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18/04/18

Cold turkey. / Five minutes before death.

Cold turkey.

Se devi staccare con una dipendenza, farlo completamente da un giorno all'altro sembra un metodo abbastanza effettivo, ma richiede parecchia forza di volontà e pochi ne hanno. La questione della forza di volontà vale per tutte le cose. Quando ti serve ottenere un obiettivo alla fine hai due scelte, se davvero hai bisogno di arrivare a raggiungerlo: o hai una forza volontà che riesci a controllare internamente o hai bisogno di qualcuno che ti tenga sulla retta via pedissequamente. Che sia il tuo nutrizionista per la dieta, il tuo trainer della palestra, il tuo coach mentale. Devi capire quale delle due scelte è adatta a te e poi darci dentro in entrambi i casi.

Non parlo solo di dipendenze di droga. Ci sono anche quelle affettive. Che sia la città in cui sei nato e vissuto, che sia la tua ultima ex che non rinunci a vedere nella tua vita. O di tutti gli altri tipi possibili che tu possa immaginare. La gente dipende anche da stati mentali, da emozioni. Pensate a tutte quelle persone che vivono nel ruolo di vittima in modo da deresponsabilizzarsi dalle loro scelte e azioni.


 Five minutes before death.

Tre ore all'ora X. Tutto è preparato. Non ricordo cosa ho fatto ieri sera. Ah, sì. Sono stato tutta la notte in giro con una miriade di amici. Ora sono in un bar a prendere un caffè con un amico e mentre lui mi fa ascoltare una canzone mi concentro sul testo. Il mio cellulare vibra. Leggo chi ha scritto. Capisco che è tutto andato a puttane senza neanche aver bisogno di aprire il messaggio. Sposto la tazza di caffè vuota alla mia destra e mi butto sul tavolino con la testa. Non ho neanche la forza di insultare il mondo. Mi servono cinque minuti di nulla. La mia mente è completamente bianca. Dopo cinque minuti comincio a pensare a soluzioni per salvarmi il cervello.

Sei ore all'ora X. Mi sono svegliato da poco, non ho fatto colazione perché ormai il pranzo sarà relativamente vicino. Mi infilo nella doccia e mi pulisco per bene mentre ascolto musica. Mi taglio le unghie e mi vesto già da ora per la serata. Un amico mi chiama e vuole chiedermi un parere su qualcosa di importante. Non ho altro da fare e mi incammino verso il centro della città con le cuffie nelle orecchie, cercando di rilassarmi.

Ventiquattro ore all'ora X. Sono con un amico che è come un fratello a discutere di come risolvere la situazione logistica per il giorno dopo. Non ho portato il pc e lui mi sta facendo usare il suo. Contatto un po' di persone. Problemi tecnici su problemi tecnici. Alla fine riesco a sistemare tutto. E' tutto pronto, ora dipende solo da me. Almeno questo mi piaceva pensare.

Ora X. Il mio cervello è andato a puttane come tutto il grande progetto che avevo messo su. Era preventivato. Alla fine ci sono cause di forza maggiore che ti possono far imputtanare tutto. Però c'è sempre una possibilità di salvare qualcosa di piccolo. Per questo sto cercando fra tutti i miei contatti rimasti in città qualcuno che possa sbrogliare la situazione, anzi, non richiedo neanche questo. Voglio una semplice compagnia perché non mi va di affrontare questo momento da solo. Potrei farcela e l'ho fatto più volte. Ma oggi non mi va. La botta è stata troppo forte e mi serve non pensare per un po', in modo da attutire la cosa o di ritardare la sua considerazione ad un momento in cui sono riposato e/o più lucido. Nessuno dei miei contatti può o vuole aiutarmi. Va bene anche questo. Cose già capitate. Quelli fidati sono pochissimi e davvero non possono. Penso che non c'è nulla più per me da queste parti. Mi viene in mente la scena di nuovo cinema paradiso, quella della stazione. Dove il protagonista parte per la grande città e il suo mentore gli dice di non voltarsi mai, di non tornare più, di dimenticare tutti loro e di guardare sempre avanti. Mi chiedo se io non debba fare questo e rinunciare ai miei collegamenti qui. Penso, che cazzo, che tutte le volte in cui queste persone avevano bisogno io ero lì in due secondi. Ma non posso aspettarmi i miei stessi comportamenti da altri, non da loro sicuramente. E di conseguenza i loro comportamenti non devono influenzarmi in questo modo. Non me ne frega nulla perché non mi aspetto che voi siate come me. Esco e mi metto in macchina.

Sette ore dopo l'ora X. Sono nel pub in cui andavo quando avevo 15-16 anni a bere il cocktail della casa, con un mio fratello a discutere delle rispettive vite e situazioni e io sono lì che gli spiego tutto quanto descritto prima e parliamo dei nostri genitori e della vita e di quando ci si sente uomini, temporalmente intendo, e comunque siamo persone anche abbastanza diverse in gusti e stile di vita, ma il mindset mentale è lo stesso quindi ci capiamo perfettamente e tutti e due vogliamo cambiare il nostro mondo. Certo, la botta è ancora dentro il mio cervello, ma queste tre ore sono state mentalmente rilassanti e ne avevo bisogno. Accompagno il mio amico a casa e do un ultimo sguardo al luogo in cui dovevo finalizzare il mio progetto. Dubito di andarci mai più.

Torno a casa e mi metto a letto pensando che un'altra morte è ora alle spalle.

Cavalco verso la prossima. E poi parlo con il mondo, con la vita, con la natura, con gli dei, come volete chiamarlo voi:

"Anche io ti odio mondo. Voglio tu sappia che è reciproco. E' che non hai capito con chi hai a che fare. Io ti do fuoco dall'interno e ti salirò in faccia con le mie scarpe. Ti farò vedere chi sono e ti schiaccerò come la merda che sei. Fosse l'ultima cosa che faccio."

Fuck this world up.







15/04/16

New home.

Io non volevo venire e vederti. Non volevo venire da te perché sapevo che avrei incontrato qualche faccia qualsiasi di gente che vale meno della metà di me, però con quel sorrisino di merda che sottintende "io questa me la sono fatta/me la faccio e tu non potrai farci proprio nulla". E invece sono venuto lo stesso. Ma erano altri tempi. Ora non mi creerebbe problemi.

Le cose cambiano e, a volte, ci si trova dalla parte giusta della barricata. Un mesetto fa sono andato a trovare Cassie nella città in cui studia, muovendomi come un fantasma tra i corridoi del suo dormitorio, cercando di uscire il meno possibile dalla sua stanza. E comunque prima o poi qualcuno dovevo incontrarlo, tipo il suo ragazzo. Mentre guardavo su facebook le foto in cui loro due erano abbracciati e contenti nel mio cervello sguazzava un

"ma quella è la mia ragazza, cosa ci fa con un altro?"

"ah, è il suo ragazzo."

C'è uno sconvolgimento di ruoli nella mia mente che non hai idea.

Ma non ho voluto infierire e ho mantenuto un basso profilo con tutti, anche con quei tipi che prima, e dopo, se la sono scopata. Forse ho perso ore di treno solo per fare quello stesso sorrisino di merda che anni fa rimproveravo ad altri e di cui avevo paura. Ed è l'ennesima dimostrazione che sono una persona orribile.







Basta quisquilie. Il tempo era maturo and so I left. Ho trovato una nuova casa e mi sono costruito una nuova stanza e già la amo. La città si schiuderà piano piano fra le mie mani e anche se non lo farà non me ne frega un cazzo, perché ho già svariati progetti che ho intenzione di portare a termine nei prossimi mesi. Ho addirittura una voglia matta di lavorare, chissà se mi passerà.

Qualche giorno prima di partire Valeria mi ha chiamato e abbiamo parlato un po'. Mi ha chiesto se mi stessi lasciando dietro qualcosa di importante. Traduzione "esattamente chi ti stai scopando adesso?". La mia risposta è stata vaga, perché una risposta sincera, che poi non vuole mai nessuno, avrebbe portato ad una spiegazione troppo lunga come, ad esempio:

"guarda, c'è una che è interessante e con cui avrei rifatto volentieri l'amore, ma non ho il tempo di beccarla, la rivedrò chissà quando. C'è una figa e che dovrei farmi perché il suo ex si è scopato una mia ex, e questa è solo una motivazione in piu', me la vorrei fare comunque. Un'altra è giovane e gnocca, ma allo stesso tempo terribilmente innocente, e la cosa mi aggradava molto. Una gioca a fare la lesbica e non ho tempo da perdere a smontare le sue puttanate interiori, però una botta se la sarebbe meritata. Con una eravamo rimasti una sera vicini vicini e con quella tensione che saliva, saliva, ma non avevo voglia di farla rimanere una notte sola, fottuto romanticismo, e allora non ci ho combinato nulla, sapendo che prima o poi sarà anche il suo turno e andrà tutto bene. Poi ci sarebbero due vecchie situazioni che si potevano gestire bene. Ah, ho anche un paio di storie relativamente stabili. A parte questo, non c'è nulla di importante. Si', gli amici, ovviamente. Ora vado a scrivere una lettera d'amore, ci sentiamo."

Invece ci siamo solo augurati buona fortuna, che comunque non è poco. Voglio bene a Valeria. La nostra relazione è stata carina e istruttiva, almeno ora che la vedo a posteriori. Quando è finita, ho messo un paio di canzoni e ho pianto cinque minuti, o forse un quarto d'ora, è bello perché non mi capita quasi mai. La sera stessa sono uscito con un'altra per portarla nel mio personale inferno.




Quando sono con te, non è sicuro che io sia davvero con te. A volte mi concentro sulla musica, a volta mi immagino che sopra di me, o sotto, ci sia un'altra. Dal passato o qualcuna che non ho neanche mai sfiorato.
Come quando facemmo l'amore per tutti i mesi dell'anno e ogni volta avevi una faccia diversa.

12/02/16

Arianna e i Moderat.

Ho sognato Arianna.
Eravamo (perché i sogni li descriviamo sempre al passato?) in un hotel dove c'erano mille ragazzi come noi, come se fosse una gita scolastica. E la mia stanza era la numero 160. La dividevo con altri due amici, ma non saprei dire quali. La stanza aveva un televisore enorme e letti e mobili come un qualsiasi college americano che si rispetti. Era una gita di piacere e a pranzo eravamo tutti insieme in questa enorme sala mensa con tavolate lunghe e piene di cibo. Arianna si viene a sedere vicino a me ed ha degli occhi luminosi e mi tocca la gamba mentre io sbuccio un mandarino. Poi mi sussurra all'orecchio che vuole vedermi e stare con me. Le dico il numero della stanza, ma per errore le dico 116 e non 160. E le dico di presentarsi alle 16-16.30 perché prima devo vedere un film con un amico.
Torno in stanza a vedere il film con il mio amico e mi accorgo che il film dura più di due ore. Non vorrei far aspettare Arianna, ma, d'altro canto, non voglio interrompere il film. Controllo l'ora, sono le 16.30. Controllo quanto manca al film, tre minuti. Metto in pausa, esco dalla stanza e trovo Arianna sulla soglia della stanza 116 che è incredibilmente di fronte alla mia, la 160. Sorride. Le dico di aspettare un attimo. Torno, finisco di vedere il film e il mio amico va nel bagno. Faccio entrare Arianna, si poggia un attimo sul letto. Il mio amico esce dal bagno, li presento e poi va via. Lo accompagno alla porta e ci scambio due chiacchiere. Rientro in stanza e Arianna ha messo insieme due letti creando un enorme letto matrimoniale, ha sistemato per bene lenzuola e cuscini e l'ha messo in mezzo alla stanza. E' una cosa ben fatta e carina. Sembra proprio un atto d'amore. Di quelle cose che faresti per una persona a cui vuoi bene. La prendo in braccio, la sollevo un attimo facendo attenzione a stringerle una gamba e poi la butto sul letto mentre ridiamo.

Arianna esiste. Dall'esterno la vedo come una barca senza timone in giro per questo mondo in cerca di una guida o di qualche porto sicuro. E' un po' incasinata, e questo le piace sottilmente. Ho passato un pomeriggio, e mi ricordo benissimo la data ed è quasi passato un anno, con il cuore a mille e l'adrenalina e il cervello in pappa perché mi piaceva il suo viso e in un attimo lessi tutto quello che c'era dietro. Ci scoprimmo in poco tempo e stavamo quasi per vederci. Poi le cose sono andate diversamente, ma non c'è nessuno da biasimare per questo. Lei pensò di avermi ferito, ma non fu così. Io mi ripresi solo successivamente dal vuoto di quel periodo. Però per una settimana fu molto carino conversare con lei come due idioti che si sarebbero sicuramente innamorati e pensare a dove andare e a come vedersi. Mi diede la speranza di guardare oltre il presente del cazzo che esisteva. (Esagero, ma mi piace farlo.) Ora sapevo che da qualche parte c'era qualcuna come lei e un giorno mi sarei innamorato di nuovo. E qualcosa di simile è anche accaduto. E un giorno forse ci vedremo anche, ma, come tutto, non ha molta importanza se sia domani o fra due o tre anni. L'ho sognata un altro paio di volte e non accadeva nulla di eccezionale, forse a malapena ci riconoscevamo. Nonostante non l'abbia ancora mai vista di persona, ho realizzato che le voglio bene.
La speranza è importante. E Arianna non leggerà questo scritto.





C'è un concerto dei Moderat il 29 aprile, a Roma. Io non so dove sarò, perciò non posso comprare il biglietto. E penso che la gente che va a sentire i Moderat sia bella gente. Qualcuno con cui mi piacerebbe stare accalcato. Sicuramente è pieno di strane fighe elettroniche.

Se potete, fateci un pensiero.
Ma prima ascoltate il secondo album dei Moderat.

18/07/15

E' l'effetto collaterale della cocaina.



Chiudo gli occhi, vedo le stelle. Nessuno mi ha picchiato, è che proprio vedo il cielo stellato chiudendo gli occhi. Curioso.
Cerco di immaginare dei volti, delle cose e non capisco dove esattamente si posizioni l'immagine nel mio cervello. O se l'immagine esista effettivamente. Vedo solo buio, eppure i ricordi li vedo in qualche modo. Dove li vedo? In alto a destra? In basso a sinistra? Al centro? Non riesco a capirlo, sto andando in paranoia e riapro gli occhi, il soffitto mi salva per un attimo. Sono sdraiato sul divano intento ad ascoltare la musica, distante da tutto e da tutti, ripensando alla notte prima.

E' l'effetto collaterale della cocaina.

Sono le nove e mezza, doc e mister sono arrivati e ci mettiamo a fumare sul balcone cercando di programmare delle vacanze che non si realizzeranno in gran parte. Poco male. Sono le undici e dobbiamo metterci in macchina. E' uno sforzo immane alzarsi dal letto, ma la notte chiama. Sono completamente in un altro mondo, sul sedile del passeggero, guardo fuori dal finestrino cercando di restare concentrato nella realtà.

Perso nell'infinito.

Faccio un viaggio lunghissimo e mi sembra di essere tornato bambino quando viaggiavamo per ore e ore in macchina e verso la fine pensavo "quasi arrivati, quasi arrivati" e qui invece avremo fatto sì e no un chilometro, ma la sensazione è la stessa. Sembra una strada infinita. In un momento di lucidità mi chiedo come stiano messi i miei compagni. Spero non come me. Se doc che guida sta messo come me, è finita. E' proprio finita.
Altro momento di lucidità e mi accorgo del silenzio.

Merda.

La macchina rallenta clamorosamente trecento metri prima del semaforo. Doc e mister sono con tutta probabilità ancora sul balcone di casa mia. Finalmente ci fermiamo.
Doc mi guarda un millisecondo e poi si mette le mani in faccia dicendo "porca puttana".
Scoppiamo a ridere per rilasciare la tensione e scopriamo di aver vissuto tutti lo stesso identico trip.
Il peggio è passato e proseguiamo. Quando parcheggiamo la macchina, noto un terrazzo di una casa, primo piano, dove ci sono una ventina di persone. La grande bellezza nella mia città. Con la differenza che nel film il terrazzo dava sul colosseo, qui su una piazza dove si spaccia poco e male e i giovani si radunano per bere.

E' l'effetto collaterale della cocaina.

Giorno: c'è.
Maglietta grigia: c'è.
Il locale dove voglio andare è inaspettatamente chiuso: c'è.
Birra: c'è.
Vestiti bagnati di birra: ci sono.
Laila: c'è.

Stavolta non mi ha portato un libro, mi ha portato ricordi. E restiamo a parlare per ore e ore e io non me ne andrei mai e lo so bene cosa dovrei fare con lei: girare un po', agguantarla, sollevarla e baciarla e sentire la musica in testa mentre tutto questo succede.
Invece no.
Parliamo per un'eternità e mi va bene così perché Laila ha dei sogni, ha delle idee e delle passioni e quando parla le si illuminano gli occhi e la pensiamo in modo simile e ha gli anni che io vorrei avere e che ogni tanto mi sento quando non mi ricordo il mio passato.
Allora non avevo niente, solo i miei sogni. Adesso ho tutto, ma non ho più i miei sogni.
Lei ha i capelli lunghissimi, mossi e ride spesso. E' stata un po' sballottata dalla vita e ha un sorriso grandissimo. Io rido di più e guardo il mondo piano piano e commentiamo tutto quello che passa davanti a noi.
Rimaniamo abbracciati per un po', lei si aggrappa al mio braccio, sono felice, ma è troppo tardi per baciarla. Rimando.

Non è l'effetto collaterale della cocaina.

11/07/14

Ossitocina = ossigeno.

L'acqua nelle orecchie. Il suono del mare per un momento, un minuto, il rumore del nulla.
Poi si riemerge per prendere una lunga boccata d'ossigeno.

Ballo, respiro, balliamo, respiro di nuovo. Per lei non significa nulla.
Non vedo più niente, sono accecato. Sono annebbiato. Dovrei smetterla di fumare.
Dovrei smetterla di fumare?
Ma fumare mi dà ossigeno. Tu che ne sai?

E' ancora presto: torniamo molto indietro.

(avete visto Enter the void? No? Vedetevelo. E' un film dove uno spacciatore viene ammazzato nei primi cinque minuti di film e passa il tempo svolazzando sul mondo e vedendo cosa accade. Nello stesso tempo ha dei flashback della sua vita. Perchè questa parentesi? Perchè è così che funziona il mio cervello ed è così che va letto questo post.)

Apro gli occhi. Filtra un po' di luce dalla finestra semiaperta, mi giro su un fianco e prendo il cellulare sul comodino, premo un tasto e la luce mi acceca un po'. Sono le 5.36. Lo poso di nuovo e mi giro verso Judy. E' sveglia anche lei, non dice nulla, mi guarda e mi salta addosso.
Quattro ore dopo ci alziamo davvero e non c'è un cazzo per colazione perchè figurati se ci avevamo pensato. C'è una lattina di birra su di una sedia. Judy la prende e sorride, "la colazione dei campioni!" e butta giù due lunghi sorsi. Rido e le bacio la fronte.

Apro la porta di casa e penso "buon compleanno, amore, ovunque tu sia!", faccio entrare Judy per prima, ho la mia maglietta preferita addosso e mi chiedo se dovrei vergognarmi di questo. Decido di no e poggio la felpa sul divano, sistemo il computer e faccio partire la musica.

Caccio dalla tasca la chiave con quel portachiavi rosa rotto e penso "di nuovo qui", intanto dico a Laura, ha lo stesso colore di capelli di quella di prima, che dopo andremo a fare un po' di spesa, birra e qualcos'altro che potrà esserci utile. Entriamo e lei mi fa "bella!", io salgo i cinque scalini e butto lo zaino per terra. Tiro fuori il grinder e glielo metto in mano: "Su, al lavoro.".
Dopo cinque minuti abbiamo messo dei cuscini a terra e stiamo fumando mentre guardiamo il soffitto, la cenere la scoperemo via con calma. Per fortuna le piace stare zitta, è bello godersi il momento. Penso a come l'ho inquadrata in mezzo secondo, come ho capito che sarebbe finita qui, a quando l'avevo vista su facebook e l'avevo mentalmente silurata pensando che era una mezza cessa e invece di persona ha questi begli occhi e una carnagione da impazzire. Penso che se non fossi ora qui con lei, sarei con un'altra amica ancora e mi vengono i brividi, ho evitato un brutto proiettile. C'è musica, c'è sempre musica. C'è questo cantante italiano che piace ad entrambi ed è triste e la musica pare invernale, ma siamo a luglio. Le piazze sono mute, il balcone è aperto e ogni tanto qualche corvo gracchia per farsi sentire dai suoi amici. Ormai è buio.

Arriviamo in questo grande parco, quello con i campi da basket, dopo che finalmente sono riuscito a sbolognare la terza incomoda. Voglio una birra, mi avvicino al camioncino che le vende e prendo una heineken, sto per mettere la mano al portafoglio, ma Anna mi ferma e dice "pago io". Sorrido. Ci andiamo a sedere su una panchina, bevo e dico stronzate, le tocco il braccio, la faccio alzare, la abbraccio, mi avvicino alle sue labbra, lei si scosta dicendo che sono pazzo e che il posto non le piace perchè il suo ex veniva spesso qui e che le hanno detto che sono fidanzato. Io dico che sono frocio e sono fidanzato con un bel ragazzo. E so bene che se davvero non volesse, si incazzerebbe o se ne andrebbe via, e invece rimane lì ad evitare ogni volta i miei baci, per circa quaranta volte, se non di più. Alla fine le copro gli occhi con una mano e ne assaporo la lingua, dopo cinque minuti andiamo in macchina mentre mi ripete che sono un buffone, un coglione e che non si metterebbe mai con uno stronzo come me, tutto questo mentre è sopra di me. Ci stacchiamo solo verso le tre e mezza e la accompagno al suo portone, ci diamo un ultimo bacio e poi confessa: "lo so bene che hai la ragazza, ora è a [nome di città]". E poi vogliono fare le moraliste con dei sani principi. Come si può non amarle?





Libertà, ossigeno.

12/01/14

Burnout.

Qui nessuno ha dei sogni, ma non mi importa davvero, sto cominciando ad abituarmici. E' sabato pomeriggio e lunedì ho un esame. Io ho solo voglia di sballarmi in qualsiasi modo possibile e invece devo aspettare due giorni. Il problema è che ho un botto di alcol avanzato da capodanno. E c'è questo vino, che sto bevendo, che mi chiama a gran voce. Urno, urno! BEVIMI. E stiamo invece qui a perdere tempo. Ho anche deciso di non fumare prima dell'esame, ovvero oggi e domani. Sono un fottuto bravo ragazzo. Cerco di ubriacarmi il più velocemente possibile senza, però, compromettere la serata. Devo guidare. Allora mi ubriaco ora che sono le tre così fino alle dieci di sicuro ho smaltito tutto.

Non posso neanche suonare la chitarra, ora. La gente dorme a quest'ora. Ma suonare da ubriaco è uno dei miei hobby preferiti, dannazione. Ho addosso una maglietta con un paio di buchi, avrà almeno cinque o sei anni. Tanto con la felpa sopra non si vede un cazzo e con il freddo di merda che fa non me la tolgo di sicuro. Dannato freddo, accendo i termosifoni. La casa è quasi ordinata. Non c'è nessuno, deo gratias. Appoggio il bicchiere del vino sul libro che mi guarda male. Stronzo, ti ho cagato per tutte queste vacanze. Per fortuna dopo questo esame ho un mesetto di vacanza. Non ce la faccio più.

Mi voglio rintanare da solo in una casa a fumare e suonare e guardare film allucinanti. A scrivere puttanate mentre sono fatto e a rileggere vecchie cose e a riguardare vecchie foto, a pensare a tutte le esperienze che ho vissuto, alle case in cui sono finito a bere. Alle bestemmie trattenute. Poche. Uomo animale sociale un cazzo. Deprimetevi nei vostri rapporti pieni di parole con gli altri. Al massimo richiedo qualcuno che venga qui a bere con me e stia zitto.

Zitto.

Piazzerei settanta canzoni e le uniche interazioni con il mio nuovo compagno sarebbero robe come:

"passami il rum"
"ti riempio il bicchiere?"
"ne vuoi un po'?"
"cambio canzone"

Un silenzio infinito.
Siamo ancora qui, siamo ancora in me.


Torno a casa e la camera è un casino. Per terra è sporco, la bottiglia vicino al comodino è finita, la chitarra è poggiata in un angolo. Ho una ferita sulla nocca del mignolo e non so come me la sono fatta, ho solo preso freddo. Penso che forse non è il mio anno. Dovrei prendere un treno per venirti a trovare. Sono incazzato e non so neanche il perchè. Non voglio più nessuna interazione umana.

30/12/13

Tra le crepe del muro.



Si pensa a mente fredda: decidete chiaramente le vostre priorità. Valutatele, rifletteteci e ricordatele, non fatevele sfuggire dal cranio.

Non fatevi prendere dall'emozione del momento, dall'odore del momento, state calmi. Vivere tra le crepe del muro è bello, ma pericoloso. E vivere felici è ancora più pericoloso, sopratutto alla mia età. Ti guardano tutti male. Quelli che non ti guardano male sono impegnati ad insultarti.

E noi abbiamo i nostri alti e bassi, ma a loro che cazzo gliene frega?

Puoi perdere tempo a scavarti nel cervello con nuove canzoni. O con vecchie canzoni e nuovi brividi.
Puoi perdere tempo a riflettere, razionalizzare e vivere di rimorsi. Puoi anche perdere tempo tentando di spiegare delle cose semplici o delle cose complicate che tanto non verranno mai comprese. E tutti ti prenderanno per pazzo e diranno che sei un mostro e tenteranno di farti capire che il mondo è colorato in un modo diverso. Tu riderai. All'esterno, eh. Perchè dentro magari hai anche qualche emozione.
Sì, anche tu.
Puoi sempre combattere la legge, ma la legge vince.
Tu continua ad andare avanti.
Coerenza, ci vuole. Ricorda: non puoi permetterti di essere incoerente. E' proprio infattibile e, soprattutto, deleterio. No: devi essere un blocco di cemento.
E' tanto facile andare avanti quando i tuoi modi di vivere combaciano con la realtà, quando tutto ti va bene, quando la vita è in discesa.
Ma quando, dio cristo urno smettila con queste banalità, sei per terra a prenderti le mazzate, allora ti si porrà davanti la vera scelta.
Continuo a fare quello che credo?
O mando tutto a fanculo.
E mi rinnego.
E ammetto consciamente di star sbagliando.
Quando inconsciamente eri riuscito a costruirti il tuo bel mondo.


La scelta sta a voi, checche. Chi sono io per dirvi come vivere la vostra vita? Ricorda, però, che la gente va e viene, ma tu resti. Tu ci sei sempre per te stesso.
Comportati di conseguenza.

16/11/13

I dubbi hanno un nome ed un cognome: weekend.

Ho le labbra in fiamme, bruciano come se avessi baciato uno scorpione. Bacio persone dalla dubbia morale e queste mi rinfacciano di avere una dubbia morale. Parlo nel locale quando stanno tutti zitti, staranno ad ascoltare le stronzate che dico. Questa ragazza mi guarda e vuole mangiarmi ed io me la rido perchè mi immagino il suo cervello in quel momento.

"che facciamo? Facciamo la prima mossa?"
"No, no, sono una donna, non si fa."
"lo voglio scopare, scopare, scopare."
"chiaramente ci proverà lui prima o poi."

Prima o mai. Ci salutiamo e scappo via.
E' tardi: c'è una festa e devo essere lì. Arrivo e sono in ritardo, stanno già bevendo tutti. Mi offrono vodka lemon e sambuca e vino rosso. Non conosco quasi nessuno e nessuno vuole conoscere me, perfetto. Mi lasciano in pace e io guardo il fondo del bicchiere e butto giù. Guardo il culo di una che è fidanzata, apprezzo, ma la faccia non mi ispira. Bevo ancora, guardo il cellulare, c'è un messaggio, è nadia: "vuoi venire a casa, stanotte?".
Lunga notte, devo prima vedermi con altri amici. Perciò il compleanno può finire qui: ingollo altri due bicchieri e mi avvio verso la macchina, ma una ragazza, con cui ho parlato solo svariati mesi fa, mi dà un colpetto sulla spalla e mi chiede un passaggio. E va bene, so io dove andrà a finire questo passaggio. Casa sua è in culonia e nonostante questo faccio una deviazione per prendere un paio di birre, lei ha quasi subito capito la situazione, ma sta tentando di resistere.

La sua bocca sa di monetine. Non mi viene un altro modo per descrivere il suo sapore. L'ho già sentito su qualche altra bocca, ma non ricordo quale, giuro.
Un'ora dopo siamo sui sedili posteriori, lei nuda con le spalle verso il finestrino ed io seduto in mezzo con le gambe sopra i sedili anteriori vicino ai poggiatesta, solo con i jeans. Lei parla di qualcosa, di me, mi promette fedeltà, ma sai a me cosa cazzo frega? Io sto pensando al fatto che mi sento Iggy Pop: in questa posizione gli addominali sono più accentuati, mi guardo, mi guardo e mi ricordo che qualcuna mi sta ancora aspettando, gli amici capiranno. Mollo l'altra a casa e mi fiondo verso nadia. Imbocco un controsenso e parcheggio esattamente sotto il suo portone. Salgo e questa si fa trovare in pantaloncini e con una canna in mano. Se non è una proposta questa... Fumiamo sul balcone e saliamo sul letto pieno di cuscini, mettiamo un po' di musica. Ci provo ripetutamente, ma niente, non me la vuole dare. Dopo un paio d'ore di cazzate, mi ritrovo a palparle le tette mentre dorme e poi mi addormento anch'io. Ho un sonno nervoso e mi risveglio varie volte. Nadia respira pianissimo quando dorme, è un soffio. Mi fermo a guardarla pensando che sto realizzando tutti i sogni di qualche verginello incallito: dormire abbracciato ad una ragazza, fantastico.
Fantastico il cazzo. Ma questa stronza mi becca sempre quando ho già scopato e sono abbastanza soddisfatto e non mi va di insistere più del dovuto. Ti ho sotto controllo.
Mi arrovello il cervello per decidere se andarmene mentre dorme, stile film, o restare immotivatamente a casa sua fino alla mattina. Ma sto comodo, sto bene, anche se ho dormito con le lenti a contatto. Per le nove si alza e per le dieci sono in macchina che torno a casa, mi schianto sul letto e dormo tre ore.

Mi sveglio e mi ripeto che oggi faccio il bravo, oggi niente casino, niente bere, niente canne, niente fighe di legno. Questo mood dura un paio d'ore, inevitabilmente rotto da un messaggio su facebook di giada, ex baldracca indemoniata ora riscopertasi fedele al ragazzo, o almeno questo è quello che ci vuole far credere: "ti va di stare a casa del mio ragazzo, oggi pomeriggio?".
Potrei dire mai di no?
Alle quattro e mezza sono puntualmente sotto casa sua, lei mi indica la strada, mi fa vedere il mazzo di chiavi che le è stato lasciato dal tipo, e in cinque minuti siamo in questo tipico appartamento da single, c'è un casino assurdo: vestiti per terra, pile di piatti nel lavandino, erba e fumo in bella vista, accendini e cartine un po' ovunque. Non è una brutta situazione, sebbene mi aspetti che il tizio torni con un'ascia e chiedo subito dove potrei nascondermi, giada risponde ridendo che non succederà. Meglio essere cauti.

In un paio d'ore ci siamo fumati tre grammi e scolati qualche birra. Questa roba è pesante e sono rimasto imbalsamato sul divano, anche lei non è messa benissimo, siamo abbracciati e facciamo lunghi discorsi mormorando monosillabi. Tento di baciarla e si richiude a guscio, ma resta lì. La prendo a cuscinate e poi le illumino la faccia con l'accendino e lei mi dice "sei un cazzone".
"In parte è vero", rispondo.
O questo le fa scattare una scintilla o è il combinato di thc e etanolo che le raggiunge il cervello facendo uscire la troia che è in lei, che in tanti abbiamo adorato in passato, e finalmente mi concede nell'ordine le labbra, la lingua, le grandi labbra, le piccole labbra.
Giusto cinque/dieci minuti dopo il ragazzo la chiama e perdono un quarto d'ora al telefono. Apprezzo sempre la capacità di dimostrarsi subdole e disinibite, spudorate e senza vergogna, in questi momenti topici. Cammina su e giù per la stanza e mi lancia anche delle occhiate languide. Io, come sempre, guardo altrove e mi rivesto e rubo cartine, accendino e qualche moneta. Giada finisce di parlare, sistemiamo il casino eccedente e andiamo via.

Oramai sono le nove, sono a casa e, visto il weekend, decido di stare quieto e di vedere un film. Anzi, un documentario su David Bowie: cracked actor. Sono a venti minuti dall'inizio quando mi chiama la tipa del passaggio finito bene e mi chiede se voglio una birra.
No no no no no no no: oggi faccio il bravo, oggi niente casino, niente bere, niente canne, basta fighe.





Scherzo. Poi me la sono scopata.



24/10/13

Voglio la tua morte.

Certe mattine ti svegli con l'odio addosso, la morte dentro e tutto ti fa girare i coglioni. La morte. Insoddisfazione. Io adoro il silenzio ed odio i rumori. E odio sentirti parlare e odio sentirti pensare e respirare e ogni giorno desidero, prego, scalpito pensando al momento vicinissimo in cui morirai. Spero che in qualche modo ti saltino le corde vocali, quella tua voce di merda, quelle parole di merda. Deve piovere sangue, devono essere tutti muti. Non si può più sopportare, voglio la fine. Darei tutti i miei soldi per potervi uccidere indiscriminatamente e farvi mangiare merda e buttarvi acido in faccia e sentire le vostre lacrime e cavarvi le ghiandole lacrimali. Rompervi le ossa, strapparvi i genitali, deprivarvi del sonno.
Fremere di gioia mentre state morendo. Sentire il gorgoglio del sangue e vomito che vi intasano la gola.

IO VI ODIO.


26/06/13

A lume di cannetta.

Tu puoi anche non conoscere URNO, ma lui conosce te.
E tu puoi essere anche a settecento chilometri dalla sua residenza, ma a lui stai sul cazzo già.

Lui ti odia nel novanta per cento dei casi.

La gente mi fa schifo, mi fa ribrezzo.
Mi disgusta.

Tutta questa gente a camminare per strada come se non fosse nulla, a parlare, a blaterare parole di cui non conoscono il significato, a sfornare figli come se fosse mangiare un gelato, a non vivere di illusioni, a morire ad ogni respiro.
Siete orribili. E disgustosi.

Urno vi odia a prescindere, che voi esistiate o meno.

E troverà difetti in voi e ragioni per disprezzarvi, sempre.

Non ci credete?
Partiamo dai mille amici di un qualsiasi stronzo su facebook.

Troione psicopatico.
Troia emo.
Troia tagliavene.
Orfano pelato e triste.
Simpaticone coglione con gli occhiali cerchiati come lennon.
Ahahhahhahhah, su questo non mi esprimo, sarebbe come fucilare un morto.
Poverina questa, va in giro come se non fosse eccessivamente brutta.
La ninfomane, va benissimo.
Oh lui, pezzo di merda frocio a cui auguro una morte sempiterna.
Lurido ingrifato che ci prova con tutte.
Pazza troia grezza che si tinge i capelli ogni due giorni.
Cogliona che si è divertita a fare la lesbica finchè un gran bel cazzo non l'ha convinta.
Pirla che si crede intelligente come un furetto zoppo.
Nullafacente hipster alternativissima donna vogliosa di pene.
Vabbè, questa è un'idiota patentata.
Poverino questo è un ragazzo represso sessualmente e mi sta pure simpatico.
Questa era carina due anni fa ed ora è peggiorata in maniera incredibile.
Coglionazzo che vuole fare il trentenne a diciotto anni.
Il solito famoso ciccione.
Questa era una giovane promessa ed è diventata una troietta brutta qualunque.
Altra che gioca a fare la bisex.
Comunistella che ama le canne.
Disperata con tette appese.
Tristissimo tizio che vuole fare il metallaro.
Ciotta che si fa le foto solo in faccia.
Ancora con i capelli tinti di colori improbabili ad una certa età? Eh cazzo.
Tu morirai.
Stronza cornuta.
Capelli da emo dopo che la moda è passata da cinque fottuti anni.
Ancora con queste pose di merda, mani in faccia.
Ecco un'altra merdina con gli occhiali cerchiati che cerca di fare il simpaticone.
AAAAAAAAAAAAAH. Porca puttana, la cosa/ragazza più brutta mai partorita.
Caso perso, rifiuto della società.
Tipico ragazzo orrendo che non mette MAI una sua foto.
Lesbica per gioco da anni.
La piccola succhiacazzi moralista.
I baffetti a diciotto anni, porco dio ripigliati, coglione.
Poveraccia, sarà già dura uscire di casa.
Questo è una malattia.
Questa era amica del feticista suicida.
Questo è una merda che si è messo con la ex del suo migliore amico, sparati nel culo.
Minchia come sei ingrassata figlia mia.
Cazzo mi guardi con questa faccia da disperata se sei al mare? SESSANTA MI PIACE, così, gratis.
Lo spacciatore uomo di famiglia, foto con i genitori e tutti vestiti bene, come no.
Moralizzami 'sto cazzo, ipocrita.
Posa da hipster, labbra un po' sollevate come per dire "eh, sai, io sono così".
Questo ha 28 anni e non troverà mai lavoro.
Comunistone ufficiale.
Questa cercava il principe azzurro e si ritrova con 'sto sgorbio, saranno calati gli standard.
Poveraccio, tromberà solo a pagamento.
Famosissima troia in sovrappeso.
Oh lui, tutti lo volevano ed ora è nel dimenticatoio.
Ahr ahr, questo l'ho minacciato con cattiveria.
Vedi com'è contenta di essersi presa le corna? Un sorrisone.
Ricicliamoci dj, magari funziona.
Ah, la ragazza che si voleva suicidare e per compensare ha succhiato cazzi, come dimenticarla.
Il brutto batterista.
Eminentissima puttana.
Cazzo alzi il sopracciglio, merda di cane.
Piccoli drogati crescono.
IL FEDORA IN ITALIA, NO, CRISTO.


 Il cappello si chiama fedora.



Quanti cazzo di amici ha questo? Basta.
Devo smetterla di fare danni.





14/06/13

C'è un eremita del cazzo in ognuno di noi.






Non mi importa se fa male.

Mi spiace, ragazzo, ma ci sei cascato. Ci sei cascato, ti sei fatto fregare. Sei stato gabbato, ma non ti affligere, zio, non sei il primo. E' capitato ad altri.
Ti sei fatto gabbare.
Tu pensavi che sarebbe stato ok dire la verità. Certo, tutti apprezzano la sincerità. Ancora, ancora questi pensieri del cazzo ad una certa età? La verità non deve essere conosciuta. E non usare scuse del cazzo, non ti crediamo.

Quando si tradisce si è sempre ubriachi, e certo. Tutti ubriachi. C'è qualcuno che scopa da sobrio? Fatemelo sapere. Riportiamo le testuali parole, o simili:

"eh no, ma sai, ti assomigliava, PENSAVO FOSSI TU"

Cristo, ragazzo, mi fai morire dal ridere. TI ADORO.

"è stata colpa dell'alcol"

Se sono finito dentro ad un'orgia spettacolare in cui ho goduto come un maiale.
Ragazzo, sei un idolo.
Colpa dell'alcol. Sei un fenomeno.
Sei me? Peggio.

Non è mai colpa dell'alcol, la verità è che le donne sono tutte troie, ma il fatto che siano tutte troie implica che non lo sia nessuna: è la loro natura essere in quel certo modo che noi, poveri maschi, definiamo "troie dai pompini lini". Mentre noi, noi abbiamo le nostre colpe: ovunque ci tira il cazzo andiamo a colpire. C'è poco da fare.

Quando una cessa vuole dartela dirai "no, guarda, sono fidanzato" e ti sentirai anche un figo perchè sei una persona dalla grandissima moralità.
Moralità cosa?
AHR AHR.
Fammi ridere.

Appena viene una più fattibile del normale, le salti addosso e te la trombi in macchina, a casa tua, a casa sua. Non hai ritegno e non vuoi averlo. Dopotutto, cosa te ne frega? Non dare conto a nessuno.



Non porti limiti, figlio di puttana, MAI PORSI LIMITI. Non funziona così.
Davanti a tutti ci sei sempre tu.
Ricordalo.
Ricordalo quando non riceverai la giusta fiducia o il giusto rispetto dalla tua donna angelicata del cazzo. Quando lei crederà ad altri e non a te. Ricordati queste parole e pensa a vivere la tua vita perfetta, come te la sei immaginata.
Non farti fermare da nulla.
Non fare discorsi come "sai, ora ho una famiglia e quindi..."
"sai ora ho un figlio e quindi..."

"sai, dobbiamo sposarci e quindi..."

Limiti.
Sono solo limiti alla tua felicità.
Fottitene e investi tutti con il tuo carro armato.
Fottitene.

Ti sei fatto fregare. Per cosa? Per una figa qualsiasi?
Per una qualsiasi che per dimostrati di essere la migliore ha dovuto farsi vedere nuda davanti a tutti?
Eri geloso, ragazzo?
E poi cos'hai fatto?
Hai inculato una troia qualsiasi per rifarti? Le sei venuto addosso? Titjob? Titfuck? Queste puttanate qui?
Hai fatto bene.

Io ti capisco, tu non mi leggerai, ma io ti capisco.
Non fare cazzate ora, non provare a recuperare ora. Non c'è nulla da recuperare. Non dirle quelle stronzate che usiamo noi come "sai, nessuno mi ha mai dato niente, ho dovuto sempre LOTTARE per avere un briciolo di dignità, ho lavorato, sto lavorando, volevo vederti, etc.", no, no. Fregatene.
Non esiste nulla che meriti la nostra attenzione perenne. Siamo molto più avanti.

Non hai capito un cazzo. Io non ti penso, non sei tu nei miei pensieri. E neanche nei miei post, smettila di farti mille flash come "oh, guarda quel post era su di me! COSA NE PENSI?", ne penso un cazzo.
Stai calma, nessuno ti caga a parte stronzi pelati.

Sì, dico a te, troia, no, non tu, quella dietro. Sì, sì, tu, sei la troia ufficiale.

Non hai capito un cazzo, lo ripeto. Renditi conto di non aver capito un cazzo.
Perciò non presentarti in strada a dire "questo è pazzo, questo è malato", non è così. Sono altri i malati, ad esempio i ciccioni che fanno la fila per scopare le tue membra esposte. Ciccioni di merda. Ahr ahr.

Stiamo divagando, torniamo a te ragazzo. Anzi, torniamo a te ragazza.
Sai qual è il problema?
La moralità, il rispetto, la sincerità.

Questi sono i problemi. I problemi sono quando tu pensi "e va bene, da oggi in poi mi comporterò bene", NO. NO.

Non ha senso, non buttare il tuo tempo nel cesso in questo modo. Non ti fidare, risolvi il problema alla radice: non ti fidare. Non ti fidare neanche di te stesso.
Non dare fiducia, non dare rispetto.
Tutti hanno qualcosa da nascondere e lavoreranno duro per nascondertelo.

Non esiste nulla di vero, qualcuno dovrà pur sapere la verità, ma tu non la saprai mai. Allora mettiti in una posizione difensiva, fai capire che non potrai essere attaccato. Fai capire che non hai problemi di personalità e che hai le palle al contrario di altri.

Sfida il mondo, combatti, LOTTA. Lotta per sempre e quando sarai morto, deceduto, tre metri sotto terra o in una bara qualsiasi in un cimitero buco di culo, almeno avrai la coscienza di essere sempre stato coerente con te stesso e godrai per l'infinità del tempo.
E gli altri stronzi ti guarderanno dal basso e penseranno "però, questo figlio di puttana ci ha fregati tutti" e tu sarai lì: a goderti il nero più nero del tutto.



A FLUTTUARE NEL NULLA SAPENDO DI ESSERE IL MIGLIORE.

21/03/13

Regressione.






Tutti i risvegli sono tragici, ma ogni giorno quel momento peggiora.




E’ un giorno in meno che ti distanzia dall’abisso. Non l’obsoleto timore della morte: non c’è più spazio per desideri di immortalità, sebbene si speri che qualche scienziato stia lavorando, se non per noi, per i nostri pronipoti, non c’è più spazio per avere paura di perderci quella fetta di torta che è una mezza vita passata a riflettere e a pensare di dominare il nostro corpo. Di morire riesce a tutti e non sarò da meno.




Di guardarsi allo specchio come faccio io, forse riesce a pochi: mi scavo negli occhi e cerco di capire cosa c’è dietro e mi fisso e mi mando a fanculo e il riflesso mi urla “picchiami fuori di te!” e mi ricorda che non so neanche piangere.



“Questa non è la tua favola,” mi ripete, “hai speso la tua adolescenza a guardare fuori dalla finestra, ti è piaciuto il film che scorreva davanti ai tuoi occhi?”.



Mi allontano e cerco di distrarmi con bei pensieri: sono in un bunker ed ai miei piedi sono legati e imbavagliati due tizi, già sanguinolenti, mi abbatto su di loro con tutta la forza che ho, tento di accecarli dando pugni alle sopracciglia, sono fuori di me e vomito su di loro cazzate come “questa è la carezza di Felix! Questo è il tuo risarcimento!” e intanto colpisco, sputo e mi fanno male le mani.



Torno nella mia camera e mi chiedo se qualcuno si senta come me, da qualche parte, in questo mondo, mi chiedo se ci sia qualcuno pronto ad imparare ogni giorno quello che abbiamo tentato di dimenticare: dove siamo finiti?




Siamo fottutamente vecchi e tutta l'infanzia, l'adolescenza, la vita ti passano davanti.



Dove sono finite le nostre grandi speranze? Volevo diventare calciatore, rockstar, poeta, avvocato, nullafacente.



Volevo diventare un uomo, volevo amare, volevo divertirmi. Ma ora siamo sul ciglio del burrone, non si torna indietro.



Tanto vale risolversi subito, prima che arrivi il tramonto dei nostri sogni, prima di continuare a vivere dicendo “avrei potuto farcela, stavo per farcela, ero a tanto così dal farcela” e tornare ai propri giorni vuoti pieni di lavoro, tipici di chi non ha neanche il tempo di avere paura.



Quando realizzi che la tua vita è stata una sconfitta, un nulla insignificante, anche per te che ci credevi, quando vedi i tuoi sogni morire in uno scambio con la puttana del denaro, sai che è peggio della morte. Perciò ora passo il tempo a pregare sapendo che sarò scannato dalla coscienza della sconfitta, come chi accetta di fare il cameriere tutta la vita, segretamente sperando di ascendere la scala sociale, cercando di correre per scoprire l’altra parte del mondo che non gli è dato di vedere.




Ho paura di cadere da dove mi trovo ora e di ammazzarmi e schifo tutta la merda che c’è nel mio palazzo, nel mio quartiere, la merda della mia città dove si marcisce come rifiuti, gli stronzi fumanti del mio paese, tutti doloranti per due pezzi di filigrana e per poter fottersi un aperitivo e andare a letto senza cena.



Sarebbe meglio essere sotto una dittatura o in un continente distrutto da fame e carestie, almeno non avrei delle speranze: sono quelle che ti fottono. Invece questa falsa libertà è ancora più asfissiante e queste facce sono quanto di più fastidioso io riesca a mal sopportare.



Vi vedo nelle vostre giacche e cravatte, vi vedo con le maniche tirate su quando fa caldo, con la camicia, con i mocassini, le scarpe a punta il sabato sera, il rolex da 300 euro, lo sguardo che dice "guardami, sto costruendo il mondo".
Ti guardo, ti guardo, ma vedo un pesce che affoga. Se i pesci fossero così stupidi, inutili e senza senso da affogare, se i pesci avessero delle caviglie che gli permettessero solo minuscoli passi.
"Guardami, per favore, sto realizzando il mio sogno, sono un uomo fatto e fortunato. Vedi la classe? Lo stile? Riesci a misurare il mio lavoro dai pori della mia pelle e dai vestiti sopra essa?"
Vedo solo una ragazzina con un piercing alla lingua che pensa di poter fare pompini migliori solo per questo.
Ogni tuo passo in questo posto è un fallimento, l'emblema del fallimento, sei il fallimento più totale, sei il "chi si accontenta gode", sei un minuscolo mondo, sei un granello di sabbia che spazza i culi dei bagnanti e non ti basta fallire una volta, ti piace ripeterti fino allo sfinimento, guardarti allo specchio, sudato, vecchio, brutto e pensare "ce la sto mettendo tutta, sto facendo davvero il massimo", questo dopo aver concluso la metà della metà della metà di un ottavo di quello che avresti potuto e dovuto fare.
Non è il fallimento in sè che mi fa ribrezzo, ma la tua soddisfazione triste, il risultato di anni di fallimenti ingiustificati e di noie e di scelte sbagliate, ripetute scelte sbagliate, quelle di un insaziabile imbecille.



Mi costringo a guardare dentro lo specchio lercio, l’abisso del mio inconscio, e di nuovo i miei occhi mi squadrano per dirmi “bravo, bel discorso, trai le tue conclusioni e prova ad ammettere la tua paura nel tentativo di distruggerla e di spiazzarla.”



“Le mura che mi circondano alimentano la mia paura.”



“Non basta. Sei un colpevole come tutti gli altri, ammetti la tua paura più profonda.”



“Ho paura di diventare come loro.”

26/08/12

Tra il serio e il machete.




Mi state sul cazzo.
La gente mi stà sul cazzo.
Facce brutte e borghesi arricchiti, trucco pesante e discorsi altezzosi di merda. Presunzione ovunque, la presunzione di essere una piccola merda che puzza meglio delle altre. Borghesi arricchiti con pantaloni bianchi e smartphone, braccialetti e collane d'oro. Ma nessun vestito può coprire il vostro analfabetismo e la vostra grettezza, siete grezzi e senza gusto, siete stronzi di randagi morenti. Siete morti di fame e guardo raggiante verso il giorno in cui morirete, siete una folla senza pensieri con infradito e ciabatte da infermieri e magliette con scritte di cui non conoscete il significato. Se muori di fame, te lo meriti nel 99% dei casi (sono escluse le vittime di eventi eccezionali come terremoti e maremoti, solo quelli imprevedibili tra l'altro). Non è il destino cinico e baro (cit. Uriel): la sfortuna non esiste. Il destino non è un saggio che vi rimette al vostro posto, il destino sono le vostre continue scelte inconcludenti. Vi maledico per generazioni.

11/08/12

Valgo un milione in premi.



Siamo di fronte ad un casino di dimensioni cosmiche. Sarà la rivoluzione, sarà la ricchezza, sarà una svolta che ti sega in due. Se non sai come affrontare la morte, non siamo proprio sulla stessa lunghezza d'onda, io ammiro il coraggio degli incoscienti. Essere felici vuol dire avere coraggio. Bisogna rischiare, non ci accontentiamo mai. Accontentarsi è morire su un letto di paglia vivendo con due euro al giorno.
Qua si viaggia mentre i Metallica ti sforano le orecchie, qua le micropunte di morfina ti accompagnano a ridere. Qui ho intenzione di plagiare questa ragazza in quell'abile e felice inferno che sono io.
Tu vieni a un concerto per stare seduto come se fossimo in chiesa?
Tu non hai idea di cosa voglio fare.

E' questo il migliore dei mondi possibili?
Certo che lo è, l'ho creato io. Esco di casa e ti saluto "hey, io governo il mondo" e tu mi guardi come se potessi continuare a camminare o a fare jogging senza di me.
Non è così.

Ci troviamo nelle risse più distruttive, bastoni, bicchieri, sgabelli chiodati, gente che vola dalla finestra, energumeni negri con cui devi evitare di farti mettere all'angolo, le vittime sono tutte in piedi e gli aggressori sono sfregiati e dolenti per terra, capita, a volte.

Bisogna riprendere la rotta.

03/08/12

Bruciamo le tappe.



 
Latte e nesquik, canna, pasta aglio olio e peperoncino, birra, vino, canna, birra, vino.

Ti sembra di poter fare tutto insieme e senza soluzione di continuità, ti sembra di poter avere una vita in cui è tutto un casino e sei un fattone che chissà se ci arriva a domani (certo che ci arrivo) e non sai dove dormire e ti butti sopra un divano dove non puoi neanche stendere completamente le gambe e la mattina dopo ti trovi tutto rattrappito, ti svegli alle nove, distruggi l'allarme e dormi per altre due ore, doccia ghiacciata prima di fare colazione e pranzo diretto per riprendersi, camminata sotto la pioggia verso casa del tuo uomo e chiacchiere discrete e dirette con il vostro spliff che gira, giocate a beer pong (senza pong) e stappate un vino bianco, torni a casa ubriaco e per la strada entri in un pub per strisciare al bancone e prendere una ale, esci come sei entrato, hai fame e mangi hamburger e patatine, ti schianti sul divano e ti addormenti in centotrenta secondi.

Ti sembra che questa tizia sia troppo semplice e che quell'altra sappia ragionare anche troppo. Ti sorridono per la strada e ti cambia la giornata, esce un raggio di sole e ti senti figo, ti fai accompagnare dagli stone roses, i tuoi film mentali si profilano lungimiranti verso nuove prede e vecchi giochi, ti senti bisognoso di parlare con quell'uomo, ti pare quasi ragionevole dire la verità per occultare un'altra verità, parli, parli, parli e non la smetti più, capisci che per questo motivo devi trovare o qualcuno che risponda alla grande o un pazientissimo ascoltatore, ma poi che palle sarebbe parlare senza nessuno che interagisce?

Puoi spruzzare di fiducia e sincerità e cominciare a scrivere le tue avventure egocentriche e maniache e rileggere vecchie conversazioni per analizzare la personalità della controparte, puoi pensare che se qualcuno è sincero con te, chiaramente hai sbagliato qualcosa nell'impostare la direzione di questa conoscenza, è che sei solo un fottuto paranoico che fa scivolare fiumi e si allontana dagli argomenti che tagliano le gambe, cominci a studiare una lingua e poi un'altra lingua ed un'altra ancora come se ti servisse sapere il più possibile, i sogni sono i desideri del giorno trascorso, la tua testa vorrebbe farti intendere che è improbabile che un magazziniere nero ti chiuda nel cesso dell'aeroporto mentre scopi una tipa solo perchè vuole dei soldi in cambio, tu invece hai ancora dei dubbi su questo.

Non hai dubbi sulle tue possibilità, quando il piatto è alto e tu non hai un cazzo in mano devi per forza bluffare se questa è la tua unica opportunità di vincere (a parte il gamma-idrossibutirrato).

(e questa è la fine di un discorso impostato male.)





Devi essere versatile, ragazzo, devi andare nel locale migliore e non battere ciglio se la bottiglia di vino costa mezza settimana di lavoro, devi agire tranquillo e rilassato perchè 'it's no big deal', perchè tu sei già nel posto giusto nella vita, hai già tutto e il resto è superfluo, stai calmo e non tremare, non mostrare che sei nervoso, tu questa situazione l'hai vissuta centinaia di volte, hai sentito tante volte dire 'io, io, io' che oramai ti scivola addosso e guardi le birre che cozzano con nonchalance, prendila piano, chi ha fretta quando è tutto sotto controllo?
Chiama il taxi anche se non hai i soldi, fatti offrire un drink a casa sua e ripeti che stasera non se ne fa niente.

28/07/12

Bagniamoci, amiamoci.





Ci sono due tipi di persone normali di cui non dovete fidarvi: chi beve acqua mentre è ad un concerto (non importa se stia suonando o solo apprezzando la performance) e una ragazza che non soffre il solletico.


E' vero, lo ammetto: non me ne frega un cazzo di niente e di nessuno. Ma non bisogna interpretare questa frase come una specie di cattiveria verso il mondo e verso le persone, semplicemente la mia mente ha un'incredibile autonomia (come il mio piccolo corpo quando bevo, non lo diresti mai che non sono riuscito a sentirmi neanche a malapena brillo) e non mi faccio problemi o questioni se domani scappi in marocco o in tunisia o in brasile o in portogallo, per me è quasi indifferente. Non è che non me ne freghi un cazzo di te, è che la gente va e la gente viene, non è un gran problema, non ci penso.
Dovete davvero smetterla di prendervi seriamente e di prendere seriamente tutte le vostre cazzate, di focalizzarvi sui pensieri, sulla vostra mente, senza avere un occhio di riguardo alla realtà. Vi trovate un lavoro e aspettate di morire, in tutto il mondo. Io spremo il tempo come un limone per ottenere il massimo che posso, per ottenere il mio fisso miglioramento, per ottenerti sdraiata sul mio parquet.

Per ottenerti sdraiata sul mio pavimento è bastato invitarti a casa mia e farti il solletico, quando la tua schiena ha toccato terra, eri così rilassata che morderti il collo è stato facilissimo (e sensuale), dopo alcuni morsi mi avresti scopato lì e subito, ma ho preferito baciare il tuo sorriso da ninfa (ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr ahr) per procedere dopo qualche minuto.
E' un atteggiamento poco rispettoso nei confronti della mia ball and chain, così dice la regina d'inghilterra, io non mi trovo d'accordo, ci sono momenti in cui devi fare un passo bello grande e se il passo lo fai mentre stai scoprendo con la lingua due nuove labbra (chiediti QUALI, ora) è anche meglio.





10/07/12

E' meglio se mi vieni a trovare ed anche subito.



L'indiano non ha capito come funziona con le donne.
L'indiano è  convinto che agendo da migliore amico abbia qualche possibilità e che gli occhiali e i baffetti da cinese gli diano un tocco da intellettuale.
Non mi dispiace neanche un po', sono errori che bisogna pagare caro e da cui bisogna imparare, e infatti me lo vedo con il cazzo in mano che pensa a lei e mentre se lo mena ci ripensa e rimugina "che cosa sto facendo? tutto questo è sbagliato...o no?" e continua, non si lasciano le cose a metà.

Non è l'unico ad aver sbagliato con lei, io invece l'ho chiusa in un solo pomeriggio: eravamo in ascensore e non mi sono comportato da filosofo professionista, non ho cacciato argomenti interessanti, perchè è proprio quello che si aspetta, di poterti giudicare subito e criticare nel suo ambito preferito, ma se non le dai quest'opportunità, allora ti si scioglie tra le braccia.

E infatti aveva la pelle d'oca e i suoi occhi castani brillavano mentre ritmicamente si soffiava via i capelli dal viso, le ho sfiorato un braccio per accompagnarla fuori, sul terrazzo a prendere il sole, ma ormai era notte, perciò abbiamo solo dormito e il giorno dopo si è svegliata da sola.

Io sono andato via a girovagare ed a riflettere: se fosse lei la sintesi?






"La sintesi è il momento conclusivo, speculativo e razionale, in cui si coglie finalmente l’unità e la concretezza delle determinazioni opposte ed il positivo che emerge dalla loro sintesi. La sintesi per Hegel è così Aufhebung, cioè superamento che toglie l’opposizione tra tesi e antitesi, ma anche conservazione, nello stesso tempo, della verità di entrambe e della loro precedente opposizione. In altre parole, gli opposti non vengono eliminati ma considerati ad un livello superiore, nell’unità che risolve il loro carattere di opposizione."






30/06/12

Le scene da film nella vita reale sono una delusione.

Nei film il confronto psicologico tra il protagonista e il pirla antagonista destinato sempre a perdere sono dieci minuti di grandi discorsi o monologhi, botte e risposte sul filo del rasoio, roba da avvocato del diavolo e scarface (quello è un uomo cattivo!) e la venticinquesima ora, qualcosa che ti vai ad imparare a memoria per quanto è figa, ma nella realtà è un'assoluta delusione.
Nella realtà ti trovi di fronte un coglione qualsiasi che cerca di giocare a chi ce l'ha più lungo e si butta in giochini mentali tentando di metterti un'idea in testa stile inception, senza la più lontana possibilità di successo, e mi ritrovo sempre a dover dimostrare la mia incommensurabile superiorità (quella che solo un dio può avere) ogni volta che succede.
E' che queste cose mi divertono e magari può succedere che mi creo un po' di hype aspettando grandi rivelazioni o discussioni incredibili, ma rimango sempre deluso.
"Ti devo parlare, devo dirti cose importanti", piuttosto fatevi una bella sega e passate il tempo in modo più fruttuoso, non vi fidate di questa gente che vi fa perdere tempo. Piuttosto apprezzo di più chi ti attira con una scusa e poi ti malmena brutalmente, almeno dici "finalmente una novità", il resto non ha senso.


Almeno preparateveli i discorsi, al posto di presentarvi stile esame universitario dicendo ehm...cioè...insomma...il fatto è che...
bocciati.





E devo sempre spiegare che nella vita precedente ero Hitler e ho perso una guerra mondiale, perciò ora il karma mi ha dato una bella vita.

14/04/12

Estate e mezzaluna fertile.






Con tutti i pro e contro della stagione, non vedo possibili paragoni: preferisco mille volte essere stuprato da violente zanzare tigre che avere le mani secche e congelate da un vento glaciale.

E godo facendomi camminate sotto il sole cocente mentre sudo l'anima a 35 gradi, non dovete avere nulla da ridire sul caldo, voi ed i vostri pinguni personali.

Nonostante fuori casa potrei cuocere un uovo sull'asfalto, mi schianto con una doccia calda, esco nudo e cammino per casa mangiando arachidi salatissimi che mi mettono una sete terribile, da colmare assolutamente con una cassa di Adelscott, poi barcollo verso il parco più vicino e vado a prendere il sole sdraiato e sento musica chiaramente estiva come California Sun e ammenicoli simili, mi alzo e cammino verso quella che prima era la mezzaluna fertile, un semicerchio di cemento in mezzo all'erba dove solo sedici anni fa qualcuno mi è salito sulla schiena con la bicicletta, mi avvicino alla tua macchina e gli dò fuoco in questo modo:




01/04/12

Ettolitri di elettroliti: postilla.

Postilla:

Giusto qualche ora fa, il mio post precedente si è dimostrato nella più palese e simpatica, almeno per me, delle ipotesi:



- Scusa, URNO1, se ti ho creato problemi, è che sono molto malato.-

- Un tumore?-

- Peggio, peggio.-

- Quindi hai già avuto un tumore per sapere che sia peggio?-

- No, no. E a casa siamo poverissimi e messi male.- (triste e sconsolato)

- Non mi dire. Dimmi almeno per che malattia devo tifare.-