31/08/16

Agosto. Parte 1.


Sono le tre e venti di notte e ho appena riportato Laura a casa. Ho la testa vuota mentre guido, ma appena dopo aver finito di scopare, in un momento che, per tutti (e di solito anche per me), dovrebbe essere pieno di pace, amore e disintegrazione neuronale, ho solo pensato "ti odio". Senza neanche averne motivo. Analizzo velocemente la questione mentre guido e ascolto la musica, lei forse parla, forse no, e mi chiedo se in verità non odi me stesso. O il me stesso che ora sono e domani non voglio essere. Anche qui, preferisco non permettere alla mia mente di approfondire. Guido.

Alle tre e mezza raggiungo Michela, Dovevamo vederci circa tre ore prima. E' sulle scale di una piazza con un amico che non ho mai visto e appena arrivo li trovo a limonare. Si interrompe, quasi sorpresa, mi saluta e mi passa una canna. Mi siedo di fianco al ragazzo e comincio a fumare mentre lei mi spiega che tutti gli altri amici sono andati via. Parliamo delle rispettive serate. Il ragazzo si chiama Ivan e mi è simpatico, tanto che vorrei se la scopasse. Io fumo con calma e parlo con loro, che si interrompono ogni volta gentilmente dalla limonata per rispondermi. Sono molto rilassato e non mi sento assolutamente di troppo. Tra l'altro lei mi ha chiamato piu' volte intimandomi di raggiungerla. Se avessi conosciuto la situazione, non mi sarei presentato pur di dare al ragazzo una chance in piu'. Alle quattro decido di andare via e lei insiste per farsi accompagnare, mentre io cerco di smollarla li', appunto perché Ivan lo vedevo piuttosto carico. Ma Michela è irremovibile.
Mentre la riaccompagno a casa, lei mi svela che voleva dargliela, ma non voleva dargliela, gliel'avrebbe data la sera stessa, ma forse no. Insomma, se non fossi arrivato io, al 99% il ragazzo avrebbe concluso la serata come si meritava. L'avevo intuito. Però. Ci rifletto un attimo.
E mi immagino tutte le volte in cui mi sono trovato in una situazione simile, dalla parte del ragazzo, e non ho saputo di essere stato a un centimetro da una scopata, e magari lo desideravo ardentemente. Sono brutte cose, ragazzi.

Vado a dormire e faccio sogni lucidi in cui mi sveglio e scopro che la ferita sulla mia mano e' finalmente guarita. Mi sveglio per realizzare che non è cambiato un cazzo e mi fa male usare la mano per qualsiasi minima cosa. Allora vado a casa di Manuel per due chiacchiere e lui gentilmente mi invita a pranzo (non avrei mai cucinato di mia spontanea volontà, piuttosto sarei andato avanti a panini). E' un giorno silenzioso di metà agosto, sono le due di pomeriggio e non c'è veramente nessuno in giro. Esco un attimo sul balcone di casa sua a godermi il silenzio. Ahhhh, che meraviglia. Le nostre riflessioni spaziano dal cinema a quanto sia lecito scoparsi la cugina. Io dico che sia lecitissimo, lui sostiene di no. Ma non litighiamo per certe cose. Dopo un paio d'ore vado via perché lui deve invitare una ragazza a casa e io mi ero organizzato di conseguenza, invitando Chiara a casa.

Chiara è una ragazza molto intelligente e arguta, mi trovo benissimo a discutere con lei. Siamo usciti un paio di volte svariati mesi fa, ma, a causa del momento che vivevo allora, non ho spinto piu' di tanto e quindi ci siamo ritrovati entrambe le volte a sorseggiare io del tè e lei una tisana, affrontando argomenti che vanno dalla tracheotomia al nostro terribile passato. In tutto questo, lei si è curata bene dal dirmi che è fidanzata da qualcosa come sei anni, e questo mi fa intuire che abbia un neanche troppo latente desiderio di cavalcarmi. Ora che il suo ragazzo è all'estero per un paio di mesi, si è rifatta sotto e, complice la mia casa libera, ho deciso di invitarla direttamente a casa.
Mentre scopiamo la prima volta, mi chiedo su cosa si stia segando il suo ragazzo in quel preciso istante. Dopo essere venuto, cerco di immaginare di essere da solo, ma sento il suo respiro. La odio per un breve attimo, ma so che non se lo merita assolutamente. Mi chiedo cosa ci sia che non va nel mio cervello. Mi alzo e vado in bagno e mi porto il cellulare per confermare l'appuntamento che ho un'ora e mezza dopo con Marta.

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(dai Urno, non ti crede nessuno!)

Ma no, infatti. Questo che parla è Felix che sta a Urno come Chinaski sta a Bukowski.

(Tutto vi devo spiegare, cazzo. Tutto.)

Ah ah ah, che incredibile fantasia che ho.
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Mentre scopiamo la seconda volta il mio cervello trasforma il viso di Chiara in quello di una mia amica che voglio farmi da piu' di 10 anni. Si assomigliano e non mi è troppo difficile. Duro scandalosamente troppo, anche se non vorrei, perché sono conscio del fatto che tutta questa soddisfazione non mi permetterà di agire come dovrei con Marta, quella con cui mi vedo dopo, che tra tutte è l'unica che ci tengo davvero a farmi. Sono sudato e anche un po' stanco e vorrei rilassarmi dieci minuti in piu', ma devo accompagnare gentilmente fuori di casa Chiara e andare a prendere Marta.

Ora, per Marta bisogna fare un passo indietro.
Con lei mi ero frequentato circa un anno fa per un paio di mesi e la cosa aveva portato ad un semi-innamoramento da parte sua e la promessa di vederci il prima possibile, poi, studiando lei in un'altra città. era tornata a casa e si era messa con un altro tipo. E fin qui, nulla di nuovo sotto il sole.

Ma mi colpi' molto qualcosa di lei, anzi del mio rapporto con lei: mi piaceva stare con Marta.
Stare nel senso di stare vicini insieme, anche se non facevamo nulla, anche se stavamo solo a sorseggiare una birra vicini, non mi fregava nulla.

Un mese fa, le mando un messaggio innocuo e lei mi risponde che è in città. Qualcosa mi sale al cervello e immediatamente le dico che DOBBIAMO vederci. Mentre attendo la risposta comincio a saltare per la casa mentre faccio il verso di un serpente quando viene attaccato (questa cosa è durata un quarto d'ora). Lei mi dà buca, ma mi lascia una minima speranza dicendo che forse forse forse si libera per una mezz'ora dopo la cena. Nel tentativo di incuriosirla e spingerla a venire, nonostante dopo cena avessi io un appuntamento non rimandabile, le dico che ho una cosa per lei, messa da parte dopo quei famosi mesi dell'anno scorso.

Ma non avevo tale cosa.

Perciò comincio a scavare nei tiretti cercando una collana o un bracciale da regalarle, ma non trovo nulla e allora penso "ok, andrà bene un libro", ma i libri che ho non sono adatti quindi mi tocca scendere di casa mentre rido come un malato pensando al fatto che dopo aver detto una stronzata il mio cervello mi impone di rimanere coerente e quindi ora devo comprare qualcosa per lei nel caso improbabile che si renda disponibile dopo cena. Il libro che volevo effettivamente regalarle non è in nessuna libreria della città, ma all'improvviso una seconda scelta mi balena in testa e compro un libro molto bello, che avevo regalato qualche anno fa ad un'altra ragazza. Ovviamente la sera mi risponde all'una dicendo che non ce la faceva. E questo lo scopro quando leggo il messaggio alle cinque di notte, o di mattina che dir si voglia.

Successivamente mi dà buca per altre due serate in cui avevo casa libera e in cui sarei andato a colpo sicuro. La terza volta, mi concede due ore e mezza del pomeriggio.

E ora torniamo da dove eravamo venuti.

Mi parcheggio sotto casa di Marta, scendo dalla macchina e la saluto, poi ci infiliamo in macchina e in modo automatico mi dirigo verso casa mia, anche se il progetto iniziale prevedeva un semplice caffè. Vorrei sedermi sul letto, ma lei vuole stare sul balcone, non so perché acconsento. Il sesso precedente mi ha fulminato sicuramente qualche neurone. O saranno state le cinque canne del giorno prima. Marta vuole sentire le ultime cazzate che ho fatto, eccessive anche secondo i miei standard, ma io non rispondo, perciò lei mi racconta le sue. Ha strapazzato un paio di ragazzi, ma c'è uno, casualmente un mio sosia, di cui è morbosamente innamorata. In verità vuole solo poterlo distruggere e buttare nella cloaca insieme a tutti gli altri, ma questo lei non lo sa. Rientriamo in casa e mi butto sul letto, lei prende una sedia per non sedersi vicino a me.
Provo a tirarmela addosso un paio di volte, poi rinuncio.

"La vera tragedia del nostro rapporto, sai qual è?", le chiedo.

"No, dimmela."

"E' che a me piace stare con te, per principio. Anche se te la tiri e non me la dai, comunque mi fa piacere stare con te. Poi, si', ci provo. Ci provo piu' perché moralmente devo provarci con una bella ragazza che si trova nella mia stanza", per un attimo mi chiedo se sarebbe utile dirle che su questo letto un'ora prima ho scopato con un'altra, ma decido di glissare.

Subito dopo le butto addosso il libro che ho comprato per lei. Apprezza e dice che lo leggerà. Le dico che non mi importa davvero se lo leggerà o meno, ma volevo regalarglielo solo per vedere il suo sorriso. E' tutto vero. E infatti non mi crede. E neanche questo mi importa.

Ci provo un altro po' e alla fine ottengo solo di stare abbracciati fino a quando devo accompagnarla via. Lei mi confessa che le volte precedenti mi ha dato buca solo perché sapeva che me l'avrebbe data in una di quelle serate e non le andava. Insomma, a questo giro non sono riuscito a smuoverle l'ormone e ammetto a me stesso pacatamente che non ho neanche fatto troppo per ottenere qualcosa in piu'. Non sono neanche troppo deluso, mi sento solo un po' strano perché se la rivedo potrebbe essere fra due mesi come fra un anno. La accompagno da un'amica, torno a casa e prendo la pipetta per farmi salire una botta di thc velocemente al cervello. Al quarto tiro lungo sento il mio cervello abbandonarmi. E metto un po' di musica.