05/02/16

Il primo weekend.

Oggi che sono bello incazzato vi regalo uno di quei post che vi piace tanto (ma a chi?): donne, scopate e un tocco di poesia. E la droga.

(Perchè, ci sono momenti in cui non sei incazzato, urno?)
(FUORI DAI COGLIONI! HO DETTO FUORI!)

Disclaimer:
The stories and information posted here are artistic works of fiction and falsehood.
Only a fool would take anything posted here as fact.

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Ho mal di testa. Non voglio uscire. Aurora mi chiama e cerca di strapparmi un appuntamento. Le dico che le farò sapere il prima possibile. Appena butto giù la chiamata, mando un messaggio a Caterina. Lei non risponde, come sempre. E allora vaffanculo, non posso stare a perdere tempo dietro a te, penso. Mi chiedo se sarà davvero l'ultima volta che la cerco. Chi se ne fotte. Ricontatto Aurora e dico che va bene. Una scopata svogliata e torno a casa.

Sue, Sue, Sue.
Farei follie per Sue e le follie peggiori non le conosce neanche lei, sono troppo troppo alte anche per noi squilibrati. Sue, Sue, Sue, le dico mentre la prendo per mano e la guido verso casa mia. Sue viene mille volte e ha degli orgasmi potentissimi che quasi mi cacciano il cazzo fuori da lei. Facciamo l'amore cinque, sei, sette, nove, dieci volte. Lo farei fino a morire. Tra una pausa e l'altra parliamo di noi e dei nostri progetti, intanto fumiamo canne oggettivamente grosse per noi, e mi balenano davanti alla mente pensieri assurdi come "parlare con Sue è bello come scoparla", perché Sue ha tanto da dire e sopratutto sono cose che non hai mai sentito prima, o almeno non da una donna. E dirò di più: ha capito come sono, sa come sono e mi accetta per questo. Questo è molto di più di quello che voi avrete mai. La sera guardiamo un film e siamo fattissimi e senza pensarci ci stringiamo le mani e mi sembra di avere le mani completamente fuse con le sue. Come se fosse la stretta perfetta, un connubio incredibile che sarà difficile ripetere. Dormiamo insieme e ripetiamo il tutto il giorno seguente finché non si fa veramente tardi e devo volare via.

Mi infilo in macchina e affronto spavaldo un traffico asfissiante, arrivo a casa e non ho neanche il tempo di farmi una doccia, "meglio, arrivo con chissà quale odore di ormoni e sesso addosso", penso, e corro di nuovo giù perché Cassie ha casa libera per una mezza sera e l'ultima volta che ci eravamo visti non me l'aveva data e ora mi ha invitato lei quindi secondo me, secondo me, secondo me, avete capito. La piccola Cassie si fa trovare seminuda, ma di smollarla non se ne parla, nonostante io stia insistendo come un assatanato, per quanto possa insistere qualcuno che ha passato gli ultimi due giorni a scopare dalla mattina alla sera. La motivazione è che "Felix, so benissimo che tu hai altre", brava, penso io, "e non mi va. Non sarai mica fidanzato?" "Se mi davi del frocio mi insultavi molto di meno". Per inciso, mi ha dato del frocio per tutta la serata, curiosamente in tutti i casi in cui è capitato ho sempre concluso bene con la ragazza. Allora l'unica cosa che resta da fare è, prima che arrivino i genitori a trovarci sul divano con la mia mano nei leggins della loro adorata figlia, cambiare luogo. Entriamo in macchina e andiamo in un pub, io prendo un cocktail e lei una birra e qui decido di rilassarmi, ho bisogno di riposo anche io, e di sentire cosa ha Cassie da dire. E' piacevole parlare con lei, non che non me lo aspettassi, ma è più piacevole di quanto potessi immaginare. Mi parla di come sono andate a puttane le sue ultime relazioni, di come il mondo non sia più lo stesso da quando siamo cresciuti e non contiamo più i giorni che ci separano da un obiettivo, un regalo, una visita di un amico, no, ora andiamo avanti a mesi e ci sembra normale. "Ci rivediamo tra due mesi, quante volte l'hai detto a qualcuno, o ti è stato detto?", e ci sembra anche poco, aggiunge lei. Ma non è così ed entrambi lo sappiamo. Ci spostiamo nuovamente in macchina. Mi infilo in una stradina appartata e ricomincio a cercare di spogliarla, con crescente successo, finché non mi ribadisce più volte di avere il ciclo. Sai che problema. Mi sfilo la canottiera, la metto sotto di noi e vado a segno. Cassie è dolce a livelli assurdi, in senso positivo, e mi chiede "ancora, ancora!" ed è anche leggermente pazza. Scrive solo cose ansiogene e ha una bella fantasia malata. Mi piace e punterò a rivederla il più presto possibile. Ha quel tanto che basta a poter farmi pensare di rivivere un amore pazzo. Organizzazione permettendo. La canottiera è impregnata di sangue e non vale la pena salvarla. Ci appallottolo dentro i fazzoletti usati per pulirci e la butto fuori dal finestrino. Au revoir, il tuo sacrificio è stato utile per la causa.

La sera dopo è la volta di Aurora. Di nuovo. Aurora mi richiede sempre come se non potesse fare a meno di me. Io posso fare assolutamente a meno di lei. Non mi piace stare con lei. Non mi dà soddisfazione, non mi interessa quello che dice nel 90% dei casi, però vive da sola e ha sempre casa libera. Ok, ok, sembra che stia essendo troppo critico. Aurora ha dei grandi lati positivi: si comporta da donna, nel senso buono, e non rompe i coglioni. Queste due qualità insieme sono così difficili da trovare che non posso buttarle via solo perché quando apre la bocca cerco di pensare ad altro. Che poi è una cosa che faccio comunque. "Felix, mi stai ascoltando?", ripete lei. Odio anche quando mi chiama per nome. Chi cazzo sei? Chi cazzo ti conosce? "Tu sei vuota!", vorrei urlargli, ma poi scoppierebbe a piangere e la cosa mi darebbe ancora più fastidio. Guardo la porta della sua camera e penso a quando finalmente uscirò da lì. Ovvio che tutti questi pensieri non me li faccio mentre scopiamo, ah, dimenticavo, scopa anche bene, siamo a tre qualità grazie alle quali posso soprassedere su tutto il resto. Ciò non toglie che dopo i cinque-dieci minuti di baci e carezze after sex il mio desiderio più recondito sarebbe quello di stare da solo, da qualche altra parte. Non è neanche colpa sua, non può farci assolutamente niente. Povera Aurora, nessuno la salverà dall'inferno. Si sentirà molto in colpa, prima di scoparsi il prossimo cretino. E probabilmente sarò ancora dalle sue parti quando succederà.

Domenica è la fine di tutto e per fare qualcosa di bello decido di metterle tutte e tre insieme in scaglioni di tempo, perciò la mattina corro da Sue, prendo un suo taccuino e le scrivo dediche che non leggerà mai o che non capirà mai profondamente e penso che forse le sto scrivendo per me stesso. "Se ogni carezza che diamo, fosse quella di cui avessimo bisogno?", mi balena in mente, ma questo non lo scrivo. Il pomeriggio prendo Aurora e lei mi fa leggere delle cose che ha scritto e di nuovo cerco di sacrificare qualche indumento pur di entrare dentro di lei e di fottere quel cazzo di ciclo, ma stavolta non devo buttare via nulla. La sera mi vedo velocemente con Aurora, così velocemente che mette il muso lungo mentre mi rivesto senza guardarla. "Ho un appuntamento", le dico di corsa e lei sospetta e mi chiede "Con una più figa di me?" "Molto meglio, con un mio amico. Maschio.". Mi chiudo quella dannata porta alle spalle e volo da Dave. Mi sono scordato di pisciare e ho la vescica che scoppia, arrivo a casa sua e mi fiondo in bagno salutandolo a malapena e godendo terribilmente mentre mi svuoto. Mi ricompongo e gli butto una busta di erba sul tavolo. Mi accorgo che anche lui è abbastanza trafelato. Si è fatto una corsa per tornare a casa in tempo per il nostro appuntamento. Stava ovviamente scopando prima.
"Facciamo qualche canna e poi usciamo, andiamo a quel concerto di cui ti dicevo."
"Assolutamente, Felix, assolutamente, però una la fumiamo qui."
I nostri progetti cambiano molto spesso e molto velocemente. Mi chiama Irene e mi invita ad una festa privata in casa di gente sconosciuta. Sembra interessante, pare ci sarà un bel casino. Mi informo sulla situazione per quello che mi interessa: "posso fumare lì?" "Sì, non c'è problema", risponde lei. "Perfetto", e chiudo la chiamata.
"Dave, dobbiamo andare ad una festa."
Dave scoppia a ridere.
"Ma io ho già scopato!"
"Anche io, Dave, fottesega. Andiamo a drogarci."

E così è: finiamo in questa festa in cui non conosciamo nessuno, a parte Irene e un paio di sue amiche, e restiamo in cucina a fumare per la maggior parte del tempo, senza neanche incrociare gli sguardi della gente che è lì nel salone a parlare di università, università, università. Ogni tanto ballano anche. Noi invece siamo i perfetti asociali. E io ed il mio amico ignoriamo perfettamente quelle poche fighe che ci sono alla festa perché non abbiamo nessuna voglia di ascoltare stronzate o di guardare una negli occhi fingendo che ci interessi quello che ha da dire. Non ce ne fotte un cazzo. Io ho i miei giri, Dave ha i suoi. Due scoppiati nella notte, silenziosi, mistici, che pensano all'unisono e fumano senza soluzione di continuità.

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