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31/05/18

Evelyn e Cody. / E tutta la tua rabbia gloriosa.

In macchina Cody si ripete che non ha paura di Evelyn, nè di rivederla. "Tu hai paura di altre cose", si dice e le elenca con freddo cinismo, poi supera l'ultimo semaforo e trova un parcheggio. Si posiziona davanti al bar, imposta il cellulare sul silenzioso e cammina, aspettandola, finchè non intuisce da quale parte sarebbe arrivata, dalla sinistra, dando le spalle al bar, e si rivolge verso quella direzione. Infine, eccola lì, con una camicia colorata, aperta, e sotto una maglietta nera, una borsa grande e il solito passo. Così, aspetta che si avvicini e guarda i contorni del suo viso farsi sempre più definiti. Inutile tentare di calmarsi, il suo cuore è emozionato e l'elettricità pervade l'aria. Anche lui comincia ad andarle incontro e accoglie Evelyn tra le sue braccia. E' un abbraccio liberatorio e lungo, lei è a casa e sussulta, singhiozza, una volta sul suo petto. Restano fermi un minuto, o tre, poi si guardano negli occhi e si salutano con un dolce reciproco sorriso. Cody le fa strada nel bar ed entrano dentro, c'è un po' di gente, ma cercano di tenere il mondo al di fuori della loro bolla. Non si siedono l'uno di fronte all'altro, ma di fianco, su invito di Cody. Ordinano un caffè lui e una birra lei. Evelyn comincia a parlare e Cody si dispone ad ascoltarla.
"Ti avevo detto che stavo male, quando è finita. Era vero. Mi sono accorta di stare cambiando, stavo diventando un'altra persona e non volevo tu mi vedessi decadere. Ho avuto crisi, sono diventata anoressica, più per il bisogno di controllo su me stessa che per altro. Anedonia era la parola che mi caratterizzava, o forse caratterizza. Ho sempre avuto bisogno di essere apprezzata e amata, ma sento di non meritarlo, perciò la mia soluzione è stata quella di eliminare questa necessità. Tutte le relazioni che ho creato lì sono false, superficiali, non c'è comprensione. Non penso di meritare nulla per come sono veramente e allora fingo in tutti i rapporti sociali. E il tutto è nato dal lutto di avere lasciato questa città. E volevo chiudere con tutti, tagliare le radici, e ci ero riuscita, ma poi ho cambiato idea e volevo recuperare i rapporti e con le amiche ci sono riuscita, ma tu non rispondevi mai ed eri l'ultimo brandello di pelle putrefatta che dovevo staccare. Quando ti ho chiamato e non hai risposto ho avuto dei conati di vomito...grazie per essere qui."
Cody le stringe una mano e dice "stai cercando di eliminare una necessità, quella di essere amata e apprezzata, che è naturale, biologica. Non puoi lottare contro la natura. E poi non capisco come tu possa pensare di non meritare nulla. E' già successo che qualcuno ti abbia amata e succederà di nuovo. Non ti ho risposto tutto questo tempo perchè per me eri morta, come avevi detto tu di considerarti, d'altronde, e così ho fatto. Ed ogni volta che cercavi di parlarmi la cosa mi destabilizzava. E se non lo facevi tu, ti sognavo e mi svegliavo devastato. Il tuo lutto è stato andare via e tagliare tutti i ponti. E il mio lutto è stato la tua morte. Non ti avrei mai impedito nulla, e sono contento che tu abbia un futuro roseo e probabilmente migliore del mio e che tu sia in una città che offre cose belle da fare...e sapevo che sarebbe finita prima o poi, ma volevo passare l'estate con te e non è successo..."
"scusami, mi dispiace. Non volevo farti del male, scusa."
"Ma non è colpa tua e non provo nessun rancore, ci ho pensato a lungo e non hai fatto nulla di sbagliato, nulla con cattiveria. Dici sempre che nei tuoi sogni affronti ciò di cui hai paura, ma nella relazione non hai mai affrontato il conflitto, l'hai evitato perché pensavi mi potesse dare fastidio. Mi sarebbe piaciuto risolvere i tuoi problemi insieme, l'avrei fatto con piacere, ma fa nulla. E' successo per una serie di fattori, non è colpa di nessuno se sono stato male, era naturale che succedesse. Sono stato male, molto. Mi hai rotto. Mi hai spezzato come non pensavo potesse succedere ad uno come me, che ritengo essere una persona centrata, solida, ma è successo e ho passato mesi a ricostruirmi e ora ci sono quasi riuscito, sì, ci sono riuscito. Conosci il verbo to cope?"
"No."
"Vuol dire affrontare una situazione, fargli fronte, con metodi non convenzionali. Ho passato mesi, e tutt'ora, a scoppiarmi di canne per riempire quel vuoto di fondo, quella insoddisfazione che mi ha lasciato la tua mancanza. E' stato come un cacciavite nel cuore. Mi aiutava a non pensare, a liberare la mente. Perciò sembra tu sia venuta a chiedere il mio perdono, ma non c'è nulla da perdonare. Piuttosto sei venuta a perdonare te stessa. Ci sei riuscita."
"Cosa dovrei fare con le relazioni con le persone? Viaggerò e resterò poco tempo in ogni luogo, non mi sembra avere senso."
"Io penso che non bisogna mai trattenersi. Quando ci siamo conosciuti venivo da una relazione catastrofica, forse anche tu, e allora sebbene desiderassi bruciare in tutto le tappe, per quanto riguarda i sentimenti restavo un po' sulle mie, chissà se poi si può veramente controllare quest'aspetto, e mi sono accorto di amarti al massimo verso dicembre, gennaio. Quando, a mia insaputa, tutto stava per finire. Non ha senso. Concedi il massimo il prima possibile. L'amore è l'unica ossessione per cui valga la pena vivere o morire, che duri un mese, un settimana o anche solo un'ora. E ovviamente lo cerco, voglio darlo e riceverlo ed è piacevole in entrambi i casi.", Cody prende una pausa, sull'orlo delle lacrime, e riprende "io ti ho amata. Non solo. So, dentro di me, che ti amerò per sempre. Sei la migliore che conosco e meriti di essere apprezzata e amata, non è come dici tu. Ti amerò per sempre, ricordalo, ovunque sarai tra dieci, trenta, cinquanta anni. Ci sarà qualcuno nel mondo che a prescindere da cosa farai, ti amerà. Ricordati che sei amata. E amati tu stessa per prima.", Evelyn lacrima in silenzio, Cody continua, "ti scrissi nell'ultima lettera "I'll love whatever you become" e mantengo la mia parola."
Si scambiano altre piccole considerazioni, alcuni ringraziamenti da parte di Evelyn e poi Cody la prende per mano e la porta fuori dal locale. Abbracciati camminano verso la macchina di lui, vi si siedono sopra e Cody continua: "quando è finita, sono finito all'inferno", ogni parola è un macigno, ma lui è più forte del mondo, "ed è un brutto posto, ci si sporca, ma c'è sempre la speranza di risalire. E lì", lacrime si affollano dietro gli occhi del ragazzo, "dovevo comunque preservare l'unica cosa che avevo e in cui credevo, l'amore, e questo è un petalo di rosa", tira fuori dalla tasca destra un petalo di rosa, lo mette in mano ad Evelyn e le chiude il palmo, "non si è sporcato, è tuo", scoppiano a piangere entrambi e si abbracciano, prendono tempo a riassaporare l'odore dell'altro come se fosse ossigeno puro. Lei dice "anche io ho una cosa per te" e dalla borsa estrae un libro introvabile, comprato chissà quando e chissà dove, Cody lo guarda contento e intanto entrano in macchina, parlano prima come fiumi in piena, poi finiscono a fissarsi da vicino.

Il primo bacio è breve, le labbra si incontrano piano, si godono il momento. Cody si stacca per primo, Evelyn lo ringrazia ancora per essere venuto. Si stendono sui sedili e Cody sfiora ogni centimetro della pelle della ragazza come un bambino che ritrova un gioco perduto, curioso e nostalgico allo stesso tempo. Discutono ancora di comprensione e aiuto. Lui racconta di una volta in cui, destabilizzato per svariati motivi, cercò non di sfogarsi, ma di parlarne, semplicemente per buttare fuori quelle cose, con un'amica. Arrivato da lei, questa lo anticipò raccontandogli i suoi problemi, molto più gravi, e allora prosegue lui: "ho capito che devo essere una roccia per tutti gli altri. Ed è un ruolo che mi è attribuito e mi attribuisco con piacere, ma, a volte, quando serve a me...non c'è nessuno con la determinata fiducia ed esperienza che mi servirebbe e allora ho solo la musica o il muro."
"Devi cercare qualcuno, qualche aiuto...", sussurra Evelyn.
"Ci sto lavorando, quasi trovato."

Si baciano ancora e ancora finché lui propone "torniamo a quando eravamo piccoli? Alla prima uscita? Ricordi questa maglietta?"
"Sì, è quella di quella prima volta", risponde lei sorridendo. Il sorriso più grande e bello che si sia mai visto. E piano piano si baciano sempre più e le mani scorrono sui corpi, i vestiti vanno via e fanno l'amore, piano, sapendo che, se sarà l'ultima volta, questa volta l'avranno deciso insieme. E vivono per sempre in quei respiri e sospiri, sorridendo felici, lui sopra lei, in un mondo che non è di nessuno, ma solo loro. Quando finiscono, Evelyn mormora "allora nulla è impossibile" e Cody si domanda se per tutto quel tempo l'anedonia non sia passata e rimangono abbracciati per lunghi attimi, in silenzio e non c'è bisogno di altro. Non c'è bisogno di musica perché solo guardarsi negli occhi è più che sufficiente, c'è una connessione intima indistruttibile e perfetta. Cody le accarezza i capelli sussurrando: "tu sei un miracolo, lo sai? Millenni di persone si sono riprodotte per arrivare a te, a farti nascere e vivere in questo luogo e tempo, a farci incontrare. Uno stupendo miracolo". I minuti scorrono piano nel silenzio della notte, lui si appoggia con l'orecchio sul petto di lei per ascoltare il battito del suo cuore. E' un suono così diverso, calmo, ovattato in modo dolce e a tratti regolare. Il suono della vita. Poi prende la sua canottiera e la infila nella borsa, sperando che l'odore rimanga per almeno qualche mese. Infine, la accompagna alla sua macchina, scendono e si dicono le ultime parole.
"Se hai bisogno di aiuto...", comincia Evelyn, "no", l'interrompe subito Cody, ma lei sa già a cosa vuole opporsi lui e dice "no, no, non da me. Chiedi aiuto a qualcuno."
"Lo farò. Tu ricorda le due cose fondamentali. Sei amata. E ama te stessa.".

L'ultimo bacio non è mai l'ultimo, si toccano e si staccano più volte.

L'ultimo abbraccio. L'ultimo incontro di labbra. Amore.





Evelyn e Cody sono in una casa abbandonata, su dei letti, impegnati a lottare contro un demone, un'entità malvagia. E sono sicuri di non riuscire a sconfiggerlo perché questo è molto forte. Invece ce la fanno, grazie ad una farfalla che, nonostante la differenza di stazza con il demone, lo prende e lo sbatte ripetutamente contro un muro fino ad ucciderlo. Una farfalla che esiste al confine tra il mondo dei vivi e quello delle anime. La loro proiezione infinita.

"Sognai mia moglie, era morta, ma andava tutto bene."

21/10/17

The Project. Laura - Part 4.

Sono appena tornato a casa dopo una giornata felicemente stancante. L'orologio indica le tre e mezza di pomeriggio, mi sdraio un attimo sul letto mentre cazzeggio al cellulare. Proprio in quel momento, Laura mi manda un messaggio inaspettato chiedendomi un piccolo favore. Il favore è trovare qualcosa da fumare e portarglielo a casa, dove è ora da sola. Certo che si può fare, dico. Eppure non ho un cazzo a casa e a quest'ora non so come procurarmi la roba. Chiedo un po' in giro tra amici, ma nessuno ha una soluzione, quindi devo girarmi parchi, parchetti e piazze per vedere chi c'è in giro. Esco alle quattro e mezza. Ci sono 45 gradi e sono tutti giustamente chiusi in casa. Al parco non c'è nessuno, a parte due bambini che mi chiedono una sigaretta. In un paio di piazze non c'è nessuno. L'ultima piazza è anche l'ultima possibilità. Ci sono due ragazzi seduti su una panchina e uno di loro lo conosco anche. Minchia, che culo. Vado lì per chiedere informazioni e incredibilmente l'altro ragazzo è fornito. Però ha paura di fare lo scambio lì perché "ci sono le telecamere, qua mi arrestano". Allora, pivello, o fai lo spacciatore, e te ne fotti, o non lo fai perché hai paura di essere preso. E ti prenderanno, tranquillo. Perciò non farmi il finocchietto, che è ridicola come situazione. Il tipo che conosco è parecchio più esperto e scafato e non batte ciglio. Si fa dare i soldi lui, mi fa passare la bustina e poi si alza per andarsene. Io torno alla macchina e vado da Laura. Appunto perché fa un caldo tremendo, mi apre la porta con dei pantaloncini ed una canotta. Le gambe di Laura. Tu ammazzeresti per finire tra le gambe di Laura. Ci penso un attimo prima di cominciare subito a rullare mentre ascoltiamo un po' di musica e poi usciamo sul balcone per questa cannetta veloce, mentre mi racconta di come le va l'università. Non ci sentiamo da un po' di mesi. Fumiamo sul balcon, prima di rientrare dentro. Io mi sdraio sul divano. Dentro casa c'è un climatizzatore e si sta abbastanza bene. Lei si siede all'altro capo del divano. Restiamo ad ascoltare un po' di musica. Silenzio. Cinque minuti. La prendo e la porto giù, sdraiata con me, e le accarezzo i capelli. La bacio e assaporo le sue labbra. Le tolgo quei pochi vestiti che ha. Noto reggiseno e intimo coordinati. Bambini, se vi succede una cosa così, ricordate che lei sapeva già come voleva che la cosa finisse. Facciamo l'amore e restiamo a ridere sul letto. Mi dice che sono cambiato, probabile, e che stare lì con me le fa strano. A me non fa strano fare cose che mi fanno stare bene, le dico. Infatti sono contento di essere lì. La sera devo vedermi con qualcun'altro, perciò vado via prima di cena.

Una volta andiamo a vedere le stelle cadenti, a prendere freddo sul mio terrazzo. Trascorriamo tutta la serata in casa, a letto principalmente. Faccio incetta mentale dei suoi occhi chiari quando siamo vicini con le facce. Bella. Ceniamo con una pizza e dormiamo insieme, contenti. Io parto per un po' di giorni, ma nelle due settimane successive ci vediamo più volte. A casa mia, a casa sua. Beviamo del vino in un pub nascosto dietro una piazzetta e ci raccontiamo qualche altro trascorso. Giriamo qualche posto in cui andavamo tempo fa, prima di andare a casa.

Ci rivediamo un'ultima volta dopo una serata passata a fumare a casa con amici e la porto in un parchetto su delle altalene per riprendermi un po' e stare all'aria aperta, per far respirare i polmoni. Non c'è nessuno in giro, è già l'una di notte. Faccio una foto delle nostre mani. Due anni fa eravamo nello stesso parchetto. Allora provavo a baciarla e lei si scansava. Trovai la cosa molto carina. Mi piace venire inizialmente rifiutato. La volta dopo andò tutto liscio. Ora siamo di nuovo qui e ci stiamo baciando mentre lei è seduta sull'altalena. Le prendo una mano, la faccio alzare e mi dirigo verso la macchina. Destinazione casa sua. Penso sia successo quando eravamo già nudi e mi sono ritrovato a guardare lei seduta sul divano, con i capelli sciolti e il rossetto scuro, a pensare che fosse bellissima in quel momento. Perciò glielo dico "sei gnocchissima". Bisogna dirle certe cose, o l'attimo si perde. Ci addormentiamo tardissimo, ma alle sei e mezza ho la sveglia per andare via, dato che i genitori sarebbero tornati in poco tempo. Lascio Laura a dormire e le do un bacio in testa prima di chiudermi la porta dietro le spalle.







01/10/17

The Project. Anna - Part 3.

Vado a prendere Anna in stazione ed ho una rosa rossa in mano. La rosa purtroppo l'ho comprata, sebbene le avessi detto, e quando dico una cosa, faccio quella cosa, che ne avrei colta una. Il fatto è che rose selvatiche non erano nei paraggi di casa. Nei paraggi di casa, però, c'è una schiera di villette dove andavo a fare allenamento e ricordavo di aver intravisto rose rosse in qualche giardino. Ho violato la proprietà privata, in orari notturni e condizioni mentali abbastanza bieche, di tre di queste villette, ma senza trovare nessuna rosa. Un giorno successivo, ero passato davanti ad un fioraio, facendo una strada mai fatta, e mi sono detto che forse l'intuito messo nelle mie gambe mi voleva dire qualcosa. Mi voleva dire di comprare quella rosa. Anna scende dal treno con i suoi occhi azzurri, uno zaino ed una canotta. Già sorride. Io le presento la rosa che avevo dietro la schiena e sorrido nel vedere la sua faccia mezza sorpresa. Ci aspetta un piccolo viaggetto per raggiungere casa mia. Ci mettiamo in macchina e ascoltiamo la musica e parliamo un po' di noi, di quello che facciamo, di Bruxelles. Fa un caldo incredibile quando arriviamo a casa. Entriamo e metto della musica al pc, tipico. Cazzeggiamo. Io parlo un po' troppo prima di baciarla, però il tempo c'è. Da lì non facciamo molto altro e i due giorni scorrono belli e veloci. Prendiamo una pizza per cena, dormiamo e il giorno dopo Anna mi cucina delle uova strapazzate per colazione. Non so se vi possa sembrare poco, ma è una cosa molto carina. Sono stato bene e anche parecchio. Quando siamo andati sul terrazzo a sdraiarci e bere vino è stato bello parlare con lei. La riaccompagno in stazione e le do un ultimo bacio.

La settimana dopo siamo di nuovo lì. Dopo esserci riscaldati due volte, usciamo nel paese per cercare del cibo. Io volevo pizza o qualcosa del genere, ma era un orario troppo pomeridiano per trovare qualcosa di aperto, quindi alla fine ripieghiamo su alcuni taralli e del vino bianco. Sul terrazzo c'è un caldo favoloso e io sono in pantaloncini corti ed una maglietta verde sottilissima. Lei ride o sorride spesso ed è una risata che ha un bel suono. I condizionatori sono accesi dentro casa, altrimenti sarebbe impossibile sopravvivere. La sera andiamo a cenare in un ristorante. Io ero già abbastanza pieno dalla marea di taralli mangiati. Mangiamo un botto di roba tra secondo e antipasti. Torniamo a casa a vedere un bel film e dopo di questo facciamo l'amore in silenzio, guardandoci negli occhi. Uno dei momenti per cui vale la pena vivere. Non serve conoscersi da tanto tempo, non è necessario. A volte capita ci sia quella chimica che ti fa arrivare direttamente a destinazione, direttamente all'attivazione dei recettori della dopamina e sei felice e connesso con te stesso. Quando ci salutiamo il giorno dopo, si capisce che c'è stato quel piccolo scatto di emozioni che si sono attivate e stanno interagendo tra i due corpi.

L'ultima volta, Anna mi raggiunge di nuovo, stavolta restiamo in città, in un altro pomeriggio afoso. Restiamo al letto tutto il giorno e usciamo solo per prendere qualcosa da mangiare. Ascoltiamo la musica, facendo la spola tra la doccia e il letto e restiamo a guardare il soffitto e il lampadario mentre parliamo e scherziamo, ci facciamo foto. Sarà l'una quando mi prendo una pausa per fumare sul balcone. Anna resta a piedi nudi dentro la cucina e mi guarda buttare nuvole nella notte. Ci addormentiamo nudi e ci risvegliamo abbracciati e abbiamo poco tempo prima che debba riportarla in stazione. Pranziamo direttamente e torniamo a letto fino a quando davvero Anna sta per perdere il treno e dobbiamo correre a prepararci velocemente. Valutiamo quando ci rivedremo, relativamente presto. Anna se ne va e mi lascia in testa quella bella sensazione per cui so che c'è qualcuno, da qualche parte, con cui sai che puoi stare bene, senza doverti preoccupare di cosa succede al resto del mondo che è fuori dalla stanza.











21/09/17

The Project. Iman - Part 2.

Devo scendere di casa alle 2.30. La mattina ho ben poco da fare quindi mi alzo alle 11, organizzo la valigia e mi rilasso. Vinile dei Pink Floyd e ultima torcia sull'amaca. Si va.

Scendo dall'aereo e visto che sono quasi tutti turisti non parte il solito applauso. E' già un buon segno. E' tardi e mi dirigo verso Doc che mi viene incontro sulla strada principale. Arriviamo a casa e ne accendiamo una. Ceniamo con calma verso mezzanotte e intanto cazzeggiamo, fumiamo, fumiamo, fumiamo. Bellissima serata, ma ci distraiamo un attimo e si fanno le 2.30. Lui domani deve andare in palestra presto e allora ognuno nella sua camera. Rimango sveglio fino alle 3.30 perché non ho sonno e parlo con Iman organizzando un breve appuntamento di conoscenza la mattina dopo. Me lo piazza alle 10.30, ma per una serie di motivi arriva circa un'ora dopo. Doesn't matter.
Ho dormito solo 4 ore perché non sono abituato a questo caldo. Terrificante. Io sostengo sempre che 30 gradi sia la temperatura perfetta e dovrebbe essere perenne. Qui c'è troppa umidità, però.
L'appuntamento è al colosseo. Ci sediamo in un parchetto vicino. E' la prima volta che ci vediamo. L'ho conosciuta mesi fa su internet. Siti strani che frequento che hanno portato a coincidenze assurde, una strana chimica, per cui Iman dovevo assolutamente incontrarla. Il caso vuole che lei sia nella capitale per una laurea proprio quando io ritorno in italia. Fucking fantastic. Ci siamo organizzati per passare un giorno insieme, ma quello è domani. Oggi parliamo di stronzate. Iman ha diciotto anni ed è mulatta. Insomma, è il paradiso. Cerco di non guardarla troppo negli occhi. Credo di mettere troppa pressione perché tecnicamente io non distoglierei mai lo sguardo. Devo sembrare una persona affidabile, sebbene tutto sia palesemente chiaro tra di noi. Ha delle belle gambe e delle belle labbra. In foto è una cosa, di persona è molto meglio di quello che speravo. Dopo mezz'ora devo tornare a casa perché sono uscito con l'unico mazzo di chiavi e Doc deve tornare a casa dopo la palestra. L'idea era di portarla immediatamente a casa, ma lei aveva il pranzo di laurea e non poteva scapparne, quindi mi accompagna sotto casa e poi torna in metro.
Il pomeriggio io e Doc vediamo una serie tv, prima di andare a fare la spesa e, ad ora di cena, c'è un fantastico posto greco dove fanno dei cazzo di gyros eccezionali. Ne prendo due, valutando anche un terzo. Li mangio in cinque minuti e sono ampiamente soddisfatto. La sera la passiamo con un paio di amiche, a fumare e a guardare video del cazzo su youtube. Sicuramente meglio di qualche b movie che era stato proposto. Per l'una e mezza loro vanno via e anche noi cerchiamo di fare i bravi. Canna della buonanotte.

In tutto ciò, Iman deve venire a casa il giorno dopo e passare la giornata e la notte con me. Fin qui, tutto ok. Solo che non mi ha dato un orario preciso e doveva darmelo in serata. Attendo un po'. Non la contatto. O forse un messaggio glielo mando, non ricordo. Alle 2.30 nessun segno di vita. Mi serve sapere se posso dormire, o meno, e recuperare un po' di sonno. Il problema non si pone perché mi sveglio ogni mezz'ora e verso le 5 non riesco ad addormentarmi più. Alle 8 sono in piedi. Ore di sonno: 3, massimo 4. Faccio sogni inquieti di cui ricordo solo il principale: sto scopando con Iman e va tutto alla grande, ma il sogno, da gran bastardo, finisce prima che io possa venire. Cazzo, non si fa. Mi sveglio incazzato come una iena. Il cellulare non presenta notifiche degne di nota. Mi viene in mente qualcosa come "DEVO PORTARE NELLA VITA REALE LA GUERRA CHE HO IN TESTA". Voglio organizzare delle stragi. Per rilassarmi un attimo faccio 70 flessioni di fila. Sto già meglio. Alle 9 Iman si fa viva e mi dice che è disponibile solo per le 2.30. Va bene. Più o meno. Non mi dovete dare troppo tempo! Organizzo stragi, cazzo. Per fortuna mi chiamano per un colloquio e quindi perdo un po' di tempo a preparare qualche informazione da sparare a qualche business man quando sarà necessario. Alle 2.30 vado a prenderla in metro. Si porta dietro uno zaino grigio ed una valigia nera. Pantaloncini corti e una camicetta sottilissima rossa che non le copre neanche l'ombelico. E' difficile non guardarle le gambe. Doc è in casa, chiuso in camera, ma fingiamo che non lo sia per non mettere pressione alla ragazza. La mia camera è completamente dalla parte opposta della casa, quindi non ci sono problemi di rumori. Le faccio poggiare la valigia vicino al balcone, poi Iman va in bagno. Chiaramente in preparazione di quello che tutti stiamo aspettando. Brava ragazza. Io ballo un po' mentre metto 3-4 album di fila al pc, così non devo interrompermi per cambiare musica. Appena torna, io sono sul letto a cantare, rilassato e contento. Lei mette in ordine qualcosa, non ci faccio caso. Poi si siede sul letto, io mi sono alzato intanto e le salto addosso. Da lì, è tutto in discesa. Passiamo il pomeriggio a sudare e venire, ripetutamente. Non c'è aria condizionata e non si può tenere la finestra aperta perché sarebbe peggio. Fuori il suole impazza. Fumiamo un paio di canne nel pomeriggio. Io non ho pranzato e non pranzerò, ma a metà pomeriggio prendo una tavoletta di cioccolato che ho comprato solo per lei e gliela offro, ne mangiamo qualche pezzo insieme. Mentre parla, quando ci riposiamo, le accarezzo le guance e le gambe. E' perfetta. Ha un corpo perfetto. La sera lei cucina per me e ceniamo prima di andare sul balcone a fumare e parlare un po' di noi. E' bello parlare con lei. E' fresca, è viva. La faccio uscire dalla camera e metto delle candele in giro per la stanza. Già le altre volte pomeridiane erano state belle, ma la sera facciamo veramente l'amore. In faccia a voi che crediate non sia possibile. E lei sta per svenire un paio di volte. E anche io per un attimo rischio l'infarto perché la giornata è stata stancante e il mio cuore per un attimo dice "cristo, basta!". Crolliamo abbracciati per l'ennesima volta. Questa era l'ultima. Lei ha il bus per tornare a casa il giorno dopo alle 9. La sveglia è stata messa alle 7 e qualcosa, credo. Io dormo pochissimo, lei un po' di più. Non posso dormire con lei vicino. Resto sveglio a guardarla dormire e ad abbracciarla e ad accarezzarla e a sistemare il lenzuolo sopra di lei quando sembra avere freddo alle spalle. Quando si sveglia, facciamo qualche foto ricordo. Mi guarda con gli occhi a cuoricino e si prepara. Mi fa uscire dalla stanza e mi lascia un bigliettino, infilandolo in uno dei miei taccuini, ringraziandomi per la giornata passata insieme. Come fai a non innamorarti? Ci baciamo le ultime volte. La accompagno alla metro e ci salutiamo. Ci rivedremo in futuro, garantito.

14/02/17

Vera.

Vera.

Ti scrivo in questo modo perché non credo di averlo mai fatto.

Ci siamo conosciuti ad inizio luglio nel mio pub preferito. Era una serata in cui non volevo uscire, ma poi mi sono detto "vediamo come va". Mi sono visto con un'amica e questa ha portato altri amici e amiche. Ci siamo seduti e abbiamo parlato un po'. Ho capito abbastanza subito che non era un gran periodo per te. Per me era un mezzo incubo. Stavo cercando di rimettermi in piedi camminando a tentoni. Ho quasi rimosso quel periodo. Non ricordo molti avvenimenti. Solo tante canne. Avevo molto tempo libero e casa spesso libera. Quell'estate non ho fatto nessuna vacanza, se escludiamo tre giorni al mare, con amici. Comunque, la serata finì. E io decisi di ricontattarti qualche giorno dopo. Ricordo il giorno. Era il 18 sera quando ti ho contattata.

Siamo usciti la prima volta in una piazza che per tanto tempo non mi è andata troppo a genio perché d'estate era pienissima di gente e io volevo evitare. Eppure per qualche giro di amici ci finivo lo stesso e mi trovavo in questo conflitto: begli amici, ma posto di merda. Ci siamo seduti su una panchina e abbiamo cominciato a parlare, così tanto che si è fatta l'una in pochi secondi. E durante la conversazioni mi hai anche rullato una o due canne, ma le ho fumate solo io. Poi ho deciso di andare in un bar, ma arrivati lì erano quasi le due e il posto era chiuso. Siamo rimasti sulla panchina di fronte alla saracinesca per un altro po'. Era carino parlare con te.

Ci siamo visti per altre tre volte. Ricordo che siamo andati al parchetto, su quelle panchine verdi, ad uno dei bar fighetti, ma lontani da casa mia. Tu sei andata in vacanza da qualche parte. Quando sei tornata ci siamo visti e siamo andati a casa mia.

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Questa canzone mi dava speranza. L'idea di un futuro migliore. Di qualche sorriso, dell'estate.

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Lì abbiamo ascoltato musica mentre guardavamo le stelle, proprio come avevo previsto tempo addietro nei miei sogni chiari ad occhi aperti che spesso si avverano. Ti ho portata dentro e ci siamo sdraiati sul letto. Quando mi sono chinato a baciarti hai detto qualcosa come "dobbiamo proprio?". Da brava persona, non ho pensato a nulla e ho continuato. E infatti abbiamo passato la notte a vivere. Quella sera la ricollego chiaramente a questa canzone:




(Sulla faccia più forte!)
L'ho infranto altre mille volte
(Sulla faccia più forte!)
io morivo e, invece, davo morte
(Sulla schiena più forte!)
lei moriva ed io restavo inerte
(Sulla schiena più forte!)
La mia mente era da un'altra parte




Il giorno dopo mi sono risvegliato dormendo a pancia in giù. Tu tenevi le ginocchia su ed eri seduta appoggiata allo schienale del letto mentre leggevi un libro. Era una bella scena.

I primi tempi li abbiamo persi mentre cercavo di farti capire quanto si sarebbe potuti stare meglio stando un po' vicini. Poi l'hai compreso e ci siamo goduti il resto dei giorni. Ricordo un ultimo pomeriggio sulle panchine gialle, in quel parco vicino al bar dove andavamo ogni tanto. Avevo la maglietta verde leggerissima e sopra la camicia rossa e blu aperta. Mi hai detto che ero bello.
Ci siamo scambiati decine di canzoni e conversazioni in una specie di mondo parallelo che non avrebbe dovuto esistere, ma l'abbiamo creato lo stesso perché un po' ci piaceva quell'idea pazza.

Mi piaceva leggere quello che scrivevi e trovarmi tra le righe. Io ho scritto pochissimo di te, scrivo sempre a scoppio ritardato. Ora, a freddo, mi riesce più facile analizzare la relazione. Ricordo benissimo il momento in cui pensai "mi piace stare con lei". E' stato bello condividere dei momenti insieme. Grazie per aver rispettato il mio silenzio quando ero sdraiato sulla poltrona e tu sul divano e magari volevi stare più vicina. Era il giorno dopo. Quel giorno dopo.

Ricordo perfettamente i tuoi occhi, vecchi quanto il mondo, quella volta in cui abbiamo fatto l'amore più delle altre volte. Ed è un ricordo che non andrà via mai.

Successivamente, io ho deciso di essere coerente con i miei principi ed è finita così. Sono tornato a casa, ci siamo scambiati le canzoni d'addio, da veri professionisti, e abbiamo messo da parte i messaggi.

Ho pianto per un quarto d'ora e non me l'aspettavo. E questo mi ha fatto stare un po' bene e mi ha fatto anche riflettere. Mi hai aiutato a rialzarmi, in qualche modo. Perciò, anche se l'ho già fatto, ti ringrazio di nuovo.

Ed è stato uno sfizio andare contro alla canzone e ricercarsi d'inverno.




05/02/16

Il primo weekend.

Oggi che sono bello incazzato vi regalo uno di quei post che vi piace tanto (ma a chi?): donne, scopate e un tocco di poesia. E la droga.

(Perchè, ci sono momenti in cui non sei incazzato, urno?)
(FUORI DAI COGLIONI! HO DETTO FUORI!)

Disclaimer:
The stories and information posted here are artistic works of fiction and falsehood.
Only a fool would take anything posted here as fact.

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Ho mal di testa. Non voglio uscire. Aurora mi chiama e cerca di strapparmi un appuntamento. Le dico che le farò sapere il prima possibile. Appena butto giù la chiamata, mando un messaggio a Caterina. Lei non risponde, come sempre. E allora vaffanculo, non posso stare a perdere tempo dietro a te, penso. Mi chiedo se sarà davvero l'ultima volta che la cerco. Chi se ne fotte. Ricontatto Aurora e dico che va bene. Una scopata svogliata e torno a casa.

Sue, Sue, Sue.
Farei follie per Sue e le follie peggiori non le conosce neanche lei, sono troppo troppo alte anche per noi squilibrati. Sue, Sue, Sue, le dico mentre la prendo per mano e la guido verso casa mia. Sue viene mille volte e ha degli orgasmi potentissimi che quasi mi cacciano il cazzo fuori da lei. Facciamo l'amore cinque, sei, sette, nove, dieci volte. Lo farei fino a morire. Tra una pausa e l'altra parliamo di noi e dei nostri progetti, intanto fumiamo canne oggettivamente grosse per noi, e mi balenano davanti alla mente pensieri assurdi come "parlare con Sue è bello come scoparla", perché Sue ha tanto da dire e sopratutto sono cose che non hai mai sentito prima, o almeno non da una donna. E dirò di più: ha capito come sono, sa come sono e mi accetta per questo. Questo è molto di più di quello che voi avrete mai. La sera guardiamo un film e siamo fattissimi e senza pensarci ci stringiamo le mani e mi sembra di avere le mani completamente fuse con le sue. Come se fosse la stretta perfetta, un connubio incredibile che sarà difficile ripetere. Dormiamo insieme e ripetiamo il tutto il giorno seguente finché non si fa veramente tardi e devo volare via.

Mi infilo in macchina e affronto spavaldo un traffico asfissiante, arrivo a casa e non ho neanche il tempo di farmi una doccia, "meglio, arrivo con chissà quale odore di ormoni e sesso addosso", penso, e corro di nuovo giù perché Cassie ha casa libera per una mezza sera e l'ultima volta che ci eravamo visti non me l'aveva data e ora mi ha invitato lei quindi secondo me, secondo me, secondo me, avete capito. La piccola Cassie si fa trovare seminuda, ma di smollarla non se ne parla, nonostante io stia insistendo come un assatanato, per quanto possa insistere qualcuno che ha passato gli ultimi due giorni a scopare dalla mattina alla sera. La motivazione è che "Felix, so benissimo che tu hai altre", brava, penso io, "e non mi va. Non sarai mica fidanzato?" "Se mi davi del frocio mi insultavi molto di meno". Per inciso, mi ha dato del frocio per tutta la serata, curiosamente in tutti i casi in cui è capitato ho sempre concluso bene con la ragazza. Allora l'unica cosa che resta da fare è, prima che arrivino i genitori a trovarci sul divano con la mia mano nei leggins della loro adorata figlia, cambiare luogo. Entriamo in macchina e andiamo in un pub, io prendo un cocktail e lei una birra e qui decido di rilassarmi, ho bisogno di riposo anche io, e di sentire cosa ha Cassie da dire. E' piacevole parlare con lei, non che non me lo aspettassi, ma è più piacevole di quanto potessi immaginare. Mi parla di come sono andate a puttane le sue ultime relazioni, di come il mondo non sia più lo stesso da quando siamo cresciuti e non contiamo più i giorni che ci separano da un obiettivo, un regalo, una visita di un amico, no, ora andiamo avanti a mesi e ci sembra normale. "Ci rivediamo tra due mesi, quante volte l'hai detto a qualcuno, o ti è stato detto?", e ci sembra anche poco, aggiunge lei. Ma non è così ed entrambi lo sappiamo. Ci spostiamo nuovamente in macchina. Mi infilo in una stradina appartata e ricomincio a cercare di spogliarla, con crescente successo, finché non mi ribadisce più volte di avere il ciclo. Sai che problema. Mi sfilo la canottiera, la metto sotto di noi e vado a segno. Cassie è dolce a livelli assurdi, in senso positivo, e mi chiede "ancora, ancora!" ed è anche leggermente pazza. Scrive solo cose ansiogene e ha una bella fantasia malata. Mi piace e punterò a rivederla il più presto possibile. Ha quel tanto che basta a poter farmi pensare di rivivere un amore pazzo. Organizzazione permettendo. La canottiera è impregnata di sangue e non vale la pena salvarla. Ci appallottolo dentro i fazzoletti usati per pulirci e la butto fuori dal finestrino. Au revoir, il tuo sacrificio è stato utile per la causa.

La sera dopo è la volta di Aurora. Di nuovo. Aurora mi richiede sempre come se non potesse fare a meno di me. Io posso fare assolutamente a meno di lei. Non mi piace stare con lei. Non mi dà soddisfazione, non mi interessa quello che dice nel 90% dei casi, però vive da sola e ha sempre casa libera. Ok, ok, sembra che stia essendo troppo critico. Aurora ha dei grandi lati positivi: si comporta da donna, nel senso buono, e non rompe i coglioni. Queste due qualità insieme sono così difficili da trovare che non posso buttarle via solo perché quando apre la bocca cerco di pensare ad altro. Che poi è una cosa che faccio comunque. "Felix, mi stai ascoltando?", ripete lei. Odio anche quando mi chiama per nome. Chi cazzo sei? Chi cazzo ti conosce? "Tu sei vuota!", vorrei urlargli, ma poi scoppierebbe a piangere e la cosa mi darebbe ancora più fastidio. Guardo la porta della sua camera e penso a quando finalmente uscirò da lì. Ovvio che tutti questi pensieri non me li faccio mentre scopiamo, ah, dimenticavo, scopa anche bene, siamo a tre qualità grazie alle quali posso soprassedere su tutto il resto. Ciò non toglie che dopo i cinque-dieci minuti di baci e carezze after sex il mio desiderio più recondito sarebbe quello di stare da solo, da qualche altra parte. Non è neanche colpa sua, non può farci assolutamente niente. Povera Aurora, nessuno la salverà dall'inferno. Si sentirà molto in colpa, prima di scoparsi il prossimo cretino. E probabilmente sarò ancora dalle sue parti quando succederà.

Domenica è la fine di tutto e per fare qualcosa di bello decido di metterle tutte e tre insieme in scaglioni di tempo, perciò la mattina corro da Sue, prendo un suo taccuino e le scrivo dediche che non leggerà mai o che non capirà mai profondamente e penso che forse le sto scrivendo per me stesso. "Se ogni carezza che diamo, fosse quella di cui avessimo bisogno?", mi balena in mente, ma questo non lo scrivo. Il pomeriggio prendo Cassie e lei mi fa leggere delle cose che ha scritto e di nuovo cerco di sacrificare qualche indumento pur di entrare dentro di lei e di fottere quel cazzo di ciclo, ma stavolta non devo buttare via nulla. La sera mi vedo velocemente con Aurora, così velocemente che mette il muso lungo mentre mi rivesto senza guardarla. "Ho un appuntamento", le dico di corsa e lei sospetta e mi chiede "Con una più figa di me?" "Molto meglio, con un mio amico. Maschio.". Mi chiudo quella dannata porta alle spalle e volo da Dave. Mi sono scordato di pisciare e ho la vescica che scoppia, arrivo a casa sua e mi fiondo in bagno salutandolo a malapena e godendo terribilmente mentre mi svuoto. Mi ricompongo e gli butto una busta di erba sul tavolo. Mi accorgo che anche lui è abbastanza trafelato. Si è fatto una corsa per tornare a casa in tempo per il nostro appuntamento. Stava ovviamente scopando prima.
"Facciamo qualche canna e poi usciamo, andiamo a quel concerto di cui ti dicevo."
"Assolutamente, Felix, assolutamente, però una la fumiamo qui."
I nostri progetti cambiano molto spesso e molto velocemente. Mi chiama Irene e mi invita ad una festa privata in casa di gente sconosciuta. Sembra interessante, pare ci sarà un bel casino. Mi informo sulla situazione per quello che mi interessa: "posso fumare lì?" "Sì, non c'è problema", risponde lei. "Perfetto", e chiudo la chiamata.
"Dave, dobbiamo andare ad una festa."
Dave scoppia a ridere.
"Ma io ho già scopato!"
"Anche io, Dave, fottesega. Andiamo a drogarci."

E così è: finiamo in questa festa in cui non conosciamo nessuno, a parte Irene e un paio di sue amiche, e restiamo in cucina a fumare per la maggior parte del tempo, senza neanche incrociare gli sguardi della gente che è lì nel salone a parlare di università, università, università. Ogni tanto ballano anche. Noi invece siamo i perfetti asociali. E io ed il mio amico ignoriamo perfettamente quelle poche fighe che ci sono alla festa perché non abbiamo nessuna voglia di ascoltare stronzate o di guardare una negli occhi fingendo che ci interessi quello che ha da dire. Non ce ne fotte un cazzo. Io ho i miei giri, Dave ha i suoi. Due scoppiati nella notte, silenziosi, mistici, che pensano all'unisono e fumano senza soluzione di continuità.

02/06/15

L'ultimo weekend.

Ci sediamo in cucina, io e lei, aspetto in silenzio quello che ha da dire e lei comincia a parlare, a descrivere cos'è successo di male, cosa non sarebbe dovuto succedere, perchè è finita così, a tratti piange, si asciuga le lacrime, si interrompe, io non so come aiutarla, non so cosa dire e la invito ad uscire, farsi un giro per calmarsi e poi tornare. Scopro solo dopo qualche ora, grazie ad una soffiata, che l'incontro era stato organizzato per farmi delle foto da utilizzare in uno strano progetto universitario e allora chiamo lei e le urlo "cazzo significa tutto questo, stronza? Torna qui, cancella tutto o ti ammazzo! Ti faccio del male, ti faccio malissimo!". Corro in salone dove ha lasciato due paia di scarpe e una borsa piena di milioni di cose: trucchi, chiavi, trucchi, ancora trucchi, una buccia di banana. Io infilo la mano dentro la borsa e cerco di trovare qualcosa che possa buttare con disprezzo dal balcone e alla fine preferisco lanciare tutto per terra e uscire sbattendo la porta.
Sono in un golfo e sto camminando sull'acqua e so che devo raggiungere la grecia (o la turchia?), ma sarebbe meglio trovare una barca o qualcosa del genere, vedo due uomini su una zattera che remano nella mia direzione, gli chiedo un passaggio, ma non vogliono saperne, allora mi butto sopra uno dei due e lo lancio in mare, affonda. L'altro capisce la situazione e mi passa un remo, cominciamo ad andare verso la costa. Alla nostra sinistra un battello ci sorpassa.

Mi sveglio realizzando il sogno appena fatto, che cazzo di cose assurde, lei, le foto e camminare sull'acqua. Guardo il cellulare e scopro di essere già in ritardo di due ore sulla tabella di marcia, maledette canne, mi preparo in mezz'ora senza fare colazione e mi avvio verso la stazione incrociando un vecchio conoscente con una ragazza magrissima, due gambe che sono stecche, e penso che quello potrei essere io se il mio computer supportasse videogiochi più potenti e mi fossi lasciato andare ad un'esistenza da rinchiuso in casa mentre penso tutti i giorni all'unica ragazza che mi piace, la tipa anoressica, e ci muoio dietro e lei non ricambierà mai, solite storie. Che sofferenza, potevo essere io. Vado avanti e compro i biglietti per il viaggio di domani.

Preparo una canna, la infilo dentro il comodo portacanne preso ad amsterdam e mi avvio verso il parco, ad aspettarmi c'è tom, ci sediamo al centro del parco, per fortuna la giornata ventosa ha evitato che il posto fosse pieno di bambini che urlano e giocano, o di semplici stronzi come noi. Gli racconto una lunga storia su come una ragazza di nostra conoscenza abbia soggiogato, umiliato, distrutto e privato dell'anima il suo ragazzo. Questo poveretto muore ogni giorno soffrendo anche fisicamente, somatizza, e lei con precisione chirurgica e inconscia lo distrugge e lo mette alla prova perennemente lasciando terra bruciata intorno a lui, che ha perso amici, amiche, senza contare il suo essere uomo. Quest'inferno ha vette inclassificabili e buchi profondi, pozzi bui di perdizione dove lei ti risucchia via l'anima e il povero sfortunato si ritrova storpio, monco, a respirare a fatica, a piangere senza sosta e a chiedere pietà. E' una cosa orribile che non augurerei quasi a nessuno, e pensare che potevo esserci io al suo posto, non avere più il controllo sulla propria mente, sui propri sogni, pensieri, opinioni, azioni. Nulla di nulla perchè è tutto fermamente e costantemente giudicato nel peggior modo possibile e, tra l'altro, in una maniera passiva-aggressiva che torcerebbe i capelli a satana in persona se lui non fosse impegnato a tirare i fili di questa grottesca situazione. Brindiamo a lui, idealmente, mentre fumiamo e riflettiamo su come non cadere in situazioni simili. "Tanto per cominciare, evitiamo le pazze", dice tom, "sopratutto tu, felix". Io gli racconto di un'altra cui sto andando dietro e lui replica ridendo "ogni volta c'è una nuova, ma da dove cazzo escono?", e io "con questa sto valutando, cioè, voglio farmela, ma non ho ancora cominciato nulla, non ho avuto molto tempo recentemente". "Comunque stasera c'è una festa in discoteca, sei dei nostri?", propongo. Tom fa una smorfia, si fa dare i dettagli e aggiunge "se proprio devo...però non guido neanche per il cazzo".

Alle undici di sera ci avviamo scapigliati verso la discoteca, siamo cinque in macchina e c'è una folla incredibile, mezz'ora e più per prendere un cocktail e noi ne abusiamo, ne prendiamo due a testa e beviamo, beviamo, beviamo, ma chi è questa gente e chi vuole frequentarla e chi vuole ballarci con queste tipe? I miei amici mi premono da dietro, c'è calca e qualcuno si incazza per un millimetro rubato nella fila verso il bancone e judy è lì nella mischia e ci salutiamo e allora prendo i drink e andiamo lontani da tutti a parlare di noi, per sapere come va la vita e finiamo fuori a fumare, a prendere freddo, a parlare apertamente del nostro passato tra un drink e l'altro e intanto io fumo sigarette su sigarette e passa un'ora, non vado dentro a ballare perchè non mi importa. Judy mi dice "vai dentro a limonare con qualcuna, non voglio farti perdere tempo" e io replico "come ben sai, faccio solo quello che voglio fare, se sono qui è perchè lo voglio" e poi apriamo il cuore al mondo professandoci un amore incommensurabile che in questo caso è un volersi bene indistinto e infinito che resterà per sempre e lo sappiamo. Certo, potrei entrare dentro e beccare la prima ragazza ubriaca e parlare, ma chi vuole parlare con certa gente così? E le avrei domandato quali fossero i suoi hobby e io avrei risposto "a me piace prendere le cannonate in bocca" e quella non avrebbe mai capito. Poi ritorno dai miei amici e balliamo con sconosciuti e continuiamo a bere, usciamo di nuovo a fumare e conosciamo gente, c'è una ragazza, silvia forse ha detto che si chiama? Io e tom e altri le parliamo, dice che si deve laureare a luglio e noi ci facciamo invitare poi la saluto baciandola e tento anche di baciarla, ma per principio, non per altro, non mi interessa e infatti "felix, che fai?". Mi allontano e vado verso le macchine e trovo Ed, da solo che fuma una sigaretta dopo l'altra senza fermarsi e me ne faccio dare una e lui è quasi disperato, malinconico perchè è innamorato di una ragazza che è lontana, molto lontana da qui e mi racconta "ero prima dentro e una tipa voleva venire in macchina, ma io non ci riesco, non so cosa succede, non ci riesco più, è che sono innamorato di Elisa e lei non mi caga di striscio e non scende più in città, non la vedrò più, cazzo devo fare felix?" e intanto mi fa vedere la foto dell'ex di Elisa commentando "ma guarda lei e guarda lui, dai cazzo c'entrano questi due insieme? Ci sono io! Io! Sono molto meglio" e in effetti Ed è molto meglio, è un bel ragazzo, ci sa fare, ma come gli spiego subito "appunto perchè a lei ci tieni tantissimo non riesci a calibrare bene la situazione e quindi ora ti trovi fregato, però fai una cosa buona, non sentirla per una settimana e poi se lei non viene, vai tu da lei" "ma l'ho già fatto, sono già salito da lei e non è servito perchè a lei non frega nulla" e io rincaro la dose: "devi andare, devi provarci, ultima volta. Bruciala tutta e bruciala completamente, non lasciare a nessun altro questa decisione, tu ci vai e poi almeno non vivrai con il rimorso. Non sono troppo più grande di te, ma ho avuto le mie esperienze e so che i rimorsi ti rodono l'anima per sempre". Torno dove sono tutti gli altri e ragazze vomitano un po' ovunque, odore di canne e ormai il buttafuori che mi conosce mi dice che non posso rientrare "la pacchia è finita", allora accompagno prima Judy verso la macchina e di nuovo ci preoccupiamo l'uno dell'altra come due divorziati felici, poi prendo gli amici e andiamo in macchina, sono le quattro e mezza e dico "beh, possiamo andare ognuno a casa sua oppure posso salire a casa, prendere del fumo e andiamo a farci una canna", la seconda scelta vince con una votazione unanime e alle sei sono nel letto.

Siamo appena usciti dalla festa e tanti non sono di qui, ma dei paesini vicini quindi ci chiedono un passaggio e vogliono anche litigare come se fossimo dei privilegiati bastardi, noi con pacatezza rispondiamo "prendetevela con gli organizzatori che non hanno messo a disposizione un bus e poi la nostra macchina è piena, cosa volete?", andiamo via e sta guidando alessia. Alessia che non ho neanche mai visto alla festa, ma dopotutto sono sempre stato fuori ed è ubriaca, non riesce a guidare, sale con due ruote su un marciapiede, per fortuna è tardi e non c'è nessuno in giro, e quasi si schianta contro un palo del divieto di sosta, allora ci fermiamo e scendiamo tutti dalla macchina per riflettere sul da farsi. So bene che se mi metto io alla guida arriviamo sani e salvi a casa, ma se mi beccano sono comunque ubriaco e la patente me la sogno per qualche mese, non saprei. Potrebbe guidare tom, ma lui è più ubriaco di me e allora va bene, guido io, non guido io, guido io, non guido io, guida tom e finiamo in un'altra festa, come cazzo è possibile? E fuori ci sono gli invitati che non desiderano imbucati e cominciamo a litigare, non voglio lo scontro, ma questi mi cominciano a spingere, sono in tre, badate bene, ma anche loro sono sfattissimi quindi do un calcio ad uno, un altro lo spingo contro la portiera e l'ultimo fesso, che nella sua lentezza mentale e fisica non ha fatto nulla per aiutare gli altri due, si prende un pugno verticale sotto il mento. "ragazzi, forse è meglio non entrare in questa festa, andiamo a casa" e sono tutti d'accordo.

Mi sveglio e ho mal di testa, sbornia, non ho assolutamente fame e non faccio colazione, resto a letto il più possibile e a mezzogiorno mi alzo, preparo lo zaino e volo in stazione, obiettivo di oggi: essere presente al compleanno di irene. Siamo io, veronica e serena nel treno e passiamo il viaggio a discutere dei peccati altrui e degli inferni negli occhi dei ragazzi fidanzati con donne pazze o semplicemente stupide. Un ragazzo pelato legge american psycho, ha la stessa edizione che ho a casa, probabilmente gli diamo fastidio con il nostro tono di voce non basso, perciò si infila le cuffie di un mp3 nelle orecchie e continua a leggere lanciandoci sguardi curiosi, e non di vendetta. Con buona probabilità semplicemente guardava le gambe delle mie amiche mentre io rido divertito ai nostri aneddoti su vecchie feste.

Quando finalmente la serata arriva e si scopre che silvio, il ragazzo di irene, nonchè mio carissimo amico, non è riuscito ad ottenere nessun tipo di droga e quindi dovremo ripiegare, da buoni cittadini, sull'alcool nonostante la sbornia sia ancora in circolo e non vorrei, ma ci sono otto bottiglie di vino e svariate lattine di birra e qualcuno dovrà pure pensarci. Abbiamo preparato il tavolo, è pieno di cibo che non mangeremo completamente se non la mattina dopo e arrivano tutti gli altri invitati, una coppia e alcune amiche e ovviamente le coinquiline della festeggiata. Tutti a fare un gran casino gentile, seduti in cucina mentre veronica fuma e tutti si vogliono bene nonostante si siano appena conosciuti. Fumo anch'io solo per non bere troppo, cerco di trattenermi e intanto squadro miriam, una di queste amiche, che mi ricorda una vecchia fiamma con cui sono uscito due anni fa solo per due volte, non riuscendo neanche a concludere completamente perchè non mi presi la briga di insistere fino in fondo e lei ha esattamente lo stesso viso e io ci penso e non ci penso a cosa potrei fare, e decido di non fare nulla perchè siamo tutti vicini e allora ci diamo a lunghi giochi di sguardi, a battute sommesse e nascoste fino a quando siamo tutti brilli e battiamo le mani mentre si soffia sulle candeline. Ci diamo ad una partita, lunghissima, di beer pong prima di buttarci tutti a letto e a me tocca dormire per terra e la cosa non mi dà assolutamente fastidio, anzi, sono curioso di sapere come andrà, come mi sveglierò il giorno dopo, se a pezzi o meno, se starò male per quello che ho bevuto e per il fatto che abbiamo prima assaporato vino e poi siamo scesi di gradazione con la birra, errori basilari da non commettere e tutti lo sapevamo bene, e dormo un sonno senza sogni, cosa veramente rara per me.

Si alzano quasi tutti prima di me, tranne silvio che è ormai un sano lavoratore e quindi sente il peso della settimana sul fisico, e ritrovo le ragazze in cucina a fare colazione con gli avanzi della sera prima e via di caffè, uno, due, tre, e le prime sigarette di veronica e serena, non facciamo assolutamente niente altro oltre a parlare tra di noi e guardarci negli occhi un po' disfatti dopo la serata, le ragazze sono lievemente meno belle senza il trucco, e ad ora di pranzo io, serena, irene, veronica e silvio prendiamo il bus per tornare in città e discutiamo su cosa fare la serata. Il mio primo progetto è volare a casa, farmi una cazzo di doccia che mi serve come il pane e infatti quando arrivo nell'ascensore mi rendo conto di avere uno straccio per faccia, la vita alcolica mi pesa addosso e io di tutta risposta prendo il computer, organizzo una playlist e lo metto sul cesso per poter ascoltare la musica mentre mi lavo, we can be heroes just for one day e i joy division: I've been waiting for a guide to come and take me by the hand, could this sensation make me feel the pleasure of a normal man? Mi vesto velocemente perchè dovrei beccare il mio uomo, arrivo in centro e purtroppo è sfornito e allora la cosa successiva da fare che è sulla lista è incontrare vera. La vado a prendere a casa e andiamo in un posto sperduto e sconosciuto così che io possa fumare in santa pace e pensare al fatto che oggi non bevo. Prendiamo il sole su una panchina e guardiamo i bambini schiamazzare da un po' tutte le parti, per quel tempo minimo che ci serve prima di andare in macchina.
Siamo sui sedili di dietro e io penso a quando morirò, giorno che vedo stranamente vicino. E con il cellulare metto della musica e ascoltiamo la musica in silenzio mentre lei è poggiata con la testa sulla mia spalla e l'aria qui dentro è quasi soffocante, perciò apro un finestrino con la gioia di chi può ancora usare la manovella e non è obbligato ad accendere la macchina, la serata passa facilmente e bene e ci distacchiamo qualche ora dopo. Passo in centro a raccattare silvio, ma prima di farlo parcheggio vicino casa sua e noto alcune conoscenze, saluto tutti e li vedo vicino ad una macchina con uno sportello aperto, quasi non ci faccio caso finchè non mi avvicino e scorgo veronica con una bottiglia di birra piena di vino, mi invita alla festa di stasera in un posto poco fuori città, io non ho voglia, il mio piano della serata è rilassarmi a casa con il mio amico e dirci un paio di cazzate. Arriva un'altra macchina vicino e scende carmen insieme a due ragazzi e il mio progetto vero e immaginifico era di beccare lei ubriaca verso le due o tre di notte, indicarla e farla venire a me con un gesto della mano e lei sarebbe venuta dicendomi "ciao", ma la avrei fermata replicando "con queste labbra non mi dici ciao", approfittando dei suoi, e miei, freni inibitori allentati le avrei messo una mano dietro la nuca e l'avrei baciata...tutto un sogno che sarà rimandato solo di giorni o massimo qualche settimana. Ora ci salutiamo e dico anche a lei che alla festa non ci sarò, sembra un pizzico delusa, intanto torno a parlare con veronica che si è intristita all'improvviso e l'abbraccio e le dico che se serve qualsiasi cosa, se c'è bisogno, io ci sono sempre e lei mi dice che lo sa e questa cosa mi riempie. Le dico di badare a se stessa e le rubo gentilmente la bottiglia anche se so che berrà lo stesso altri strani beveraggi e cocktail mischiati male.
Prendo silvio e andiamo a comprare una birra nel box di gente malfamata e criminale prima di buttarci a casa per vedere un film e intanto ci facciamo una canna sul balcone parlando del suo lavoro e dei suoi colleghi e di come se la passa e io replico lo stesso, siamo contenti e ridiamo, finisce il film e continuiamo a fumare mentre gli racconto aneddoti dei miei ultimi mesi finchè non siamo così fatti che la discussione è quasi inutile, ma sempre divertente. Intercetto il suo sguardo perso nel vuoto e chiedo "ci sei?" "sì...cioè no!" e scoppiamo a ridere decidendo poi di andare in centro a prendere un cornetto, la fame chimica morde lo stomaco, entriamo in ascensore e penso ad alta voce "la situazione è sfuggita di mano per l'ennesima volta". In centro c'è fin troppa gente per i nostri gusti e siamo dentro il solito videogioco che è la vita camminando con la schiena dritta e attenti a tutto quello che ci accade vicino, il cornetto è all'albicocca ed è la cosa più buona che abbia mai mangiato perchè il nostro senso del gusto è incredibilmente potenziato, per le tre siamo tutti a dormire.

Mia madre entra in camera aprendo il balcone sostenendo che "c'è puzza di fumo, hai portato qualcuna che fumava?" "Sì.", sto ancora dormendo con il cervello e infatti dopo tre minuti sto di nuovo sognando una vecchia amica che una volta incontrai quasi triste in un locale e mi parlò del fatto che si era appena lasciata dopo cinque anni con il suo tipo e ovviamente disse "ora mi faccio un po ' di vita da single, non voglio storie serie" e dopo una settimana, una fottuta settimana, era già fidanzata con un altro coglione, comunque nel sogno parliamo di relazioni e mi chiede perchè io la veda in modo diverso e mi dice che avrei potuto fare come tutti, vivere una vita normale come tutti e io penso che forse ha ragione, ma devo rifletterci bene, poi mi sveglio alle undici quando una minuscola luce intermittente celeste dal cellulare sul comodino mi annuncia che è arrivato un messaggio, non leggo ed evito l'aggeggio fino al pomeriggio, poi mi faccio una doccia lunghissima, mezz'ora o più, e mi lavo benissimo, ogni centimetro di pelle, ogni capello, perfettamente, esco, mi asciugo, mi taglio le unghie, mi vesto, scelgo accuratamente la maglietta e il jeans e vado davanti allo specchio.
Sorrido, guardo negli occhi il riflesso: "stai andando a morire, è un momento importante e bisogna andarci preparati, a testa alta. Decidi tu come e quando. Il tuo nome è Felix.".






03/02/15

Bateu uma onda forte.

Era un circolo sociale. Cioè un posto per fattoni principalmente. Avevo 17-18 anni quando lo frequentavo. La proprietaria era una pazza maledetta che ho scoperto solo in seguito aver rubato il locale ad altri tizi e li aveva pure messi in guai giudiziari niente male tanto che pare abbiano tuttora una causa pendente, ma loro si sono resi introvabili. Staranno da qualche parte al nord.
La birra costava un euro. Era una marca orribile, cominciava con la d, mi ricordo. Ma per noi poveracci andava benissimo così.
Era un posto intimo. Si entrava, c'era il bancone, qualche tavolino e poi si saliva una scala strettissima, appena arrivati su, sulla destra c'era un bagno minuscolo, ricordo che una volta trovammo dei residui di cocaina vicino allo specchio. Sulla sinistra c'era una stanza lunga con alla fine una specie di palco dove si poteva suonare e un po' tutti quelli che cercavano di diventare musicisti professionisti o semplicemente qualche pirla che voleva suonare ne approfittava. Abbiamo suonato varie volte, ci sono stati vari concerti, una volta venne anche vacca e il posto era strapieno, era qualcosa come luglio o agosto e la gente stava per morire soffocata dal caldo. Però a volte lo trovavi quasi vuoto e potevi stare buttato su uno dei divani o su una poltrona e poi potevi anche fumare dentro. Tecnicamente niente droga, ma la teoria è un'altra cosa. E allora andavo lì con i conoscenti di quel circolo a cazzeggiare e a rimanere lì ore senza far niente a parlare del nulla. Insomma la vita di tutti i giorni. Una volta che ho suonato ricordo di aver suonato malissimo ed ero anche lievemente incazzato perchè avevamo preparato il set in una settimana senza neanche provare con il batterista. Una cosa orribile. E il pomeriggio stesso un altro amico decise di voler suonare un paio di canzoni di syd barrett e io dovevo suonare la chitarra e lui cantare. Quello andò piuttosto bene. Prima o dopo il concerto scesi giù all'ingresso per vedere se c'era una mia amica e trovai una tipa bionda che guardava il cellulare, appena fuori dal locale, e i capelli le coprivano gli occhi e per un attimo pensai fosse proprio la mia amica e invece no. Comunque questa tipa per un po' la bollai come la più figa del mondo perchè aveva questi occhi azzurri brillanti e perchè aveva quindici anni e quindi era carne fresca. Non ci combinai mai nulla, ma mi ricordo un amico che se la limonava un giorno e poi nulla più neanche per lui. L'ho rivista qualche mese fa mentre camminava con un tipo brutto e grasso e che non condivide neanche una mezza passione per la musica come ci si aspetterebbe dai ragazzi di lei, ma poi vai a vedere le scelte e i cambiamenti che sono avvenuti in questi anni.
Ed era bello perchè anche se in maggior parte erano tutti dei cazzoni che mi stavano anche sulle palle, c'era gente simpatica e sembrava quasi come se potessimo essere tutti una grande famiglia. E infatti si scopavano e si prendevano e si lasciavano tutti dentro a quel circolo sociale ed io ero un mezzo outsider perchè vedevo le cose già un po' più seriamente.
La stanza di sopra aveva un'uscita su una specie di terrazzino coperto dove c'erano altre sedie e altri tavolini e qui si andava a giocare a carte o a fumare il bong. C'era un ragazzo della mia scuola di cui non ho mai saputo il nome, ma lo chiamavo "occhi da panda" perchè un giorno stava fumatissimo e aveva due occhiaie terribili. Una volta i carabinieri entrarono nel locale ed erano tutti impanicati, gli avventori, non i carabinieri. Un tipo che spacciava si è lanciato dalla finestra, è stato un bel volo, ma non si è fatto molto male. Dopotutto era un primo piano. E non l'hanno neanche beccato.
In un concerto il cugino di un amico cantava e suonava l'armonica per fare qualche canzone di bob dylan. Sentivo hurricane da fuori perchè o c'era troppa gente dentro o perchè ero fuori a parlare con qualcuno. C'era una piazzetta con due panchine fuori dal posto e prima era pieno di gente, il sabato era un casino e ci conoscevamo tutti di vista ed eravamo giovani, sbarbati e ubriachi. Ancora non c'era questa minchiata di essere tutti barbuti e hipster, andava parecchio lo stile emo o comunque alternativo. Io non ho mai cambiato modo di vestire da sempre. E mi chiedo quando lo farò, magari dopo la laurea. C'erano tutti gli intrecci amorosi e tutti sapevano tutto di tutti: e questa fa i bocchini, e questa ha lasciato quello per mettersi con quell'altro, e quest'altra se n'è scopati nove in una botta e poi si è scoperto che aveva tre pretendenti che l'hanno mandata a fanculo nella stessa sera. Un casino immane. Il ragazzo che torna barcollando dopo aver tentato di suicidarsi perchè era stato mollato dall'amore della sua vita. Era come se tutti i nostri problemi fossero importantissimi ed eravamo incazzati con il mondo e con la gente superficiale e nessuno capiva un cazzo. E questo penso non sia cambiato. Poi il posto ha chiuso e ognuno ha cambiato zona, per un po' si frequentava una piazza lontana famosissima per accogliere raduni di drogati e ora ognuno c'ha la macchina e qualcuno è andato all'università altrove e ci siamo persi di vista, ma ancora ci sono rimasugli di quei ricordi tra gli stati facebook di quella gente.
Incontrai un bambinello di quattordici anni che era già felicemente fidanzato, una storia che andò avanti qualcosa come tre anni, ed aveva già scopato. Che invidia! Poi la vita gli ha restituito tutto con gli interessi e non se la passa troppo bene. In questo preciso momento sta piangendo. Incontrai un tipo dal temperamento facilmente alterabile che era stato in galera perchè aveva fatto una rissa, in polonia, e poi ci ha raccontato di quando si è lanciato con il paracadute "che è stata una figata assurda". Ogni tanto qualche trentenne ci veniva a raccontare i fasti del suo tempo, come il centro sociale che c'era dieci o venti anni fa e noi pensavamo che fosse un mezzo sfigato, disoccupato, ma un buon diavolo. Persone a cui la vita ha fatto vedere una mezza luce e dopo un attimo sono ripiombati al buio con gli anni che passano e si appoggiano sulle spalle e pensano che si possa ancora recuperare qualcosa e invece è tutto finito, esattamente come quel locale.

Vaneggia, vaneggia, sento già le tue urla. quando parti? presto. presto quanto? how soon is now? e tutti sconvolti e cavolo perchè ci siamo ridotti a conoscerci all'ultimo secondo per poi salutarci subito? Torno a casa e chiaramente i miei coinquilini hanno fatto quel tipico party detto "e ora chi cazzo pulisce?", c'è un casino sul tavolino, bottiglie di vino per terra, chiazze d'alcool, sporcizia semplice e pura portata da dodici paia di scarpe, cenere, ragazzi, cenere e il posacenere pieno di cartine, tappi di sughero, cicche di sigarette. Mi butto in camera e se la vedono loro. Sono sul divano con la mia amica brasiliana, questa piccola mezza mulatta con gli occhiali che dimostra sedici anni e invece ne ha ventitrè, e battiamo il tempo a ritmo insieme con le dita perchè siamo bloccatissimi, il bong è sul tavolo e l'altro amico enorme e ciccione che ha ancora il cappotto sta dormendo e russando a mezzo metro da noi. Mi compiaccio di come stiamo tenendo il ritmo nello stesso modo, vorrei fare un milione di domande, chiedere "cosa ti fa felice?" e vedere lei che mi risponde in portoghese un po' perchè è fatta un po' perchè oramai mi ha accettato come uno di loro e io capisco più portoghese di chiunque altro senza aver mai studiato neanche lo spagnolo. E mentre mi rovescia addosso una storia, tutta nella sua lingua, io sorrido e annuisco cercando di capire qualche parola, ma lei è velocissima e un altro tipo le dice "guarda che stai parlando in portoghese" e io vedo al rallentatore la sua faccia che realizza, gli occhi che cambiano espressione e la sua risata, poi cerca di dire tutto di nuovo, ma si perde e dico che non fa niente, che me lo dirà un'altra volta.

08/06/14

Non è colpa tua.

Mi fa male la testa, ma ho già preso appuntamento. Incontro Elena vicino alla biblioteca, andavamo alle medie insieme e lei era una ragazzetta piccolina, con un bel naso all'insù e con una bella carnagione scura. E' una rimpatriata, penso io e magari anche lei. Ma non è mai una rimpatriata, sappiamo cosa stiamo andando a fare. Ci vediamo e dopo i convenevoli le offro una birra, un gelato e poi un caffè, tutti in posti diversi. Camminiamo per tre ore e ci riaggiorniamo sugli avvenimenti delle nostre vite: l'università, le relazioni, la famiglia, i viaggi. Le solite cazzate, e non ci allarghiamo mentalmente perchè c'è poco da dire. Mi allargo fisicamente: prima una mano sul braccio, poi una tra i capelli, un massaggio alle spalle, un abbraccio, un bacio e finiamo in macchina. E' nuda ed ha un corpo fantastico, ma dice che non vuole farlo lì.
La coscienza? Il fatto che è fidanzata da tre anni con quel tipo con cui ho giocato varie volte a calcetto? Nah, vuole andare a casa. Casa mia.

Siamo di nuovo rivestiti, lei è seduta davanti al pc e mi guarda curiosa, mi perdo nei suoi occhi. Dice "non posso farlo", mentre le tolgo le scarpe e la faccio sedere sul letto. La spoglio piano piano ed è un momento strano perchè non ci sono rumori in tutto il quartiere. E' come se fossimo in una bolla, non sentiamo neanche i nostri respiri. Le sue gambe sono fottutamente lisce e io mi ci infilo con la testa dentro, lei scalcia un po' prima di cedere. Scopiamo e sappiamo entrambi che non succederà più, che è stata una cosa così di una notte e non si ripeterà. Ci va bene perchè sappiamo apprezzare le piccole cose, ci salutiamo un po' malinconici come chi sa che non rivedrà un amico per qualche anno. La vita è anche questa.

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"La tua ragazza mena?", mi chiede Alessia, sforzandosi di sorridere. Ma è quella risata nervosa che mi fa capire che in fondo un po' di paura ce l'ha.
"Non so, non penso. Tu stai tranquilla.", rispondo senza pensarci.

Tre settimane dopo sono con la mia ragazza e stiamo camminando vicino ad una chiesa per andarci a prendere un pezzo di pizza in un posticino che conosco, quando da una stradina dissestata spunta fuori proprio Alessia. Mi avvicino a salutarla, mentre la mia ragazza si blocca diventando di ghiaccio, io non me ne accorgo se non quando si è già avventata a tirare i capelli alla malcapitata. Povera.
Non urla neanche niente, me lo sarei aspettato, invece cerca di dare qualche schiaffo alla mia amante, ma si sa come vanno certi scontri tra donne: sono più i colpi che prende il vento, che non quelli che fanno centro. Ci vorrà un po'. Alessia sbraita "smettila, smettila!" mentre io mi siedo per terra a gambe incrociate come un indiano qualsiasi. Non c'è nessuno nei paraggi, facciamo sfogare la ragazza. E' una scena surreale.
Qualcuno mi tocca la spalla. E' Saverio, un mio buon amico, ragazzo alto e secco, biondo e occhi azzurri, che mi chiede "qualche problema Urno?". "No, hanno quasi finito.", dico con calma.
Lui scoppia in una piccola risata e dice "ok." e continua per la sua strada. Mi è molto simpatico, ma per una strana coincidenza di eventi una sua ex storica ci ha provato con me ed ora io ci sto provando con la sua ex più recente. Non dovrebbe prendersela troppo.

Mi alzo e stacco la mia ragazza da Alessia, non si sono fatte quasi nulla, ma la cosa non può durare troppo. "Dai, dai basta, andiamo a prenderci un pezzo di pizza", le dico piano. Lei si è sfogata abbastanza e si rimette in sesto sistemandosi i capelli come se non fosse accaduto nulla mentre Alessia si rialza con una mezza lacrimuccia negli occhi, le chiedo scusa per l'accaduto. Non risponde e si allontana a passo svelto.

Va bene, la mia ragazza menava, non potevo mica saperlo.

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Io ero qua, qualche giorno fa.

E mentre questa band, che, tra varie altre, mi ha segnato gli ultimi due anni della vita, suonava e cantava solo per me in una notte di giugno stranamente fredda, ha cominciato a diluviare sopra le nostre teste ed io sorridevo e cantavo a squarciagola circondato da altri pulcini bagnati fino alle ossa ed è stato un momento magico perchè Jeff era lì per noi mentre il cielo ci lacrimava addosso cosciente del fatto che stiamo vivendo una bugia, una bella bugia.

16/11/13

I dubbi hanno un nome ed un cognome: weekend.

Ho le labbra in fiamme, bruciano come se avessi baciato uno scorpione. Bacio persone dalla dubbia morale e queste mi rinfacciano di avere una dubbia morale. Parlo nel locale quando stanno tutti zitti, staranno ad ascoltare le stronzate che dico. Questa ragazza mi guarda e vuole mangiarmi ed io me la rido perchè mi immagino il suo cervello in quel momento.

"che facciamo? Facciamo la prima mossa?"
"No, no, sono una donna, non si fa."
"lo voglio scopare, scopare, scopare."
"chiaramente ci proverà lui prima o poi."

Prima o mai. Ci salutiamo e scappo via.
E' tardi: c'è una festa e devo essere lì. Arrivo e sono in ritardo, stanno già bevendo tutti. Mi offrono vodka lemon e sambuca e vino rosso. Non conosco quasi nessuno e nessuno vuole conoscere me, perfetto. Mi lasciano in pace e io guardo il fondo del bicchiere e butto giù. Guardo il culo di una che è fidanzata, apprezzo, ma la faccia non mi ispira. Bevo ancora, guardo il cellulare, c'è un messaggio, è nadia: "vuoi venire a casa, stanotte?".
Lunga notte, devo prima vedermi con altri amici. Perciò il compleanno può finire qui: ingollo altri due bicchieri e mi avvio verso la macchina, ma una ragazza, con cui ho parlato solo svariati mesi fa, mi dà un colpetto sulla spalla e mi chiede un passaggio. E va bene, so io dove andrà a finire questo passaggio. Casa sua è in culonia e nonostante questo faccio una deviazione per prendere un paio di birre, lei ha quasi subito capito la situazione, ma sta tentando di resistere.

La sua bocca sa di monetine. Non mi viene un altro modo per descrivere il suo sapore. L'ho già sentito su qualche altra bocca, ma non ricordo quale, giuro.
Un'ora dopo siamo sui sedili posteriori, lei nuda con le spalle verso il finestrino ed io seduto in mezzo con le gambe sopra i sedili anteriori vicino ai poggiatesta, solo con i jeans. Lei parla di qualcosa, di me, mi promette fedeltà, ma sai a me cosa cazzo frega? Io sto pensando al fatto che mi sento Iggy Pop: in questa posizione gli addominali sono più accentuati, mi guardo, mi guardo e mi ricordo che qualcuna mi sta ancora aspettando, gli amici capiranno. Mollo l'altra a casa e mi fiondo verso nadia. Imbocco un controsenso e parcheggio esattamente sotto il suo portone. Salgo e questa si fa trovare in pantaloncini e con una canna in mano. Se non è una proposta questa... Fumiamo sul balcone e saliamo sul letto pieno di cuscini, mettiamo un po' di musica. Ci provo ripetutamente, ma niente, non me la vuole dare. Dopo un paio d'ore di cazzate, mi ritrovo a palparle le tette mentre dorme e poi mi addormento anch'io. Ho un sonno nervoso e mi risveglio varie volte. Nadia respira pianissimo quando dorme, è un soffio. Mi fermo a guardarla pensando che sto realizzando tutti i sogni di qualche verginello incallito: dormire abbracciato ad una ragazza, fantastico.
Fantastico il cazzo. Ma questa stronza mi becca sempre quando ho già scopato e sono abbastanza soddisfatto e non mi va di insistere più del dovuto. Ti ho sotto controllo.
Mi arrovello il cervello per decidere se andarmene mentre dorme, stile film, o restare immotivatamente a casa sua fino alla mattina. Ma sto comodo, sto bene, anche se ho dormito con le lenti a contatto. Per le nove si alza e per le dieci sono in macchina che torno a casa, mi schianto sul letto e dormo tre ore.

Mi sveglio e mi ripeto che oggi faccio il bravo, oggi niente casino, niente bere, niente canne, niente fighe di legno. Questo mood dura un paio d'ore, inevitabilmente rotto da un messaggio su facebook di giada, ex baldracca indemoniata ora riscopertasi fedele al ragazzo, o almeno questo è quello che ci vuole far credere: "ti va di stare a casa del mio ragazzo, oggi pomeriggio?".
Potrei dire mai di no?
Alle quattro e mezza sono puntualmente sotto casa sua, lei mi indica la strada, mi fa vedere il mazzo di chiavi che le è stato lasciato dal tipo, e in cinque minuti siamo in questo tipico appartamento da single, c'è un casino assurdo: vestiti per terra, pile di piatti nel lavandino, erba e fumo in bella vista, accendini e cartine un po' ovunque. Non è una brutta situazione, sebbene mi aspetti che il tizio torni con un'ascia e chiedo subito dove potrei nascondermi, giada risponde ridendo che non succederà. Meglio essere cauti.

In un paio d'ore ci siamo fumati tre grammi e scolati qualche birra. Questa roba è pesante e sono rimasto imbalsamato sul divano, anche lei non è messa benissimo, siamo abbracciati e facciamo lunghi discorsi mormorando monosillabi. Tento di baciarla e si richiude a guscio, ma resta lì. La prendo a cuscinate e poi le illumino la faccia con l'accendino e lei mi dice "sei un cazzone".
"In parte è vero", rispondo.
O questo le fa scattare una scintilla o è il combinato di thc e etanolo che le raggiunge il cervello facendo uscire la troia che è in lei, che in tanti abbiamo adorato in passato, e finalmente mi concede nell'ordine le labbra, la lingua, le grandi labbra, le piccole labbra.
Giusto cinque/dieci minuti dopo il ragazzo la chiama e perdono un quarto d'ora al telefono. Apprezzo sempre la capacità di dimostrarsi subdole e disinibite, spudorate e senza vergogna, in questi momenti topici. Cammina su e giù per la stanza e mi lancia anche delle occhiate languide. Io, come sempre, guardo altrove e mi rivesto e rubo cartine, accendino e qualche moneta. Giada finisce di parlare, sistemiamo il casino eccedente e andiamo via.

Oramai sono le nove, sono a casa e, visto il weekend, decido di stare quieto e di vedere un film. Anzi, un documentario su David Bowie: cracked actor. Sono a venti minuti dall'inizio quando mi chiama la tipa del passaggio finito bene e mi chiede se voglio una birra.
No no no no no no no: oggi faccio il bravo, oggi niente casino, niente bere, niente canne, basta fighe.





Scherzo. Poi me la sono scopata.



09/02/13

La trilogia: il condominio.

Nonostante la maggior parte dei miei conoscenti o amici stranieri lo trovino sconvolgente, io, come molti di voi, vivo in un condominio.
Il condominio italiano è un miniuniverso che comprende quasi sempre gli stessi tipi di persone, un microcosmo di follia e di urla e di cani che abbaiano alle quattro di notte.

Una persona che tutti, e dico tutti, hanno conosciuto nella propria vita è il vecchio pazzo e incazzato.
Questo vecchio di merda, che non tirerà mai le cuoia, sono venti anni che cammina lentamente, ma costantemente, e la sua funzione è rompere i coglioni al mondo, in qualsiasi modo. Deve sempre riposare. Non ha figli, perciò il gioco e il divertimento gli sono impossibili da comprendere. Non può capire che dei bambocci che vanno alle elementari, o alle medie, vogliono fare casino o giocare a pallone quando finiscono quelle stronzate che hanno come compiti.
Da più piccoli, il playground era il porticato, era perfetto: da una parte c'era il muro, dall'altra delle colonne e ad un estremo c'era una porta perfetta, con una traversa e l'ultima colonna a fare da palo. Era talmente palese che fosse fatto per giocarci a calcio che nessuno ebbe mai da questionare nulla.
Nessuno tranne il vecchio: "andate a giocare al parco, andate a giocare nel campo da tennis". Non c'era una motivazione che potesse spiegare perchè giocare lì fosse pericoloso per la pacifica vita del condominio, nulla.
Con gli anni cedemmo e ci trasferimmo nel campo da tennis, un po' scomodo per colpa della rete, ma ce la siamo cavata alla grande. Eravamo lì dalle quattro di pomeriggio fino a quando non si vedeva più un cazzo e continuavamo buttando via soldi a carte.
Ma non durò neanche quella soluzione, anzi il campo da tennis si trovava giusto dalla parte dove il rugoso aveva una finestra, spesso sentiva il dovere di affacciarsi e mandarci a fanculo o di dirci di smettere.
Abbiamo smesso, per altri motivi.

Invece l'asociale (boia, sembro un libro di severgnini, di quelli che vogliono essere simpatici facendo l'elenco dei tipi di persone) è quello che non ti parlerà mai, non ti ringrazierà mai se gli apri il portone, non ti saluterà mai, per nessun motivo, neanche per le condoglianze. Tu lo sai che esiste, ma lui non vuole esistere. Probabilmente non parla neanche con la moglie. Evita di usare l'ascensore, se c'è qualcun'altro, appena ti avvicini a lui, per evitare di parlare, fischietta o canta. Come se qualcuno, magari i tuoi genitori, gli abbia fatto un torto malefico nella notte dei tempi, come se fosse perennemente risentito per qualcosa, mai visto sorridere. Capisci che un giorno potresti diventare così e ti alleni a sorridere davanti allo specchio.



Scendendo nella tragicità, o risalendo, a seconda dei punti di vista, si arriva alla coppia dove la moglie maltratta il marito minuscolo e pensa di fare la miglior vita borghese. L'omiciattolo è un impiegatuccio da quattro soldi, che accumula debiti per soddisfare la voglia di vestirsi della moglie grassa, brutta, perennemente e pesantemente truccata come se dovesse mostrarsi al mondo nella sua "bellezza". Lui bestemmia spesso e volentieri e urla nel sonno, lo sento da tre piani di distanza, poi si alza, scende per andare al lavoro e comincia una manovra di circa tre ore che lo porterà a suonare il clacson senza motivo apparente, almeno una decina di volte. Piango spesso per la sua frizione.


Dulcis in fundo, ci sono tre donne che abitano insieme. Tre donne, avete letto bene. Non avete idea di cosa succeda in quella casa, e neanche io, per fortuna, ma quel poco che riesco a percepire sembra terrificante: la madre è divorziata da anni e vive con le due figlie di cui una ha passato la gioventù a spompinare comitive di amici, mentre la seconda ha pensato bene di farsi ingravidare, sposarsi, partorire e divorziare (tale madre, tale figlia).
Dove vorrà vivere il bambino? Proprio in questa infelice casa.
La neomamma, da quasi dieci anni ormai, è la più agguerrita di tutte e cammina con i tacchi mentre urla che lei se ne vorrebbe andare via, ma non può perchè c'è crisi, l'affitto costa e lei è da sola (intanto il marito quarantenne è diventato un pazzo metallaro che performa headbanging in raduni di motociclisti). Il bambino piange e urla precisamente negli orari in cui devo studiare, non sbaglia mai di un minuto, è un fottuto orologio svizzero. Se proprio non può fare casino, alza il volume della tv per tenermi aggiornato sui cartoni delle nuove generazioni, gliene sono gratissimo. Dopo un urlo di troppo, la madre lo mena o la zia lo mena o la nonna lo mena e lui piange, urlando più forte. Probabilmente lo sedano ad una certa ora. Ma non basta sedare il bambino per ottenere un po' di pace: mentre lui dorme, le donne hanno tempo per litigare:
"tu non hai pagato le bollette!"
"allora dove sono?"
"quali?"
"quelle che sono arrivate questo mese."
"ora te le faccio vedere."
"dai, MOSTRAMELE, MOSTRAMELEEEEEEEEEEEEEEEE!"
"calmati! CALMATI!"
"NOOOOOOO, FAMMI VEDERE, PAGHERO' TUTTO, ROMPICOGLIONI!"
"SEI COME TUO PADREEEEEEEEEEEEEEEEEE!"

e via discorrendo.


Noi abbiamo smesso, per altri motivi.
Uno è andato a milano per l'università.
Uno studia medicina.
Uno lavora.
Uno è andato in cerca di lavoro al nord.
Un altro è a napoli.
C'è chi tenta di fare il giornalista.
Chi lavora grazie agli agganci del padre.
Io sono qui che scrivo e il tennis non mi ha mai entusiasmato.

09/01/13

The white pornography.





Solo qualche mese fa, in questo post, sostenevo che ["mentre ingrano le marce ripenso a tutti quei coglioni che muoiono schiantandosi sul guard rail di un'autostrada ricevendo gli ossequi di telegiornalisti in un lasso di tempo che potremmo indicare tra i tre ed i cinque minuti. Ed io non sarò mai uno di questi, pensavo tempo addietro, ora non ne sono più molto convinto, anzi l'idea/ipotesi di trovarmi a volare fuori dal parabrezza è solo attenuata dalla fida cintura"], e ci siamo andati vicini. Parecchio vicini.

Per evitare un fenomeno che sbandava davanti a me, che si è fortunatamente salvato e dileguato per miracolo, ho prima sterzato a sinistra mentre frenavo, ma mi stavo dirigendo verso un guard rail, perciò ho sterzato tutto a destra dando luogo ad uno spettacolarissimo testacoda e schiantadomi un paio di volte ad una velocità che non saprei nominare. Fatto sta che la macchina era semidistrutta, ma funzionante, ed io vivo e vegeto e senza neanche un graffio e, in omaggio, nessun tir mi è venuto addosso per quei pochi secondi in cui mi sono trovato fermo in mezzo alla strada.

Non sarà facile liberarvi di me.







X.one è un tizio che ha delle idee, idee originali.
Il che già lo pone in posizione avanzata rispetto ad altri.
In più ha sfornato the white pornography.


DOWNLOAD


(URNO1, che non è da meno, ha scritto "12" in numeri romani utilizzando le iniziali di ognuna delle tre frasi sopra, scusate se è poco.)


27/09/12

Il tuo punto di vista non mi ha dato fastidio.




Se mi sdraio e penso, mi rendo conto di quanto mi fa male pensare.
Penso a tutti gli idioti che sono morti per scelte sbagliate, scelte sbagliate e stupide. Penso ai sognatori ed ai loro lungimiranti progetti di vita, di creare una famiglia dove tutto vada bene ed essi siano dei genitori rigogliosi e forti e coscienti di non dover asfissiare il bambino con minchiate che gli rovineranno la vita. Penso agli ottimisti che si ritroveranno morti in incidenti stradali a causa di un colpo di sonno, ai pessimisti malinconici che perdono la loro felicità e smettono di scopare per un anno. Penso a tutte le droghe che sono servite per farmi sentire questa musica, nulla di tutto questo può venirti in uno stato mentale equilibrato, tutto questo jazz che piove da tre stanze di distanza mentre noi ci dormiamo sopra. Penso che 'ste anafore hanno rotto il cazzo.
Ha nevicato anche qui, l'inverno scorso, e questo significa che siamo prossimi ad una glaciazione o semplicemente che dovevo prendermi delle palle di neve in faccia. Mare, neve, montagna, non c'è un posto dove non sia stato a riflettere ed a bestemmiare ed a piangere quando arrivavano botte normali o botte di ricordi.

Ma non è così.
Non si può ricostruire la storia partendo da ricordi sfuggenti o selezionati con cura, è bello, ma non è onesto.
E lo dice uno che ha mentito così tanto da convincersi di vivere nella falsa realtà che si era venuta a creare, per mesi e mesi. Per anni, invece, ho assunto comportamenti del cazzo, ma così del cazzo e di merda, che mi sarei dovuto drogare solo per giustificarmi.

Lo so bene che quella barba è la mia, che il tizio che gode e ha la mano su quei capelli sono io, che quello che la prende da dietro sono io. Lo so che, in verità, non te ne fotte dell'autunno in quel modo.

Perchè, purtroppo, un milione di cose si imparano solo con l'esperienza.
L'esperienza ti insegna di non bere quando sei in queste situazioni, perchè finisci solo per imputtanare la tua dignità (concetto che poco esiste, ma in questo caso è la dignità che hai per te stesso) e per farti più male.

Sarebbe fantastico essere tutti amici e fare girotondi tutti insieme sull'orlo di un precipizio, ma non è possibile.

Puoi morire in meno di tre minuti e puoi rinascere tutti giorni, ed è così che si vive più a lungo.




26/07/12

C'è posto per chiunque.




Qui c'è posto per chiunque.
C'è posto per i giapponesi e i loro scrausi vestiti, con i boots neri e un po' di borchie, gente senza età e dalle capigliature sindacabili.
C'è posto per vecchi tatuati punk che pogano ubriachi e suonano il piano sdentati dopo sette pinte di qualsiasi cosa.
Chiunque non trovi posto altrove trova posto qui, c'è un posto per tutti e per tutti i tipi di gente, puoi vestirti come vuoi, puoi dire ciò che vuoi. Non sto parlando di internet. C'è posto per chi ha cinque figli, ma regolarmente si droga e beve e si lamenta e rimane ubriaco per giorni mentre scopa negre pantere con il culo alto ed enorme. C'è posto per finti matrimoni per ottenere passaporti, per chi fuma erba giamaicana, per chi vuole andare in bici tutto il giorno, per chi vuole sentire piccoli chitarristi mai divenuti famosi spaccare il culo in un pub semivuoto. C'è un posto per rastafariani settantenni santoni con la barba annodata a coprirgli il pacco, per donne incinte tatuate sul grembo, per palestrati e per negri musulmani religiosi con mocassini e tonaca viola (e cappello di cui non saprei fornire una descrizione), per le tue sosia che camminano a piedi nudi nel parco, per chi cerca un'altra vita occupando squat, per chi è vegano celiaco e allergico alle nocciole, per asiatici indiani bangladeshi iraniani arabi, per qualche piccola rapina e per finire in galera un giorno perchè hai dato uno schiaffo al fascista ubriaco che ti ha regalato una testata mentre lo abbracciavi, per chi vuole spintonare e tornare a casa sulle sue gambe, se è fortunato. Per incredibili posti panoramici dove ti puoi portare cibo e birra da casa e apprezzare il momento, per parchi immensi e piccioni monchi che mangiano con te, per i sonic youth l'industrial e the libertines, per concerti di punk sconosciuti cinquantenni con la cresta verde e strane inclinazioni verso la guinness, per metallari gentili e astemi e per nani cinesi. Per vedere un androgino ogni tre minuti, per lavorare sessanta ore a settimana, per essere pagati il minimo e per sfondarsi di birra di dubbia provenienza.





13/01/12

Il programma della serata: "se tutto va bene dovremmo morire".

Giorno prima della serata:
finisco l'ultimo esame del semestre, faccio un po' di spesa per la serata: quattro bottiglie di vino scadente, cerco la particolare marca di vodka con qualche frutto richiesta da paolo, ma non la trovo, perciò prendo la prima cosa che trovo, una bottiglia di whiskey e della coca cola. Io e pietro raggiungiamo giulio per farci consegnare ben due bustine di erba, gentile concessione (neanche tanto perchè l'abbiamo pagata) del suo coinquilino, che saranno una sorpresa per le ragazze, ma sopratutto per fabrizia.

Giorno della serata:
Io e giulio raccattiamo paolo alla stazione, mentre il povero pietro stà studiando per l'esame che ha fra qualche giorno, e lo aggiorniamo sulle ultime vicende e sull'organizzazione della serata: fabrizia, daniela, claudia, marianna (da non contare poichè cozza e fidanzata), giorgia e infine caterina (ragazza di giulio).

- fai come se fossi a casa tua! - dico a paolo, detto "l'esterno", appena oltrepassiamo la porta di casa. e lui mi prende in parola, si butta sul divano - grazie fabietto. - e si accende una sigaretta con aria noncurante.
Ma gli vogliamo bene lo stesso.
Torneo di fifa per stemperare la tensione, qualche bestemmia, la prima bottiglia di vino si apre, il torneo lo vince pietro rinvenuto magicamente dai libri di ingegneria e per punizione decidiamo di insultarlo platealmente durante la serata e gli auguriamo di non trombare nessuna delle tizie che abbiamo invitato apposta per questo scopo (ma loro non lo sanno).
Intanto paolo scarica a giulio la fatica di rullare tre canne, preoccupandosi unicamente di fare il tifo da dietro le sue spalle: - vai vai, no, no, togli un po' di tabacco, tieni il filtro bello stretto, vai vai lecca su su dai ok bravo. - Per sua fortuna l'altro è così concentrato da non potersi muovere e trucidarlo all'istante e io colgo i suoi pensieri dallo sguardo e dico - non si disturba chi lavora, cazzo! -; attendiamo pazientemente che il processo sia finito e ci poggiamo tutti sul balcone e cominciamo a fumare la prima, quando daniela fa il suo ingresso in casa, con le sue grosse tette a distrarci un po' e noi la invitiamo a cominciare a bere, ma preferisce aspettare le amiche "che saranno qui a momenti" sostiene.
Paolo si avvicina allo zaino, mette una mano dentro ed estrae con fatica - un gioco fenomenale per bere, ragazzi, ci sfondiamo e dopo le sfondiamo! - dice, felice del simpatico gioco di parole, che però non fa ridere nessuno.

Il gioco è questo:



Le altre ragazze arrivano verso le nove meno un quarto, tutte insieme, e entrano in casa con fare circospetto, fabrizia squadra subito le bottiglie sul tavolo e io e paolo ne approfittiamo per guardarle il culo, nulla di eclatante a quanto pare, mentre giulio accoglie calorosamente caterina, perciò nessuno li caga di striscio, pietro e daniela salutano le altre tre e le fanno accomodare su qualche sedia e sul divano e tutti quanti cominciano a blaterare, blaterare, blaterare.
Per fare la conoscenza di tutte in fretta, paolo comincia a versare bicchieri di vino ed a distribuirli, aprendo nel contempo le bevute con ludibrio della folla, e chiama a raccolta tutti per accendersi gli altri due cannoni e passarseli ridendo e scherzando; addirittura fabrizia si offre volontaria per rullare il complessivo rimanente di erba e paolo quasi la bacia per mostare il suo entusiasmo (scatta il feeling).


Tre ore dopo...

24/10/11

ASDOB.





Una volta avevo un amico, eravamo minuscoli, ed era il mio migliore amico e i nostri sogni combaciavano e le nostre idee anche. Cosa facevamo? Niente di speciale, eravamo amici. Giocavamo a calcio nel mio porticato, spesso eravamo solo noi due, e il porticato della mia vecchia casa era chiaramente fatto per giocare a pallone: da una parte creava una porta con tanto di traversa e due pali che erano due colonne, era fatto palesemente per ricordare una porta. Almeno una volta al giorno passava il solito vecchio di merda a dirci che potevamo giocare ovunque tranne che lì, e noi tacevamo e poi ricominciavamo quando si levava dai coglioni.


Ricordo benissimo che una delle nostre magnifiche idee riguardava il fatto che dal 2003 (il 2003 era impossibile da raggiungere, era così lontano, era il futuro più lontano immaginabile) sarebbero diventati tutti ASDOB, ovviamente noi e qualche altro fortunato eravamo al di fuori da questa contaminazione mentale.
ASDOB stà per Associazione Sballati Dementi Ottusi Bacati, la trovo tutt'ora una cosa geniale.

Giocavamo un po' a tutto, avevo un piccolo canestro in cameretta che era posizionato a un metro e ottanta di altezza, per noi era un'infinita però, per poter fare una schiacciata avremmo dovuto usare una sedia, ma ci divertivamo davvero un casino a fare canestri passandoci la palla nei modi più impensabili e magari dopo ci menavamo per gioco e io che sono sempre stato il più filiforme ero sempre in difficoltà, ma nessuno si faceva mai male.

Una volta sognai che lui era sposato e doveva andare in guerra a guidare un carro armato, e non ci sarebbero stati problemi se non che lui mi veniva a trovare a casa per dirmelo e con lui c'era sua moglie, ma il fatto grave era che lui era diventato grande ed io ero rimasto bambino.


Poi siamo cresciuti e piano, ma veramente piano, ci siamo separati e lui si è fidanzato prima di me e io sapevo che sarebbe accaduto così e poi ci siamo persi proprio di vista e lui ha i suoi migliori amici e io i miei, e ci vediamo ancora a volte per bere qualcosa, ma io non conosco le sue paure nè i suoi rimpianti ed è strano che crescere ti faccia tutto questo, mentre tu vuoi solo restare bambino e sudare, ma senza puzzare troppo, e tutti ti vogliono bene e i tuoi pensano a tutto quanto e tu non devi fare un cazzo, al massimo qualche addizione e divisione, e il tuo unico scopo è dormire e divertirti e magari ti piace una compagna di classe e cerchi di farle un regalino stupido, ma poi diventi tutto rosso e preferisci rimandare la cosa, sì, insomma, scopare è bello, ma volevo restare volentieri bambino.