18/07/15

E' l'effetto collaterale della cocaina.




Chiudo gli occhi, vedo le stelle. Nessuno mi ha picchiato, è che proprio vedo il cielo stellato chiudendo gli occhi. Curioso.
Cerco di immaginare dei volti, delle cose e non capisco dove esattamente si posizioni l'immagine nel mio cervello. O se l'immagine esista effettivamente. Vedo solo buio, eppure i ricordi li vedo in qualche modo. Dove li vedo? In alto a destra? In basso a sinistra? Al centro? Non riesco a capirlo, sto andando in paranoia e riapro gli occhi, il soffitto mi salva per un attimo. Sono sdraiato sul divano intento ad ascoltare la musica, distante da tutto e da tutti, ripensando alla notte prima.

E' l'effetto collaterale della cocaina.

Sono le nove e mezza, doc e mister sono arrivati e ci mettiamo a fumare sul balcone cercando di programmare delle vacanze che non si realizzeranno in gran parte. Poco male. Sono le undici e dobbiamo metterci in macchina. E' uno sforzo immane alzarsi dal letto, ma la notte chiama. Sono completamente in un altro mondo, sul sedile del passeggero, guardo fuori dal finestrino cercando di restare concentrato nella realtà.

Perso nell'infinito.

Faccio un viaggio lunghissimo e mi sembra di essere tornato bambino quando viaggiavamo per ore e ore in macchina e verso la fine pensavo "quasi arrivati, quasi arrivati" e qui invece avremo fatto sì e no un chilometro, ma la sensazione è la stessa. Sembra una strada infinita. In un momento di lucidità mi chiedo come stiano messi i miei compagni. Spero non come me. Se doc che guida sta messo come me, è finita. E' proprio finita.
Altro momento di lucidità e mi accorgo del silenzio.

Merda.

La macchina rallenta clamorosamente trecento metri prima del semaforo. Doc e mister sono con tutta probabilità ancora sul balcone di casa mia. Finalmente ci fermiamo.
Doc mi guarda un millisecondo e poi si mette le mani in faccia dicendo "porca puttana".
Scoppiamo a ridere per rilasciare la tensione e scopriamo di aver vissuto tutti lo stesso identico trip.
Il peggio è passato e proseguiamo. Quando parcheggiamo la macchina, noto un terrazzo di una casa, primo piano, dove ci sono una ventina di persona. La grande bellezza nella mia città. Con la differenza che nel film il terrazzo dava sul colosseo, qui su una piazza dove si spaccia poco e male e i giovani si radunano per bere.

E' l'effetto collaterale della cocaina.

Giorno: c'è.
Maglietta grigia: c'è.
Il locale dove voglio andare è inaspettatamente chiuso: c'è.
Birra: c'è.
Vestiti bagnati di birra: ci sono.
Laila: c'è.

Stavolta non mi ha portato un libro, mi ha portato ricordi. E restiamo a parlare per ore e ore e io non me ne andrei mai e lo so bene cosa dovrei fare con lei: girare un po', agguantarla, sollevarla e baciarla e sentire la musica in testa mentre tutto questo succede.
Invece no.
Parliamo per un'eternità e mi va bene così perché Laila ha dei sogni, ha delle idee e delle passioni e quando parla le si illuminano gli occhi e la pensiamo in modo simile e ha gli anni che io vorrei avere e che ogni tanto mi sento quando non mi ricordo il mio passato.
Allora non avevo niente, solo i miei sogni. Adesso ho tutto, ma non ho più i miei sogni.
Lei ha i capelli lunghissimi, mossi e ride spesso. E' stata un po' sballottata dalla vita e ha un sorriso grandissimo. Io rido di più e guardo il mondo piano piano e commentiamo tutto quello che passa davanti a noi.
Rimaniamo abbracciati per un po', lei si aggrappa al mio braccio, sono felice, ma è troppo tardi per baciarla. Rimando.

Non è l'effetto collaterale della cocaina.

2 commenti:

  1. Ah quante brutte nottate a vedere di tutto con gli occhi chiusi. Cerco di focalizzare l'attenzione su un viso o un corpo e invece le immagini mutano e cambiano continuamente, pochi volti in realtà, vedo luci e forme geometriche che ruotano e si deformano, persone che passeggiano, immagini come scene di film o di storie mai sentite, altre luci, mi mordo la bocca, no, questa coca di merda è chimica, chissà con con cosa cazzo è tagliata.

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  2. Passiamo serate troppo strane, amico mio.

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