11/11/17

Qualcosa non va nel mio cervello, ma stiamo cercando di capire cosa. Attendere prego.

Quando è fidanzata lei.


La sera, io, Eva e Aurore usciamo insieme, avendo deciso di andarci a sbronzare da qualche parte. Non ricordo neanche il primo pub in cui siamo stati. Forse abbiamo cominciato a bere a casa mia. Eva l'ho conosciuta in Erasmus. E' francese e ha un modo particolare di pronunciare la S che può risultare carino, se ci presti attenzione. Aurore è una sua amica, mai vista prima. E' piccola, con uno sguardo da bambina, capelli neri lunghi e occhi castani. Durante la serata parliamo di musica. Ho qualche gusto in comune con Eva e spesso ci siamo passati delle canzoni da ascoltare. Ad Aurore piace la musica elettronica, ma non disdegna l'indie rock. Scavando tra serie tv, film e libri letti, scopro di avere più cose in comune con Aurore che con Eva, che avevo ospitato con il precipuo scopo di abusare ripetutamente del suo corpo. Ma non sono abbastanza bravo da provocare un threesome, sopratutto con due amiche. L'amicizia tra donne sfocia in un odio più o meno velato mischiato con una quantità incredibile di argomenti confidenziali da usare come ricatto o insulto in qualsiasi dato momento. Quindi tocca scegliere, e bene. Mentre la serata va avanti, tra vino e birre che vengono buttate giù, ci infiliamo in un discopub dove tutti ballano strafatti nel pieno della notte. Ballo con entrambe. Guardo Aurore negli occhi e nella mia vista periferica c'è Eva che fa una smorfia velocissima. Oh, cara. Appena Aurore va in bagno, Eva mi salta addosso e si mette a due centimetri dalla mia bocca cosicché meccanismi abbastanza naturali facciano il loro corso. Mi avvicino e la bacio. Poco male. Quando la sua amica torna, fingiamo non sia successo nulla. Ogni volta che la perdiamo tra la folla, ricominciamo a baciarci. Alle 4.30 decidiamo di andare via. Aurore prende un uber e io ed Eva torniamo a casa. Accendo una candela mentre ci spogliamo. Ha delle tette fantastiche e un paio di piercing nascosti. Dieci minuti dopo aver finito di scopare, prende il telefono e sale su. Io mi rivesto con calma e metto in ordine la stanza. Quando salgo, la trovo intenta a parlare con il suo ragazzo. Come se fosse la cosa più naturale del mondo. Nessuna vibrazione della sua voce potrebbe dare anche un minimo indizio al tipo. La guardo un attimo, come si guarda un dipinto, e penso che è perfetta. Quando chiude la chiamata, torniamo sul letto.


Quando sono fidanzato io.


Premessa: in quei pochi casi in cui io sembri fidanzato, non sono fidanzato come pensate voi. Importante è chiarire subito che la ragazza deve andare immediatamente fuori dal cazzo appena cominci a mettere in atto comportamenti come: 1) chiamare ripetutamente per sapere dove sono, cosa faccio, con chi sono; 2) aprire bocca sulle mie frequentazioni femminili; 3) pretendere risposte veloci a messaggi inutili. Seguendo queste semplici direttive, potrete fare cose come quelle che sto per scrivere.

"Stasera esco con un'amica", scrivo a Serena. Mi faccio una doccia ed entro in macchina. Colonna sonora di Drive sul cd. Mi muovo nella città volando, anche se non c'è fretta perché io sono una persona puntuale. Supero con disinvoltura un paio di semafori rossi solo perché si può. Parcheggio sotto casa di Giulia e attendo. Lei scende dopo cinque minuti. Una perfezione balistica di meno di cinquanta chili, due labbra con una forma unica e due occhi che brillano. La abbraccio e le particelle del suo profumo mi entrano piano piano nel naso e mi salgono al cervello come una botta di cocaina non riuscirebbe a fare. Da questo preciso momento fino a quando la riaccompagnerò a casa, chiunque avesse tentato di frapporsi in qualche modo tra me e lei sarebbe saltato in aria e i suoi discendenti sarebbero stati maledetti, oltraggiati e ostracizzati fino alla fine dei loro giorni. Questo perché non sono vendicativo. Saliamo in macchina e guido con una mano sola mentre con l'altra accarezzo i capelli di lei. Arriviamo a casa e apro il computer che era in standby. La colonna sonora già era pronta. Ci sediamo sul divano e parliamo probabilmente troppo. Poi mi avvicino piano verso le sue labbra. Lei scappa due o tre volte. Lo sa che c'è una ragazza. Le voci girano. Però se noi siamo qui, a casa mia, da soli, è perché io posso farlo e non ci sono problemi. Le cose le gestisco io. Non c'è un cazzo da discutere. Giulia lo sa bene e infatti non si scosta più. La bacio, la spoglio, "è perfetta", penso. Lei sorride in un modo incredibile e io muoio e risorgo la mattina dopo, quando da un altro universo ritorno nel mondo reale.

La sera esco con Serena e vado ad un pub per vedermi con alcuni amici. Probabilmente avrò scopato Serena in macchina prima di andare al pub. La serata è tranquilla e divertente. C'è Luigi che è ubriaco ed è disperato perché la sua ragazza l'ha lasciato prima dell'estate e non è riuscito a scoparsi fighe altrettanto valide. Va detto che la ragazza era una scassaminchia incredibile. Secondo me, ci ha solo guadagnato. Comunque, guarda Serena chiedendosi come abbia fatto uno come me a stare con una così. Dopo aver pagato, addirittura si avvicina a me e mi fa i complimenti per la ragazza. Io gli rispondo "non è neanche la migliore di quelle con cui mi sto vedendo". Sicuramente non mi crede. Penserà che l'avrò sparata grossa, ma non posso dare più dettagli, non faccio così. Torno in macchina con Serena e andiamo a casa sua per stare svegli fino alle quattro.









01/11/17

The Project. Alex - Part 5.

Il giorno dopo essere tornato in città, mi incontro subito con un paio di amici in una piazza per bere una birra, loro, e per fumare, tutti insieme. Usciamo già tardi e restiamo su una panchina ad aggiornarci degli ultimi mesi, tra lavoro, università, scopate e vita di tutti i giorni. Avevo mandato un messaggio ad Alex, nel pomeriggio, dicendole che sarei stato in giro per tutta la sera. Per le undici mi chiama e mi chiede se mi può raggiungere. Nessun problema, rispondo. Arriva come sempre: da sola, camminando piano, apparentemente pensierosa e con lo sguardo principalmente rivolto verso il basso. La scorgo già quando ancora non è neanche entrata nella piazza e mi avvio verso di lei per abbracciarla. Bellissima come sempre. Non posso stare troppo con lei perché un mio amico riparte il giorno dopo, però lei si aggrega volentieri alla nostra compagnia e dopo un po' finiamo al parco a fumare, bere e suonare la chitarra. Il gruppo per un attimo si è allargato, siamo diventati, non so come, dieci, poi dopo un paio d'ore siamo rimasti solo noi quattro: io, Alex e i miei due amici. Restiamo a cantare ed a parlare un po'. Poi Alex va via. Riaccompagno i miei amici a casa.

Ci rivediamo un paio di volte e in una di queste lei viene a prendermi in macchina e andiamo a casa sua. Non ci andavo da una vita. Alex si apre una birra, io non voglio bere, solo fumare. Prende la chitarra e mi canta alcune canzoni, io le canto anche qualcosa. Ricordo di aver suonato Suzanne di Leonard Cohen. Sono fatto e le mani mi tremano come se avessi un principio di Parkinson. Magari è così e io non lo so. Comunque continuo a fumare e intanto Alex mi fa un caffè freddo con dello zucchero che mi fa riprendere le trasmissioni tra i neuroni. Poi torniamo in centro per fare serata. Guida lei e secondo me stiamo andando troppo veloci, ma ci sono due fattori da considerare: quando sono fatto, già andare a 60 all'ora mi risulta veloce, anche se guido io; quando sono nel sedile del passeggero sono restio a fidarmi di chi guida. Ma so che Alex fa questa strada tutti i giorni, quindi mi fido. Arriviamo in una piazza del centro piena di ragazzi. E' sabato sera. La nostra destinazione è il compleanno di un amico di Alex, che io conosco di vista. Non ci ho mai interagito, ma mi è sempre stato intuitivamente simpatico. Conosco anche qualcun'altro che è presente alla festa. La festa è sui gradoni della piazza, siamo tutti in piedi e su una specie di davanzale, di quello che prima era una parte di un ex mercato, poggiamo tutti gli alcolici. Io bevo pochissimo, un borghetti, due. Neanche lo spumante. O forse lo spumante sì. Ovviamente si fuma. Tutti i presenti hanno interagito a più gradi con le droghe. Tutti. Anzi, probabilmente io sono quello che si è drogato di meno fra tutti questi. Uno dei ragazzi mi chiede una cartina e io gli passo anche il filtrino. Comincia a fare una canna e mentre parliamo mi giro un po' intorno. Metà dei partecipanti sta facendo una canna. Un ragazzo con i dread, dei pantaloni larghi e un cappellino nero, sta tritando dell'erba con le mani mentre la sua ragazza attacca due cartine. La sua ragazza avrà diciotto anni, al massimo. Ha degli occhi verdi chiarissimi, una carnagione scura, di quel colore che potrebbe avere una cubana, e un viso stupendo. Fumiamo tutti insieme. I discorsi contengono molto spesso esperienze di droghe. Il festeggiato e la ragazza vivono a Roma e una volta al mese, o anche di più se ce n'è la possibilità, trovano dei rave party in giro per l'Italia e vanno a prendersi più droghe possibili. E' una vita interessante. Rave, after. Ketamina, md, morfina, cocaina, speed, lsd, funghi. Tutto quello che si trova. Poi scopano da strafatti nelle tende. E' sempre una grande esperienza sensoriale. Sembrano una bella coppia perché hanno questa voglia di intossicarsi che è dello stesso livello. La serata finisce. Forse vado via prima io perché dovevo incontrare un altro amico, o forse andiamo via insieme.

Qualche giorno dopo ci salutiamo prima che parta per un paio di settimane. Sono nel cortile di un mio amico, con un sua sorella e un altro amico. Sicuramente parlavamo di qualcosa di poco serio, ma in maniera molto seria. Potrebbe essere stato il sole o il fatto che la terra non fosse chiaramente piatta. Alex si aggiunge e parliamo di musica. La saluto e spero di vederla presto. Il futuro è ancora incerto in questi giorni. Non so quando ripartirò e mi sembra di avere poco tempo. Dopo aver incontrato lei ho, nel frattempo, fatto scorta di hasish e alterno i miei giorni invitando ragazze e amici a casa, a fumare, ad ascoltare la musica. La cosa continua per parecchio e intanto Alex ritorna e si inserisce in questo loop. L'ultima settimana viene a casa mia quasi ogni giorno. Una volta porta la chitarra, una volta vediamo un film mentre fumiamo. Restiamo sul balcone una sera a fumare ed a parlare dell'universo e della vita. Alex è seduta in un angolo del mio balcone. Io sono seduto sulla soglia ed ho in mano un bicchiere di carta che usiamo come posacenere. Mentre fumo mi chiede se io sia triste o scazzato. Lo sembro? Non mi pareva. In verità sono felice, le dico. Sono sempre felice quando lei è vicino a me. E' come avere un gioiello davanti agli occhi. Lei non lo sa e non riesce a percepire le sue potenzialità. Io le vedo. Quella principale, è quella che anche lei può essere felice, data la giusta situazione e il giusto luogo. Questa è l'unica cosa che mi interessa. Amo Alex alla follia e gliel'ho spiegato il meglio possibile.

La settimana scorre in un via vai di situazione in cui, in qualche modo, io ed Alex siamo sempre presenti insieme e sempre vicini. Tanto che non distinguo un giorno dall'altro. Abbiamo sempre fumato, siamo stati in giro, siamo stati a casa, abbiamo incontrato amici diversi, siamo stati in diversi pub, bar e parchi della città. Abbiamo comprato interessanti quantitativi di droga. Ci siamo visti di pomeriggio per andare a prendere un caffè. Una volta è venuta a casa a cucinarmi il pranzo e poi è rimasta fino a sera, quindi si è fermata a sistemarsi. Era bello vederla nel mio bagno a pettinarsi i capelli e a truccarsi mentre ascoltavamo un live di David Bowie. Siamo stati sdraiati insieme. Anche senza dire nulla. Per me è una cosa fantastica. Una sera mi ha portato dei brownies fatti da lei insieme ad una rosa colta dal suo giardino. Un petalo è qui sul muro. Il significato che ha un petalo di rosa per me è immenso e la cosa mi ha fatto parecchio felice. L'ultima sera la passo con più amici possibile, saluto tutti quanti e rimango in giro fino alle cinque di mattina, quando devo alzarmi alle sette per andare in aeroporto. Alex la saluto per le tre, quando lei va a casa. La accompagno alla macchina. Siamo fatti e lievemente brilli. La abbraccio e le sussurro nelle orecchie. I love you.

I love you too.







21/10/17

The Project. Laura - Part 4.

Sono appena tornato a casa dopo una giornata felicemente stancante. L'orologio indica le tre e mezza di pomeriggio, mi sdraio un attimo sul letto mentre cazzeggio al cellulare. Proprio in quel momento, Laura mi manda un messaggio inaspettato chiedendomi un piccolo favore. Il favore è trovare qualcosa da fumare e portarglielo a casa, dove è ora da sola. Certo che si può fare, dico. Eppure non ho un cazzo a casa e a quest'ora non so come procurarmi la roba. Chiedo un po' in giro tra amici, ma nessuno ha una soluzione, quindi devo girarmi parchi, parchetti e piazze per vedere chi c'è in giro. Esco alle quattro e mezza. Ci sono 45 gradi e sono tutti giustamente chiusi in casa. Al parco non c'è nessuno, a parte due bambini che mi chiedono una sigaretta. In un paio di piazze non c'è nessuno. L'ultima piazza è anche l'ultima possibilità. Ci sono due ragazzi seduti su una panchina e uno di loro lo conosco anche. Minchia, che culo. Vado lì per chiedere informazioni e incredibilmente l'altro ragazzo è fornito. Però ha paura di fare lo scambio lì perché "ci sono le telecamere, qua mi arrestano". Allora, pivello, o fai lo spacciatore, e te ne fotti, o non lo fai perché hai paura di essere preso. E ti prenderanno, tranquillo. Perciò non farmi il finocchietto, che è ridicola come situazione. Il tipo che conosco è parecchio più esperto e scafato e non batte ciglio. Si fa dare i soldi lui, mi fa passare la bustina e poi si alza per andarsene. Io torno alla macchina e vado da Laura. Appunto perché fa un caldo tremendo, mi apre la porta con dei pantaloncini ed una canotta. Le gambe di Laura. Tu ammazzeresti per finire tra le gambe di Laura. Ci penso un attimo prima di cominciare subito a rullare mentre ascoltiamo un po' di musica e poi usciamo sul balcone per questa cannetta veloce, mentre mi racconta di come le va l'università. Non ci sentiamo da un po' di mesi. Fumiamo sul balcon, prima di rientrare dentro. Io mi sdraio sul divano. Dentro casa c'è un climatizzatore e si sta abbastanza bene. Lei si siede all'altro capo del divano. Restiamo ad ascoltare un po' di musica. Silenzio. Cinque minuti. La prendo e la porto giù, sdraiata con me, e le accarezzo i capelli. La bacio e assaporo le sue labbra. Le tolgo quei pochi vestiti che ha. Noto reggiseno e intimo coordinati. Bambini, se vi succede una cosa così, ricordate che lei sapeva già come voleva che la cosa finisse. Facciamo l'amore e restiamo a ridere sul letto. Mi dice che sono cambiato, probabile, e che stare lì con me le fa strano. A me non fa strano fare cose che mi fanno stare bene, le dico. Infatti sono contento di essere lì. La sera devo vedermi con qualcun'altro, perciò vado via prima di cena.

Una volta andiamo a vedere le stelle cadenti, a prendere freddo sul mio terrazzo. Trascorriamo tutta la serata in casa, a letto principalmente. Faccio incetta mentale dei suoi occhi chiari quando siamo vicini con le facce. Bella. Ceniamo con una pizza e dormiamo insieme, contenti. Io parto per un po' di giorni, ma nelle due settimane successive ci vediamo più volte. A casa mia, a casa sua. Beviamo del vino in un pub nascosto dietro una piazzetta e ci raccontiamo qualche altro trascorso. Giriamo qualche posto in cui andavamo tempo fa, prima di andare a casa.

Ci rivediamo un'ultima volta dopo una serata passata a fumare a casa con amici e la porto in un parchetto su delle altalene per riprendermi un po' e stare all'aria aperta, per far respirare i polmoni. Non c'è nessuno in giro, è già l'una di notte. Faccio una foto delle nostre mani. Due anni fa eravamo nello stesso parchetto. Allora provavo a baciarla e lei si scansava. Trovai la cosa molto carina. Mi piace venire inizialmente rifiutato. La volta dopo andò tutto liscio. Ora siamo di nuovo qui e ci stiamo baciando mentre lei è seduta sull'altalena. Le prendo una mano, la faccio alzare e mi dirigo verso la macchina. Destinazione casa sua. Penso sia successo quando eravamo già nudi e mi sono ritrovato a guardare lei seduta sul divano, con i capelli sciolti e il rossetto scuro, a pensare che fosse bellissima in quel momento. Perciò glielo dico "sei gnocchissima". Bisogna dirle certe cose, o l'attimo si perde. Ci addormentiamo tardissimo, ma alle sei e mezza ho la sveglia per andare via, dato che i genitori sarebbero tornati in poco tempo. Lascio Laura a dormire e le do un bacio in testa prima di chiudermi la porta dietro le spalle.







01/10/17

The Project. Anna - Part 3.

Vado a prendere Anna in stazione ed ho una rosa rossa in mano. La rosa purtroppo l'ho comprata, sebbene le avessi detto, e quando dico una cosa, faccio quella cosa, che ne avrei colta una. Il fatto è che rose selvatiche non erano nei paraggi di casa. Nei paraggi di casa, però, c'è una schiera di villette dove andavo a fare allenamento e ricordavo di aver intravisto rose rosse in qualche giardino. Ho violato la proprietà privata, in orari notturni e condizioni mentali abbastanza bieche, di tre di queste villette, ma senza trovare nessuna rosa. Un giorno successivo, ero passato davanti ad un fioraio, facendo una strada mai fatta, e mi sono detto che forse l'intuito messo nelle mie gambe mi voleva dire qualcosa. Mi voleva dire di comprare quella rosa. Anna scende dal treno con i suoi occhi azzurri, uno zaino ed una canotta. Già sorride. Io le presento la rosa che avevo dietro la schiena e sorrido nel vedere la sua faccia mezza sorpresa. Ci aspetta un piccolo viaggetto per raggiungere casa mia. Ci mettiamo in macchina e ascoltiamo la musica e parliamo un po' di noi, di quello che facciamo, di Bruxelles. Fa un caldo incredibile quando arriviamo a casa. Entriamo e metto della musica al pc, tipico. Cazzeggiamo. Io parlo un po' troppo prima di baciarla, però il tempo c'è. Da lì non facciamo molto altro e i due giorni scorrono belli e veloci. Prendiamo una pizza per cena, dormiamo e il giorno dopo Anna mi cucina delle uova strapazzate per colazione. Non so se vi possa sembrare poco, ma è una cosa molto carina. Sono stato bene e anche parecchio. Quando siamo andati sul terrazzo a sdraiarci e bere vino è stato bello parlare con lei. La riaccompagno in stazione e le do un ultimo bacio.

La settimana dopo siamo di nuovo lì. Dopo esserci riscaldati due volte, usciamo nel paese per cercare del cibo. Io volevo pizza o qualcosa del genere, ma era un orario troppo pomeridiano per trovare qualcosa di aperto, quindi alla fine ripieghiamo su alcuni taralli e del vino bianco. Sul terrazzo c'è un caldo favoloso e io sono in pantaloncini corti ed una maglietta verde sottilissima. Lei ride o sorride spesso ed è una risata che ha un bel suono. I condizionatori sono accesi dentro casa, altrimenti sarebbe impossibile sopravvivere. La sera andiamo a cenare in un ristorante. Io ero già abbastanza pieno dalla marea di taralli mangiati. Mangiamo un botto di roba tra secondo e antipasti. Torniamo a casa a vedere un bel film e dopo di questo facciamo l'amore in silenzio, guardandoci negli occhi. Uno dei momenti per cui vale la pena vivere. Non serve conoscersi da tanto tempo, non è necessario. A volte capita ci sia quella chimica che ti fa arrivare direttamente a destinazione, direttamente all'attivazione dei recettori della dopamina e sei felice e connesso con te stesso. Quando ci salutiamo il giorno dopo, si capisce che c'è stato quel piccolo scatto di emozioni che si sono attivate e stanno interagendo tra i due corpi.

L'ultima volta, Anna mi raggiunge di nuovo, stavolta restiamo in città, in un altro pomeriggio afoso. Restiamo al letto tutto il giorno e usciamo solo per prendere qualcosa da mangiare. Ascoltiamo la musica, facendo la spola tra la doccia e il letto e restiamo a guardare il soffitto e il lampadario mentre parliamo e scherziamo, ci facciamo foto. Sarà l'una quando mi prendo una pausa per fumare sul balcone. Anna resta a piedi nudi dentro la cucina e mi guarda buttare nuvole nella notte. Ci addormentiamo nudi e ci risvegliamo abbracciati e abbiamo poco tempo prima che debba riportarla in stazione. Pranziamo direttamente e torniamo a letto fino a quando davvero Anna sta per perdere il treno e dobbiamo correre a prepararci velocemente. Valutiamo quando ci rivedremo, relativamente presto. Anna se ne va e mi lascia in testa quella bella sensazione per cui so che c'è qualcuno, da qualche parte, con cui sai che puoi stare bene, senza doverti preoccupare di cosa succede al resto del mondo che è fuori dalla stanza.











24/09/17

The Project. Nikki - Part 1.

Giacca e cravatta, vestito blu navy. Sono vicino casa per un colloquio con il boss per un posto di lavoro. Il boss chiaramente vuole prendere un maschio perché si sente solo nel suo ufficio pieno di donne, tra l'altro brutte. Ci stringiamo la mano e mi dice che mi farà sapere. Mi hanno praticamente già preso, ma prima di dirgli di sì attendo qualche offerta migliore. Guardo l'orologio. Ore 9.45. Ho il tempo per tornare a casa e togliermi il vestito e mettermi qualcosa di comodo come jeans e maglietta. Poi via in metro perché, incredibilmente, oggi mi viene a trovare Nikki. E' da parecchio che non ci vediamo. Un anno e mezzo o due anni. Come cazzo passa il tempo. Arrivo nella stazione malfamata della città, nel quartiere in cui ci sono le amate puttane, bulgare, nigeriane, rumene. Lei non è ancora arrivata e io rimango ad ascoltare musica mentre guardo i passanti. Brutti passanti. Il bus arriva e Nikki scende con uno zaino grigio e mi sorride quando mi scorge. Ci abbracciamo. Andiamo a casa a sistemarci un attimo prima di riscendere. Facciamo due metri e ci fermiamo subito al wine bar sotto casa. Bottiglia di vino rosso e si comincia. Ne prendiamo una e poi due e ridiamo e parliamo di come l'universo e tutti noi esserini che ci siamo dentro siamo collegati, come se fossimo una cosa sola. E sentiamo di essere una cosa sola quando stiamo con qualcuno con cui ci capiamo benissimo e con cui ci piace stare. Nikki è una scheggia impazzita e non l'ho mai vista ferma. Probabilmente ha anche lei giornate normali e tranquille in cui vai al lavoro, torni a casa e ti guardi una serie sul divano. Mi piace pensarlo. Proseguiamo con del sushi e poi torniamo al wine bar, fedelissimi. Conosciamo la cameriera marocchina, grande figa, Nikki le parla in francese mentre io capisco una frase ogni tre. Prendiamo altre due bottiglie di vino, stavolta bianco. Siamo di nuovo a casa, musica a palla mentre parliamo degli ultimi due anni e di come sono andati. Lei si è fidanzata con un tipo, non so quanto durerà, ma le piace la tranquillità del momento. Al lavoro le cose le vanno così così. Però a volte conosce gente interessante, come un cinquantacinquenne israeliano ex musicista, che ora vive di rendita su delle case di famiglia, che entra nel bar dove lavora Nikki e comincia a consigliarle musica jazz e blues spettacolare e mai sentita prima. Anni '70 e '80, quando ti producevano tutto. Crolliamo a dormire e ci rialziamo alle 10. Giriamo per la città e arriviamo nel punto panoramico con i giardini che danno verso il centro della città. Faccio una foto alle nostre mani. Prima foto del Project. Continuiamo verso la piazza principale, fermandoci ad ascoltare un chitarrista vagabondo per un attimo. Compriamo cioccolato in un posto lussuoso, solo perché possiamo. Giriamo per chilometri e ci fermiamo in un bar a prendere una birra. Un signore si avvicina cantando house of the rising sun, in francese. Nikki cerca di capire gli accordi della canzone e il signore le mostra e le canta gli accordi. Lei gli rifila qualche moneta, io mi guardo attorno, mi alzo, faccio acquisti dai neri piazzati sugli scalini e ritorno al bar a finire la mia birra. Visitiamo un negozio di vinili. Compro un 45 giri dei pink floyd, alcune canzoni embrionali e inedite del '68-'69. Lei compra un paio di vinili di un jazzista. Ti direi Duke Ellington, ma non mi pare giusto. Era un altro. Dick...Dixie...non ricordo. Torniamo a casa ad ascoltarli mentre io fumo e lei beve una birra presa in un altro negozio ancora. Siamo stanchi dei due giorni perennemente in giro, ma la pacchia sta già per finire perché Nikki lavora già domani e quindi deve ripartire la sera. Prepara lo zaino e si scende. La accompagno in stazione, la abbraccio fortissimo e le dico che ci si vede appena possibile. Chissà quando. Lei parte.

Domani parto io.