelle che erano e quindi sarebbero potuto tornare già la sera stessa.
Nel tragitto pensava al viaggio notturno, nato da un'immensa ubriacatura accompagnata dall'abuso di sostanze stupefacenti, il tutto tragicamente culminato nella brillante idea di comprare online un biglietto per una città distante solo cinquecento chilometri. Poi, barcollando, aveva buttato due magliette, due jeans, quattro mutande, quattro paia di calze, spazzolino, felpa, tutto nello zaino, tutto in fretta e via verso la stazione. Fortunatamente aveva dormito per qualche ora, noncurante degli stronzi che girano sui treni notturni e aspettano solo di fotterti portafogli e quel minimo di dignità che ti resta. Ma la dignità ed i sogni di uno strafatto sono ben poca cosa.
Non che fosse la prima volta che andrea prendesse treni a cazzo, immotivatamente, ma stavolta l'idea finale era tragicomica come un pugnale nel cuore della madonna: andare a incontrare marina, dopo più di un anno in cui non si erano nè visti nè cagati nè sentiti in alcun modo.
"geniale idea, cristo", ripeteva quando ormai vedeva il dormitorio, realizzando solo in quel momento di non sapere neanche il padiglione o il numero della stanza di marina, nulla. Già l'indirizzo del posto era stato ottenuto attraverso una soffiata da un amico in comune, e non si era premurato di informarsi su nulla altro. Dopotutto era ubriaco quando nel suo cervello le sinapsi si erano illuminate facendo scattare tutto questo grande piano.

Per andare sul sicuro, seguì una coppia di ragazzi verso quella che sembrava la sala comune.
"C'è troppa gente".
Ma nessuno badava a lui, seppure fosse chiaro il suo essere appena arrivato. Forse il fatto che avesse cominciato a sorridere in stile mezzo pazzo mezzo bastardo che la sa lunga, infondeva fiducia negli altri e non lo faceva apparire come uno sconosciuto. "Dopotutto", pensò, "saranno in 200-300 in questo posto, non possono mica conoscersi tutti". Buttò lo zaino su un divano con un movimento rapido, come se l'avesse fatto ogni giorno scendendo da una stanza qualsiasi, e poi uscì verso un porticato che dava su un giardino.
Due passi dopo la porta, solo due passi e bam! Accecato in un attimo dal sole e dagli occhi divertiti di lei. Il tempo si ferma e comincia ad andare piano piano pianissimo, un millisecondo per volta, nella mente di andrea.

Primo millisecondo, "chissà che cazzo di faccia ho io".
Secondo millisecondo, gli occhi divertiti di marina cambiano e mostrano stupore.
Terzo millisecondo, il sorriso già presente sul suo viso, si allarga un attimo.
Quarto millisecondo, l'espressione cambia ancora ed ora marina ha una faccia interrogativa.
Quinto millisecondo, "andrea...", una voce flebile.
Sesto millisecondo, "io non sono qui", balena nella testa di andrea.
Settimo millisecondo, la poesia "lavandare", di pascoli, balena nella testa di andrea.

"ciao, parliamo?", semplice e diretto, perchè non è un tipo a cui puoi chiedere il perchè, il percome, com'è andato il viaggio o queste stronzate qua.
E tradotto comunque voleva dire "parla", dato che nella mezz'ora successiva lui quasi non spiccicava parola, mentre marina aspettava forse questo momento da parecchio tempo e allora su, veloci, nella stanza di lei. Marina apre un tiretto e tira fuori dei fogli sparsi su cui ci sono scritte frasi di canzoni, poesie, spiegazioni del perchè, di tutti i perchè mai creati dall'uomo, ma sopratutto dei perchè tra loro era finita.
Tutte cose che sembravano ragionevoli ad andrea, ma forse era solo il suo cervello annebbiato dalla vista paradisiaca di lei. Quelle labbra, quelle mani. La sua bellezza era un pugno nello stomaco. Ed anche molto forte.
Lei continuava a parlare, a sciorinare tutti i suoi pensieri elaborati in un anno e passa di silenzio, come se dovesse giustificarsi forzatamente. E intanto la cosa la stava scuotendo internamente, tanto che, ad un certo punto, si buttò sul letto quasi con le lacrime agli occhi dicendo "e poi c'erano quelle dicerie su di te...e allora ho pensato che...".
Andrea seduto per terra, ascoltava e basta, anzi, sentiva e basta. Forse non stava prestando attenzione alle parole come avrebbe dovuto fare, ma non gli fregava nulla. Dopotutto non sapeva neanche perchè fosse lì.
Poi le parole si fermarono e andrea prese la ragazza, la fece sedere sul letto e si mise a fissarla intensamente negli occhi, come per cercare di cavarle l'anima in qualche modo oscuro, e lei di rimando lo guardava con uno sguardo misto tra curiosità e preoccupazione.
Per spezzare la tensione, marina disse "mi sei mancato molto" e gli buttò le braccia al collo.
Lui stava lì, fermo, insensibile come un arto paralizzato che non senti più tuo, ma la sensazione gli pervadeva tutto il corpo.
"Dev'essere così morire", pensò il ragazzo, "non è male come dicono, non peggio delle altre volte in cui mi è capitato".
Ma ancora non parlava, non sapeva cosa dire. Allora la prese per una manica e la guidò verso l'esterno, tornarono al porticato dove si erano visti per la prima volta e mentre camminavano verso il giardino, fuori dall'ombra del patio, due ragazzi si avvicinano verso andrea, "ma non vieni a lezione? dai, sta per cominciare", gli fa uno.
Mentre lui si domandava per chi cazzo l'avessero scambiato, l'altro aggiunge "dai, mario, che oggi il professore prende le firme!".
Senza spezzare le loro forti convinzioni, lui risponde veloce "no, oggi non vengo".
"ok, allora a domani!", dice uno dei due e si allontanano velocemente.
Marina rimane un po' spiazzata dalla conversazione, ma un pensiero più importante le salta in testa e si insinua fino alla sua lingua, un chiaro indice di pazzia che poi era anche la base della loro relazione: "dobbiamo fare l'amore un'altra volta".
E sorride.
Il ragazzo si risveglia all'improvviso dal torpore e si lascia andare in una risata, la prende per i fianchi e dice "una sola volta? Facciamo venticinque. Anzi, trenta.".
Poi la bacia velocemente, troppo velocemente perchè lei si sposti e troppo velocemente perchè qualcuno dei due possa riflettere su tutto ciò.