21/12/14

Ti spiego il perchè del tuo orribile fallimento.

Ti spiego il perchè del tuo orribile fallimento in un post che, con buona probabilità, tu non leggerai mai.

E' bello avere un hobby, è salutare, è importantissimo. Però non devi cagare il cazzo urlando ai quattro venti robe come:

il mio hobby è il più figo di tutti.
se non segui il mio hobby sei una testa di cazzo.
se non segui il mio hobby perchè non hai una lira sei un minchione.
la gente ha hobby di merda.
il mio hobby è l'unico e supremo.
nessuno capisce un cazzo.
il mondo è una merda e nessuno si caga il mio hobby.

E magari l'hobby che hai è pure bello, ma (come faccio a spiegartelo in modo chiaro e semplice?) non devi scartavetrare i maroni di tutti i tuoi conoscenti perchè poi fai la fine che hai fatto: l'hobby salta completamente e tu te lo prendi in culo.
Perchè, poi, il peggio è che tutti si allontanano da te mentre tu vivi in un presente in cui i giorni sono caratterizzati dal trittico di parole "livore, depressione, rassegnazione" e diventi sempre più vecchio, i capelli bianchi sono più di quelli scuri, la faccia ti si incava come una tartaruga centenaria e cominci ad assomigliare ad un tipo che non mangia perchè il tuo hobby non ti dà da mangiare manco per il cazzo e intanto tua moglie si scopa uno/due/tre altri tizi che non pensano al loro hobby come se fosse la cosa principale della vita e tu torni a casa sfatto e sempre più incazzato con il mondo e non scopi neanche mentre lei adduce scuse improbabili a cui tu credi perchè tanto il mondo è una brutta merda e niente va bene, che tragica vita, che tragica morte.
E il lavoro va male e vieni licenziato e tua moglie ti guarda con degli occhi da vipera proiettando su di te anche i suoi fallimenti di casalinga nullafacente e rinfacciandoti che sei un buono a nulla mentre c'è quel tipo che conosce lei che fa il medico, ha 50 anni, ne dimostra 30 e si scopa le ventenni ed ha la barca e due case e la moto e insomma si è realizzato a livelli che tu non vedrai mai.
Ti rifugi ancora di più nel tuo hobby e non hai tempo per niente altro, eviti il contatto con la tua famiglia, cerchi di stare più tempo possibile fuori casa, hai capito che il matrimonio è andato a puttane ed un giorno ti alzi e lei ha deciso di succhiarti quell'ultimo pezzo di anima chiedendo il divorzio e mentre ti fa firmare le carte - perchè tu hai rinunciato a tutto e non hai neanche la forza di reagire - ti dice "lo sai che tua figlia non è tua figlia, vero?" e in quel momento non ci fai caso, ma poi non ci dormi la notte, ci rimugini sopra e pensi di chiedere il test del dna, ma poi a che pro? Se tanto è tutto, tutto, tutto andato a puttane e forse, sotto sotto, già lo sospettavi e quindi capisci che tutta la tua vita è stata una grossa bugia e hai allevato il bimbo di un altro tipo che si è scopato velocemente quella ragazza di cui eri innamorato e poi è fuggito velocemente lasciando te a provvedere come un fesso ai bisogni di una donna incinta che ti ha accalappiato con i sensi di colpa, quando tu pensavi di aver trovato una persona fantastica con cui condividere il futuro, la vita e 'sto cazzo di hobby.


09/12/14

Smettetela di darmi droghe mistiche che poi finisce così.

Il mio spacciatore si chiama come il mio incubo più bello. Quante probabilità c'erano che capitasse una cosa del genere? E mentre mi parla mi dice "felix! Ieri sono riuscito a portarmi lei, la più bella di tutte a casa e poi forse me la sono anche fatta e figurati che è la prima volta che mi scopo una che non sia interessata a me solo per la droga.". Io mi prendo cinque grammi, per il mio eccezionale progetto natalizio di scrivere "merry christmas" con quattordici o sedici canne, e fumo in silenzio prima di andarmene via.
Volo a casa di amici dove trovo gente che sfiamma senza soluzione di continuità, sono alla quinta torcia quando arrivo a dare fastidio. Nessuno parla.
Uno è al pc, la ragazza guarda il cellulare, io ne preparo un'altra. Un altro torna nella sua stanza appena arrivo e non lo vedo più. Mentre fumiamo c'è il gatto di casa, cucciolo, che scorrazza per la stanza attirato da ogni nostro piccolo movimento. Si attacca ad una mia scarpa, poi gli muovo una mano davanti e lui cerca di arpionarmela. Mi meraviglio dei miei riflessi più veloci dei suoi, ma magari è perchè è ancora un cucciolo. ha qualche mese. Dopo mezz'ora la ragazza chiama un taxi e va via. Conquisto la poltrona dov'era seduta e il gatto mi sale tra le gambe, ci si mette in mezzo e si addormenta lì mentre io lo accarezzo con la mano libera e sento di amarlo dal profondo del cuore. L'uomo del pc dice che deve studiare e sale di sopra. Rimango nella stanza con una chitarra e il gatto.
Mi sposto sul divano, gli suono tante canzone chiedendogli ogni volta quale debba essere la successiva, lui prima mi sale sulla gamba sinistra e mi guarda incuriosito mentre canto prima a bassa voce, per non disturbare nessuno, e poi via via con tonalità leggermente più alte. Dopo un po' si accoccola vicino al bracciolo del divano e comincia a dormire. Le mie ninne nanne funzionano. Suono un'ultima canzone e vado via.

Comincia tutto a girare ed è dura rimanere in me stesso ed è dura muoversi, perciò principalmente oscillo a ritmo di musica, finchè dal nulla arriva l'angelo del signore, che quindi è il mio, di angelo. Arriva e si presenta e per puro caso ha il nome di un mio vecchio nemico che, stranamente, non ho mai desiderato uccidere perchè l'avevo sconfitto in battaglia conquistando le sue canzoni ed i suoi ricordi, o almeno così mi sembrava. E l'avevo anche rivisto in un film questo tipo, come chiaro messaggio che lui era sempre stato nei paraggi a guardarmi morire piano piano. L'angelo del signore si presenta e mi dice che è qui per salvarmi e per farmi capire delle cose, io gli do una pacca sulla spalla e lo invito a bere. Mi perdo tra la folla, poca, e a quanto ricordo non abbiamo bevuto insieme. Lo ritrovo poco tempo dopo mentre parla con le mie paure.
"Felix, non devi avere paura, guarda la situazione è tranquilla e te lo voglio dimostrare". Io sbraito ubriaco "bravo! Queste paura sono fottutamente fighe da vedere, eh? Sono le mie migliori!" e lui mi guarda con un sorriso di comprensione come il grande gatsby e mi parla dentro la testa dicendo "sei ubriaco, vai a casa e riflettici sopra, qui ci penso io".
Prende le mie paure per mano e le allontana da me e le trasforma in gioia ed io capisco che non c'è nulla da temere, che lui merita, che lui ha ragione. Questa visione mi rompe dentro, mi spezza lo stomaco già abbruttito dall'alcol e mi fa venire in mente idee assurde di colpevolezza e redenzione e vorrei finalmente risolvere tutti i miei cazzi, ma la soluzione più vicina che trovo è di tornare a casa mentre lancio un ultimo sguardo all'angelo che è seduto sui divanetti, lui arrivato dal nulla in una sera di dicembre è lì a fare tutto quello che io sto evitando di fare perchè non riesco più a guardare i tuoi occhi lucidamente.
Torno a casa e penso di fare pace con me stesso, ma ho solo il tempo di abbracciare il cesso per risvegliarmi nuovo, conscio di non rivedere mai più l'angelo e che la sua apparizione sia stata un importante punto di svolta. Dormo contento.



04/12/14

In pasto ai maiali.

Sono in salotto e c'è un francese che sta sniffando cocaina, sta seduto sulla mia poltrona e sniffa cocaina sul tavolino. Ora, io sto col posacenere sulle gambe che ho sdraiate sul tavolino e sono sdravaccato sul divano e sto fumando e a ogni tiro c'è questa nebbia - questa nuvola - che mi attraversa il campo visivo. Intanto il francese sta lì. Poi si alza e mi guarda con gli occhi di uno spiritato e mi dice "cazzo, dovevo prenderli quelli ieri, dovevo ammazzarli". Ieri stavamo semplicemente camminando e c'erano due tizi che pisciavano in giro e lui sosteneva che bisognasse ammazzarli. Giusto o sbagliato che sia, io annuisco. Lui si calma in un secondo, così come si era eccitato. Una ragazza mi bussa sulla spalla, è ubriaca dopo solo due cocktail e comincia a parlarmi della sua vita passata, ma tutto ciò a bassa voce e nell'orecchio. Mi dice che è stata all'estero a lavorare come ballerina e che quando tornava nel camerino trovava tutte le sue amiche a sniffare e queste la prendevano anche per il culo perchè lei si calava solo le paste. Non sono cose che ti puoi inventare, penso io. "E' stupido!", urla adam mentre torna dalla cucina, "non c'è un cazzo da mangiare!", Che possiamo farci, adam, non so neanche dove mi trovo. La ragazza mi continua a parlare nell'orecchio, mi tocca una gamba, e mi racconta di quando tutta la discoteca ci ha provato con lei e lei ha saggiamente e moralmente rifiutato tutti perchè era fidanzata. Mi giro verso di lei e dico "non sto capendo nulla. Non ho idea di cosa stia accadendo.", ma lei l'italiano non lo sa, perciò mi ripeto in inglese, lei realizza, ride e si butta sul divano affondando la faccia in un cuscino. Neanche due secondi e uno spagnolo comincia a provarci con lei come se fosse l'unica donna al mondo e cosa più importante del secolo. O magari finge bene. Comunque dopo due ore di contrattazioni verbali il responso è che lei non è al punto di ubriacatura giusto per accettare le sue proposte. Son cose che vanno così. Non puoi fregarti da solo, sei venuto al mondo da solo. Arriva altra gente, varie ragazze attraversano la soglia della porta. Entra anche alex, un tipo perfettamente muscoloso quanto incredibilmente tenero - scusate il linguaggio homo - si avvicina immediatamente a me, quando mi nota, con una lattina di birra in mano, mi alza di peso, abbracciandomi, e mi presenta le sue amiche/conoscenti. Una, isabella, ha una camicia rossa e le converse, secondo me è qui per sbaglio, avrà 17 anni. L'altra è una ragazza in carne con un rossetto troppo vistoso e un vestito nero, ma il nero snellisce fino ad un certo punto. Ci sediamo e apro una bottiglia di limoncello, riempio tutti i bicchieri che mi capitano a tiro. Mi avvicino ad isabella e le chiedo da dove viene, che studia, se vuole fumare. Le prime due risposte le scordo dopo due minuti, per la terza chiedo al francese di prepararne una. C'è una strana connessione tra me e questo tipo. C'è una strana riconoscenza che deriva non so da cosa, forse dal fatto che gli offerto qualche panino, qualcosa da fumare, e lui mi ha fatto entrare in un giro di conoscenze interessanti. Insomma ci vogliamo bene ad un livello inconscio, ma non ce lo diremo mai, sicuro. Quando è pronta, la fumiamo in tre minuti e rimaniamo dieci minuti a incassare la botta mentre evitiamo di guardare i bicchieri pieni di alcol. Botta tremenda, io prendo il cellulare, vado su internet e trovo una cosa che mi fa ridere tantissimo, e rido per cinque minuti cercando di trattenere le risate perchè altrimenti tutti gli altri mi chiederebbero cosa mi faccia tanto ridere e io dovrei spiegare un inside joke, impossibile in condizioni normali. Isabella mi tocca la gamba come se la volesse uncinare, con l'indice come se fosse un uncino, dico. Mi dice che sono "faisi" o qualcosa del genere. Ci mette un quarto d'ora a spiegarmi che in portoghese faisi vuol dire sia "falce" sia "è andato/andata", come passato prossimo del verbo andare, e insomma il gioco di parole è che "è andato" vuol significare "è partito/è fatto" e quindi in questo momento sono "faisi". Aaaaaaaaaaaaaah, capito.
C'è musica e tutta questa gente fa un po' di casino, la cosa comincia quasi ad annoiarmi, perciò prendo isa per mano e la porto in camera, chiudo la porta e faccio un gran respiro godendomi quel pizzico di quiete che si è venuta a creare nella mia testa. Lei mi guarda incuriosita e io mi sdraio sul letto. Comincio a guardare il soffitto e le dico di fare lo stesso. Si sdraia vicino a me dopo essersi tolta le scarpe, ogni tanto vedo con la coda dell'occhio che mi guarda chiedendosi chiaramente cosa io voglia fare nei successivi istanti. Le chiedo come si sente e mi risponde che è fatta, a me non pare, mi sembra normalissima. Le prendo una mano e penso che se qualcuno ci riprendesse dall'alto sembrerebbe la scena di un qualche stupido film romantico filosofico.
E invece a me non frega un cazzo e penso "ti dovrei scopare massimo cinque volte e poi darti in pasto ai maiali". La forza di questo pensiero mi fa alzare dal letto e tornare in salotto, mi guardo intorno spaesato mentre un caos indistinto di gente beve, balla, fuma e ride. Vado in cucina e trovo due ragazze mulatte che si spalmano della marmellata sul pane, per un attimo mi sembrano delle massaie di inizio novecento, poi metto a fuoco un po' meglio e noto che una delle due non l'ho mai vista. Ha i capelli raccolti in testa ed una carnagione perfetta. Non ha quel solito brutto naso da negra, insomma. Vedi, questo basta. Che altro c'è da descrivere? I suoi occhi vecchi quanto il mondo? Le sue mani? Non c'è niente altro da dire, per me. Mi innamoro in circa quindici secondi e questo mi ferma. Non mi avvicino, non le parlo. La voglio lasciare lì, perfetta com'è. Aspettare, aspettare un'altra volta in cui ci incontreremo di nuovo, magari nel suo dormitorio, chissà. Domani, dopodomani o mai più.
Che differenza fa?


03/12/14

Urlo.

Ho appena finito di vedere Urlo.
Insomma, tu che mi leggi sicuramente sai di cosa parlo. Se, però, sei uno stronzo che ancora non ha letto una delle più grandi poesie dello scorso secolo, fa nulla. Cercala su google. Howl di Allen Ginsberg. E non fare lo stronzo, di nuovo, leggila in italiano e in inglese.

Ovviamente una visione simile mi fa riaffiorare tutta la voglia che ho di scrivere e il piacere per la lettura e mi ricorda di quanto ami Kerouac e Cassidy e Burroughs.
Tranquilli, passa subito.

Ma il film mi ha anche ricordato che circa 5 anni fa, o più, ho scritto una cosa che è chiaramente ispirato a questa poesia e per vostra sofferenza, eccola qui.



61)
La purezza del mondo è perduta
da quando ho visto cocaina
sniffata a dodici anni sul banco
circondata da carta argentata
e tagliata con un righello,
eroina iniettata a capodanno
per perdere peso sul tavolo
del privè bagnato di champagne,
oppio rubato dalle gobbe
di un dromedario in motorino
e fumato con la finanza,
marijuana cresciuta sul balcone
denunciata da un bagno in irlanda
e comprata da quindicenni,
lsd leccata da francobolli
in estate per girare un documentario
su fulmini e pistole barcollanti,
siringhe infette calpestate
alle sei di mattina da patentati
brilli tornati dalla discoteca,
biciclette con radio schiacciate
da autobus ciechi con fari spenti,
figli di borghesi arricchiti
che comprano acqua e alcool
e sottomarche di vodka e gin
a tre euro fortunati l'una,
bisex che vomitano nelle vasche
di case senza contatori
e annaffiano le piante
con limoncello scaduto.
ho visto fumare tabacco
e foglie di cespugli
a bambini di sette anni
che vomitavano durante crisi
di panico, ma proseguivano
ad aspirare cenere ossigenata,
neonati lanciarsi da finestre
del secondo piano per salvarsi
da scale di acciaio arrugginite,
centauri impennare ed entrare
sgommando in bar con i caschi
lavati di sangue sieropositivo,
tradimenti e vendetta, volontà
di omicidio e lanci di chiavi
che non aprono bauli di giochi,
crisi isteriche e pianti davanti
allo specchio della mia via
da parte della maga ossessionata,
il riflesso errato delle ossa
e il sorriso privato di innocue frasi,
urla immotivate dal teatro infuocato
dove le band amplificano i feedback,
tossicodipendenti a 17 anni
e cirrosi epatica da crociera a 20,
adolescenti cercano vene irrigidite
succhiasangue e aspettano due minuti
di rissa per un finto piacere,
pusher ricoperti di oppiacei,
hasish ed erbe mediche,
non finiranno la scuola,
ma spacciano a trentenni senza amante.
ho visto la paura della giustizia divina,
la speranza del paradiso
e la coscienza della dannazione
predicate da preti omosessuali.
minacce velate da pseudofascisti
che si coprono succhiotti con la kefiah,
amici infedeli tirarsi pugni mentre
litigano sull'altezza dei giganti,
incendi periodici e dolosi di campi
di grano e funghi e rifiuti nucleari,
truffe perpetrate in tribunali
circondati da bombe di ozono
con giudici che leccano leggi
dai vangeli apocrifi maledetti.
ho visto l'universo implodere
e diventare un buco nero senza motivo,
tutte le futilità a cui badavo
sono scomparse nel nulla eterno,
un attimo infinito ha negato il mondo.

16/11/14

Andrea si è perso.




"E' un'idea del cazzo.", pensava Andrea mentre scendeva dal treno, "Proprio una grossa e intramontabile cazzata". L'aria di novembre gli scuoteva la faccia e lui, come risposta, si portava una mano al collo aggiustandosi un foulard praticamente inutile per quella temperatura. Eh, ma secondo lui era figo, sono sacrifici che vanno fatti.
Uscito dalla piccola stazione, si chiese se prendere un bus o se affidarsi a google maps per raggiungere il dormitorio. "oppure potrei chiedere indicazioni, sai, come si faceva nel medioevo", riflettè tra sè e sè. Ma di avvicinare gente non era il caso, era già sovrappensiero, perciò si mise le cuffie nelle orecchie, fece partire gli mgmt e si disse che era tempo di fingere, cominciando a camminare.
Questo posto di merda era più lontano del previsto, era mezz'ora che camminava e ovviamente non aveva un trolley come le persone normali, perchè andrea non è una persona normale e non ha sensazioni normali come tutti noi, bensì uno zaino pieno zeppo di roba che gli sarebbe dovuto bastare per 3-4 giorni. O per mezz'ora. Perchè le condizioni erano quelle che erano e quindi sarebbero potuto tornare già la sera stessa.
Nel tragitto pensava al viaggio notturno, nato da un'immensa ubriacatura accompagnata dall'abuso di sostanze stupefacenti, il tutto tragicamente culminato nella brillante idea di comprare online un biglietto per una città distante solo cinquecento chilometri. Poi, barcollando, aveva buttato due magliette, due jeans, quattro mutande, quattro paia di calze, spazzolino, felpa, tutto nello zaino, tutto in fretta e via verso la stazione. Fortunatamente aveva dormito per qualche ora, noncurante degli stronzi che girano sui treni notturni e aspettano solo di fotterti portafogli e quel minimo di dignità che ti resta. Ma la dignità ed i sogni di uno strafatto sono ben poca cosa.
Non che fosse la prima volta che andrea prendesse treni a cazzo, immotivatamente, ma stavolta l'idea finale era tragicomica come un pugnale nel cuore della madonna: andare a incontrare marina, dopo più di un anno in cui non si erano nè visti nè cagati nè sentiti in alcun modo.
"geniale idea, cristo", ripeteva quando ormai vedeva il dormitorio, realizzando solo in quel momento di non sapere neanche il padiglione o il numero della stanza di marina, nulla. Già l'indirizzo del posto era stato ottenuto attraverso una soffiata da un amico in comune, e non si era premurato di informarsi su nulla altro. Dopotutto era ubriaco quando nel suo cervello le sinapsi si erano illuminate facendo scattare tutto questo grande piano.

Per andare sul sicuro, seguì una coppia di ragazzi verso quella che sembrava la sala comune.
"C'è troppa gente".
Ma nessuno badava a lui, seppure fosse chiaro il suo essere appena arrivato. Forse il fatto che avesse cominciato a sorridere in stile mezzo pazzo mezzo bastardo che la sa lunga, infondeva fiducia negli altri e non lo faceva apparire come uno sconosciuto. "Dopotutto", pensò, "saranno in 200-300 in questo posto, non possono mica conoscersi tutti". Buttò lo zaino su un divano con un movimento rapido, come se l'avesse fatto ogni giorno scendendo da una stanza qualsiasi, e poi uscì verso un porticato che dava su un giardino.
Due passi dopo la porta, solo due passi e bam! Accecato in un attimo dal sole e dagli occhi divertiti di lei. Il tempo si ferma e comincia ad andare piano piano pianissimo, un millisecondo per volta, nella mente di andrea.

Primo millisecondo, "chissà che cazzo di faccia ho io".
Secondo millisecondo, gli occhi divertiti di marina cambiano e mostrano stupore.
Terzo millisecondo, il sorriso già presente sul suo viso, si allarga un attimo.
Quarto millisecondo, l'espressione cambia ancora ed ora marina ha una faccia interrogativa.
Quinto millisecondo, "andrea...", una voce flebile.
Sesto millisecondo, "io non sono qui", balena nella testa di andrea.
Settimo millisecondo, la poesia "lavandare", di pascoli, balena nella testa di andrea.

"ciao, parliamo?", semplice e diretto, perchè non è un tipo a cui puoi chiedere il perchè, il percome, com'è andato il viaggio o queste stronzate qua.
E tradotto comunque voleva dire "parla", dato che nella mezz'ora successiva lui quasi non spiccicava parola, mentre marina aspettava forse questo momento da parecchio tempo e allora su, veloci, nella stanza di lei. Marina apre un tiretto e tira fuori dei fogli sparsi su cui ci sono scritte frasi di canzoni, poesie, spiegazioni del perchè, di tutti i perchè mai creati dall'uomo, ma sopratutto dei perchè tra loro era finita.
Tutte cose che sembravano ragionevoli ad andrea, ma forse era solo il suo cervello annebbiato dalla vista paradisiaca di lei. Quelle labbra, quelle mani. La sua bellezza era un pugno nello stomaco. Ed anche molto forte.
Lei continuava a parlare, a sciorinare tutti i suoi pensieri elaborati in un anno e passa di silenzio, come se dovesse giustificarsi forzatamente. E intanto la cosa la stava scuotendo internamente, tanto che, ad un certo punto, si buttò sul letto quasi con le lacrime agli occhi dicendo "e poi c'erano quelle dicerie su di te...e allora ho pensato che...".
Andrea seduto per terra, ascoltava e basta, anzi, sentiva e basta. Forse non stava prestando attenzione alle parole come avrebbe dovuto fare, ma non gli fregava nulla. Dopotutto non sapeva neanche perchè fosse lì.
Poi le parole si fermarono e andrea prese la ragazza, la fece sedere sul letto e si mise a fissarla intensamente negli occhi, come per cercare di cavarle l'anima in qualche modo oscuro, e lei di rimando lo guardava con uno sguardo misto tra curiosità e preoccupazione.
Per spezzare la tensione, marina disse "mi sei mancato molto" e gli buttò le braccia al collo.
Lui stava lì, fermo, insensibile come un arto paralizzato che non senti più tuo, ma la sensazione gli pervadeva tutto il corpo.
"Dev'essere così morire", pensò il ragazzo, "non è male come dicono, non peggio delle altre volte in cui mi è capitato".
Ma ancora non parlava, non sapeva cosa dire. Allora la prese per una manica e la guidò verso l'esterno, tornarono al porticato dove si erano visti per la prima volta e mentre camminavano verso il giardino, fuori dall'ombra del patio, due ragazzi si avvicinano verso andrea, "ma non vieni a lezione? dai, sta per cominciare", gli fa uno.
Mentre lui si domandava per chi cazzo l'avessero scambiato, l'altro aggiunge "dai, mario, che oggi il professore prende le firme!".
Senza spezzare le loro forti convinzioni, lui risponde veloce "no, oggi non vengo".
"ok, allora a domani!", dice uno dei due e si allontanano velocemente.
Marina rimane un po' spiazzata dalla conversazione, ma un pensiero più importante le salta in testa e si insinua fino alla sua lingua, un chiaro indice di pazzia che poi era anche la base della loro relazione: "dobbiamo fare l'amore un'altra volta".
E sorride.
Il ragazzo si risveglia all'improvviso dal torpore e si lascia andare in una risata, la prende per i fianchi e dice "una sola volta? Facciamo venticinque. Anzi, trenta.".
Poi la bacia velocemente, troppo velocemente perchè lei si sposti e troppo velocemente perchè qualcuno dei due possa riflettere su tutto ciò.


06/11/14

Realisti un cazzo.

La prima notte a praga la passiamo in una specie di comune. Abbiamo trovato il tipo su internet, travis, e gli abbiamo chiesto di ospitarci per una notte. Travis lavora per i medici senza frontiere, ma non è un medico, è più dedito alla parte organizzativa. Ora è in vacanza per qualche mese e allora ha deciso di affittare una casa enorme e di piazzarci dentro più materassi possibili e offrirla ai couchsurfers di tutto il mondo. Venticinque persone in una casa. Io e vlad arriviamo che siamo già devastati dal viaggio notturno, sette ore in bus, lasciamo le borse e andiamo via a visitare la città.
Quando torniamo ho preso due birre e qualcosa da mangiare dal kfc, mi metto in cucina e comincio a mangiare e bere. Travis è lì e ci sono anche due canadesi, un americano, una bielorussa, un uruguaiano. Ognuno con la sua storia. C'è tutto questo mondo sotterraneo che io avevo visto solo di sfuggita, migliaia di backpackers e di autostoppisti con tanta fiducia nel prossimo che cercano di viaggiare per mesi pagando il meno possibile. Rimango quasi sconvolto.
L'uruguiano suona l'armonica per strada e cerca di racimolare un po' di soldi per continuare il giro dell'europa, mentre mi racconta la sua storia caccia una bustina d'erba e comincia a rollare un cannone. Lui è per i purini, travis invece la mischia col tabacco. Usciamo fuori, continuiamo a parlare e scrocco qualche tiro. A praga l'erba è legale, ma nessuno lo sa perchè la legge è passata solo da due anni. CAZZO, penso. E torno dentro. C'è una piccola chitarra in cucina e dopo due birre la suoniamo a turno.

"conoscete i neutral milk hotel?"
"jeff mangum è un dio.", risponde la canadese.
"cazzo. Conoscete sufjan stevens?", chiedo speranzoso.
"ma certo! Mi sono fatto pure un suo concerto!", risponde mike, l'americano, "suoniamo vesuvius."

La bielorussa annuisce e io mi chiedo dove sia stata 'sta gente tutta la mia vita.
Suoniamo e cantiamo e siamo tutti una grande famiglia.
E' durato solo una notte.

...

Quando arriviamo a rotterdam io sono già devastato perchè vlad vuole camminare perennemente e maciniamo chilometri per sette-otto ore al giorno. Allora mi impunto e dico "no, senti, tu continua il tuo giro e vatti a vedere 'sti palazzoni del cazzo, io vado nel primo coffee shop che incontro, ci rivediamo in hotel.".
Il primo coffee shop che trovo sembra un pub qualsiasi, prendo un cannone già rollato perchè non c'ho proprio voglia di lavorare, mi siedo e guardo lo schermo gigante dove c'è un documentario qualsiasi su gente che avvita bulloni, costruisce cose, mi perdo abbastanza presto a godermi il momento mentre nell'altro tavolo tutti ridono e scherzano, sono tanti uomini sulla quarantina, vecchi amici che cazzeggiano come si farebbe davanti ad una birra. E invece qui tutti fumano.

...

Amsterdam ce la siamo goduta poco.
Non abbiamo prenotato un ostello e allora ce li siamo girati tutti camminando con i bagagli in spalla, altri chilometri infiniti. Ad un certo punto sbotto "cazzo, basta, facciamo che ora ci fiondiamo dentro un coffee shop e poi becchiamo la mia amica quando finisce di lavorare a mezzanotte". Non ricordo il nome del posto, mi prendo anche una canna di skunk e me la fumo in pace con il mondo. Stare seduti è una gran cosa dopo tre ore di camminata. Vlad non vuole fumare perchè è nervoso. Non si sa ancora dove e se dormiremo stasera. Tutti gli ostelli sono pieni, quasi tutti.
A mezzanotte mi presento al ristorante dove lavora carla, entro e chiedo di lei. Ci saltiamo addosso, non la vedevo da sei mesi. Chiediamo dove possiamo alloggiare la notte, A casa sua non c'è posto, sono già in dieci e la situazione è disdicevole. Allora un suo collega napoletano ci dà l'indirizzo di un ostello, è in culonia, e noi ci fiondiamo lì dicendo a carla di aspettarci sempre nello stesso posto.
Altri chilometri inutili: arriviamo ed è tutto pieno. Maledetti.
Alla fine ne troviamo uno relativamente vicino al centro, ci registriamo per la notte e vlad va a dormire perchè è distrutto. Stronzo, devi vedere me.
Io vado a farmi una birra con carla per aggiornarci sugli ultimi mesi.
Mi racconta della casa, del lavoro, della gente pazza che ha incontrato, di drogati, di droghe, di come le stia piacendo l'ectasy, di quella volta che si è presa l'lsd. Io non ho la forza di parlare, bevo la birra e annuisco. Promettiamo di vederci il giorno dopo, stessa ora, stesso luogo, così ci facciamo una serata più tranquilla.
Torno all'ostello e mi faccio la doccia alle tre di notte, probabilmente attirandomi le bestemmie di tutti quei poveracci che cercano di dormire dopo una giornata di svarioni.

...

Il secondo giorno dobbiamo visitare almeno un museo. Anche se costa un botto. Tutto costa un botto ad amsterdam, tranne la droga. Valli a capire. Decidiamo per van gogh, ma prima sostengo che bisogna SUBITO fumare. Prendiamo la vedova bianca e andiamo in un grosso parco. Rullo con ben poca disinvoltura mentre ci passano accanto vecchi con il cane e famiglie complete di passeggino. Poi andiamo a vedere il museo. Non si muovono i quadri.
Torniamo in ostello e fumiamo il rimanente. Esco cercando di andare dalla mia amica, mi perdo per mezz'ora in un supermercato cinese cercando dell'acqua. Giuro che non la trovo e mi accontento di una lattina di coca cola. Arrivo al ristorante dove si suppone sia la mia amica, ma non c'è. Ho fumato troppo e il tempo è passato e non c'è più. Il cameriere napoletano mi dà indicazioni precise su dove possa trovarla: "il mercato dei fiori. lippenstain. lipstin. lippstin".

"e dov'è 'sto posto?"
"ah, guarda è facile: vai a piazza dam e poi sulla destra, sempre dritto non puoi sbagliare".

Senza una mappa, senza un gps, senza una fottuta idea di come si scriva lippstein/lippstain/strenstein, mi avvio per scoprire, non che non l'avessi sospettato, che su piazza dam danno 6-7 vie e quindi "a destra" mi significa un bel turgido cazzo.
Torno all'ostello ancora più devastato di prima, mi butto a letto e muoio. Mi sveglio la notte tossendo l'anima, non ci faccio caso e torno a dormire.

...

L'ultimo giorno è il più tragico perchè è il cazzo di 31 ottobre e quindi i prezzi degli ostelli si impennano senza motivo apparente e la nostra risposta geniale alla situazione è di non prenotare un cazzo e di fare nottata, poggiando gentilmente i bagagli a casa di carla. Carla che continua ad essere incontattabile e fuori dal mondo. Noi teniamo duro e senza vergogna restiamo in ostello, lasciando i bagagli nella stanza apposita nonostante il check-out sia stato fatto alle dieci di mattina. Dopo una mattinata in giro, ah, ho visto la casa di anna frank mentre vlad come suo solito gironzolava camminando senza sosta, per non sbagliare approccio alla serata decidiamo di andare a prendere un po' di lemon haze in un coffee shop molto carino di cui ovviamente non mi ricordo il nome.
Comodo e con dei bei divanetti era una situazione bella perchè pensavo "cazzo, ma vuoi mettere che esci con la tua tipa e al posto di andare al solito pub di merda, le dici che si va a fumare due-tre storcioni". E poi comincio a fissare il televisore gigante su cui danno un documentario di nat geo wild su gente che bacia lucertole e taglia tronchi e industrie che fanno tronchi e capisco in un momento di illuminante lucidità che quando stai fatto guarderesti qualsiasi cosa ed anzi è meglio immergersi in questi documentari che restare fissi a guardare quello che fanno gli altri, potrebbe sembrare maleducazione. Comunque torniamo in ostello perchè la mia amica stacca tardi e finiamo tutto senza pietà, un po' una mezza cazzata, ma tanto non abbiamo soldi per continuare.
A mezzanotte, per essere sicuri che carla non scompaia prima che di vederci, io e vlad ci avviamo e ci posizioniamo strategicamente a dieci metri dall'uscita del ristorante e stiamo in religiosa attesa con i cappucci delle felpe messi in testa affinchè nessuno ci caghi il cazzo.
Io sono imbalsamato e non ho voglia di fare nulla, sono un po' nervoso perchè non mi va di passare la serata in giro ancora a camminare, sono fottutamente distrutto, ho una ferita dietro il tallone destro e deambulare mi fa male male male, invece vlad gioca facendo rimbalzare una pallina contro il muro mentre mi racconta che succede nel suo paese. Poi dopo mezz'ora vediamo camminare nella nostra direzione due uomini sui 40/50 anni, uno dei due sembra ubriaco e l'altro gli prende la faccia tra le mani e gli dice qualcosa che io interpreto come "ripigliati, merda!" e invece no, gli prende la testa tra le mani e cominciano a baciarsi appassionatamente a mezzo metro da noi. Viva l'amore. La cosa mi fa uscire un mezzo sorriso, ma poi guardo vlad che, finita la scena, si guarda in giro spaesato e dice, non con cattiveria, ma come se per lui fosse inconcepibile, "nel mio paese tutto questo non può esistere" che è un simpatico anagramma per dire che probabilmente quei signori sarebbero stati sobbarcati di mazzate, e poi continua "è stupido, non capisco perchè ci sia gente così", fa uno sguardo da oscar che vuole dire "non c'è più speranza" ed esclama "fuckin' shit".
Io rido a crepapelle.
Tempo cinque minuti e arriva un tizio a chiederci un accendino, io glielo offro e lui mi fa "italiani?", io dico di sì e cominciamo a parlare un attimo, ci presentiamo ed è proprio lui! Alex, il tipo che sta in casa con carla e quindi è venuto ad aspettarla anche lui. Lei mi aveva avvertito che 'sto tizio era parecchio di fuori, pazzo e tossicodipendente, nulla di male. Infatti ha degli occhi spalancati e vispi, ha dei riflessi veloci in testa, lo vedo, anche se poi non riesce ad esprimersi come deve. Passano trenta secondi e in un lampo di genio mi fa: "ragazzi, ma voi vi drogate? perchè io mi drogo! che vi serve? Venti euro e ti sistemo la serata, che vuoi? Anfetamine, md, lsd? C'ho tutto, pure l'erba anche se ora sono chiusi tutti i coffee shop". Ha tutto, ma io declino l'offerta perchè abbiamo il bus per bruxelles alle otto di mattina e farmelo sparafleshato non mi attizza come idea. Poi entra dentro al locale, esce fuori e dice che carla ne ha per un'altra ora e mezza. Merda. Inoltre mi dice che tanto di sicuro i bagagli non li possiamo mettere da loro, quindi tanto conviene lasciarli in ostello dove sono. Allora è inutile aspettare.
"facciamo che alle 2 ci rivediamo qui e poi facciamo nottata insieme".
Come no.
Torniamo di nuovo in ostello dove alla reception c'è lo stesso tipo che ci ha fatto il check out, restiamo fino alle due, fanculo carla, con amore e in amicizia, prendiamo i bagagli e ce ne andiamo verso la stazione dei bus che dista un'ora a piedi.
Ora figuratevi questa scena di due sbandati con delle brutte facce, la mia sopratutto, con i bagagli in spalla, che camminano con la tipica andatura da drogati. Tutto questo potrebbe essere visto male in una città normale, ma siamo qui e ci perdiamo tra la folle dei malati mentali, spaccati dalla vita, tra i retrocessi della società, perfettamente nascosti tra questa marasma di gente che immotivatamente va in bicicletta alle quattro di notte. Finchè, dopo qualche sosta, arriviamo a 'sta merda di stazione alle quattro e mezza. La stazione è chiusa.
Fuori ci sono un paio di barboni, uno mi chiede del tabacco ed ha già la cartina pronta, glielo passo e cominciamo a parlare. E' romeno e sta ad amsterdam da un anno e mezzo, ha una barba parecchio lunga e sta aspettando che alle cinque apra la stazione per farsi due/tre ore di sonno. Ha anche lavorato in italia come muratore, ma poi ha deciso di cambiare località. Gli chiedo come faccia a mantenersi e lui mi dice "siamo ad amsterdam, qualcosa per racimolare soldi la trovi, si sa, siamo qui, ma non ne voglio parlare". Insomma ha spacciato un po' e poi ci rivela che è anche stato in galera. Mi chiedo se restare in galera non gli convenga, a questo punto.
Lo salutiamo e andiamo dall'altra parte della stazione per capire dove sono i bus. Lì c'è un cinquantenne che sembra un gran signore, tipo un avvocato o un manager, che mi chiede una cartina, elargisco gentilmente anche qui. Mi sento molto generoso.
Sono le cinque ed un addetto ci apre le porte automatiche, noi e quattro o cinque barboni entriamo e ci fottiamo le uniche panche. Mancano tre ore al bus e dopo qualche decina di minuti, la stazione comincia ad essere più affollata. Mi chiedo se siamo tutti reietti senza casa o solo pirla che hanno treni con orari di merda. Dietro di me si siede una specie di idraulico o meccanico che chiede ad altri ragazzi quando apre il supermercato che c'è dentro alla stazione. Alle 7, gli rispondono. Lui sospira e dice "cazzo, volevo dell'acqua, ho una sete boia".
Allora senza dire nulla, prendo la busta blu che fa parte dei nostri bagagli, caccio una bottiglia d'acqua, di rubinetto ovviamente, e gliela porgo. Lui mi ringrazia, beve, mi ringrazia di nuovo ed esclama "life is beautiful".
Giuro che non mi ero fatto di md, ma c'era una situazione di amore nell'aria, come se potessimo essere tutti amici. O forse eravamo tutti così stanchi che sapevamo bene quanto la situazione fosse di merda per chiunque.
Infatti dopo trenta secondi arriva un altro barbone a chiedermi del tabacco, ha già una cartina sgualcita tra le mani. L'unica parola inglese che sapeva l'ha utilizzata chiedendomi "cigarette, cigarette", infatti dopo mi ringrazia in olandese mentre io gli sorrido e basta.
Si è fatto giorno, tempo di andare.

22/10/14

Gyönyörű.

Volevo rimanesse il tuo odore nel letto e forse un po' è rimasto, ma dovevamo sudarci dentro nudi e non l'abbiamo fatto, abbiamo perso un'occasione. Siamo tornati a casa ubriachi persi e ci siamo seduti a fumare, togliendo quasi tutta l'aria alla stanza.
Ci siamo addirittura addormentati mentre ascoltavamo L'album. Non un album qualsiasi, L'album. Eravamo proprio stanchi.

La modella mi guarda negli occhi e mi dice "che dici funzionerà?", e poi, "ti comporti come un bambino".
E' perchè voglio rimanere giovane. E' inutile che fai la donna vissuta se poi non ti sei neanche mai innamorata. "Ah, sì, ma l'amore, l'amore. Nessuno riesce mai a spiegarmi come ci si sente." Io ci provo e lei ribatte: "sì sì, fai tutto quello che devi per un'altra persona e poi cosa? Tanto finisce."
La disillusa. Secondo me i suoi hanno divorziato quando era piccola. Ha queste labbra grandi così grandi che potrebbe mangiarmi. Pericolosa.
Ma io sono d'accordo, in parte. Anche io non voglio sposarmi per poi comprare una casa in cui la camera da letto ha il cesso in una camera dentro la camera dove poi mi metto sul letto ad aspettare che mia moglie si faccia sexy quando si tratta di scopare.
Noi siamo già sexy, noi scopiamo in giacca e cravatta e vestito da sera, noi scopiamo con i dubbi e mentre piangiamo. A noi non ce ne sbatte un cazzo. Che se poi vado a fare un calcolo sono più le volte che ho scopato in macchina che non su di un letto. A parte i posti strani che escono sempre nei giochi alcolici tipo "non ho mai".
Non ho mai scopato in francia, io e i francesi alziamo le birre.
Non ho mai scopato in spagna, io e gli spagnoli alziamo le birre.
Non ho mai tradito la mia ragazza/il mio ragazzo. Bevo da solo.
E chi vi crede.







Sono in una piscina. Sono in una piscina ed ho una bottiglia di plastica con dentro il contenuto di una bottiglia di vino rosso, bevo, beviamo tutti. E' una bella sensazione. Ci lanciamo sugli scivoli, prendiamo le ragazze sulle spalle e le facciamo combattere. Siamo così ubriachi che quando cadono loro veniamo trascinati sott'acqua, rischio di affogare un paio di volte. Penso che se non ho perso ora le lenti a contatto, non le perderò mai più.
C'è una parte della piscina che è semichiusa, ci vanno tutti a limonare, qualcuno esagera infilando le mani nei costumi, sono fuori di me e sento roba tipo "ti piace?", la ragazza risponde "sì, ma ho il ragazzo!". Almeno ora avrà la coscienza a posto, penso. Intanto continua a baciare il tipo.

So già come finisce la serata, so già come finiscono tutte le serate appena arrivo a destinazione. A volte mi immagino dei discorsi schietti e sinceri tra me e i protagonisti delle avventure, tipo:

Urno: "perchè non te la sbatti subito invece di aspettare la fine della serata?"
Tipo A: "c'è tempo, c'è tempo."

Urno: "perchè non salti subito addosso al tipo? Tanto lo sappiamo che te lo vuoi fare."
Tipa A: "ho bisogno dell'alcol così potrò accusare questa povera vodka e non penserò di essere una bagascia qualsiasi, io non sono come le altre."

Urno: "non ti dà fastidio fare il terzo incomodo?"
Tipo B: "ti prego, urno, è l'unica cosa che so fare."

So già come finisce la serata.
Ma poi, perchè non sono ubriaco? Abbiamo bevuto tutti insieme. Tutti barcollano, qualcuno cade a terra, c'è vomito sul tavolino, prendo un taxi e vado a casa.


Ci siamo tutti dipinti la faccia e le braccia, scrivendo stronzate. La serata era tranquilla fino alle due, più o meno, poi tutti hanno cercato di scopare senza pietà. Nessuno si è riuscito a portare una ragazza a casa. Piano piano la sala da ballo si svuotava, via le più fighe finchè non rimanevano solo gli scarti.
Un russo a cui non darei mezza lira sbatte al muro una stangona bionda, io penso "ma che cazzo..." e intanto mi calo un jim beam e butto il bicchiere in mezzo alla pista. Esco fuori di me e ballo come un dannato tentando di capire come CAZZO fanno questi brasiliani a ballare così bene. Ce l'hanno nel sangue, non c'è altra spiegazione. Sono su un altro livello. Si divertono da morire.
Un tipo strano con una maglietta nera si avvicina ad una gnocca mulatta che ha in mano una birra, cominciano a ballare insieme, piroetta, poi lei si mette a strofinargli il culo sul pacco in una maniera assurda, il tutto senza far cadere un goccio di birra, si girano, si guardano negli occhi e ballano con le fronti sudate vicine, la camicia rosa della ragazza è fradicia di chissà quale tipo di drink, chiudono gli occhi e si baciano, il tipo allunga anche le mani, quasi si violentano, si fanno male, si prendono per la nuca mentre si srotolano le lingue in bocca. Io sto volando come un fantasma su questa scena, forse li sto fissando come un pirla, nessuno bada a nessuno. Si staccano per un'altra volta e lei va verso il bagno, lui la aspetta fuori, ma ci vuole troppo tempo e si va a prendere un drink. Torna in sala e trova la stessa mulatta che sta limonando un ciccione brasiliano e scoppia a ridere, io lo guardo e scoppiamo a ridere insieme perchè abbiamo capito che non andrà avanti. Lo perdo nella folla. Lo ritrovo quando vado a prendere la giacca e lui mi mena uno sguardo come per dire "io quello che dovevo fare l'ho fatto", gli do una gentile pacca sulla spalla e mi perdo nella notte.

04/10/14

Le segrete.

Quando ero piccolo facevo dei lunghi viaggi in macchina - ogni agosto lo passavo in famiglia da qualche parte in italia viaggi in autostrada di anche sei ore e più, ogni tanto ci scappava un traghetto - e c'erano le cassette per intrattenere tutti quanti, principalmente musica italiana come lucio battisti, de andrè, celentano, vianello, ma ce n'era una con i beatles ed io mi ci innamorai anche se non capivo nulla delle parole, ovviamente, e la mia preferita era eleanor rigby, mi piaceva il suono e aaaaaah look at all the lonely people. Una volta, ricordo, feci incazzare mio padre perchè la volevo sentire di nuovo dopo già due tre volte e mia madre mi spiegò che una canzone può anche essere bella, ma se la riascolti troppe volte ti scoccia. Compreso, disse il piccolo me.

Il giorno dopo, il giorno in cui avevamo finalmente passato il confine mentre tutti mi dicevano di stare attento, di non rischiare, con un misto di curiosità e invidia, parlammo dei sotterranei, delle segrete che avevamo sognato insieme in una macchina con i finestrini appannati, nudi dentro e spaventati e abbracciati - e avevamo capito di essere davvero connessi - ma ora i tuoi occhi non sono più gli stessi e hai uno sguardo perso che solo a guardarlo mi fa tremare perchè eri la stessa che mi chiese "cos'è che sbaglio?" mentre io non avevo la forza di risponderti.

Io voglio sapere cose che non si possono sapere.
Voglio sapere chi è stato il primo uomo, uomo, non bambino, a prendere un amico o un fratello ed andare vicino ad un lago o un fiume o su una qualsiasi spiaggia a tirare due pietre di simili dimensioni per vedere chi la lanciava più lontano. Quando è accaduto? Quante migliaia di anni fa? Voglio il video su youtube di questo avvenimento epico.
E voglio conoscere tutte le persone che sono morte in guerra per motivi stupidi. Tipo quelli che sono caduti come degli idioti, scivolando su un pavimento bagnato di sangue o quelli che stavano poveracci nel cesso e si sono trovati il soffitto in testa. O i primi fessi che si sono raccontati le stesse stronzate che racconto io.
Chi è stato il primo genio a mangiare per sbaglio dei funghi allucinogeni e poi si è buttato da un burrone in preda al panico e alle visioni.
Sono cose da sapere. Sono cose importanti. Non come sapere che la canna da zucchero è il motore trainante dell'economia in qualche nazione africana di cui domani ci saremo dimenticati. Ma questi interrogativi me li porterò nella tomba mentre cerco di essere contento per me e per tutti voi.
Voi con questi stupendi occhi blu che vi guardate sognanti, con queste gambe in carne, più che in carne, a rincorrervi tra i tramonti come se tutto ciò potesse durare mentre i vostri sorrisi si spengono piano piano piano piano e svaniscono nel nulla.
La vita.


24/09/14

So sorry.

E quindi, fino a un po' di tempo fa, cantavo e suonavo, ma principalmente per cazzi miei e mi dava quasi fastidio/imbarazzo farmi ascoltare anche dalla ragazza del momento. Finchè non sei arrivata tu e pensavo che meritassi di sentire la voce di questo stronzo, ma solo perchè era una cosa bella da fare, era un momento eccezionale da vivere tra un orgasmo e l'altro.
Grazie.
Ora non me ne frega più nulla e canto davanti a chiunque, tanto nessuno ti ascolta, nessuno conosce le canzoni, che importa?
Sono tutti ubriachi e giocano a carte per bere ancora di più. Ridono tutti, questi brasiliani sono troppo avanti. E' un'altra mentalità: ballano, sorridono, cazzeggiano, sembra stiano sempre a fare festa. Poi per sbaglio scopri che qualcuno fa medicina, qualcuno fa ingegneria. Io non mi fiderei mai di un dottore perennemente fatto, ma come si fa a non amare quel ragazzo?
Saranno le tre ormai, il tavolino è pieno di posaceneri stracolmi e strani vini e un milione di lattine di birra, un tizio si è chiuso in bagno e non riesce ad uscire e noi da dietro gli facciamo il tifo "GIRA LA CHIAVEEEEE!", ma lui non capisce perchè è in un universo parallelo. Dopo dieci minuti esce e io ed amici ci premiamo con una pasta al tonno notturna. Non possiamo coinvolgere i brasiliani perchè sono troppi e abbiamo solo mezzo chilo di pasta. Allora chiudiamo la porta della cucina e cuciniamo quasi in silenzio. Non che ce ne sia bisogno dato il casino nell'altra stanza. Addirittura apparecchiamo la tavola in modo serio, mettiamo anche la tovaglia e finalmente è pronto. Mangiamo come degli indemoniati in fame chimica e, mentre restiamo immobili a cercare di non morire e a far assestare lo stomaco con tutta la roba più il fumo che c'è dentro, ci troviamo a guardare la scena surreale di un brasiliano che entra in cucina barcollando e sorridendo che apre uno scaffale, prende una tazza e la infila sotto il lavandino. Ovviamente non si accorge di aver riempito il bicchiere più del dovuto e dopo due passi finisce tutta l'acqua per terra. Sembra scosso per un attimo. Poi riprende a sorridere e dice "sorry, so sorry!" e di nuovo ripete il procedimento: tazza, lavandino, acqua. Penso in un millisecondo "non ce la farà neanche stavolta.", e infatti...
Cade di nuovo l'acqua e lui ancora "sooooo sorry", con una cadenza lenta impigliata sul "so". Noi stiamo immobili con un sorriso da fattoni, non abbiamo neanche i neuroni per scoppiare a ridere.
Lui esce dalla stanza, va in bagno, prende il primo asciugamano che trova e torna a pulire per terra, ripetendo il mantra "so sorry so sorry so sorry". A quel punto mi piego in due dal ridere e non mi riprendo più.



15/09/14

Tu li hai persi e io li ho ritrovati.

Read this.

Io non capisco. Ma forse non c'è nulla da capire.

C'è ancora gente che appena si scopa una, avvia la relazione su facebook con tremila mi piace annessi.
Starò diventando vecchio. Starò indagando troppo a fondo nelle vite degli altri, scoprendo cose come il fatto che quel mio amico gay quasi dichiarato è amico del tuo ex. E mi piace pensare che ti ha mollato perchè finalmente ora se lo può prendere in culo in santa pace, quel glabro ragazzo. Non sarebbe neanche la prima volta che succede.

Ho comprato un vino rosso per dividerlo con qualcuno, poi ho aperto il frigo e ci siamo guardati, lui mi squadrava gli occhi, io l'etichetta, ed ho deciso che se c'è uno stronzo che si merita quel vino, quello sono io. Perciò non te lo offro, anche se sei seduta sul mio letto con quella faccia da stronza e le unghie conficcate nella mia schiena. Non volevo neanche uscire e mi hai fregato.

Vibro, bevo, mi tremano le mani come uno spastico. Smettere di fumare, smettere di godere, smettere di sognare. E' questo periodo di mezzo che mi frega. Quei pochi che mi credevano, ora non hanno il coraggio di farlo. Tutti in casa, tranquilli e impauriti, rintanati per non avvicinarsi a me.

"a quante ragazze hai detto la stessa cosa?"
"ma tu lo dici a tutte."
"te la darò, ma a metà."

No, ferma. Che cazzo vuol dire?

Ti butto emozioni come dicaprio ti butta soldi in the wolf of wall street. Te le conto anche. Esagero perchè non c'è più tempo. Non me ne frega nulla di calcolare, pensare, applicarmi seriamente su quello che dovrei fare.
E ricorda: tutto questo paga.

Tutto questo paga quando smetti di credere alle stronzate che il tuo ego ti vuole propinare: quella bella e falsa sensazione di alta moralità che hai quando ti guardi allo specchio e non ti sei scopato quella figa che te la voleva dare perchè..."a casa c'è la mia ragazza". Beata gioventù.





You are not the guy. You're not capable of being the guy. I had a guy, but now I don't. You are not the guy. 



10/08/14

All'inferno crescono le rose.

E' tutto allenamento.

Stendo il telo sulla sabbia e mi ci butto sopra a pancia in giù, cominciando a cantare senza ritegno canzoni indie italiane che nello stesso preciso istante un ragazzo svariati chilometri più in su sta ascoltando identificandosi nel testo e dicendo "questo sono io, questo mi descrive".

Cazzo dici.

Chiudo gli occhi un attimo e l'abbinata droga-sonno-vino mi fa partire dei film gratuiti con personaggi credibili e situazioni improbabili: io che ballo, io seduto su un divano con una bionda con la faccia da bimba che prima mi dice "rivediamoci presto" e dopo due minuti "le emozioni della notte sono andate perdute nelle conversazioni semirazionali con la mia migliore amica, non se ne fa più niente". Io rispondo "guarda, è a causa mia che non se ne fa più niente.". Mi viene la pelle d'oca per la musica mentre il cantante mi rende noto che non c'è più tempo. Non c'è più tempo e spingo tutto al limite mentre conto i soldi ed organizzo le nottate che diventano via via più impossibili e più lunghe e ogni volta c'è più gente più gente più gente e sbrattano tutti mentre bevo con calma e penso "ma io a 17 anni non ero così coglione, magari frocio, ma non coglione".
Mi addormento sulla spiaggia e sogno di quella volta in cui andai al circolo privato del cazzo della mia città a comprare una dieci di erba e davanti ad un garage c'era l'amico spacciatore con un marsupio e tante piccole bustine, gli passo i soldi direttamente in mano mentre lo saluto, avrò pensato che fosse una grande figata. Poi una settimana dopo ero io lì a infilare della roba in un pacchetto di sigarette ed a venderla ad un quindicenne.

Mi risveglio e mi fiondo tra le onde, torno bambino per almeno venti minuti, poi tutto finisce e ci prepariamo per la serata. Beviamo ancora vino bianco e poi andiamo alle giostre, conquisto qualche livido sulle macchine da scontro e intanto è tutto un trip veloce e luminoso mentre i miei amici sono su una roba che gira con fumo e musica di merda e mi sento come quando in paura e delirio a las vegas loro sono in quel circo allucinante tutti strafatti. Un viaggio lungo ed intenso mentre mi chiedo "ma dove cazzo sono? dove sono finito?".
Si avvicina una zingara dal nulla e mi spara una cold-reading dicendomi che ho avuto problemi in amore. Queste sono forti, fanno peggio di me quando sparo i miei numeri, ma col cazzo che gli rifilo qualche moneta. Non ho soldi neanche per fare colazione.




12/07/14

Non è possibile.

Somebody keep me.

Sto volando giù dal balcone.

In un attimo chiedo scusa a tutti quelli che devono saperlo.

No, no, meglio non volare.

Mi do degli schiaffi mentali.

Non ci devo pensare.

Non avrebbe senso.

Mi siedo per terra.

Devo parlare con qualcuno.

Sono tutti impegnati, che orari del cazzo scelgo?

Somebody keep me.

 Tu pensi che la razionalità possa aiutarti e sovrastare le emozioni? Pensi che sia facile? Pensi che sia innocuo?

Mi si rivolta lo stomaco, mi si chiude la gola, non ruggisco più. E' nel retro della mia mente, cerco di non tirarla fuori. Non ho più l'età per fare certi errori. La gente è pazza e i tempi sono strani, mi interessava, ma le cose sono cambiate. Stiamo vicini, sudati ed io ho una canzone in testa e la canto sempre, "andiamo a vedere le luci?", finchè lei non se ne accorge, ci guardiamo negli occhi, lei abbassa lo sguardo ed io le chiedo se farà rifare l'asfalto per quando tornerò.

Ma, vedi, è mezzanotte e lo sai che è un brutto orario per me, non ho mai dovuto sopportare certe cose. Vi voglio tutti sempre giovani, per il resto fate quello che volete, però rimaniamo qui, rimaniamo qui e non andiamo avanti, su di un letto di morte. Non ci conviene mica? Ragazzi, questo momento è bello. Sto cercando di ricordare un momento più bello. Chiaro nella mente, ma insapore nei sensi. Perchè questo funzionamento del cervello? Altrimenti staremmo a rivivere quei momenti all'infinito e moriremmo di fame e di sete e non penseremmo mai a cose come lavorare. Guardo le mie vecchie foto. Avevo un sorriso diverso? Avevo dei capelli diversi. Ah, ma state tranquilli: col tempo tutti i ricordi diventano belli. Vero. Ma è presto per questo, serve qualche mese.
La luna non c'è.
Non è possibile.




C'è questo passato dietro di me. Il solito. È strano, a momenti neanche mi ricordo la sua faccia. E poi c'è questo futuro: un'estate principalmente in questa città. È strano anche questo. Le persone che vedo, le rivedrò quando? Qua tutti si incontrano per caso. Poi ci sono 4 lauree. Viaggi, festeggiamenti, poi di nuovo viaggi. Un casino. In tutto ciò c'è tutto ciò. Giusto per concludere.

11/07/14

Ossitocina = ossigeno.

L'acqua nelle orecchie. Il suono del mare per un momento, un minuto, il rumore del nulla.
Poi si riemerge per prendere una lunga boccata d'ossigeno.

Ballo, respiro, balliamo, respiro di nuovo. Per lei non significa nulla.
Non vedo più niente, sono accecato. Sono annebbiato. Dovrei smetterla di fumare.
Dovrei smetterla di fumare?
Ma fumare mi dà ossigeno. Tu che ne sai?

E' ancora presto: torniamo molto indietro.

(avete visto Enter the void? No? Vedetevelo. E' un film dove uno spacciatore viene ammazzato nei primi cinque minuti di film e passa il tempo svolazzando sul mondo e vedendo cosa accade. Nello stesso tempo ha dei flashback della sua vita. Perchè questa parentesi? Perchè è così che funziona il mio cervello ed è così che va letto questo post.)

Apro gli occhi. Filtra un po' di luce dalla finestra semiaperta, mi giro su un fianco e prendo il cellulare sul comodino, premo un tasto e la luce mi acceca un po'. Sono le 5.36. Lo poso di nuovo e mi giro verso Judy. E' sveglia anche lei, non dice nulla, mi guarda e mi salta addosso.
Quattro ore dopo ci alziamo davvero e non c'è un cazzo per colazione perchè figurati se ci avevamo pensato. C'è una lattina di birra su di una sedia. Judy la prende e sorride, "la colazione dei campioni!" e butta giù due lunghi sorsi. Rido e le bacio la fronte.

Apro la porta di casa e penso "buon compleanno, amore, ovunque tu sia!", faccio entrare Judy per prima, ho la mia maglietta preferita addosso e mi chiedo se dovrei vergognarmi di questo. Decido di no e poggio la felpa sul divano, sistemo il computer e faccio partire la musica.

Caccio dalla tasca la chiave con quel portachiavi rosa rotto e penso "di nuovo qui", intanto dico a Laura, ha lo stesso colore di capelli di quella di prima, che dopo andremo a fare un po' di spesa, birra e qualcos'altro che potrà esserci utile. Entriamo e lei mi fa "bella!", io salgo i cinque scalini e butto lo zaino per terra. Tiro fuori il grinder e glielo metto in mano: "Su, al lavoro.".
Dopo cinque minuti abbiamo messo dei cuscini a terra e stiamo fumando mentre guardiamo il soffitto, la cenere la scoperemo via con calma. Per fortuna le piace stare zitta, è bello godersi il momento. Penso a come l'ho inquadrata in mezzo secondo, come ho capito che sarebbe finita qui, a quando l'avevo vista su facebook e l'avevo mentalmente silurata pensando che era una mezza cessa e invece di persona ha questi begli occhi e una carnagione da impazzire. Penso che se non fossi ora qui con lei, sarei con un'altra amica ancora e mi vengono i brividi, ho evitato un brutto proiettile. C'è musica, c'è sempre musica. C'è questo cantante italiano che piace ad entrambi ed è triste e la musica pare invernale, ma siamo a luglio. Le piazze sono mute, il balcone è aperto e ogni tanto qualche corvo gracchia per farsi sentire dai suoi amici. Ormai è buio.

Arriviamo in questo grande parco, quello con i campi da basket, dopo che finalmente sono riuscito a sbolognare la terza incomoda. Voglio una birra, mi avvicino al camioncino che le vende e prendo una heineken, sto per mettere la mano al portafoglio, ma Anna mi ferma e dice "pago io". Sorrido. Ci andiamo a sedere su una panchina, bevo e dico stronzate, le tocco il braccio, la faccio alzare, la abbraccio, mi avvicino alle sue labbra, lei si scosta dicendo che sono pazzo e che il posto non le piace perchè il suo ex veniva spesso qui e che le hanno detto che sono fidanzato. Io dico che sono frocio e sono fidanzato con un bel ragazzo. E so bene che se davvero non volesse, si incazzerebbe o se ne andrebbe via, e invece rimane lì ad evitare ogni volta i miei baci, per circa quaranta volte, se non di più. Alla fine le copro gli occhi con una mano e ne assaporo la lingua, dopo cinque minuti andiamo in macchina mentre mi ripete che sono un buffone, un coglione e che non si metterebbe mai con uno stronzo come me, tutto questo mentre è sopra di me. Ci stacchiamo solo verso le tre e mezza e la accompagno al suo portone, ci diamo un ultimo bacio e poi confessa: "lo so bene che hai la ragazza, ora è a [nome di città]". E poi vogliono fare le moraliste con dei sani principi. Come si può non amarle?





Libertà, ossigeno.

15/06/14

Il ghiaccio sottile.

Se neanche ricevere 400 mi piace per la tua foto profilo, non ti salva dal fatto che il tuo ragazzo ti tradisce ripetutamente, non so cosa possa farlo.

Ah, ah, scherzo. So cosa può risolvere una situazione simile.

Nulla.

Comunque mica ho capito come cazzo funzionano 'sti mi piace. C'è qualche regola non scritta che mi sfugge. Devo piazzarli a cazzo a tutti quanti e poi aspettarmeli in ritorno? Devo passare la vita iperconnesso a condividere cose simpatiche?
Perchè sarebbe un problema.
Le cose che mi fanno sorridere sono tipo questa:





E mi sento molto in colpa per non averla postata a pasqua.
Diciamo che non mi trovo molto con il normale senso dell'umorismo.
Cioè, qualche volta coincide con quello di qualche altro, ma di solito no.

Non va. Metto disagio.

Ho la lebbra e la gente mi evita. Ti salvo la vita e comunque mi eviti.
Ma siamo qui per far cambiare idea agli altri?
Assolutamente.

Vendesi urno. Da oggi con la lebbra.
Vendesi urno lacrime e sangue.
L'unica cosa sicura che ti può capitare in una relazione con urno sono lacrime e sangue, in un modo o in un altro.

Sentiamo una recente donzella intervistata:

"nessuno mi ha mai trattato male come urno."

Parole forti.





Comunque è un problema, come dice una mia amica: vediamo la persona del sesso opposto prima come persona del sesso opposto e non come persona in sè. Allora quando io parlo con una qualsiasi ragazza, questa pensa che ci provo. Ok, nel mio caso è spesso vero. Ma a loro, povere, si crea il problema inverso: appena danno un minimo di confidenza ad un tipo quello pensa che ha finalmente trovato una che gliela dà. Che situazione.
E ci troviamo ingabbiati con queste animelle del cazzo che non si incontrano mai perchè siamo tutti diffidenti, diffidenti, diffidenti, non ci vogliamo conoscere. Avremo tutti brutte facce? Io di sicuro. Vedi questo mondo davanti a te, questo mondo infilato a pressione e con forza in un piccolo corpo e dici "chissà com'è davvero, chissà com'è dentro." e non riesci quasi mai ad ottenere nulla.
Sarà colpa di questa connessione perenne, dei mille amici su facebook? Ma poi quanti cazzo ne conosci davvero? Con quanti parli? Io ne ho cento e quelle poche volte che apro la chat mi viene da piangere perchè non voglio parlare con nessuno. Piuttosto vado su omegle a confortare depressi e psicopatici. Che poi è quello che faccio già nella realtà.
Abbiamo rinunciato: conosciamo tutti e non conosciamo nessuno. Ok, eccetto i grandi amici di sempre che ci connotano la vita. Le altre sono lievi conoscenze. Lievi mi piace ad una foto della solita tipa che si mette la mano davanti agli occhi. E alla fine ci conosciamo tutti e sappiamo i cazzi di tutti, cosa fai, chi sono i tuoi amici, che musica ascolti, ma quando ci vediamo a malapena ci salutiamo.
Eppure c'ho le foto delle tue tette sul pc! Vedi che paradosso.
Ma magari è un problema solo mio e, state tranquilli, a me non frega nulla di tutto ciò nella maggior parte di casi, ma a volte mi spiace solo che qualcuno non voglia scoprire cosa c'è dietro questi occhi freddi, facendosi strada con le unghie.




08/06/14

Non è colpa tua.

Mi fa male la testa, ma ho già preso appuntamento. Incontro Elena vicino alla biblioteca, andavamo alle medie insieme e lei era una ragazzetta piccolina, con un bel naso all'insù e con una bella carnagione scura. E' una rimpatriata, penso io e magari anche lei. Ma non è mai una rimpatriata, sappiamo cosa stiamo andando a fare. Ci vediamo e dopo i convenevoli le offro una birra, un gelato e poi un caffè, tutti in posti diversi. Camminiamo per tre ore e ci riaggiorniamo sugli avvenimenti delle nostre vite: l'università, le relazioni, la famiglia, i viaggi. Le solite cazzate, e non ci allarghiamo mentalmente perchè c'è poco da dire. Mi allargo fisicamente: prima una mano sul braccio, poi una tra i capelli, un massaggio alle spalle, un abbraccio, un bacio e finiamo in macchina. E' nuda ed ha un corpo fantastico, ma dice che non vuole farlo lì.
La coscienza? Il fatto che è fidanzata da tre anni con quel tipo con cui ho giocato varie volte a calcetto? Nah, vuole andare a casa. Casa mia.

Siamo di nuovo rivestiti, lei è seduta davanti al pc e mi guarda curiosa, mi perdo nei suoi occhi. Dice "non posso farlo", mentre le tolgo le scarpe e la faccio sedere sul letto. La spoglio piano piano ed è un momento strano perchè non ci sono rumori in tutto il quartiere. E' come se fossimo in una bolla, non sentiamo neanche i nostri respiri. Le sue gambe sono fottutamente lisce e io mi ci infilo con la testa dentro, lei scalcia un po' prima di cedere. Scopiamo e sappiamo entrambi che non succederà più, che è stata una cosa così di una notte e non si ripeterà. Ci va bene perchè sappiamo apprezzare le piccole cose, ci salutiamo un po' malinconici come chi sa che non rivedrà un amico per qualche anno. La vita è anche questa.

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"La tua ragazza mena?", mi chiede Alessia, sforzandosi di sorridere. Ma è quella risata nervosa che mi fa capire che in fondo un po' di paura ce l'ha.
"Non so, non penso. Tu stai tranquilla.", rispondo senza pensarci.

Tre settimane dopo sono con la mia ragazza e stiamo camminando vicino ad una chiesa per andarci a prendere un pezzo di pizza in un posticino che conosco, quando da una stradina dissestata spunta fuori proprio Alessia. Mi avvicino a salutarla, mentre la mia ragazza si blocca diventando di ghiaccio, io non me ne accorgo se non quando si è già avventata a tirare i capelli alla malcapitata. Povera.
Non urla neanche niente, me lo sarei aspettato, invece cerca di dare qualche schiaffo alla mia amante, ma si sa come vanno certi scontri tra donne: sono più i colpi che prende il vento, che non quelli che fanno centro. Ci vorrà un po'. Alessia sbraita "smettila, smettila!" mentre io mi siedo per terra a gambe incrociate come un indiano qualsiasi. Non c'è nessuno nei paraggi, facciamo sfogare la ragazza. E' una scena surreale.
Qualcuno mi tocca la spalla. E' Saverio, un mio buon amico, ragazzo alto e secco, biondo e occhi azzurri, che mi chiede "qualche problema Urno?". "No, hanno quasi finito.", dico con calma.
Lui scoppia in una piccola risata e dice "ok." e continua per la sua strada. Mi è molto simpatico, ma per una strana coincidenza di eventi una sua ex storica ci ha provato con me ed ora io ci sto provando con la sua ex più recente. Non dovrebbe prendersela troppo.

Mi alzo e stacco la mia ragazza da Alessia, non si sono fatte quasi nulla, ma la cosa non può durare troppo. "Dai, dai basta, andiamo a prenderci un pezzo di pizza." le dico piano. Lei si è sfogata abbastanza e si rimette in sesto sistemandosi i capelli come se non fosse accaduto nulla mentre Alessia si rialza con una mezza lacrimuccia negli occhi, le chiedo scusa per l'accaduto. Non risponde e si allontana a passo svelto.

Va bene, la mia ragazza menava, non potevo mica saperlo.

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Io ero qua, qualche giorno fa.

E mentre questa band, che, tra varie altre, mi ha segnato gli ultimi due anni della vita, suonava e cantava solo per me in una notte di giugno stranamente fredda, ha cominciato a diluviare sopra le nostre teste ed io sorridevo e cantavo a squarciagola circondato da altri pulcini bagnati fino alle ossa ed è stato un momento magico perchè Jeff era lì per noi mentre il cielo ci lacrimava addosso cosciente del fatto che stiamo vivendo una bugia, una bella bugia.

01/05/14

Dentro il nulla.

Il cellulare squilla, apro la chiamata ed è gaetano: "allora, vieni al concerto?".
"Sicuro", rispondo, "mi ripeti dov'è il posto?".
Suona in un pub che è praticamente dall'altra parte della città e stasera sono anche senza macchina.
"Ce la farò, ci vediamo lì", gli dico sicuro.
Rimetto il telefono nella tasca e torno al mondo reale, la situazione non è delle migliori.
C'è questa tipa, che conosco a malapena, con un bicchiere pieno di vino in mano che sta urlando contro il suo ragazzo o forse sta cantando, il confine è sottile, e intanto si cala alla goccia tutto il vino e metà bicchiere le cade addosso. Non se ne può fregare di meno. E il ragazzo anche, non se ne frega un cazzo e continua ad andare avanti con una faccia come "ne ho già viste di scene così". Merda.
Prima del concerto ci rilassiamo un attimo a casa del mio esile pusher.

Lo spacciatore fa: "urno, ci penso io alla tua amica!". Intanto il ragazzo della coppia precedente balla con un clown. Il suo clown. La ragazza di prima: ha delle labbra innaturalmente rosse, non usa il rossetto, e la sua faccia è di un bianco cadaverico, è quasi spaventosa, ma allo stesso tempo potrebbe essere attraente per qualcuno. E infatti è lì, fidanzata. Abbiamo cercato di distoglierlo da lei in tutti i modi, e lei ci provava di più di tutti, ma non c'è stato verso. L'amica tamburella con le dita senza unghie sulla batteria che è nel salone. Un'altra tizia ha i capelli neri e sostiene che stiamo facendo troppo casino e che la puzza di fumo rimarrà sulle tende e la polizia arriverà. La solita paranoia. Tutti sul treno pazzo!
Io torno un attimo in me dopo aver fissato lo spacciatore per un'eternità, non se n'è neanche accorto, impegnato a parlare con la mia amica rossa con questo piercing al naso che dovrebbe farla sembrare almeno un anno più grande di quel che è. Non è il suo tipo, non mi preoccupo, ma sono possessivo. Non fiato, non mi va di parlare.
Il ragazzo e la donna-clown ritornano nella stanza, da dove non si sa, e lei prende ad ammorbarlo: "perchè siamo qui? perchè lei è qui?". Anche marika, capelli neri paranoica, tenta di distrarla, ma non riesce ad ottenere nulla.
Bevo vino, due bicchieri di fila per la mia triste gola secca. Lo spaccia mette della musica orribile: semirapper italiani che fanno canzoni pop e smielate, "ti piace, urno?", il meglio che abbia mai sentito, figurati.
"E' ok."
Meno sillabe possibili. Sono un mago delle interazioni sociali. Sono qui per il fumo gratis. Bussano.
E' un ragazzo basso con i dread, sembra sia qui per caso. Avrà sniffato nell'aria e sarà arrivato come un cazzo di cane antidroga che funziona al contrario? Probabile. Si sente fuori posto e si vede. E' venuto per mangiare. Io non sapevo neanche dovessimo mangiare, ma mi metto all'opera e in dieci minuti cuciniamo 3-4 bistecche, ora siamo sei in casa ed io ho fame. Le ragazze no, ovviamente. Tutte a dieta, attente a non prendere un filo di grasso, non sia mai che poi nessuno le trombi più o non cerchi di seguirle in macchina fischiando. Comunque bene così, bistecche per soli uomini. Il rastafariano compra dieci euro di roba e vola via. Il ragazzo è ancora qui, mi chiedo perchè. Mi chiede di farne un'altra. Come me, è qui per fumare e perchè deve tenere d'occhio la ragazza-pagliaccio. Inaffidabile, chi lo mette in dubbio?
Ora c'è silenzio proprio perchè lei è stesa in camera da letto con marika a sfogarsi sul mondo crudele e contro tutte quelle luride zoccole che hanno una figa, il mondo intero. Discorsi sentiti milioni di volte.
Guardo il ragazzo che espira una nube grigia e lui mi guarda di rimando. Stiamo pensando entrambi alla stessa cosa, sarà la telepatia dei drogati gentili.

"Perchè non la lasci qui e vai via?"
Mi risponde con uno sguardo, "non è un'opzione".
"Sei fottuto, ragazzo."
"Ne sono ben conscio."

Vorrei abbracciarlo. Ci siamo solo io e lui nella stanza, il silenzio delle nostre menti. (Dove sono gli altri?) La sua faccia da kamikaze.

Mi giro e guardo un attimo la rossa, non è bella, ma ti sembrerebbe affascinante, e dico al ragazzo "fattela!". "A breve", sibila.
Allora è molto meglio di come sospettavo, bene così. Resto lì ancora un po', poi lascio ognuno con i suoi fantasmi, o i suoi clown, e vado via.
Non ho voglia di salvare nessuno.
Papà non c'è, tuo fratello non c'è, i nonni sono lontani.
Gli angeli hanno la moto ed io ho molta strada da fare.

29/04/14

Ci mancava poco che non succedesse mai.



Questo è per tutti i futuri, i piani, le promesse che avete fatto o ricevuto e che, per qualche motivo, non si sono realizzate.

Magari quei tempi arriveranno in futuro o forse non li vedrete mai.

Penso che, comunque, come tutti, li avete vissuti in un attimo nella vostre mente, ne avete sentito gli odori, avete toccato l'erba, i tessuti, la pelle. Un attimo per non tornare mai più.








"Se staremo insieme
ci terremo per mano tutti i giorni,
andrò a lezione felice,
ci ubriacheremo insieme
e ci faremo delle gran canne,
gli inverni dormiremo in mezzo a piumoni enormi.
Cucinerò per te quando vorrai
e non mi tirerò mai indietro quando mi chiederai di fare l'amore.
D'estate andremo al mare
e in primavera porterò qualche vecchia tovaglia in mezzo ad un prato
e faremo dei pic-nic lunghissimi.
Quando finiremo di mangiare ci sdraieremo l'uno sull'altro
e guarderemo il cielo e il sole e così sarà per sempre.
Se solo tu sapessi chi sono."

12/04/14

La carne degli angeli decaduti - Scrittura automatica.

Non ho mai fatto grandi successi in generale, solo un uomo di ferro può essere un vero amante. Bello, bello! Come quella volta che abbiamo scopato quattro volte di fila e poi hai cucinato per me e poi sono uscito e ci sono le foto che testimoniano il mio sorriso e sicuramente quell'altra se n'è accorta perchè le donne hanno un sesto senso per queste cose e ci ha provato con me e io ho detto "ma vai in pasto ai maiali, tu e il tuo culo grosso". Com'è possibile che anche questa scopi, com'è possibile che le persone brutte scopino. Non è possibile, non che io...sì, lo ammetto sembro un dio greco senza i poteri e senza tutti gli incesti e non mi scopo mia figlia e non mi trasformo in un animale che non sia il coniglio quando si tratta di trombare.
Abbiamo formulato quest'ipotesi che sostiene che tutte le persone con denti sporgenti siano ninfomani. Cercate in giro, attendo conferme.
Canti gregoriani, praticamente quando ti cacciano da un'organizzazione di tendenza, come la cattolica, ignoranti del cazzo, ti fanno sedere nudo in una stanza e quattro preti ti circondano con le bibbie in mano e poi ti spengono un paio di candele sulle mani e ti chiudono i libri in faccia mentre cantano canti gregoriani, poi sei fuori per sempre. Non che tu voglia tornare a meno che non ti piaccia prenderlo in faccia da fra costantino. Che comunque è ben dotato, quindi sta a te scegliere.
Voglio una pausa, una pausa, una pausa da questo orrore. Dovrei tuffarmi. Sapete che quando guardate nell'abisso, in verità è l'abisso che vi guarda dentro? Sono degli zombie, sono i nostri vicini.
Oh, ma lo sai che quella non mi ha più risposto? Sono pure passati mesi. Ecchecazzo, pensano tutte che me le devo scopare, ma chi cazzo vi caga psycho di questa minchia? Io non mi avvicinerei a te nudo neanche se nel threesome ci fosse kate upton. L'ho sparata. Ma davvero non mi avvicinerei a te, se potessi evitare. Mi serviva un favore, fa- fa- fa- favore. Fa- fa- fa- fa- fa- fa- fa- far better, psycho killer. Lo chiamavano.
Sono un relitto ripugnante. C'è della musica in lontananza, ma da dove viene? Qualche giorno fa, stavo camminando all'alba con una valigia in mano e attraversavo al città semimorta e becco in giro un tipo che potrebbe far parte della scena punk londinese di qualche decennio fa: giacca di jeans, alto e secco, incurante del freddo. La cosa interessante è che si vedeva che mena mazzate senza problemi e sicuramente avrebbe asfaltato un karateka qualsiasi. Giusto? Judo.
Non ho voglio di giocare. Io. Io non ho voglia di giocare. Non ho voglia di fare niente (avrei voglia con grosse bestie), lasciatemi in pace, lasciatemi viaggiare. Programmiamo milioni di viaggi. Facciamoci un giro delle capitali europee, o dell'africa. Ti va? Ah, ne facessero come te.
Fumo nell'aria. L'ho accesa, non pensavo ti dovessi aspettare, facciamo che la prossima la offro io?




05/04/14

Poesia lucciola.

Forse sarebbe stato un capolavoro
o forse peggio che mai,
ma era tutto quello che aspettavo.
e ora intriso dagli occhi biondi
dopo quasi cento giorni
non ho schemi nè misteri.
così la gelosia
o forse la dolce invidia
appena assaporata
avrà cura di te,
romeo e giulietta non sono morti
e i loro ricordi si infiggono
neri
su me, te, se ricordi.

senza fine la quiete,
versi senza fine su ogni sentiero,
generali vecchi di millenni
che avrebbero rifiutato di poter
scrivere
sulle carcasse dei soldati
il punteggio della sconfitta:
amore 2 - dolore 1.
ho ricordi che offuscano
i sogni più antichi e meravigliosi.
prima del sole solo lucciole
e torce mi guidavano il passo,
come le foglie cadevo e bruciavo
senza rumore.
sono carico di risposte
per meriti che non ho.

e la musica rimbomba fortissima
brucia il mio cuore,
le orecchie nascoste.
ma la musica voleva essere la storia,
non temere
suoneremo per te
tutta la notte
e oltre
dormendo sulle spine.

26/03/14

A voi non tocca mai.

l'ultima risata,
i corpi impilati,
l'inizio della gioventù,
quello che ricordi,
la faccia scavata
e i buchi sotto pelle,

quando finiranno?


Il mondo è triste
e tutti fingono.
tu hai una faccia di merda
e sorridi
nelle foto
perchè non ci sono più.
che soddisfazione
sapere che stai una pezza,
che goduria
sapere che a te non tocca mai.




18/03/14

La mia vita è dèjà vu: io sono morto e lo sei anche tu.



Se vivessi a pescara avrei molte più routine da utilizzare per incontrarti e per convincerti di essere il più desiderabile del mondo, il ragazzo perfetto che stai cercando. Andrei in qualche locale dove sparano musica techno e mi farei tutte quelle ragazze da rave party con i capelli fucsia, celesti e verdi che vogliono divertirsi e dimenticarsi di essere state abbandonate dal loro primo dio e dal mondo. Farei mille passeggiate sulla spiaggia e prenderei un caffè con te in tutti i bar.
Comunque mi pare sia chiaro che non vivo a pescara.

Invece sono qui a guidare con un'ectoplasma sul sedile del passeggero che mi sorride strano, allucinazioni, l'erba è caduta sul tappetino, chi cazzo pulirà, chi cazzo pulirà, si leccano acidi mentre il cellulare squilla. Il cellulare squilla è lì avviene tutto il casino. Mai far squillare i telefoni e sopratutto mai rispondere. Flash. Sono in questa piazza e 'sta ragazza che puntavo da soli TRE, e dico TRE, anni mi sta toccando la coscia. E io non faccio nulla, non faccio nulla perchè mi sono fumato una canna nel cesso con la finestra aperta, nel nulla più assoluto del mio panico. PANICO.

Lettera del principe alla sua, ormai ex, ragazza:

cara Cara, lo sai che ti amo alla follia. Ti ho amato alla follia, ma non riesco più ad andare avanti: non mi va che ti veda con il tuo ex. Strano, vero? Solo amici, solo amici. Dopo che mi hai raccontanto solo duecentosettantadue volte tutta la vostra storia e lui così e lui colà e il cazzo lungo e mi trattava male, mi ha sputato in faccia, mi ha lasciata in mezzo alla strada ad un semaforo rosso solo perchè avevamo litigato. E con questa ti vuoi anche rivedere? "Non essere geloso." Come faccio a non esserlo? Abbracci e baci? E vi ubriacate insieme come se non fosse nulla. Lo sanno tutti che ti vuole ancora scopare. (Come tutti in questo mondo meschino.) E' stato un anno e mezzo davvero bello, ma non ce la faccio più. Tanto lo so che tornerai con lui. "No, ma come, ma io. So come andrebbe a finire, so com'è andata a finire, no no no, non lo faccio."
Stronzate. Addio.

Il principe.

Allucinazioni e dèjà vu: un tale va in giro dicendo che sono una persona orribile, vero, ma io non ho mai nè visto nè sentito lui, vero, c'è qualcosa che non torna, falso. Per fortuna mi hanno già rassicurato: è un timido frocetto spastico. Sono ad una festa e un gentiluomo mi passa una canna, fumo e allucino: ricordo le prove generali che abbiamo fatto tra una fumata e l'altra. Sai che poi lo spettacolo ufficiale è andato alla grande? Grazie mille. Flash, ritorno in me ed una ragazza mi bacia la fronte e mi tocca il pacco. E' solo molto aperta, ma mi segno il suo nome.
Di nuovo dentro la mia mente, tra me e me: "allora mi fermai e la guardai negli occhi. Mi ero fatto serio tutto ad un tratto e lei se n'era accorta. Con voce ferma e sottilmente incazzata le dissi: lei ti mangia. Ti violenta. Ti dà due schiaffi sul culo. E poi ti risputa fuori. Perciò non farmi più proposte del cazzo.".

Siamo troppo vicini, troppo vicini e devo restare fermo e non saltarti addosso perchè forse ti faresti male e non va bene. La tua faccia mi prende a pugni il cuore, come quando eravamo giovani. Come quando sei anni fa, (sono vecchio) ci siamo visti per la prima volta ed eravamo lì, io, tu e lui. Il perfetto triangolo. Tutti innocenti, tutti con i capelli lunghi, lei fumava e io le prestai un accendino, lui mi raccontava qualche cazzata e poi quella serata è svanita e dopo sei anni ci guardiamo di nuovo, tutti e tre nella stessa stanza, come se non fosse accaduto nulla, come se non ci fosse una tensione enorme. Chi vuole uccidere chi?

"Che fai, vai già via?"
No, resto un altro pochino, se me lo chiedi così gentilmente.
E mi siedo qui, e vicino a me c'è questo ragazzone tutto depresso che prenderei a martellate in faccia quando dice "ah, quello che ho passato io, io cosa ho subito, a me capitano tutte, la mia ragazza si è quasi suicidata, sono morto già due volte, ma, sai, non c'è due senza tre". E' ipersensibile e mi sorride, ma non mi parla mai. Per fortuna.

Ricordi che si ripetono: a morire ci riescono tutti, non posso essere da meno. Intanto fumo una canna dentro la stazione, siamo spavaldi. Fumiamo tutto il weekend e torniamo devastati. Gli racconto una precedente serata altalenante con una persona (un amica, una conoscente, una ragazza?) e siamo già scoppiati mentre scoppiamo di nuovo a ridere per l'ennesima volta:
"mi ha distrutto! non sapevo cosa fare, ero nervoso, e questa teneva tutta la situazione sotto controllo, ahahahah, cristo, a me, a me succedono queste cose? dove siamo finiti?"
"non gliel'hai fatto vedere?"
giù risate, come se piovessero,
"non me ne ha dato l'opportunità, io ero pronto a tutto e me ne sono dovuto andare, poi ho chiamato un'altra e ho concluso lo stesso!"
non ci riusciamo restare in piedi, siamo piegati in due, come se stessi facendo il discorso più divertente del mondo.
"e lei lo sa?"
recupero il fiato.
"no, ma è questo il bello, lei pensa che io vada solo dietro a lehahahahahahah"
mi butto sul letto e piango mentre non riesco a respirare.

Flashback. Sono appoggiato alla macchina e stiamo fumando.

"perchè non scrivi un post su questa serata?"
"tipo inception."
"sìsì, poi così me lo leggo e me lo ricordo."
"giustamente ora sei troppo di fuori."
"ancora per poco, è finita la roba, tu da chi la prendi?"
"ah, da nessuno più, ho litigato con il mio pusher."
"ti sei scopato la sua ragazza, vero?"
"..."
"e lo sapevo! non riesci mai a tenerti il cazzo nei pantaloni, ma che cazzo hai nel cervello?"
"ehi, ehi, niente moralismi a quest'ora, bella, fanne un'altra."





27/02/14

Alessia.

Vado a prenderla sotto casa, parcheggio ed esco. Le mando un messaggio dicendo di scendere. Alessia scende, le vado incontro e la bacio velocemente. Il cancello si apre e c'è suo padre in macchina, incazzatissimo perchè ostruisco il passaggio. Lei rimane interdetta. Io so che il padre mi scannerebbe, se potesse. E infatti esce dalla macchina e si dirige verso di me.

"Sposta la macchina."
"Sto per farlo."
"Subito."

Mi fa girare i coglioni. "Vuole farlo lei?" e gli sventolo le chiavi in faccia. Figurati se lo stronzo non le prende. Salta nella mia macchina. Salgo anch'io, alessia era già su. Fa manovra e intanto gli dico "so che ce l'ha con me perchè pensa che tutti i problemi psicofisici di sua figlia siano causati da me, ma non è così. Diglielo ale."
"Io non ti credo", risponde il coglione, "anzi ti credo uno o uno e mezzo."
"Le ho fatto spostare la macchina, che vuole di più?"
"Che stai lontano da lei!", sbotta e scende.
"Va bene e vaffanculo, questa è l'ultima volta" e sgommo via.

Fu una tragica lieta fine. Abbiamo fatto l'amore l'ultima volta e ci siamo salutati come se non fosse successo nulla.

Due settimane dopo ci incontriamo per caso al mare. In una cittadina marittima. La vedo passeggiare in giro e la faccio salire in macchina. Mi tocco le tasche e mi accorgo di essere senza portafoglio, merda: c'era una lettera che volevo darle. E questo vuol dire che sono anche senza patente, sti cazzi. Ci fermiamo un po' lontano dalla spiaggia, attraversiamo qualche lido. Ricalcio il pallone che si era allontanato da dei ragazzini che giocano. Ci avviciniamo alla riva, scendendo un centinaio di scale. C'è giusto una striscia di terra sotto uno strapiombo. Ci siamo tenuti la mano per tutto il tempo, Alessia è felice e mi porge la guancia, io la bacio e lei si gira dandomi le labbra.
Siamo di nuovo insieme.
E' lì con la madre. Guarda me e poi guarda lei e dice "a tuo padre non piacerà", ma quasi sorride. Lei era stata un po' più dalla mia parte. Mi credeva. Sapeva che non avrei mai fatto male alla sua/mia bambina.
Prendo ale per mano e andiamo a nuotare. Andiamo sott'acqua e ci abbracciamo, ci baciamo, sorridiamo. Troviamo un vecchio specchio sul fondo. Lei ha con sè la macchina fotografica.
Fluttuiamo. La abbraccio da dietro, i suoi capelli lunghi che si muovono piano e il rumore dell'acqua nelle orecchie. Scattiamo delle foto mentre ci guardiamo nello specchio.
Siamo bellissimi e non siamo mai stati così felici.

03/02/14

Il mio secondo posto in paradiso.

Presente. Ho voglia di scrivere e non ho il pc. Questo che leggi sta venendo ricopiato in fretta da un block notes. Mio padre ha l'influenza ed è gennaio. Anch'io l'ho avuta a gennaio, tre anni fa. Leggevo trainspotting e tremavo nel letto. Avevo comprato un bel po' di libri che ora sono tutti sullo scaffale sopra il letto. C'era anche "i sotterranei" di kerouac, leggilo. Parla della sua storia con una nera, mardou. E' una storia vera. La tipa ha anche ricopiato a macchina il manoscritto di queer di burroughs, libro che ho appena finito di leggere. Era un mondo piccolo. Mi ricorda il numero che faccio su bowie, sul suo mettere il cazzo dappertutto: ha prodotto iggy pop, ha scritto gran parte della musica di the idiot, ci ha fatto qualche live insieme. Ha aiutato lou reed con trasformer: se ascolti i cori finali sullo sfondo di satellite of love, riesci a sentire la voce di bowie. Due mondi vicini, dove tutti si conoscono. Come la mia città. Come quelli che leggono di straforo il blog e lo interpretano a cazzo giusto per commentare la mia eventuale pazzia, prima di...oh no, questo non posso dirlo. E' un reato. Torniamo ai libri. Quando li comprai, beccai un'amica fuori dalla libreria. Avevamo ricominciato a sentirci da poco, dopo un lieve dissidio. Era dicembre ed ero "tutto contento" a detta sua.

Passato. Il tizio ha i capelli lunghi e fuma una sigaretta, saluto tutti nella stanza e infine lui.
Ci presentiamo:
"felix."
"eddy."
Mi stringe la mano  forte come se dovesse dimostrarmi qualcosa. Gente che sta attenta a certi particolari. Ma, tranquillo ragazzo, lo so che sei un bel ribelle e ti scoperai qualche figa dignitosa, ma quello con il bottino pieno sono io. Io non devo stringerti la mano per farti capire che sono un duro. Siamo tutti abituati a giudicare da particolari del cazzo, insignificanti vibrazioni provenienti da altri esseri.
"guarda la piega del pantalone del sindaco."
"e come mi ha dato la mano! era moscia!"
Non c'è nulla di male, ma poi finiamo a curare dettagli stupidi perdendoci tempo come donne allo specchio. Un'ora per sistemarsi la faccia e poi escono dicendo che non vogliono mica farsi rimorchiare, loro. Giusto.

Futuro. Ora, davvero volevo solo una birra con questa tipa, null'altro. Ok, non che non abbia messo in conto di abusare del suo corpo entro la fine di quest'anno, ma oggi sono in versione, incredibile per me, "conosciamoci, sentiamo cosa hai da dire". E proprio per questo risulto più naturale, più liscio. Faccio un po' di numeri con qualche storiella divertente, lei ogni tanto ride. Il locale è vuoto e siamo seduti vicino ad un tavolino con davanti mezza pinta a testa. Finisce a parlarmi di un paio di vecchie relazioni, dell'amante, del ragazzo, giusto per farmi capire che è desiderabile. "Non lo sei tu" penso "è quella cosa che hai lì sotto". La accompagno a casa.

Presente. Ora sto lavorando al mio secondo in paradiso, non so con quanta percentuale di successo. Il mio secondo posto in paradiso! Non vedevo l'ora di ottenerlo, l'insindacabile bontà di felix paga, prima o poi. Effettivamente non faccio nulla per migliorare il mondo, oltre all'essere presente fisicamente, e solo fisicamente. Non sto parlando con te, parlo con qualche rimasuglio del tuo cervello, non è difficile. Pare che basti, nella maggior parte dei casi. Non faccio assolutamente nulla, ma tutti vedono dietro i miei occhi milioni di ingranaggi che si muovono perfetti e precisi. La verità è che sto pensando alle mie vite future e passate, a come fare senza i pesetti da mezzo chilo, a quante flessioni fare il giorno dopo. A com'è interessante farsi scandire la vita dalla palestra e dalla cyclette, mi rilassa. Prenderei volentieri dieci chili di muscoli. Prendo le scarpe da ginnastica e intravedo le converse. Voglio che torni la primavera. Intanto lei dorme da dieci ore, è molto stanca, ma ce l'ha fatta. Anch'io ce l'ho fatta. Apro la vodka alla mela verde e facciamo un brindisi, fuori è buio, ma per me il sole splende. Sono felice e non riuscirei neanche a spiegarvelo, siete tutti tristi e cercate di fingere di essere a vostro agio. Molti pensano che non sia vero, ma io vi ammazzerei volentieri.
Così, per sfizio.

Passato. Nel passato mi assumo le colpe degli altri perchè penso che sia mio dovere farlo quando gli altri sono a terra. Tu non ce la fai e io porto il tuo masso. Tutti si fidano di me e pensano che io sia la soluzione. Mi chiamano "senti, noi non riusciamo a fare un cazzo assoluto, TU INVECE...".
E tu pensi "wow, che grosse responsabilità per un bimbo appena nato come me, che potere incredibile ho tra le mani". Invece nelle mani l'unica cosa che puoi tenere è il tuo cazzo. A volte neanche quello.
Quello che fai non ha nessuna utilità: ognuno vive la sua vita e siamo tutti soli con le nostre emozioni. Piatti nel portare avanti noi stessi.