06/10/18

I'll love whatever you become.

La cosa più bella che abbiamo fatto è stata rubare il tempo, a chiunque appartenesse, e farlo nostro. Io e te.

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Siamo in cucina e tu sei seduta sul tavolo, hai quella maglietta bianca e azzurra che ti ho regalato l'anno scorso e quei pantaloncini verde militare. Ti guardo le gambe e penso che ci perderei la vita lì in mezzo, le abbraccio. Mi godo ogni centimetro della tua pelle e del tuo odore. Ti prendo in braccio e andiamo sul letto a finire di crepare di caldo, a sudare insieme.
Fumiamo tra una volta e l'altra e restiamo in silenzio a guardare il soffitto. Bello bianco questo soffitto, come sarebbe camminarci sopra senza tutte queste sedie, scrivanie, mobili, cose in mezzo alla stanza? Ci addormentiamo abbracciati per mezz'ora, ci svegliamo e andiamo a vedere un film. E' l'unico momento buono per vedere un film: dopo aver scopato. Altrimenti si finisce sempre a scopare e poi magari pensi "sì, ma cazzo, il film?".

Il film finisce e torniamo a letto, restiamo incastrati in silenzio. Ogni tanto ci guardiamo negli occhi, qualche rumore di labbra che schioccano, c'è odore di incenso.
Ti alzi e vai verso la borsa, prendi un foglio e torni da me. E' piegato in quattro, lo apri e mi leggi una poesia che hai scritto. Forse ce l'ho ancora da qualche parte, un pezzo di te.
Qualcuno bussa al citofono, è la pizza. Tu scendi ed io imbraccio la chitarra e mi metto a cantare qualcosa dei radiohead. Ci metti tanto a tornare, ma ho capito subito che sei rimasta dietro la porta ad ascoltarmi, per paura di disturbare la prestazione.

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Questo sopra l'ho scritto veramente tanto tempo fa. Non l'ho mai concluso, anche se in verità non mi sembra di aver mai cercato bene una conclusione. L'ho appoggiato tra le bozze attendendo l'ispirazione, ma più il tempo passava e più non ci pensavo e più dimenticavo le poche idee che avevo per continuarlo. It's ok, babe.

Non mi ricordo il tuo volto. A volte. E per questo ringrazio le foto e la tecnologia. Mentre scorro tutte le immagini, mi ricordo di quanto sei bella. O dovrei dire eri bella? Non perché tu non lo sia più, semplicemente perché sono passati anni e io mi sto riferendo esclusivamente a quelle foto. Precisazioni linguistiche e temporali, per un tempo che non esiste e abbiamo inventato noi stessi. Ora è tutto più semplice perché ti ho espulso dal sistema. Ho espulso quella parte di te che ancora viveva in me come un virus e mi rendeva orribili le giornate anche se leggevo o sentivo una o due parole trigger, cinque lettere, quattro lettere, da qualsiasi parte, mi facevano deprimere praticamente. Tutto è passato e ho sostituito quel virus con qualcos'altro, che tu sai bene, anche se ti è difficile credermi. Come detto più e più volte, non ha importanza nulla di tutto questo e specialmente non importa quanto tu mi creda o mi voglia vedere o mi voglia sentire. Anzi, mi ha fatto piacere avere del tempo libero per dedicarmi a me, sapendo che la tua vita stesse andando alla grande. Almeno finora, poi recentemente ho raggiunto un paio di grossi obiettivi e negli ultimi due mesi mi sono dato al relax più totale, facendo ben poco di produttivo. E intendo produttivo nel lungo termine, perché di soddisfazioni a breve termine, quelle le ho prese tutte a piene mani. Forse mi serviva un po' di relax o forse devo stabilizzarmi un po' al nuovo livello raggiunto per poter poi continuare ad avanzare. A breve dirò basta e spenderò il mio tempo in maniera più seria. Sai, pare non siamo più adolescenti. Sebbene fare il paragone con i miei coetanei mi faccia pensare di essere ancora incredibilmente giovane, ma è un bias, perché gli altri sono dei cazzo di vecchi sia fisicamente che psicologicamente e con moltissimi mi è difficile instaurare una conversazione seria perché vivono delle loro poche esperienze e danno quelle per scontate e sicure e così e la vita e non andare lontano dalla strada maestra che l'amico dell'amico dell'amico di mio cugino di quinto grado una volta è stato male per questo.

D'altra parte, rilassarmi è più semplice se so che le persone che contano nel mio universo stanno relativamente bene, per quanto bene si possa stare per ora, in questo mondo, e quindi mi sono crogiolato sapendo che non c'erano mostri da rincorrere né dentro di me né fuori. Ma lo so che sono lì e torneranno e mentre io ho buttato due mesi di miglioramento nel cesso, loro sono lì dietro l'angolo pronti ad assaltare me e gli altri. E guerra sia.

Ovviamente ti ho sognata per metà notte e mi sono svegliato alle sei e mezza. Nel sogno eri diventata famosa per qualche strana scoperta o novità che avevi creato e ti guardavo in un servizio di dieci minuti in tv, mi sembrava lungo e ti vedevo immergerti anche in una vasca per dimostrare qualcosa, sempre mentre guardavi l'obiettivo della telecamera. Dopo ti ho accompagnata a parlare con un regista gay famoso che ti avrebbe potuto aprire alcune porte importanti in televisione, anche se a te non fotteva veramente tanto. Volevi solo spiegare meglio e a più persone la tua idea, sembrava una buona idea, ma non la ricordo o forse non era parte integrante/importante del sogno. Io non partecipavo al meeting con il regista. Rimanevo fuori con un amico, come se dovessimo farti da bodyguard. Comunque non accadeva nulla di preoccupante. Ti prendevo e ti riportavo a casa. Finisce così.

Mi sono svegliato perché Naomi si è alzata per andare in bagno. Quando è tornata, si è sdraiata sul fianco destro e io anche, per abbracciarla da dietro. Con ancora le tue immagini in testa, ho pensato che per togliermele un po' dalla mente l'idea migliore era fare l'amore con lei. Dopo mi sono riaddormentato e ho sognato Naomi.

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Qui volevo mettere un'immagine.

Ci ho pensato per qualche ora. Ho setacciato le mie cartelle e nulla mi pareva esprimesse qualcosa di perfetto per la situazione. Perché per te voglio solo il meglio.

Ho ripassato anche le foto dove ci siamo noi. Mi sembrano tutte cose che voglio tenere per me e nessuna risalta effettivamente tra le altre, ce ne sono molte che mi parlano piano e mi fanno ricordare che sono vivo.

Nessuna immagine.
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E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".






I remember.

I always remember.

05/09/18

Spigoli.




E' che sono successe tante cose, ma non voglio parlare delle vacanze, né in verità voglio parlare di niente. Non che sia apatico, o forse sì, ma sto cercando di riprendermi mentre le giornate mi scorrono veloci e più scorrono veloci più devo scrivere veloce per darti l'idea che non c'è un cazzo di minuto libero e va tutto di fretta. Insomma, un weekend l'abbiamo passato ad amsterdam e abbiamo girato troppi coffee shop fottendocene della fauna locale e di questa tipa del '98 (l'ho scoperto dopo che era del '98) che ci seguiva in ogni dove, con nostro piacere, sia chiaro, e quindi potrei aver dimenticato tante cose che sono successe, ma è successo ben poco, era un weekend relax in cui io e il mio amico abbiamo fumato il più possibile cercando anche di girare la città, quando capitava. La colazione domenica l'abbiamo fatta a casa della ragazza succitata, mezzi zombie, mezzi uomini, mezzi alieni, e mi sono ritrovato a fissarle le gambe e pensare che finirci dentro sarebbe stato molto bello, ma non avevo alcuna voglia di muovermi, di parlare, di fare cose. Ho bisogno di stare seduto e decedere, almeno per un po'. E non è facile uscire da questo loop, scrivo ora mentre sono in astinenza psicologica da bravo idiota, è tanto bello stare annebbiati, ma sto cercando di ricordarmi che alla lunga è deleterio e io ho cose importanti da fare nella vita, mica come voi che siete stronzi e pensate che cose come, cazzo ne so, la politica e gli influencers di instagram e la televisione siano cose fottutamente importanti. Non lo sono, sono tutte cazzate, coglioni.

Poi sono tornato a casa e appena sono tornato non ho avuto tempo per me, per stare solo un po', perché prima Chloé e poi Naomi sono venute a dormire da me, non insieme, non ancora. Ovviamente la cosa non mi è dispiaciuta troppo, però c'è sempre bisogno di tempo per se stessi. Mi sveglio ogni volta e le trovo vicino a me a guardarmi con occhi sognanti, Chloé un po' di più, forse perché sono la sua prima relazione e perché è più giovane e quindi si starà vivendo quell'innamoramento pazzo che pensi non possa finire mai. Mi chiedo quando la vedrò piangere. Chloé è più alta di me e ha queste gambe lunghissime e il suo odore rimane nella stanza e sulle lenzuola per parecchio tempo. Dovevo specificare che sono entrambe africane? Naomi è minuscola e ha un corpo perfetto, di lei mi innamoro sicuro, se resta abbastanza nei paraggi. La cosa più bella di lei è che quando siamo a letto, mi fa tornare un animale. Perdo qualsiasi controllo e capacità di articolare parole e ringhio e non sono più in me. Che è una cosa stupenda. Ci dimentichiamo spesso di essere animali solo perché sappiamo parlare di cazzate e abbiamo la tecnologia. Eppure il 98.8% del nostro DNA è lo stesso delle scimmie. Tornare animali è importante per ricordarsi cosa davvero ci da piacere, che sono poi le cose basilari: scopare, mangiare, dormire, giocare. Niente di più. E se fai queste cose con più persone che fanno parte della tua cerchia, il piacere aumenta. Io te l'ho detto, fai tu.

Anyway, torniamo a noi. Oggi stavo tornando a casa e una ragazza che avrà avuto diciott'anni scarsi camminava verso di me, ha sollevato gli occhi dal cellulare ed erano azzurrissimi, mi ha guardato e ha accennato un sorriso e io anche stavo sorridendo lievemente, i nostri sguardi si sono incrociati e io ho desiderato di spararmi in testa perché non ho fatto nulla per fermarla.

Non torniamo a noi, ci torniamo prossimamente, babe, piuttosto ascoltiamo la canzone di su che dice:

'sti soldi che c'ho in tasca non mi risolvono il macello che c'ho in testa
ho sempre lei in testa
soldi in tasca e occhi spillati a fine d'a festa

29/07/18

Colazione all'inglese.

Fate attenzione, qua i conoscenti coetanei, o quasi, cominciano a fare figli e sposarsi. Il che allarga il numero di campione utile per fare statistiche fra 10-15 anni. Good. Ho appena interrotto l'ottima striscia di "nessuna malattia" durata ben tre anni. Che incazzatura. E ora vorrei solo guarire.

Comunque, sono passato da Amsterdam e non ci andavo da una vita, ho girato la città e non ho visitato nessun museo. Ho fatto un bel barbecue in un parco e la situazione era ovviamente costellata di vino e canne e buona carne, è stato divertente ed è durato tutto il pomeriggio, fino alle dieci di sera. Il giusto tempo, dato che comunque il sole c'era ancora. Poi sono volato in ostello per prendere qualcosa per coprirmi dal cazzo di vento che c'era, mi sono dato una sistemata e sono uscito con Agathe, ci siamo visti in un bar, lei aveva appena staccato dal lavoro, un negozio di souvenir dove si vendono le solite cose da drogati per turisti, e stava parlando con due ragazzi polacchi, o cechi, non ricordo. Li salutiamo e andiamo a comprare erba in un coffee shop, una classica lemon haze per partire con tranquillità, poi andiamo in un bar tappezzato di stickers in cui si può fumare dentro, che come saprete bene non è scontato ad Amsterdam. Birra che non desidero neanche e mi tocca anche rullare, alright. Mi racconta un po' come le va lì e, che palle, ci tiene a farmi captare che è una donna di mondo e che ha avuto esperienze con le droghe. Non devi fare la grande con me, non me ne frega un cazzo. Certo, l'idea iniziale era provarci e portarla a scopare in un parco qualsiasi, figurati che è legale lì, sì, ripeto, legale scopare nei parchi di notte, ma mi sono affondato nella poltrona e il tempo è passato velocemente ed erano già le due ormai e attorno a noi c'erano persone simpatiche e tanti cocainomani. L'unica volta che vado in bagno fatico a trovarlo tra un corridoio e l'altro e un tipo mi dice "è qui il bagno" e mi precede aprendo una porta, poi entra nell'unico bagno che ha la porta, per il resto solo pisciatoi e io ho problemi a farla se non ho le spalle coperte. Il tipo ci mette una vita perché chiaramente sta pippando e si crea una fila che è chiaramente in attesa di sverniciare le narici, io non batto ciglio, finché non cagate il cazzo siamo tutti amici. Quando ritorno da Agathe, un altro cocainomane si è seduto vicino a lei e cerca di comunicare e parlare, sta fumando un cannone gigante e si addormenta immediatamente tanto che dopo tre minuti arriva un buttafuori, prende il suo telefono e gli dice di andare a dormire a casa, ma con gentilezza, dopotutto non era lui a rischiare gli fottessero il telefono o altro. Noi anche dopo poco ci direzioniamo ad una stazione metro in cui lei può tornare a casa, neanche provo ad andare da lei, mi rompe le palle dicendo che il giorno dopo deve lavorare, baci piccola. Torno in ostello cercando di fare poco casino e dormo qualche ora. Mi risveglio, prendo il mio zaino e faccio il check out, mi sento più tranquillo ad avere tutte le mie cose con me mentre giro. Non mi fido di nessuno, retaggio ancestrale della mia città natale. Cammino e faccio colazione a tappe, senza mai sedermi da nessuna parte, mangiando cose dolci mentre mi muovo, servono zuccheri per riprendermi un po' dal poco sonno che mi perseguita da circa una o due settimane, per ottime ragioni sia chiaro, e ovviamente dopo aver guardato un po' la città, decido di fermarmi  in un coffee shop con dei tavoli stile '800, non prendo nulla da bere anche se valuto un tè per qualche minuto. Prendo una sativa perché ho voglia di rilassarmi e me la fumo tutta con tranquillità.

In questi giorni sono un mezzo ameba e sono sempre in giro in appuntamenti a caso, spendendo soldi per queste piccole e grandi ragazze principalmente africane e portandomele a casa a turno. Scorre tutto bene, ma dovrei cominciare a preparare la mia discesa in italia e organizzare bene quei pochi giorni che ho. Oltre ad essere produttivo come desidero, ma per questo mi scudo dietro la mia malattia attuale. Voglia di fare nulla, voglia di fare zero. Ascolto musica tutto il giorno e cerco di distrarmi con qualche film.

Tra una cosa e l'altra, amici, viaggi per lavoro o per piacere, ragazze e il giusto tempo per me stesso, saranno due mesi che sono impegnato praticamente sempre e la quantità di sonno di quest'ultimo periodo è minima, ma non mi pesa, almeno per ora. Ho calcolato che fra sole tre settimane potrei tornare ad una vita più tranquilla, anche se è un progetto che può essere tranquillamente sballato da quanta voglia avrò di stare in giro e sfoggiare vestiti nuovi e anello nuovo. Sono stato a Londra e solo cinque tossici/barboni/barboni-tossici mi hanno chiesto qualche spiccio. Inutilmente perché ho ritirato giusto le sterline che mi servivano e ho maneggiato tre monete di numero in tutto il weekend. Ho girato camden per trovare qualcosa di originale e spettacolare da inserire nel guardaroba e ci sono riuscito con una maglietta disegnata da un'artista israeliano e un anello nuovo per l'indice destro. Per ora ne mettevo uno che era un rimpiazzo. Un rimpiazzo durato quasi quattro anni. E questo anello è nero e semplice e di tungsteno. E' la mia fase nera che tenta di bilanciare tutte queste nuove magliette bianche. I capovolgimenti della vita. Mentre camminavo per la città per esternare uno dei miei hobby preferiti che è essere solo in mezzo alla gente e camminare ascoltando musica per non permettere alla mia realtà di essere troppo inficiata dagli essere umani, pensavo al fatto che qui c'è stato un punto di svolta della mia vita. Esattamente nella stessa stanza in cui ho dormito di nuovo. E curiosamente a Londra nacque l'idea del mio blog e anche del nome, mentre leggevo una magazine anarchica, se non sbaglio, il nome era modeerf. Su internet non si trova più nulla al riguardo. E invece io ho i pdf, probabilmente scaricati anni fa. Ora torno nello stesso luogo e sono un uomo e posso parlare con il mio amico con più cognizione di causa sulla vita e un po' più ragionamenti filati e logici. Ma non è quando ho creato il blog che c'è stata la svolta, quella è venuta due anni dopo quando sono tornato a Londra. Ci sono rimasto un mese e ora che leggo i post di quel periodo noto i piccoli particolari. Erano i primi post in cui avevo uno stile diverso e che mi piaceva davvero. Trovato in mezzo alle esperienze vissute, con un'incredibile voglia di spaccare il mondo, di eccedere e di aprirsi alle novità e allo sconosciuto, e tra i libri che leggevo e le realtà che venivo a conoscere. E il mio cervello ricordava la zona e mi ha guidato in automatico verso la fermata dove prendere il bus per andare a Brixton. Con quel vago senso di un posto che hai conosciuto e analizzato già e ti suona relativamente familiare. Abbiamo concluso in un locale gestito una famiglia di ciprioti con una colazione all'inglese di quelle che ti riempiono per una giornata: due uova, bacon, salsiccia, toast, patatine. E il tè finale con i biscotti. Sono sicuro di non aver mai bagnato i biscotti nel tè prima di ora. Sono questi i piccoli dettagli che mi sfiziano. O da cui mi piace farmi sfiziare. Magari ho dimenticato un giorno di una decina di anni fa in cui ho fatto la stessa cosa e non l'ho ritenuto abbastanza importante come ricordo da registrarlo. Si cresce e non si può ricordare tutto. I punti fermi comunque li ricordo.




30/06/18

Se incroci tutti i dati, trovi quasi tutto quello che si può sapere su di me.





Se non succede nulla qui, rimango a guardare il muro e la cenere che vola alta e poi riscende, vola alta, riscende, cerco di afferrarla tra indice e pollice mentre sale in alto. Ho i muscoli del collo ingessati ed è un orario strano, potrei vedere un film, ma non ho nessuna voglia di vedere un film precisamente. Ho una lista enorme e nessuno mi ispira in ogni determinato momento. Se invece riesco a fottermene di questa zero voglia metto un film e mi piace quasi sempre, alla fine la lista è stata compilata con consigli di persone fidate. La situazione è questa: ascolto blank banshee mentre bevo un amaro. Sì, fumo. Fumo e incrocio i dati, ma questo l'ho scritto un paio di settimane fa. Ora non fumo da due settimane. Quasi. A parte ieri che ero ad un ristorante africano e vicino alla mia sedia noto che qualche sprovveduto ha perso una bustina d'erba per terra e allora l'afferro velocemente, ho bevuto vino tutta la sera e sono veloce e scattante, a tratti anche lucido. Un tizio che ho appena conosciuto mi invidia ed è anche più contento di me e mi chiede subito di poter fare una canna. Al tavolo con noi c'è anche un tizio che ha qualche potere in un ufficio qui vicino, ha minimo 40 anni, portati male in qualsiasi caso, e di noi altri dieci nessuno supera i ventotto, mi sto tenendo largo. Comunque due giorni fa eravamo nello stesso posto, nello stesso ristorante dello stesso quartiere, niente busta d'erba per terra quella volta, ed eravamo tutti felici e ubriachi, eppure era un martedì qualunque. In questi giorni mi sento molto più libero e mi preparo a (ri)fare l'amore con una mulatta e una nera, straparlo descrivendo le mie lenzuola sporche di sangue, ho fatto anche una foto al coprimaterasso che fortunatamente ha salvato tutto, ma quelle tre macchie non andranno mai via. Non ero così continuativamente lucido dalle prime tre settimane dell'anno scorso ed è una cosa interessante. Mi sembra vada tutto bene, anche meglio del solito, sarà il sole che fa capolino nel cielo o io che raggiungo qualche obiettivo. Alle vacanze manca un mese circa e in italia ci sono solo due tipe nuove che vorrei vedere. Volevo fare un post pieno di bestemmie e insulti verso tutti, solo perché appunto ora va tutto alla grande (ma sono due anni che va tutto alla grande), poi ci ho ripensato mentre seguivo un culo girando nel centro città. Non mi dire che non hai mai seguito un culo, come in uno stato di trance, mentre cammini. E' quasi una cosa inconscia, ti stregano certi culi e tu li segui per vedere un po' dove andranno a parare, poi ad un certo punto rinvieni in te e torni a fare quello che devi fare. Chiappe, chiappe. Intanto sul mio soffitto volano elicotteri tutto il giorno perché tutti i santi ministri sono qui a decidere del tuo futuro, non del mio, chi cazzo vi ha autorizzato? E non ci si fa neanche tanto più caso, non è un problema tanto ho le casse sempre accese e ora mi sono dato a trap anche più underground, sì, ma giusto da qualche giorno, altrimenti suono la chitarra cercando di imparare e condividere qualche canzone nuova e di mangiare sano. Mi sono anche comprato delle scarpe nuove e ho festeggiato schiantandomi un ginocchio sul bordo del letto, da vero idiota, eppure non mi facevo male da parecchio, ogni tanto è utile per ricordarti che sei vivo. Qualcuno si sta chiedendo perché i giovani si drogano tutti tutti tutti tutti? Erba e cocaina e md dovunque li vedo solo io? E tutti questi nuovi cantanti che cantano di quanta droga si prendono dimostrano solo che la cosa è sdoganata e nessuno ci fermerà mai, probabilmente va bene a tutti così. Però non mi fate i sorpresi del cazzo quando vi arriva il 75 in casa e i vostri figli devono spiegarvi perché (che arriva per la cocaina? Non lo so, probabilmente il numero dello spacciatore). Gli spaccini negri cercano tutti il mio sguardo e richiamano la mia attenzione, se prendi parecchia roba ti danno più di una bustina, ma quasi mai lo stesso tipo, c'è questo neanche troppo tacito accordo per cui ognuno te ne da una così si spartiscono i proventi e sono tutti felici, chissà esattamente quanti soldi si fanno mi chiedo mentre vedo tre ragazzi sbarbati e in camicia, che sicuramente faranno i consulenti politici, a parlare amorevolmente con gli spacciatori ufficiali della ringhiera, posizione strategica e ampiamente visibile, la polizia è a circa venti metri, all'inizio della strada, ma loro se ne fottono tutti il cazzo. Sia chiaro non sto biasimando nessuno, è un business come un altro e noto che questi lavorano probabilmente più di otto ore, come i lavoratori seri, e giustamente se tu vai a cercare da fumare alle due di notte è necessario che qualcuno ti rifornisca. In verità, riconosco il loro gioco e il loro controllo del territorio e apprezzo quello che fanno perché pare essere organizzato molto bene. A tutte le entrate del quartiere c'è sempre qualcuno con un cellulare perennemente in mano che avvisa gli altri di tutti gli spostamenti di persone sospette, ovvero sbirri in borghese e non, clienti e non, ed è un controllo capillare, tanto che si capisce che in quel quartiere crimini stupidi come scippi e furti e rapine nei negozi non ci sono neanche per un cazzo perché chi lo gestisce non vuole queste stronzate ed è il primo a non voler attirare l'attenzione. Qui si spaccia droga, ma poi è solo quello che vedi fare sfacciatamente, certo che dietro c'è qualcosa di più grosso, ma tu non ti immischiare, dopotutto che te ne frega? E' il tuo territorio? No. Comunque per quanto sono tutti simpatici ho deciso di tornarci solo se qualche tipa ha bisogno della scusa di fumare per venire a casa mia. Torno a casa e becco una ragazza che non me l'ha data svariati mesi fa, mi fa capire che il ragazzo si è finalmente rotto le palle di mantenerla a casa sua e si sono lasciati, con quella faccia tipo "minchia che inculata che mi sono presa, aiutami, dammi attenzioni", la saluto cortesemente e salgo le scale, un po' contento che le cose siano andate come previsto e mi dimentico di lei in un nanosecondo, inutile ritardata. Riscendo per uscire e bestemmio ad ogni figa che passa, come apprezzamento ovviamente, e insulto tutti quelli che hanno una faccia di merda e/o che hanno appena figliato e spingono il passeggino tutti contenti sperando di ricordarmi i loro volti e poterli rinotare fra quei 10-15 anni e vederli depressi. Guardate che io so tante tante cose, su tutti tutti voi, però mi frega zero di sputtanarvi contro voi stessi principalmente, e contro gli altri indirettamente, e quindi annuisco e prendo nota perché fra qualche anno si fanno le statistiche e si tirano le somme (e già alcune sono state tirate) e per chi non sarà felice come lo sarò io saranno solo cazzi loro, porgete la mano e chiedete aiuto, magari ci gira di fare qualcosa. O forse no, siamo impegnati.

31/05/18

Evelyn e Cody. / E tutta la tua rabbia gloriosa.

In macchina Cody si ripete che non ha paura di Evelyn, nè di rivederla. "Tu hai paura di altre cose", si dice e le elenca con freddo cinismo, poi supera l'ultimo semaforo e trova un parcheggio. Si posiziona davanti al bar, imposta il cellulare sul silenzioso e cammina, aspettandola, finchè non intuisce da quale parte sarebbe arrivata, dalla sinistra, dando le spalle al bar, e si rivolge verso quella direzione. Infine, eccola lì, con una camicia colorata, aperta, e sotto una maglietta nera, una borsa grande e il solito passo. Così, aspetta che si avvicini e guarda i contorni del suo viso farsi sempre più definiti. Inutile tentare di calmarsi, il suo cuore è emozionato e l'elettricità pervade l'aria. Anche lui comincia ad andarle incontro e accoglie Evelyn tra le sue braccia. E' un abbraccio liberatorio e lungo, lei è a casa e sussulta, singhiozza, una volta sul suo petto. Restano fermi un minuto, o tre, poi si guardano negli occhi e si salutano con un dolce reciproco sorriso. Cody le fa strada nel bar ed entrano dentro, c'è un po' di gente, ma cercano di tenere il mondo al di fuori della loro bolla. Non si siedono l'uno di fronte all'altro, ma di fianco, su invito di Cody. Ordinano un caffè lui e una birra lei. Evelyn comincia a parlare e Cody si dispone ad ascoltarla.
"Ti avevo detto che stavo male, quando è finita. Era vero. Mi sono accorta di stare cambiando, stavo diventando un'altra persona e non volevo tu mi vedessi decadere. Ho avuto crisi, sono diventata anoressica, più per il bisogno di controllo su me stessa che per altro. Anedonia era la parola che mi caratterizzava, o forse caratterizza. Ho sempre avuto bisogno di essere apprezzata e amata, ma sento di non meritarlo, perciò la mia soluzione è stata quella di eliminare questa necessità. Tutte le relazioni che ho creato lì sono false, superficiali, non c'è comprensione. Non penso di meritare nulla per come sono veramente e allora fingo in tutti i rapporti sociali. E il tutto è nato dal lutto di avere lasciato questa città. E volevo chiudere con tutti, tagliare le radici, e ci ero riuscita, ma poi ho cambiato idea e volevo recuperare i rapporti e con le amiche ci sono riuscita, ma tu non rispondevi mai ed eri l'ultimo brandello di pelle putrefatta che dovevo staccare. Quando ti ho chiamato e non hai risposto ho avuto dei conati di vomito...grazie per essere qui."
Cody le stringe una mano e dice "stai cercando di eliminare una necessità, quella di essere amata e apprezzata, che è naturale, biologica. Non puoi lottare contro la natura. E poi non capisco come tu possa pensare di non meritare nulla. E' già successo che qualcuno ti abbia amata e succederà di nuovo. Non ti ho risposto tutto questo tempo perchè per me eri morta, come avevi detto tu di considerarti, d'altronde, e così ho fatto. Ed ogni volta che cercavi di parlarmi la cosa mi destabilizzava. E se non lo facevi tu, ti sognavo e mi svegliavo devastato. Il tuo lutto è stato andare via e tagliare tutti i ponti. E il mio lutto è stato la tua morte. Non ti avrei mai impedito nulla, e sono contento che tu abbia un futuro roseo e probabilmente migliore del mio e che tu sia in una città che offre cose belle da fare...e sapevo che sarebbe finita prima o poi, ma volevo passare l'estate con te e non è successo..."
"scusami, mi dispiace. Non volevo farti del male, scusa."
"Ma non è colpa tua e non provo nessun rancore, ci ho pensato a lungo e non hai fatto nulla di sbagliato, nulla con cattiveria. Dici sempre che nei tuoi sogni affronti ciò di cui hai paura, ma nella relazione non hai mai affrontato il conflitto, l'hai evitato perché pensavi mi potesse dare fastidio. Mi sarebbe piaciuto risolvere i tuoi problemi insieme, l'avrei fatto con piacere, ma fa nulla. E' successo per una serie di fattori, non è colpa di nessuno se sono stato male, era naturale che succedesse. Sono stato male, molto. Mi hai rotto. Mi hai spezzato come non pensavo potesse succedere ad uno come me, che ritengo essere una persona centrata, solida, ma è successo e ho passato mesi a ricostruirmi e ora ci sono quasi riuscito, sì, ci sono riuscito. Conosci il verbo to cope?"
"No."
"Vuol dire affrontare una situazione, fargli fronte, con metodi non convenzionali. Ho passato mesi, e tutt'ora, a scoppiarmi di canne per riempire quel vuoto di fondo, quella insoddisfazione che mi ha lasciato la tua mancanza. E' stato come un cacciavite nel cuore. Mi aiutava a non pensare, a liberare la mente. Perciò sembra tu sia venuta a chiedere il mio perdono, ma non c'è nulla da perdonare. Piuttosto sei venuta a perdonare te stessa. Ci sei riuscita."
"Cosa dovrei fare con le relazioni con le persone? Viaggerò e resterò poco tempo in ogni luogo, non mi sembra avere senso."
"Io penso che non bisogna mai trattenersi. Quando ci siamo conosciuti venivo da una relazione catastrofica, forse anche tu, e allora sebbene desiderassi bruciare in tutto le tappe, per quanto riguarda i sentimenti restavo un po' sulle mie, chissà se poi si può veramente controllare quest'aspetto, e mi sono accorto di amarti al massimo verso dicembre, gennaio. Quando, a mia insaputa, tutto stava per finire. Non ha senso. Concedi il massimo il prima possibile. L'amore è l'unica ossessione per cui valga la pena vivere o morire, che duri un mese, un settimana o anche solo un'ora. E ovviamente lo cerco, voglio darlo e riceverlo ed è piacevole in entrambi i casi.", Cody prende una pausa, sull'orlo delle lacrime, e riprende "io ti ho amata. Non solo. So, dentro di me, che ti amerò per sempre. Sei la migliore che conosco e meriti di essere apprezzata e amata, non è come dici tu. Ti amerò per sempre, ricordalo, ovunque sarai tra dieci, trenta, cinquanta anni. Ci sarà qualcuno nel mondo che a prescindere da cosa farai, ti amerà. Ricordati che sei amata. E amati tu stessa per prima.", Evelyn lacrima in silenzio, Cody continua, "ti scrissi nell'ultima lettera "I'll love whatever you become" e mantengo la mia parola."
Si scambiano altre piccole considerazioni, alcuni ringraziamenti da parte di Evelyn e poi Cody la prende per mano e la porta fuori dal locale. Abbracciati camminano verso la macchina di lui, vi si siedono sopra e Cody continua: "quando è finita, sono finito all'inferno", ogni parola è un macigno, ma lui è più forte del mondo, "ed è un brutto posto, ci si sporca, ma c'è sempre la speranza di risalire. E lì", lacrime si affollano dietro gli occhi del ragazzo, "dovevo comunque preservare l'unica cosa che avevo e in cui credevo, l'amore, e questo è un petalo di rosa", tira fuori dalla tasca destra un petalo di rosa, lo mette in mano ad Evelyn e le chiude il palmo, "non si è sporcato, è tuo", scoppiano a piangere entrambi e si abbracciano, prendono tempo a riassaporare l'odore dell'altro come se fosse ossigeno puro. Lei dice "anche io ho una cosa per te" e dalla borsa estrae un libro introvabile, comprato chissà quando e chissà dove, Cody lo guarda contento e intanto entrano in macchina, parlano prima come fiumi in piena, poi finiscono a fissarsi da vicino.

Il primo bacio è breve, le labbra si incontrano piano, si godono il momento. Cody si stacca per primo, Evelyn lo ringrazia ancora per essere venuto. Si stendono sui sedili e Cody sfiora ogni centimetro della pelle della ragazza come un bambino che ritrova un gioco perduto, curioso e nostalgico allo stesso tempo. Discutono ancora di comprensione e aiuto. Lui racconta di una volta in cui, destabilizzato per svariati motivi, cercò non di sfogarsi, ma di parlarne, semplicemente per buttare fuori quelle cose, con un'amica. Arrivato da lei, questa lo anticipò raccontandogli i suoi problemi, molto più gravi, e allora prosegue lui: "ho capito che devo essere una roccia per tutti gli altri. Ed è un ruolo che mi è attribuito e mi attribuisco con piacere, ma, a volte, quando serve a me...non c'è nessuno con la determinata fiducia ed esperienza che mi servirebbe e allora ho solo la musica o il muro."
"Devi cercare qualcuno, qualche aiuto...", sussurra Evelyn.
"Ci sto lavorando, quasi trovato."

Si baciano ancora e ancora finché lui propone "torniamo a quando eravamo piccoli? Alla prima uscita? Ricordi questa maglietta?"
"Sì, è quella di quella prima volta", risponde lei sorridendo. Il sorriso più grande e bello che si sia mai visto. E piano piano si baciano sempre più e le mani scorrono sui corpi, i vestiti vanno via e fanno l'amore, piano, sapendo che, se sarà l'ultima volta, questa volta l'avranno deciso insieme. E vivono per sempre in quei respiri e sospiri, sorridendo felici, lui sopra lei, in un mondo che non è di nessuno, ma solo loro. Quando finiscono, Evelyn mormora "allora nulla è impossibile" e Cody si domanda se per tutto quel tempo l'anedonia non sia passata e rimangono abbracciati per lunghi attimi, in silenzio e non c'è bisogno di altro. Non c'è bisogno di musica perché solo guardarsi negli occhi è più che sufficiente, c'è una connessione intima indistruttibile e perfetta. Cody le accarezza i capelli sussurrando: "tu sei un miracolo, lo sai? Millenni di persone si sono riprodotte per arrivare a te, a farti nascere e vivere in questo luogo e tempo, a farci incontrare. Uno stupendo miracolo". I minuti scorrono piano nel silenzio della notte, lui si appoggia con l'orecchio sul petto di lei per ascoltare il battito del suo cuore. E' un suono così diverso, calmo, ovattato in modo dolce e a tratti regolare. Il suono della vita. Poi prende la sua canottiera e la infila nella borsa, sperando che l'odore rimanga per almeno qualche mese. Infine, la accompagna alla sua macchina, scendono e si dicono le ultime parole.
"Se hai bisogno di aiuto...", comincia Evelyn, "no", l'interrompe subito Cody, ma lei sa già a cosa vuole opporsi lui e dice "no, no, non da me. Chiedi aiuto a qualcuno."
"Lo farò. Tu ricorda le due cose fondamentali. Sei amata. E ama te stessa.".

L'ultimo bacio non è mai l'ultimo, si toccano e si staccano più volte.

L'ultimo abbraccio. L'ultimo incontro di labbra. Amore.





Evelyn e Cody sono in una casa abbandonata, su dei letti, impegnati a lottare contro un demone, un'entità malvagia. E sono sicuri di non riuscire a sconfiggerlo perché questo è molto forte. Invece ce la fanno, grazie ad una farfalla che, nonostante la differenza di stazza con il demone, lo prende e lo sbatte ripetutamente contro un muro fino ad ucciderlo. Una farfalla che esiste al confine tra il mondo dei vivi e quello delle anime. La loro proiezione infinita.

"Sognai mia moglie, era morta, ma andava tutto bene."