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14/02/23

Le notti passate in strada.

Le notti passate in strada mi chiedo che cazzo facessi. Che cazzo facevamo tutti noi in strada, ogni giorno, ogni notte, a buttare via il tempo, a parlare di niente, a stare fuori dalle nostre case per non pensare a cosa c'era dentro, a smezzarci una birra, una cinque euro di fumo di merda, sono solo due canne, tre se ti impegni, nulla di più. Nelle notti passate in strada cercavo amici che non avevo perché ero troppo solo dentro di me, stupido e ovvio. A nasconderci da tutti, su gradini improvvisati, nei portoni di case sconosciute, all'ultimo piano nel vano ascensore, muti per non disturbare. Le suole delle scarpe troppo sottili, le piante dei piedi che sentivano l'asfalto, cercavo l'erba per non sentire dolore dopo aver camminato tutta la notte ed ogni volta serviva una mezz'ora per tornare a casa con il rischio di essere assaltati da uomini e da pensieri, il meglio era essere soli alle quattro di notte, solo la musica a tirarmi avanti e pensieri del futuro e del passato e non potevo sapere cosa sarebbe accaduto da lì a qualche anno, non potevo neanche immaginarlo, non vedevo così avanti come a volte vedo ora. E pensavo di essere follemente innamorato e pensavo di essere follemente incazzato e tante volte ero solo molto ubriaco e mi muovevo leggero nell'aria ed era rischioso, con una bottiglia di vodka intera in una tasca eccessivamente profonda di un jeans semistrappato e gente che si ferma e mi guarda e cerca di afferrarla, ma solo per scherzo. Nelle notti passate in strada, solo cicchetti, da voi forse si chiamano shot, di alcol, mai più di un euro cadauno. Il vino costava un euro e venti e dovevo berne due bottiglie per sentire qualcosa ed essere brillo perché allora reggevo l'alcol ed ora la strada quasi non è più la mia, se non quando torno nella mia città e il mio andamento cambia, ritorno a ricordare le notti in strada e dove sono cresciuto e dove mi sono formato e non era bello allora e non è bello adesso, forse la nostalgia lo rende un po' più vivibile, il mio passato intendo, ma se parlassi a me di anni fa mi manderebbe a fanculo e direbbe "fortuna che ne sei uscito e ora vivi altrove, non tornare qui neanche nei tuoi pensieri, stai lontano, non ti voltare indietro, come in nuovo cinema paradiso". E all'epoca non l'avevo neanche visto. Poi ho visto altre strade straniere di notte ed autobus notturni e metro notturne e gente sconosciuta conosciuta per una sola sera, una sola mezz'ora in una stazione e barboni e arabi ed ora ho una casa mia e la notte non la voglio passare in strada perché a casa posso decidere la musica e posso decidere di sdraiarmi sul divano e soprattutto chi invitare. Le altre volte dovevo cercare luoghi chiusi, ma non erano mai i miei, erano garage di amici, centri sociali, bar del cazzo, robe insomma dove poteva accedere chiunque e se non hai il controllo su chi entra ed esce non è davvero il tuo di posto, sei solo lì per caso o per convenienza, perché in questo bar bere non costa tanto e ci fanno ancora fumare dentro ed a nessuno frega un cazzo. Neanche so se si può ancora fumare in quel bar. E i bar erano pochi ed erano sempre gli stessi, un po' perché siamo delle persone abituali, un po' perché i ritrovi di un certo tipo di gente erano sempre gli stessi e quindi conoscevi tutti, almeno di vista, e quando ci ritorni vedi le stesse facce del cazzo e qualcuno non è mai andato via da lì e dopo dieci anni e passa frequenta sempre gli stessi posti che tu pensi "cazzo, ma cambia un po', fallo per te, vai via", ma a loro frega un cazzo. E' casa loro e lì si sentono al sicuro e anche io mi ci si sentivo un po' al sicuro, ma giusto un po' perché appunto potendoci entrare tutti, poteva sempre succedere di tutto, in qualsiasi momento di qualsiasi giorno, bisognava stare attenti.

Ora no, sono solo cocktail bar o comunque qualche pub già un po' più in perché ho qualche banconota in più, molte, e bisogna solo abituarsi a questo salto di qualità, mi ci sono abituato. Forse fa sempre un po' strano, forse è solo stato l'essere diventato un uomo, adulto, che nessuno me lo aveva detto per parecchio tempo e io non ci avevo fatto caso. Eppure c'è sempre quella voglia di mollare tutto e andare via, sparire per qualche giorno, una o due settimane, da tutte le tue responsabilità, dalle persone, poche, che conosci davvero, solo perché puoi, per liberarti la mente, perché ora non devi dare conto a nessuno, ma se alla fine me ne parto un weekend, prendessi la macchina e andassi via, per girare a cazzo in un posto semisconosciuto, alla fine a chi cambierebbe qualcosa? Sarebbe lo stesso di restare a casa tutto il weekend ad annebbiarmi, sono comunque non visibile agli altri, poi penso chi cazzo me lo fa fare di muovermi e andare via, sto bene qua, ho lavorato e sudato e mangiato merda per essere qua, e mai abbastanza merda mangiata, e per qualche anno mi sono sentito arrivato. Adesso sono tornato in me per qualche mese e sono conscio di non essere arrivato da nessuna parte e che non è il momento di fermarsi, again, perché, come scrivevo dieci anni fa, niente compromessi. O spacchiamo tutto o si muore e tanto si muore comunque, quindi tanto vale che.

Quindi tanto vale che ti dai da fare, it was a suicide mission all along, così magari un giorno ti svegli e non senti il peso sopra il petto che senti adesso, ti svegli e dici "beh meglio di prima". Mi ci sento spesso così, ma è facile se vieni dal nulla e sai che lì ritornerai. E per questo mi sento poco compreso e compreso da pochi. Forse me la tiro troppo e veniamo tutti dalla stessa merda, infatti lo pensavo qualche giorno fa mentre giravo a piedi in un quartiere pieno di arabi, mediorientali e altra gentaglia, che poi la maggior parte vogliono solo fare la loro vita tranquilla, sopravvivere, buttare qualche figlio qua e là e morire con un mutuo e un matrimonio nella cintura. Tutto qui, non c'è altro, ricordatevelo, merde. Pensavo che loro mi potrebbero capire di più di quanto mi capiscano i nordeuropei di buona famiglia, gente che ha sempre avuto soldi in tasca e che ha già comprato una casa e una macchina ed è già morta dentro. Sarei potuto essere un criminale, non sarebbe stato difficilissimo, e sarebbe andata peggio di così. Meglio com'è andata ora, mi piace pensare di avere reso felici un po' più persone, donne principalmente, in questo modo, almeno per un po' di tempo. Oppure no. Non sta a me dirmelo ed è difficile mantenere un balance con la vita che faccio io, con il tipo di vita che faccio io, con il pavimento che è il vostro soffitto perché non avete metà delle palle di prendervi il rischio. Se mi ami davvero, stammi lontano da me. Siamo di una razza aliena e non ci frega di fermarci davanti a voi umani, ci fate anche parecchio schifo. Guardavo e guardo tutta la gente qui in giro e c'è una moria di sensazioni e di estetica che mi fa vomitare e il peggio è che guardandovi mi sono sentito un po' come voi e il pensiero mi ha rivoltato, non voglio essere come voi, non voglio essere paragonato. Già essere additato come un umano mi dà ribrezzo, voglio essere più lontano da voi possibile e se non ci riesco mi faccio schifo io per primo. E vorrei allontanarmi sempre di più, sempre di più, e guardarvi dall'alto del mio odio e amore quando mi gira bene, dal basso della mia comprensione per il vostro vile punto di vista che comunque capisco e non giudico, ma al tempo stesso mi è così lontano e a volte incomprensibile che penso non debba dedicargli troppa attenzione eppure ci devo vivere con questi umani e questo è il mondo che mi è stato dato, che mi sono dato, e allora giochiamo qui, non c'è un altrove.

Potenzialmente sembra tutto così semplice: se nessuno di voi si impegna davvero nella vita, il mondo è lì per essere preso dal mio braccio che si allunga verso di lui. E so che non è così semplice è solo che la piramide dove sono salito non permette di salire oltre e quindi bisogna cambiare piramide, ripartire dal basso e risalire, risalire, risalire e poi di nuovo cambiare piramide e di nuovo e di nuovo. Tutto qui, con l'orizzonte che si allontana ogni giorno di più perché siamo insaziabili e vogliamo solo sangue sangue sangue e soldi. Più sangue e più soldi, e sono correlati tra loro, per farci stare quieti un attimo, per allietare ed acquietare la voce, le voci, dentro di noi che urlano "dammi, ottieni, vai avanti" e lo specchio davanti a me che dice "beh, cosa hai fatto gli ultimi due o tre anni? A me sembra quasi nulla, non ti vergogni? I tuoi avi sono morti per molto meno e ti guardano e dicono che sei uno stronzo perché loro al posto tuo, con tutte queste possibilità, si sarebbero impegnati davvero e avrebbero fatto molto di più". Il mio specchio è proprio uno stronzo e ogni tanto mi fa piangere, ma almeno siamo solo io e lui a saperlo, che è già molto meglio di farlo sapere a te. Ed è vero che tutti quelli venuti prima di me al 99% hanno avuto una vita di merda e si sono fatti strada tra ostacoli e intemperie e notti di malattia e morte, più e più volte, e questo non li ha fermati. Coscienti della fine sono andati avanti, per fare cosa? Alla fine solo per farmi essere qui ed avere 'sta bella vita che ogni tanto mi chiedo se davvero me la sono meritata e le stelle mi dicono "ora tocca a te fare qualcosa, non è che ti abbiamo fatto senza motivo". Quindi ora o ti dai da fare o ti ammazziamo perché di te non ce ne facciamo un bel nulla, specialmente se non vuoi sottostare alle regole che abbiamo imposto sulla vita, su questi essere umani, sulla natura, o fai come diciamo noi o ti facciamo sentire male, il più male che puoi provare in quanto essere insignificante sulla terra. Ti togliamo l'amore, gli amici, le ragazze e ti lasciamo solo con te stesso, e se rimani solo con te stesso lo sai che sono cazzi. Perciò riga dritto, bastardo, sappiamo da quale stella vieni e specialmente sappiamo su quale ti facciamo tornare.

06/10/18

I'll love whatever you become.

La cosa più bella che abbiamo fatto è stata rubare il tempo, a chiunque appartenesse, e farlo nostro. Io e te.

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Siamo in cucina e tu sei seduta sul tavolo, hai quella maglietta bianca e azzurra che ti ho regalato l'anno scorso e quei pantaloncini verde militare. Ti guardo le gambe e penso che ci perderei la vita lì in mezzo, le abbraccio. Mi godo ogni centimetro della tua pelle e del tuo odore. Ti prendo in braccio e andiamo sul letto a finire di crepare di caldo, a sudare insieme.
Fumiamo tra una volta e l'altra e restiamo in silenzio a guardare il soffitto. Bello bianco questo soffitto, come sarebbe camminarci sopra senza tutte queste sedie, scrivanie, mobili, cose in mezzo alla stanza? Ci addormentiamo abbracciati per mezz'ora, ci svegliamo e andiamo a vedere un film. E' l'unico momento buono per vedere un film: dopo aver scopato. Altrimenti si finisce sempre a scopare e poi magari pensi "sì, ma cazzo, il film?".

Il film finisce e torniamo a letto, restiamo incastrati in silenzio. Ogni tanto ci guardiamo negli occhi, qualche rumore di labbra che schioccano, c'è odore di incenso.
Ti alzi e vai verso la borsa, prendi un foglio e torni da me. E' piegato in quattro, lo apri e mi leggi una poesia che hai scritto. Forse ce l'ho ancora da qualche parte, un pezzo di te.
Qualcuno bussa al citofono, è la pizza. Tu scendi ed io imbraccio la chitarra e mi metto a cantare qualcosa dei radiohead. Ci metti tanto a tornare, ma ho capito subito che sei rimasta dietro la porta ad ascoltarmi, per paura di disturbare la prestazione.

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Questo sopra l'ho scritto veramente tanto tempo fa. Non l'ho mai concluso, anche se in verità non mi sembra di aver mai cercato bene una conclusione. L'ho appoggiato tra le bozze attendendo l'ispirazione, ma più il tempo passava e più non ci pensavo e più dimenticavo le poche idee che avevo per continuarlo. It's ok, babe.

Non mi ricordo il tuo volto. A volte. E per questo ringrazio le foto e la tecnologia. Mentre scorro tutte le immagini, mi ricordo di quanto sei bella. O dovrei dire eri bella? Non perché tu non lo sia più, semplicemente perché sono passati anni e io mi sto riferendo esclusivamente a quelle foto. Precisazioni linguistiche e temporali, per un tempo che non esiste e abbiamo inventato noi stessi. Ora è tutto più semplice perché ti ho espulso dal sistema. Ho espulso quella parte di te che ancora viveva in me come un virus e mi rendeva orribili le giornate anche se leggevo o sentivo una o due parole trigger, cinque lettere, quattro lettere, da qualsiasi parte, mi facevano deprimere praticamente. Tutto è passato e ho sostituito quel virus con qualcos'altro, che tu sai bene, anche se ti è difficile credermi. Come detto più e più volte, non ha importanza nulla di tutto questo e specialmente non importa quanto tu mi creda o mi voglia vedere o mi voglia sentire. Anzi, mi ha fatto piacere avere del tempo libero per dedicarmi a me, sapendo che la tua vita stesse andando alla grande. Almeno finora, poi recentemente ho raggiunto un paio di grossi obiettivi e negli ultimi due mesi mi sono dato al relax più totale, facendo ben poco di produttivo. E intendo produttivo nel lungo termine, perché di soddisfazioni a breve termine, quelle le ho prese tutte a piene mani. Forse mi serviva un po' di relax o forse devo stabilizzarmi un po' al nuovo livello raggiunto per poter poi continuare ad avanzare. A breve dirò basta e spenderò il mio tempo in maniera più seria. Sai, pare non siamo più adolescenti. Sebbene fare il paragone con i miei coetanei mi faccia pensare di essere ancora incredibilmente giovane, ma è un bias, perché gli altri sono dei cazzo di vecchi sia fisicamente che psicologicamente e con moltissimi mi è difficile instaurare una conversazione seria perché vivono delle loro poche esperienze e danno quelle per scontate e sicure e così e la vita e non andare lontano dalla strada maestra che l'amico dell'amico dell'amico di mio cugino di quinto grado una volta è stato male per questo.

D'altra parte, rilassarmi è più semplice se so che le persone che contano nel mio universo stanno relativamente bene, per quanto bene si possa stare per ora, in questo mondo, e quindi mi sono crogiolato sapendo che non c'erano mostri da rincorrere né dentro di me né fuori. Ma lo so che sono lì e torneranno e mentre io ho buttato due mesi di miglioramento nel cesso, loro sono lì dietro l'angolo pronti ad assaltare me e gli altri. E guerra sia.

Ovviamente ti ho sognata per metà notte e mi sono svegliato alle sei e mezza. Nel sogno eri diventata famosa per qualche strana scoperta o novità che avevi creato e ti guardavo in un servizio di dieci minuti in tv, mi sembrava lungo e ti vedevo immergerti anche in una vasca per dimostrare qualcosa, sempre mentre guardavi l'obiettivo della telecamera. Dopo ti ho accompagnata a parlare con un regista gay famoso che ti avrebbe potuto aprire alcune porte importanti in televisione, anche se a te non fotteva veramente tanto. Volevi solo spiegare meglio e a più persone la tua idea, sembrava una buona idea, ma non la ricordo o forse non era parte integrante/importante del sogno. Io non partecipavo al meeting con il regista. Rimanevo fuori con un amico, come se dovessimo farti da bodyguard. Comunque non accadeva nulla di preoccupante. Ti prendevo e ti riportavo a casa. Finisce così.

Mi sono svegliato perché Naomi si è alzata per andare in bagno. Quando è tornata, si è sdraiata sul fianco destro e io anche, per abbracciarla da dietro. Con ancora le tue immagini in testa, ho pensato che per togliermele un po' dalla mente l'idea migliore era fare l'amore con lei. Dopo mi sono riaddormentato e ho sognato Naomi.

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Qui volevo mettere un'immagine.

Ci ho pensato per qualche ora. Ho setacciato le mie cartelle e nulla mi pareva esprimesse qualcosa di perfetto per la situazione. Perché per te voglio solo il meglio.

Ho ripassato anche le foto dove ci siamo noi. Mi sembrano tutte cose che voglio tenere per me e nessuna risalta effettivamente tra le altre, ce ne sono molte che mi parlano piano e mi fanno ricordare che sono vivo.

Nessuna immagine.
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E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".






I remember.

I always remember.

23/05/18

Tutto questo dare un giorno tornerà indietro.




Ora che tutte le storie / durano ventiquattr'ore

Non sono deciso perché il mio cervello mi rema contro e mi dice di prendere il treno e andare a casa che tanto non succederà niente e ci sarà una situazione del cazzo che non mi permetterà di fare nulla di bello. E invece mi metto le cuffie e cammino per le vie di una città che non conosco e guardo il vuoto e la solitudine e i lavori su una via principale che hanno dissestato una strada. Fa fresco, io ho una maglietta bianca e una camicia di jeans nera e cammino. Quando arrivo a casa di Amanda, è mezzanotte. Il cellulare è al 4% di batteria, le mando un messaggio dicendole che sono fuori dalla porta, sperando lo leggerà. Mi giro e guardo i lavori e tutta la strada che ho percorso. Non c'è anima viva, solo rumori distanti. Lei saltella sulle scale del suo portone, vedo un'ombra veloce e nera avvicinarsi, mi apre e ci salutiamo con due baci sulla guancia, mi invita in casa e trovo una ragazza e due ragazzi seduti su dei divani, a fare giochi per bere. Mi inserisco sul divano libero, Amanda si siete alla mia destra, parliamo un po', mi presento, mi offrono una birra, bevo. Cominciamo a giocare e beviamo e diciamo cazzate, ridiamo. Lei mi sfiora la gamba ogni tanto, poi ci poggia direttamente la mano e in un momento mette la testa sulla mia spalla. Mi fa complimenti velati mentre io sono taciturno, ma rilassato. Alle due andiamo a ballare tutti insieme in un locale che da fuori sembra un capannone qualsiasi e dentro è stato riadattato a club. Per prendere da bere bisogna comprare dei gettoni, cazzo siamo al lunapark, va bene, dai, balliamo e resto vicino a lei, mi allontano solo quando passa qualcuno che cerca di abbordarla, ma lei ci parla e poi rifiuta tutti. Saranno le tre ormai quando le nostre facce si avvicinano troppo e io devo baciarla e lei prima si scansa, poi cede, come sempre. Balliamo vicino ai divanetti, vicino al bar e lontano dalla pista, siamo soli qui mentre tutti i presenti sono al centro del locale. Ci rincorriamo, la inseguo attorno ad un tavolino, siamo brilli, ogni tanto ci baciamo, ogni tanto mi mette una mano sotto la maglietta, io le stringo il culo attraverso i pantaloni neri e solo quando sono quasi le cinque siamo finalmente in camera sua e io mi ero appena lavato i denti nel bagno, rientro nella camera e Amanda è lì, mezza nuda con solo le mutande, mi tolgo immediatamente la maglietta e le dico che questo non deve farmelo, la abbranco e la butto sul letto. Alle sei stiamo dormendo nudi e abbracciati e ci alziamo dal letto solo per le dodici, perché lei deve lavorare, inizialmente doveva andare in ufficio, ma poi ha chiamato il capo per dire che avrebbe lavorato da casa, Io mi faccio una doccia e poi rimango sul letto a guatare la camera e scopro angoli mentre guardo il soffitto e vedo l'acchiappasogni sopra il letto, troppo in alto per farci caso prima, gioco con il gatto, lo accarezzo, gli canto canzoni, ma solo con il labiale, quelle che ascolto con le cuffie mentre Amanda è seduta alla scrivania che apre mille programmi, vede video e ogni tanto scrive e fa due click, una parete della stanza è composta da finestre che danno su un vialetto, il vialetto lo guardo un po', guardo come il sole batte sui palazzi dietro e poi accade, accade che il cancello elettrico alla fine del vialetto si alza piano piano e rivela la strada con uno spartitraffico con dell'erba sopra e lì ricordo chiaramente che questa precisa immagine che sto vedendo ora, da questo preciso punto di vista, l'ho sognata qualcosa come una settimana fa, una settimana fa ho sognato questo vialetto, ma con il cancello aperto e quindi con quella visione di profondità sulla strada che prima non avevo, e ora è tutto chiaro e mi sembra di avere un segno palese del fatto che sarei dovuto venire qui e questo momento ne è la prova, ma la prova migliore che è tutto quello che desidero, in verità, e questo sarà un problema mio, l'ho vissuto non la sera e la mattina mentre stavamo scopando con una chimica incredibile per due che si sono conosciuti qualche ora prima, ma l'ho vissuto quando, mentre io dormivo solo due ore perché nei posti nuovi e con delle ragazze è sempre così, lei si è svegliata e si è accorta di me che le stavo facendo le coccole e si è girata con quella faccia riempita di ossitocina e relax e mi ha guardato con quegli occhi incredibili per poi fare un sorriso eccezionale, è quel sorriso quello che voglio e certamente per avere quel sorriso quello che c'è stato prima è imprescindibile e anche quello che c'è stato dopo. Dopo aver vissuto quel momento, quello del sogno e del vialetto, dovevo andarmene perché era tutto concluso, invece sono restato perché volevo rubare tempo finto a qualcosa che era solo un piccolo presente di quello che potrebbe essere, però alla fine abbiamo mangiato sushi e io non mangiavo da un giorno intero e mi piace condividere il pasto con qualcuno una volta ogni tre mesi e il gatto voleva rubarci da mangiare e alla fine Amanda gli ha dato un pezzo di pesce crudo e lui felicissimo se l'è divorato saltellando qua e là, ovviamente è tornato a chiederne altro, ma nulla, ho fame caro mio. Torno in camera a mettere le mie cose nello zaino e sistemarmi per andare via, mando un messaggio a lei che è in salone e le scrivo "stanza", le do i soldi per il sushi, non è neanche tutta la mia parte, ma magari mi dai l'opportunità di rivedermi, anzi, lasciami il numero e poi la bacio un altro po' di volte e un'ultima prima di chiudere la porta di casa dietro di sé e scomparire.













16/03/18

Deve essere pazzo, se no non si spiega.

Cammino per strada, ore nove di mattina, tutti belli ingiacchettati e vestiti da lavoro, cravatte ovunque e piove e comunque sono tutti incazzati, credo sia giovedì, io mi guardo intorno e scorgo facce tristi e desolate perché si lavora e fa freddo e che due coglioni, a me non frega un cazzo di tutto ciò, non ho mood specifici, ed è proprio in quel preciso momento in cui vedo un nero con una barba superdefinita che esce felice dal suo portone e sorride così tanto che il suo sorriso ingloba il mondo, è particolare a vedersi come cosa, e poi focalizzo l'attenzione sul fatto che in mano ha una canna enorme e lui ha percepito questo mio focus perciò guarda la canna, la canna gli sorride, lui sorride alla canna, bom! Big bang di felicità. Mi sveglio innamorato e nel mio letto c'è un solo cuscino, ho sognato di abbracciarti e di odorare il tuo profumo sul collo, questo mi scatena dopamina direttamente dal sogno, una cosa incredibile che se si potesse in qualche modo gestire significherebbe praticamente droga gratis e senza troppi effetti collaterali, ci pensi? Mi sveglio innamorato, sarà perché l'ultima di cui mi sono innamorato mi ha mollato e io non ho fatto una piega, dicevamo: alien mood = sempre stessa faccia, poche emozioni all'interno, raramente le vedrai. "E ogni giorno una nuova ragazza che mi rimpiazza / un altro più forte lo devi trovare / cane di razza" dice il cantante. Poi ho fatto un po' di danni, che sto pure pagando io. Un casino da queste parti. Ma sopratutto, manca poco tempo e io ho un altro obiettivo clamoroso, questa volta veramente clamoroso, livello auto blu, eppure ho solo due weekend per gestire la cosa e preparare la strada che mi porterà verso eccezionali gambe. Stop. Ah sì, insomma ho fatto questa festa e abbiamo invitato una marea di persone, i miei amici hanno fatto un concerto serio con tanto di microfono e ovviamente amplificatori due chitarre e un basso, abbiamo cominciato a bere e fumare dalle nove senza mai interrompere, la gente cominciava a venire e nel giro di un paio d'ore siamo stati sessanta, sessanta, un casino tanto che ad un certo punto non si poteva più entrare nella stanza senza sbattere la porta su uno dei presenti. Gente di tutti i tipi, c'era questa mezza siriana mezza turca mezza bulgara mezza italiana, e mi sa che continuava anche, che spiegava di essere stata sette anni in siria durante la guerra e che dopo un po' ci fai l'abitudine e il rumore perenne non ti dà più fastidio e non ci pensi neanche troppo che ogni giorno puoi prenderti una bomba mentre sei in strada a comprare qualcosa da mangiare o mentre aspetti il bus per tornare a casa da lavoro. E' interessante da sapere. Insomma, la festa procede tantissimo e io bevo vino e la gente beve qualsiasi cosa sia su un tavolo, si parla, si fuma principalmente dentro, ma anche sul terrazzo. In uno dei tanti passaggi al piano inferiore becco un mio amico con una greca ed un'italiana che stanno parlando di nasi e di come siano riconoscibili e una di loro chiede al mio amico se si sia rifatto il naso. Cioè, è anche possibile, ma mi ha fatto ridere come minchiata. Alle tre e mezzo sono giù seduto su un mobile e questa ragazza, Fabrizia, si è seduta sull'unica sedia presente, io non voglio risalire sopra nel casino e non voglio continuare a bere perché la festa deve finire prima o poi, allora resto qui a parlare con lei, ci scambiamo due stronzate, saremo stati entrambi abbastanza brilli ora che ci penso. Eppure la guardo un attimo negli occhi e ho l'illuminazione e vedo chiaramente dentro il suo cervello il pensiero per cui ha già deciso che stasera vuole scopare con me. La cosa mi fa rilassare più di quanto non lo sia. Passano due suoi amici per andare via e lei mi propone di andare su a bere qualcosa. Saliamo e becco un tipo che sta lavando i bicchieri di carta con il sapone dei piatti, in maniera meticolosa e me lo dice anche candidamente "sono finiti i bicchieri", tutto ok gli dico. Io ho conservato il mio bicchiere e lo condivido con Fabrizia, avremo bevuto qualsiasi cosa fosse rimasta, forse un bicchiere di vino bianco, e poi arriva un altro suo amico a chiederle se lei rimane o va via con lui, che tra l'altro la ospitava a casa in quei giorni, e lei mi chiede fino a quando dura la festa, cinque cinque e mezza baby tranquilla, il tipo riceve l'amara notizia, io rido internamente, l'abbraccia facendomi capire chiaramente che voleva scoparsela lui stasera, ma ti assicuro bro vedo la situazione e capisco che comunque non ce l'avresti fatta, te l'assicuro. Lui va via e io e Fabrizia balliamo qualsiasi canzone stia suonando e la bacio lì e le tocco il culo per qualche minuto, poi le prendo una mano e scendiamo giù, la spingo in una camera, non la mia, e comincio a spogliarla e finisce bene perché lei sta urlando e sopra stanno ancora venti persone con la musica a livelli incredibili e che sbattono i piedi ballando sopra il nostro soffitto, finiamo e vado di sopra a indicare ad un mio amico di buttare via tutti da casa e di non contarmi più nella serata, lui capisce e fa effettivamente come detto mentre io e Fabrizia siamo sotto le coperte e ascoltiamo l'ultima persona chiudere la porta, lei non si vuole muovere dal letto perché fa freddo, io voglio andare in camera mia e la prendo di peso, si mette a dormire esattamente al centro e io sono alla sua sinistra, lei supina con la testa girata un po' a sinistra, io sul mio fianco destro con le gambe intrecciate, lei è caldissima, non riesco a prendere sonno neanche per sbaglio, allora resto sveglio per quelle tre ore che ci separano dalla sveglia che si è messa lei, ascolto il suo respiro e la osservo, ogni tanto le accarezzo la guance e le labbra, ha una pellicina sulle labbra, si potrebbe staccare facilmente, ma sicuro la sveglierebbe. Si sveglia e sembra fresca e riposata, io sono sempre frastornato e devo pulire tutta la casa, ci metterò un paio d'ore, e la guardo vestirsi e andarsene velocemente via e mi chiedo se ci rivedremo mai.


31/01/18

-24.

(L'ultimo post dell'anno doveva chiamarsi "odio conclusivo". E parlava di gente che mi ha fatto leggeri sgarri e i miei pensieri su come avrei potuto ucciderla. Poi ho deciso che non me ne frega un cazzo di loro e quindi ho cancellato la bozza. Non l'ho mai fatto. Di solito, se scrivo un post, lo pubblico. Ho solo tre bozze e sono lì da quando ho tentato di scrivere quelle cose. Per un motivo o per un altro non li ho mai portati a conclusione, ma sono lì perché magari mi torna la voglia di scriverli.)

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L'obiettivo che dovresti porti è quello di limitare gli autosabotaggi. Ovvero evitare di crearti problemi da solo ed evitare di fare cazzate che incidentalmente portino a problemi. Perché tanto già la vita te ne mette davanti mille ed è lì pronta ad aspettarti per darti le mazzate. Ho detto che per avere un minimo di esperienza e poter parlare a dovere, se ne debbano subire almeno 25. E dovrei scordarmi questo numero perché magari il mio cervello decide di andarsele a cercare, ma poi si torna al punto primo. Evitare gli autosabotaggi.

Il giorno dopo averlo detto, sono andato a letto ad un orario insolito, mezzanotte circa. E' stato l'unico giorno in cui ho fatto un'eccezione perché il giorno sarebbe dovuto essere una cosa bella e invece ho dovuto risolvere problemi. Va bene, è il mio lavoro.

Quando sono andato a letto, mi sono messo sotto le lenzuola e ho sussurrato: -24.




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Oggi è Maggio. Ho sognato tutte le mie amanti e ho visto il futuro. Ho visto come si sarebbero evolute tutte le situazioni. Ho visto te che mi salutavi e che partivi e che poi ti andavi a infilare esattamente in quelle situazioni che mi hai descritto appena ci siamo visti. Vedere te e te e te e te. E nel sogno vedere volti che si mischiano e pensare a tutte le volte in cui ho fatto l'amore con una ragazza e piano piano il suo volto sfumava perfettamente nel volto di un'altra. E' capitato ogni tanto. Mi chiedo sempre se in quel momento dovrei sentirmi in colpa. Ma è un pensiero fugace. In colpa per cosa? Finché lo tengo per me non si fa male nessuno. E infatti sono ancora tutte vive. E qualcuna la amo ancora e di qualcuna mi sto innamorando. Cambio di location. Eravamo in una casa in cui dovevo organizzare una festa e tu venivi ad abbracciarmi da dietro mentre ero indaffarato nei preparativi. Mi hai cinto alla vita e io sapevo che eri tu. Mi hai detto qualche parola di circostanza o forse qualcosa che riguardava dei tuoi amici di cui non me ne può fregare di meno. Io ti ho ignorata. E tu allora mi hai chiesto se a Marzo avevo una settimana libera così potevi venirmi a trovare. Sembrava una buona idea. Sono andato a dormire anche nel sogno. Al mio risveglio sapevo che non saresti venuta. Ma non ha importanza, mi ripetevo. Verrai lo stesso, solo in un altro corpo. E ti abbraccerò attraverso un'altra persona pensando un po' di abbracciare te. Magari lo sentirai, o magari no. E io continuerò a non sentirmi in colpa per tutto ciò. L'ultima che ho sognato mi portava in un bar a bere, ma io non volevo bere. Stavo accusando una botta recente di cui non volevo parlare e lei comunque non avrebbe capito neanche se le avessi spiegato la situazione. Spezzato in due, ma dopo un po' ci fai il callo. Eravamo al bar e ho tirato fuori un cioccolatino dalla tasca del jeans. L'avevo preso qualche giorno prima e già sapevo che l'avrei dato a lei. Quando ha visto il cioccolatino, ragazzi, che visione: ha fatto un sorriso che mi ha guarito e da lì sono stato meglio. Perché in quel sorriso c'era tutto quello che volevo. Poco dopo lei mi ha chiesto "e tu il cioccolatino?", ma io non lo avevo per me e non me ne fregava niente del cioccolatino. Avrei voluto dirle altro. Avrei voluto avere le parole al momento per poter descrivere il fatto che vedere il suo sorriso sorpreso per me vale milioni di volte di più. Avrei voluto poterle dire che io rinuncerei al cioccolato per sempre, se sapessi che quel sorriso è sempre lì, ovunque lei sia.

Mi sono svegliato e ho vomitato ed è finita lì.






01/11/17

The Project. Alex - Part 5.

Il giorno dopo essere tornato in città, mi incontro subito con un paio di amici in una piazza per bere una birra, loro, e per fumare, tutti insieme. Usciamo già tardi e restiamo su una panchina ad aggiornarci degli ultimi mesi, tra lavoro, università, scopate e vita di tutti i giorni. Avevo mandato un messaggio ad Alex, nel pomeriggio, dicendole che sarei stato in giro per tutta la sera. Per le undici mi chiama e mi chiede se mi può raggiungere. Nessun problema, rispondo. Arriva come sempre: da sola, camminando piano, apparentemente pensierosa e con lo sguardo principalmente rivolto verso il basso. La scorgo già quando ancora non è neanche entrata nella piazza e mi avvio verso di lei per abbracciarla. Bellissima come sempre. Non posso stare troppo con lei perché un mio amico riparte il giorno dopo, però lei si aggrega volentieri alla nostra compagnia e dopo un po' finiamo al parco a fumare, bere e suonare la chitarra. Il gruppo per un attimo si è allargato, siamo diventati, non so come, dieci, poi dopo un paio d'ore siamo rimasti solo noi quattro: io, Alex e i miei due amici. Restiamo a cantare ed a parlare un po'. Poi Alex va via. Riaccompagno i miei amici a casa.

Ci rivediamo un paio di volte e in una di queste lei viene a prendermi in macchina e andiamo a casa sua. Non ci andavo da una vita. Alex si apre una birra, io non voglio bere, solo fumare. Prende la chitarra e mi canta alcune canzoni, io le canto anche qualcosa. Ricordo di aver suonato Suzanne di Leonard Cohen. Sono fatto e le mani mi tremano come se avessi un principio di Parkinson. Magari è così e io non lo so. Comunque continuo a fumare e intanto Alex mi fa un caffè freddo con dello zucchero che mi fa riprendere le trasmissioni tra i neuroni. Poi torniamo in centro per fare serata. Guida lei e secondo me stiamo andando troppo veloci, ma ci sono due fattori da considerare: quando sono fatto, già andare a 60 all'ora mi risulta veloce, anche se guido io; quando sono nel sedile del passeggero sono restio a fidarmi di chi guida. Ma so che Alex fa questa strada tutti i giorni, quindi mi fido. Arriviamo in una piazza del centro piena di ragazzi. E' sabato sera. La nostra destinazione è il compleanno di un amico di Alex, che io conosco di vista. Non ci ho mai interagito, ma mi è sempre stato intuitivamente simpatico. Conosco anche qualcun'altro che è presente alla festa. La festa è sui gradoni della piazza, siamo tutti in piedi e su una specie di davanzale, di quello che prima era una parte di un ex mercato, poggiamo tutti gli alcolici. Io bevo pochissimo, un borghetti, due. Neanche lo spumante. O forse lo spumante sì. Ovviamente si fuma. Tutti i presenti hanno interagito a più gradi con le droghe. Tutti. Anzi, probabilmente io sono quello che si è drogato di meno fra tutti questi. Uno dei ragazzi mi chiede una cartina e io gli passo anche il filtrino. Comincia a fare una canna e mentre parliamo mi giro un po' intorno. Metà dei partecipanti sta facendo una canna. Un ragazzo con i dread, dei pantaloni larghi e un cappellino nero, sta tritando dell'erba con le mani mentre la sua ragazza attacca due cartine. La sua ragazza avrà diciotto anni, al massimo. Ha degli occhi verdi chiarissimi, una carnagione scura, di quel colore che potrebbe avere una cubana, e un viso stupendo. Fumiamo tutti insieme. I discorsi contengono molto spesso esperienze di droghe. Il festeggiato e la ragazza vivono a Roma e una volta al mese, o anche di più se ce n'è la possibilità, trovano dei rave party in giro per l'Italia e vanno a prendersi più droghe possibili. E' una vita interessante. Rave, after. Ketamina, md, morfina, cocaina, speed, lsd, funghi. Tutto quello che si trova. Poi scopano da strafatti nelle tende. E' sempre una grande esperienza sensoriale. Sembrano una bella coppia perché hanno questa voglia di intossicarsi che è dello stesso livello. La serata finisce. Forse vado via prima io perché dovevo incontrare un altro amico, o forse andiamo via insieme.

Qualche giorno dopo ci salutiamo prima che parta per un paio di settimane. Sono nel cortile di un mio amico, con un sua sorella e un altro amico. Sicuramente parlavamo di qualcosa di poco serio, ma in maniera molto seria. Potrebbe essere stato il sole o il fatto che la terra non fosse chiaramente piatta. Alex si aggiunge e parliamo di musica. La saluto e spero di vederla presto. Il futuro è ancora incerto in questi giorni. Non so quando ripartirò e mi sembra di avere poco tempo. Dopo aver incontrato lei ho, nel frattempo, fatto scorta di hasish e alterno i miei giorni invitando ragazze e amici a casa, a fumare, ad ascoltare la musica. La cosa continua per parecchio e intanto Alex ritorna e si inserisce in questo loop. L'ultima settimana viene a casa mia quasi ogni giorno. Una volta porta la chitarra, una volta vediamo un film mentre fumiamo. Restiamo sul balcone una sera a fumare ed a parlare dell'universo e della vita. Alex è seduta in un angolo del mio balcone. Io sono seduto sulla soglia ed ho in mano un bicchiere di carta che usiamo come posacenere. Mentre fumo mi chiede se io sia triste o scazzato. Lo sembro? Non mi pareva. In verità sono felice, le dico. Sono sempre felice quando lei è vicino a me. E' come avere un gioiello davanti agli occhi. Lei non lo sa e non riesce a percepire le sue potenzialità. Io le vedo. Quella principale, è quella che anche lei può essere felice, data la giusta situazione e il giusto luogo. Questa è l'unica cosa che mi interessa. Amo Alex alla follia e gliel'ho spiegato il meglio possibile.

La settimana scorre in un via vai di situazione in cui, in qualche modo, io ed Alex siamo sempre presenti insieme e sempre vicini. Tanto che non distinguo un giorno dall'altro. Abbiamo sempre fumato, siamo stati in giro, siamo stati a casa, abbiamo incontrato amici diversi, siamo stati in diversi pub, bar e parchi della città. Abbiamo comprato interessanti quantitativi di droga. Ci siamo visti di pomeriggio per andare a prendere un caffè. Una volta è venuta a casa a cucinarmi il pranzo e poi è rimasta fino a sera, quindi si è fermata a sistemarsi. Era bello vederla nel mio bagno a pettinarsi i capelli e a truccarsi mentre ascoltavamo un live di David Bowie. Siamo stati sdraiati insieme. Anche senza dire nulla. Per me è una cosa fantastica. Una sera mi ha portato dei brownies fatti da lei insieme ad una rosa colta dal suo giardino. Un petalo è qui sul muro. Il significato che ha un petalo di rosa per me è immenso e la cosa mi ha fatto parecchio felice. L'ultima sera la passo con più amici possibile, saluto tutti quanti e rimango in giro fino alle cinque di mattina, quando devo alzarmi alle sette per andare in aeroporto. Alex la saluto per le tre, quando lei va a casa. La accompagno alla macchina. Siamo fatti e lievemente brilli. La abbraccio e le sussurro nelle orecchie. I love you.

I love you too.







30/03/17

Qualcuno le palle dovrà pure averle, e non possono averle certo gli human.

Questo è il foglio di carta su cui non ho tempo per scrivere e non ho la possibilità di lasciarlo in un tiretto per leggerlo quando mi va. Quindi lo scrivo qui. Tanto è il mio taccuino.

Fra due settimane io non ci sarò più e tu, non ti ho mai visto in faccia, ti godrai la primavera e l'estate per me. Come tante altre estati che vi ho regalato, figli di puttana. E a me non è stata regalata mai non solo un'estate, neanche una settimana. Da nessuno stronzo. Nessuno stronzo lavora per me. E lavorare come lavoro io è difficile. E' usurante. Sto spezzato. Ti guardo negli occhi e sai che ci sono. Non ti importa, non te ne accorgi. Non importa. Lo sai che il tempo è l'unica cosa che ho e te ne do di più di quanto ne abbia. Mi fa piacere farlo, non sto dicendo il contrario. Ma è usurante cazzo. Se avessi una pistola in casa me la punterei più e più volte alla testa e con l'indice sinistro accarezzerei il grilletto, solo per vedere quanta pressione devo metterci per non esserci più. Troverei divertente farlo con un solo proiettile, così da avere quel brivido di far scattare il meccanismo e sentire il CLICK che non mi darà la morte. Perché quando noi siamo stressati, davvero, non stiamo a cazzeggiare come fate voi. Noi prendiamo una pistola e ce la puntiamo alla testa mentre nel nostro cervello si alternano voci

Fallo!

Resta!

Non hai le palle. Fallo!

Non è per questo che serve avere le palle. Le palle servono per vivere con coerenza.

Ti piace vivere con coerenza?

Ora devi stare fermo dietro le tue parole e andare fino in fondo.

Piangerai.

Farà male.

Sto quasi piangendo ora.

Lo senti?

Ma qualcuno le palle dovrà pure averle.


E questi umani di merda non ce le hanno. Quindi tocca a me. Si va fino in fondo e tu non sarai con me. Mi tocca fare tutto da solo e non è un problema perché è sempre stato così. Tocca a me essere lì e non battere ciglio mentre con un cacciavite fai cerchi a cazzo nel mio costato. Tu non puoi reggere una cosa simile, ragazzo. Non credo neanche tu possa reggere il processo grazie al quale io sono arrivato a reggere cose simili. Dormo male e mi sveglio peggio. A volte perdo la speranza. A volte ho paura anche io di soffrire. Ma so che io devo, per principio. Tu non lo meriti. Qualcuno dovrà pur avere le palle, qualcuno dovrà pure avere la forza e farsi carico di tutto questo.

Fosse l'ultima cosa che faccio.

Mi sarebbe piaciuto avere una cazzo di estate come le ho regalate a voi.



14/03/17

The bender.

Giovedì.

Finisco di lavorare e torno a casa. Non c'è tempo per studiare, perciò mi rilasso un attimo e ceno ad orari bruschi come le sette di sera. Il tutto perché alle nove devo andare ad un concerto con Greg e Maggie che si trova dall'altra parte della città. Mi ingollo una bistecca con degli spinaci surgelati cucinati malissimo, ma va bene così. Infilo due succhi di frutta alla mela nello zaino, una bottiglietta d'acqua e preparo due canne per la serata. Mi avvio lentamente verso la metro, in puntuale ritardo, e arrivo a destinazione trovando Maggie sulla banchina ad aspettarmi. Usciamo dalla metro e rintracciamo Greg che era ovviamente uscito dall'altra parte. Greg e Maggie sono due colleghi di lavoro, lei è polacca, lui è francese. Bei tipi. Sanno sembrare professionali quando c'è il bisogno, e almeno Maggie lo è davvero.
Ci avviamo verso il posto del concerto che dovrebbe essere una specie di centro culturale, quindi centro sociale. Tira un cazzo di vento e non riesco ad accendermi la canna in mezzo alla strada, pioviggina anche un po'. Rinuncio e penso che me la fumerò dentro. Arrivati lì, notiamo subito che i cessi sono fuori dall'edificio. Entriamo in uno stanzone enorme e quasi vuoto se non per tre serie di divani organizzati in modo da offrire un punto di dialogo ai fattoni vari ed eventuali. C'è ancora poca gente. Poi passiamo un'anticamera ed entriamo nel luogo dove c'è il palco, il bancone del bar e altri divani e tavolini. Paghiamo l'offerta libera e una bambina ci timbra il dorso delle mani. Ci sistemiamo su di un divano, poggiamo i giubbotti e ci attrezziamo con la vodka polacca di Maggie, i bicchieri di Greg e il succo di frutta alla mela, creando un cocktail pesante, ma abbastanza buono. Io accendo la prima canna. Beviamo e fumiamo un po', tutti quanti. Greg lo sapevo che apprezzava l'erba, ma Maggie quasi non me l'aspettavo. Però sono contento, certe esperienze vanno condivise completamente quando si è insieme.
La band per cui siamo venuti, su mia proposta, è una band francese di rock sperimentale, o math rock, se vi dice qualcosa, e suona come seconda band. Li ho già visti qualche mese fa e hanno spaccato di brutto. Mi sono scaricato due loro album e me li sento con piacere anche se i testi non sono spesso comprensibili, nonostante cantino in inglese. La band prima di loro è composta da una ragazza che canta e un mezzo barbone che mette la base elettronica giochicchiando con la consolle. Lei canta in francese e una canzone, ovviamente, dice "fuck the police" o qualcosa di simile. Credo sia quasi obbligatorio che almeno una delle band suoni una canzone contro la polizia in un posto del genere.
Continuiamo a fumare finché non è il momento del gruppo francese. Poi ci sistemiamo sulla destra dello stanzone con il palco, dato che il centro era già occupato da un po' di gente. Così stiamo in disparte, vediamo tutto, ma possiamo bere e fumare con calma. Io ho lo zaino sulle spalle perché fidarsi è molto interessante, ma in un posto del genere non si sa mai. Anche se non c'è quell'atmosfera da fattoni tossici che ti rubano tutto, ma piuttosto del "vogliamoci tutti bene". Si percepisce.
Il gruppo parte con un'energia incredibile e noi cominciamo a muovere la testa a tempo, a ballare sul posto muovendoci a cazzo, sempre di più, sempre di più. Caccio la seconda canna e fumiamo lì, mentre continuiamo a bere. Passo la canna a Maggie che chiude gli occhi, fuma e continua a ballare. E' bella da vedere. E' stupido, ma stiamo vestiti da lavoro tutto il giorno e poi quindi non ci aspettiamo di vederci mezzi sballati. Eppure nessuno di noi è neanche vicino ai trenta.
Balliamo, balliamo, mi godo il momento. Sono abbastanza di fuori tra alcol ed erba e sono felice che ai miei amici piaccia la band. Sono fortissimi. Durante l'ultima canzone, il cantante scende dal palco e suona la tastiera in mezzo alla gente. E' un ragazzo come noi. Bravissimo. Sa bene come mantenere l'attenzione del pubblico. Lo copriamo giustamente di applausi e poi torniamo sul nostro divano a finire l'alcol. Parliamo di come stiamo vivendo l'esperienza lavorativa e di cosa faremo nel futuro. Maggie andrà a fare un master in Olanda. Mi dice quasi con gli occhi lucidi che non vuole invecchiare e mi chiede di andarla a trovare in Olanda. Dopotutto è vicino. E c'è la droga. Sicuramente andrò, le dico. Non seguiamo la band successiva, ma approfittiamo del fatto che siamo completamente fatti e soddisfatti per uscire e prendere l'ultima metro per poter tornare a casa.
Torno a casa e tutti i coinquilini dormono perché il giorno dopo lavorano. Io ho preso il giorno libero venerdì e non ho di questi problemi. Ma sono abbastanza stanco. Perciò, fumo una canna finale mentre ascolto musica a caso e mi butto sul letto.





Venerdì.

Mi alzo a mezzogiorno e faccio colazione. La colazione attuale consiste in due uova, due fette biscottate con burro d'arachidi, una banana, un bicchiere di succo di frutta. Di solito d'arancia, ma ora è avanzato quello alla mela dalla sera prima. E' il mio giorno libero perciò rimango un po' in pigiama e mi fumo una canna sui materassi che abbiamo messo nell'angolo televisione stile harem dei poveri. Molto funzionale e molto comodo. Mi riprendo mentre sale Antonella, appena svegliata anche lei dato che ha lavorato la notte. Cerca di riprendersi, ma sta chiaramente dormendo. Io faccio un'altra canna. Penso di essere rimasto sul divano fino alle cinque. Poi mi sono alzato e ho pranzato. Devo farmi una doccia. Sto sfatto. Sotto la doccia mi riprendo un po', ma sono ancora frastornato e focalizzo la mia attenzione sul non cadere fuori dalla vasca e sul godermi l'acqua calda. Successo. Torno in camera e faccio un'altra canna mentre torna Giuseppe dal lavoro. Si aggiunge subito, ancora vestito bene, a fumare in camera mia. Decidiamo di cenare fuori, sushi. Non abbiamo finito la canna e ce la portiamo in macchina, senza neanche aprire il finestrino. Giriamo un po' per trovare parcheggio e poi ci infiliamo nel locale. Venti minuti di fila, e va bene, è uno dei migliori per qualità/prezzo, e finalmente ingolliamo maki come se piovessero, inzuppandoli indifferentemente in due salse di soia, una dolce, una salata. Usciamo dal sushi soddisfatti ed il prossimo passo è un pub. Parcheggiamo vicino ad un laghetto, vicino ad una piazza principale che pullula di gente che balla e beve, ma principalmente fa la fila per prendere un cazzo di drink da un barista ventenne che deve ricordare le ordinazioni di quindici persone. Guardiamo il laghetto mentre fumiamo un'altra canna prima di entrare nel pub. Nel pub non c'è posto, quindi prendiamo le birre e ci rintaniamo nella sala fumatori. E' piccola e devi scendere delle scale per arrivarci. Ci saranno dieci persone. Due gruppi di amici e un paio di coppie. Un nero si prepara un cannone impassibile sotto gli occhi della telecamera che guarda tutta la stanza. Noi abbiamo finito tutto quindi ci concentriamo sulle birre. Quel che ci è possibile. Almeno parlando per me. Non sono assolutamente lucido e mi perdo a guardare una tipa figa con dei jeans attillati e una camicia gialla a fiori. Ogni tanto sorseggio la birra. Ritorno nel mondo reale quando Antonella dice di essersi portata del fumo, "in caso di emergenza", e Giuseppe propone di farne una direttamente lì. Nonostante l'odore possa sentirsi chiaramente in una stanza così piccola, nonostante la telecamera e nonostante i camerieri che entrano ogni tanto a ritirare bicchieri vuoti. Dopo una breve votazione, decidiamo che la canna va fatta. Giuseppe si nasconde dietro di me e scioglie il fumo. Poi la fumiamo a turno cercando di non dare nell'occhio. Non so con quale successo, ma nessuno ci ha rotto i coglioni, men che meno i camerieri. La tolleranza in questo paese è altissima o siamo noi che osiamo tanto e restiamo impuniti? Belle domande.
Torniamo a casa. Camera mia. Ultima canna.

Mando un messaggio a Judy. E crollo.






Sabato.

Mi sveglio e da brutta persona resto nel letto per un'ora e passa mentre messaggio con Judy e ci aggiorniamo vagamente e brevemente sui nostri trascorsi. Non ci sentiamo da un po'. Intanto wake 'n bake. Non fatelo, bambini a casa! Metto su Bob Dylan, il concerto, quello vero, non quello dove gli gridano "Judas!", alla Royal Albert Hall del 1966. Fumo. Pranzo. Fumo. E mi vengono idee strane. Non sono ormai lucido da un giorno e mezzo e fantastico su incubi ad occhi aperti di me e Judy che ci riuniamo, di me che tento il suicidio invitandola a convivere con me. Ma Judy in una città come questa mi prende e mi rivolta come un calzino lasciandomi con i nervi scoperti come i Simpson nel finale di una delle puntate di Halloween. Non dirmi che non te la ricordi.

Nella vita reale, il mio videogioco preferito, cammino e vado ad una festa, conosco gente, fumo sul terrazzo del locale importunando ragazze a caso. Prendo numeri che non daranno una risposta, ballo un po', scappo dal locale perché mi sono rotto il cazzo di socializzare. Ma non mi sembra di fare nessuna di queste cose. Ho il cervello altrove e sto sognando ad occhi aperti, ad ogni passo che faccio. Parlo con persone, ma non sono lì. Sto parlando con me stesso, rielaborando i messaggi di Judy e cercando di capire se c'è uno spiraglio in cui io possa infilarmi per dire "sai, Judy, vediamoci, parliamo, guardiamo un film mentre fumiamo, come ai vecchi tempi". E vado un po' troppo oltre perché non conosco la sua situazione attuale, a parte quello che vuole lasciare trasparire. Potrebbe avere un ragazzo come no. Non mi importa. Gli spacco la faccia perché mi assomiglia troppo. Sono nel letto alle cinque di mattina e cado in un sonno profondo mentre la candela che ho acceso nella stanza rimane l'unica luce, l'unica via da seguire.

Nel sogno sono in una specie di festa in una villa con all'interno una piscina verso cui io e Judy ci stiamo dirigendo. Un maggiordomo ci ferma prima di farci entrare e lascia passare solo lei spiegandomi che "devi smetterla di fare il grande Gatsby, Urno". Judy entra senza preoccuparsi di me e immediatamente abbraccia un tipo che sembro io qualche anno fa. Magari sono proprio io. O è solo uno che mi somiglia in modo incredibile. Non mi lamento con il maggiordomo. Lui mi dice pacatamente "questo è l'inferno". Io mi giro e vado in un salone in cui, in una comoda gabbia, c'è uno specchio nero. Il riflesso mi parla.

"E' finita. Hai sbagliato. Cosa vuoi recuperare? Ti senti in colpa, piccino? Gli errori passati sono errori passati, non si può fare nulla."
"Voglio ossigeno. Voglio trattare Judy come dovrebbe essere trattata da quei coglioni che non hanno le capacità per tenerle testa."
"Neanche tu le hai. Lo sai che ti ucciderà."

Ma io lo voglio.

Lo specchio nero è ora in una radura. Sono io dentro la gabbia e dalla destra arrivo io, di nuovo, con gli occhi iniettati di sangue, una lancia in mano, a petto nudo, e questo altro me si dirige verso di me con la netta voglia di uccidermi. L'adrenalina mi sale in corpo e con le unghie scavo nelle sbarre della gabbia, senza successo. L'altro me infila la lancia nel terreno, poco fuori dalla gabbia, si ferma e mi guarda negli occhi, quasi premendo la faccia contro le sbarre. Mi piace molto di più questa parte di me, ora che la guardo. Lui chiude gli occhi, fa un respiro profondo, torna a guardarmi e mi dice:

"Devi smetterla di pensare che tutto riguardi te. Non sei il centro del mondo. Sei di passaggio nelle vite degli altri e come loro hanno influenza, tu non ne hai su di loro. Non hai quel peso che pensi di avere. Sei nulla. Sei passato. Sei finito."
"..."

Sono un re. Mi hanno rubato le regine.

"C'è qualcuno più importante di te. Come hai fatto a non capirlo? Sei FUORI, ragazzo. Ora, tutti i tuoi sogni di salvezza a chi si rivolgeranno?"
"A me stesso."

Non dal perdono vostro, ma dal mio sarò perdonato.

L'altro io mi sorride e mi passa la lancia gentilmente. So cosa devo fare. La lancia scalfisce le sbarre e comincio a distruggerle per liberarmi.

Mi sveglio, la candela è ancora accesa. Dormiveglia. Mi riaddormento.

Sogno Judy che cerca di capire come finire un puzzle mentre mi racconta dettagli su droghe e amore e di come lei faccia male a chiunque. Io e Judy ci siamo sicuramente fottuti, in gran parte, i recettori della dopamina grazie al nostro continuo ed imperterrito abuso di droghe di vario tipo. Mi chiedo se riuscirò ad essere felice anche senza droga in futuro. Mi chiedo se lei se lo chieda. Mi riempie di dettagli per cercare di fare stare male me, ma io la ringrazio e le chiedo di dirmi di più. Piccole cose che mi scalfiscono per un secondo e poi passano oltre. Allora mi siedo al tavolo dove è lei e le racconto un aneddoto io.

"Sai, Judy. Ho fatte delle cose terribili. Una delle più simpatiche riguarda te. Avevo fumato, forse anche bevuto. Ero con una ragazza che mi piaceva a giorni alterni. Le volevo bene, ma non c'era niente di più e sapevo che non ci sarebbe potuto essere. Quella sera, però, cominciammo a scopare e con il passare dei minuti, sarà stata la droga, sarà stato l'alcol, la faccia di lei è cambiata. Si è trasformata completamente. E' diventata la tua."

Judy finge di non prestare attenzione, ma i suoi micromovimenti mi fanno capire che sta seguendo molto bene.

"E allora ho fatto l'amore con quella ragazza vedendo la tua faccia, credendo di farlo con te. E lei anche credeva lo facessi con lei, ma non era così. Terribile se l'avesse scoperto, non credi? Ma non ci vedo nulla di sbagliato. E' stata un'esperienza bella."

"Vai via.", mi dice lei.

"Sono qui perché mi serve della droga. Lo sai che non ho contatti qui. Prendimi un grammo e poi vediamoci. Una notte."

Il puzzle diventa 3d e prende la forma di un rombo arancione. Lo butto giù con la mano e torna in mille pezzi. Judy si alza, mi dà le spalle e parla.

"Ogni volta che amo qualcuno, creo casini nella sua vita."

Storie sentite mille volte.

"Non vado bene."

Si gira e mi mostra le sue cicatrici. A me viene solo voglia di baciarle e dirle che è amata. Lei va via camminando piano. Io le urlo dietro:

"Io ti amo, eppure non mi sembra che questo crei problemi nella tua vita. Al massimo li crea nella mia."




Domenica.

Mi sveglio di nuovo con una sensazione di dolore al petto.

Le parole dell'altro me venuto dallo specchio tornano a marchiarsi a fuoco dietro la mia fronte:

C'è qualcuno più importante di te. Come hai fatto a non capirlo? Sei FUORI, ragazzo. Ora, tutti i tuoi sogni di salvezza a chi si rivolgeranno?

Mi metto seduto su un lato del letto.

A me stesso.

Guardo i post-it sul muro. Uno dice:

TROVA IL MODO.

FAI FUNZIONARE LE COSE.

Un sorriso mi squarcia il volto. Con la lingua massaggio la punta del canino destro. Mi alzo.


06/09/16

Settembre. Parte 2. (Ovunque)

E' venerdi'.

Mi sveglio e visualizzo i messaggi sul cellulare. Whatsapp. Ce n'è uno breve e conciso: "non sei dove dovresti essere".

E' tardi.

Mi riaddormento per venti secondi e faccio un sogno lunghissimo in cui sono ad un concerto metal e incontro una ragazza di nome Tonia che avevo conosciuto ad un concerto precedente. Mi risveglio e rileggo il messaggio. Non era quello che avevo letto prima, ma il significato rimane lo stesso. Ma è venerdi' e cerco di non avere tempo per riflettere: fumo e vedo un film, poi mi sistemo e mi fiondo verso un party in casa. Fumo anche li' e arrivo a casa alle 4.30 di notte e per una semplice distrazione mi schianto sulle scale di marmo, cadendo perfettamente sul braccio sinistro. Mi faccio un male cane. Malissimo, ancora di piu' di quando ho fatto l'incidente e sono volato sull'asfalto. Mi tiro su senza bestemmiare ad alta voce. E' buio e sono sicuro di stare sanguinando o sul punto di sanguinare, non controllo e mi butto a letto. Devo pensare ad altro. Penso a quando sono andato in ospedale dopo l'incidente e mentre la dottoressa mi medicava la mano piena di terriccio e foglie e sporco, mi diceva "non guardare", prima di scartavetrarmi la ferita, e io "ma mi piace guardare".

Abbraccia il dolore, è una delle poche cose che sono tue veramente. Dopo mezz'ora mi addormento. Sabato fumo tutto il giorno e arrivo al solito punto in cui perdo il libero arbitrio e comincio a muovermi in automatico e senza pensare. Cucinare in queste condizioni è sempre molto strano. Non che non sia efficiente, ma mi sembra di non avere il controllo: faccio tutto perché qualcosa mi spinge a farlo, ma non c'è un processo decisionale alla base dei miei movimenti. Dovrei fermarmi, dovrei fermarmi. Ogni tanto mi fermo a guardarmi nello specchio, mentre mi stropiccio gli occhi e sento gli addominali che mi fanno male per la posizione scomoda in cui sono seduto sul divano. Poi metto musica, l'ultimo album dei Crystal Castles, e mi sdraio.


 


E' tardi.

Ho finito di leggere Addio alle armi e il finale è stato troppo repentino per lasciarmi sconvolto. Allora prendo un taccuino e comincio a scrivere "sono irrequieto perché non mi sento coerente con me stesso e al tempo stesso mi giustifico della mia incoerenza perché è troppo tardi". L'irrequietudine e l'inquietudine non mi danno neanche fastidio. Mi sento vuoto, ma di un vuoto che non sento come negativo, ma quasi positivo. Forse cosi' doveva sentirsi Buddha. E io so pensare, so aspettare e so digiunare. Pare si possano raggiungere risultati notevoli con queste conoscenze. Entro due anni vi faccio sapere. Parlo ad alta voce per riflettere meglio e rispondermi piu' lentamente di quanto farei in mente.

Perché non sono finito in galera come tutti gli psicopatici che, come me, hanno una bassa attività in determinate aree dei lobi frontali e temporali, ovvero quelli collegati all'empatia, alla moralità e al controllo di se stessi?

E invece sono uno psicopatico pro-sociale.

Io, pro-sociale?

Lascia stare, si dice cosi'. Significa semplicemente che, sebbene hai difficoltà a provare empatia per gli altri, nel 99% dei casi, comunque riesci a seguire abbastanza le regole della società e sei riuscito sempre a fermarti dal commettere omicidi.

(Per maggiori informazioni sul mio cervello: http://www.smithsonianmag.com/science-nature/the-neuroscientist-who-discovered-he-was-a-psychopath-180947814/?utm_source=mentalfloss&no-ist)

Effettivamente sono riuscito a fermarmi in un paio di occasioni e, guardando indietro, è stata una buona scelta. In galera non ci si diverte molto.

E' tardi.

Ricordatelo.

Vorrei ricordami a cosa pensavo tutti quei pomeriggi che passavo da solo in stanza, quando non c'era lo smartphone a bruciarti il cervello e tenerti occupato 24 ore su 24. A cosa pensavo? Alla morte, alla vita.

Memento mori, dottore.

Ora hai cosi' tanti progetti e non hai neanche tempo per pensare alla morte.

Quando c'è la morte, non ci sono io. E perché sei passato alla seconda persona?

Per non farti sentire solo, per farti pensare di stare a parlare con qualcuno.

Non me ne frega. Non c'è mai stato nessuno quando serviva e non c'è mai nessuno quando serve.

Ah, le solite stronzate che si dicono. Sei tu che ti rinchiudi. Prendi il primo aereo, sai che è tardi.

Non posso.

E smettila di vivere con il freno a mano. Brucia tutto.








Prendo l'aereo, ma è tardi, anche se quando poggio il piede a terra sono felice. Ho già rimpiazzato i progetti saltati con altri progetti piu' esagerati e malati. Nel migliore dei casi ne andrà in porto uno, ma è cosi' che ho sempre giocato. Quando arrivo, la casa è vuota. Svuoto la valigia e riempio lo zaino con il minimo indispensabile. Mando messaggi tutti uguali a svariati amici ed amiche proponendo di andare via dalle strade della città e del centro. Nessuno risponde. Entro comunque in macchina perché non mi va di stare fermo e perché la speranza non muore mai. Sorpasso chiunque vada leggermente lento e faccio del male alla trasmissione accelerando sui dossi creati dalle radici degli alberi. So esattamente quando scatteranno i semafori della strada principale e brucio tutti quanti. Veloce, veloce, piu' veloce. Parcheggio sotto casa di Ines. So che non è li', ma dovevo andare lo stesso. Suono il citofono e mi risponde la sorella.

Ines è partita.

Era troppo tardi.








Ma non ha importanza il fatto che sia tardi. E sai perché non ha importanza? Perché non è tardi. Perché il tempo è una dimensione e noi non abbiamo le parole e i simboli per descriverlo. Il tempo è un'imposizione culturale sulla nostra realtà, non è insito nella realtà. Non è lineare. E' una sfera.

Quando sei vivo, veramente vivo, quando sei pienamente cosciente di te stesso e delle tue sensazioni ed emozioni piu' alte...in quel momento puoi percepire che il tempo è un luogo.
Quel momento è eterno, è per sempre, ma non come lo intendete voi.

Significa che è ovunque, in ogni luogo.

Non sarà mai tardi.


31/08/16

Agosto. Parte 1.


Sono le tre e venti di notte e ho appena riportato Laura a casa. Ho la testa vuota mentre guido, ma appena dopo aver finito di scopare, in un momento che, per tutti (e di solito anche per me), dovrebbe essere pieno di pace, amore e disintegrazione neuronale, ho solo pensato "ti odio". Senza neanche averne motivo. Analizzo velocemente la questione mentre guido e ascolto la musica, lei forse parla, forse no, e mi chiedo se in verità non odi me stesso. O il me stesso che ora sono e domani non voglio essere. Anche qui, preferisco non permettere alla mia mente di approfondire. Guido.

Alle tre e mezza raggiungo Michela, Dovevamo vederci circa tre ore prima. E' sulle scale di una piazza con un amico che non ho mai visto e appena arrivo li trovo a limonare. Si interrompe, quasi sorpresa, mi saluta e mi passa una canna. Mi siedo di fianco al ragazzo e comincio a fumare mentre lei mi spiega che tutti gli altri amici sono andati via. Parliamo delle rispettive serate. Il ragazzo si chiama Ivan e mi è simpatico, tanto che vorrei se la scopasse. Io fumo con calma e parlo con loro, che si interrompono ogni volta gentilmente dalla limonata per rispondermi. Sono molto rilassato e non mi sento assolutamente di troppo. Tra l'altro lei mi ha chiamato piu' volte intimandomi di raggiungerla. Se avessi conosciuto la situazione, non mi sarei presentato pur di dare al ragazzo una chance in piu'. Alle quattro decido di andare via e lei insiste per farsi accompagnare, mentre io cerco di smollarla li', appunto perché Ivan lo vedevo piuttosto carico. Ma Michela è irremovibile.
Mentre la riaccompagno a casa, lei mi svela che voleva dargliela, ma non voleva dargliela, gliel'avrebbe data la sera stessa, ma forse no. Insomma, se non fossi arrivato io, al 99% il ragazzo avrebbe concluso la serata come si meritava. L'avevo intuito. Però. Ci rifletto un attimo.
E mi immagino tutte le volte in cui mi sono trovato in una situazione simile, dalla parte del ragazzo, e non ho saputo di essere stato a un centimetro da una scopata, e magari lo desideravo ardentemente. Sono brutte cose, ragazzi.

Vado a dormire e faccio sogni lucidi in cui mi sveglio e scopro che la ferita sulla mia mano e' finalmente guarita. Mi sveglio per realizzare che non è cambiato un cazzo e mi fa male usare la mano per qualsiasi minima cosa. Allora vado a casa di Manuel per due chiacchiere e lui gentilmente mi invita a pranzo (non avrei mai cucinato di mia spontanea volontà, piuttosto sarei andato avanti a panini). E' un giorno silenzioso di metà agosto, sono le due di pomeriggio e non c'è veramente nessuno in giro. Esco un attimo sul balcone di casa sua a godermi il silenzio. Ahhhh, che meraviglia. Le nostre riflessioni spaziano dal cinema a quanto sia lecito scoparsi la cugina. Io dico che sia lecitissimo, lui sostiene di no. Ma non litighiamo per certe cose. Dopo un paio d'ore vado via perché lui deve invitare una ragazza a casa e io mi ero organizzato di conseguenza, invitando Chiara a casa.

Chiara è una ragazza molto intelligente e arguta, mi trovo benissimo a discutere con lei. Siamo usciti un paio di volte svariati mesi fa, ma, a causa del momento che vivevo allora, non ho spinto piu' di tanto e quindi ci siamo ritrovati entrambe le volte a sorseggiare io del tè e lei una tisana, affrontando argomenti che vanno dalla tracheotomia al nostro terribile passato. In tutto questo, lei si è curata bene dal dirmi che è fidanzata da qualcosa come sei anni, e questo mi fa intuire che abbia un neanche troppo latente desiderio di cavalcarmi. Ora che il suo ragazzo è all'estero per un paio di mesi, si è rifatta sotto e, complice la mia casa libera, ho deciso di invitarla direttamente a casa.
Mentre scopiamo la prima volta, mi chiedo su cosa si stia segando il suo ragazzo in quel preciso istante. Dopo essere venuto, cerco di immaginare di essere da solo, ma sento il suo respiro. La odio per un breve attimo, ma so che non se lo merita assolutamente. Mi chiedo cosa ci sia che non va nel mio cervello. Mi alzo e vado in bagno e mi porto il cellulare per confermare l'appuntamento che ho un'ora e mezza dopo con Marta.

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(dai Urno, non ti crede nessuno!)

Ma no, infatti. Questo che parla è Felix che sta a Urno come Chinaski sta a Bukowski.

(Tutto vi devo spiegare, cazzo. Tutto.)

Ah ah ah, che incredibile fantasia che ho.
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Mentre scopiamo la seconda volta il mio cervello trasforma il viso di Chiara in quello di una mia amica che voglio farmi da piu' di 10 anni. Si assomigliano e non mi è troppo difficile. Duro scandalosamente troppo, anche se non vorrei, perché sono conscio del fatto che tutta questa soddisfazione non mi permetterà di agire come dovrei con Marta, quella con cui mi vedo dopo, che tra tutte è l'unica che ci tengo davvero a farmi. Sono sudato e anche un po' stanco e vorrei rilassarmi dieci minuti in piu', ma devo accompagnare gentilmente fuori di casa Chiara e andare a prendere Marta.

Ora, per Marta bisogna fare un passo indietro.
Con lei mi ero frequentato circa un anno fa per un paio di mesi e la cosa aveva portato ad un semi-innamoramento da parte sua e la promessa di vederci il prima possibile, poi, studiando lei in un'altra città, era tornata a casa e si era messa con un altro tipo. E fin qui, nulla di nuovo sotto il sole.

Ma mi colpi' molto qualcosa di lei, anzi del mio rapporto con lei: mi piaceva stare con Marta.
Stare nel senso di stare vicini insieme, anche se non facevamo nulla, anche se stavamo solo a sorseggiare una birra vicini, non mi fregava nulla.

Un mese fa, le mando un messaggio innocuo e lei mi risponde che è in città. Qualcosa mi sale al cervello e immediatamente le dico che DOBBIAMO vederci. Mentre attendo la risposta comincio a saltare per la casa mentre faccio il verso di un serpente quando viene attaccato (questa cosa è durata un quarto d'ora). Lei mi dà buca, ma mi lascia una minima speranza dicendo che forse forse forse si libera per una mezz'ora dopo la cena. Nel tentativo di incuriosirla e spingerla a venire, nonostante dopo cena avessi io un appuntamento non rimandabile, le dico che ho una cosa per lei, messa da parte dopo quei famosi mesi dell'anno scorso.

Ma non avevo tale cosa.

Perciò comincio a scavare nei tiretti cercando una collana o un bracciale da regalarle, ma non trovo nulla e allora penso "ok, andrà bene un libro", ma i libri che ho non sono adatti quindi mi tocca scendere di casa mentre rido come un malato pensando al fatto che dopo aver detto una stronzata il mio cervello mi impone di rimanere coerente e quindi ora devo comprare qualcosa per lei nel caso improbabile in cui si renda disponibile dopo cena. Il libro che volevo effettivamente regalarle non è in nessuna libreria della città, ma all'improvviso una seconda scelta mi balena in testa e compro un libro molto bello, che avevo regalato qualche anno fa ad un'altra ragazza. Ovviamente la sera mi risponde all'una dicendo che non ce la faceva. E questo lo scopro quando leggo il messaggio alle cinque di notte, o di mattina che dir si voglia.

Successivamente mi dà buca per altre due serate in cui avevo casa libera e in cui sarei andato a colpo sicuro. La terza volta, mi concede due ore e mezza del pomeriggio.

E ora torniamo da dove eravamo venuti.

Mi parcheggio sotto casa di Marta, scendo dalla macchina e la saluto, poi ci infiliamo in macchina e in modo automatico mi dirigo verso casa mia, anche se il progetto iniziale prevedeva un semplice caffè. Vorrei sedermi sul letto, ma lei vuole stare sul balcone, non so perché acconsento. Il sesso precedente mi ha fulminato sicuramente qualche neurone. O saranno state le cinque canne del giorno prima. Marta vuole sentire le ultime cazzate che ho fatto, eccessive anche secondo i miei standard, ma io non rispondo, perciò lei mi racconta le sue. Ha strapazzato un paio di ragazzi, ma c'è uno, casualmente un mio sosia, di cui è morbosamente innamorata. In verità vuole solo poterlo distruggere e buttare nella cloaca insieme a tutti gli altri, ma questo lei non lo sa. Rientriamo in casa e mi butto sul letto, lei prende una sedia per non sedersi vicino a me.
Provo a tirarmela addosso un paio di volte, poi rinuncio.

"La vera tragedia del nostro rapporto, sai qual è?", le chiedo.

"No, dimmela."

"E' che a me piace stare con te, per principio. Anche se te la tiri e non me la dai, comunque mi fa piacere stare con te. Poi, si', ci provo. Ci provo piu' perché moralmente devo provarci con una bella ragazza che si trova nella mia stanza", per un attimo mi chiedo se sarebbe utile dirle che su questo letto un'ora prima ho scopato con un'altra, ma decido di glissare.

Subito dopo le butto addosso il libro che ho comprato per lei. Apprezza e dice che lo leggerà. Le dico che non mi importa davvero se lo leggerà o meno, ma volevo regalarglielo solo per vedere il suo sorriso. E' tutto vero. E infatti non mi crede. E neanche questo mi importa.

Ci provo un altro po' e alla fine ottengo solo di stare abbracciati fino a quando devo accompagnarla via. Lei mi confessa che le volte precedenti mi ha dato buca solo perché sapeva che me l'avrebbe data in una di quelle serate e non le andava. Insomma, a questo giro non sono riuscito a smuoverle l'ormone e ammetto a me stesso pacatamente che non ho neanche fatto troppo per ottenere qualcosa in piu'. Non sono neanche troppo deluso, mi sento solo un po' strano perché se la rivedo potrebbe essere fra due mesi come fra un anno. La accompagno da un'amica, torno a casa e prendo la pipetta per farmi salire una botta di thc velocemente al cervello. Al quarto tiro lungo sento il mio cervello abbandonarmi. E metto un po' di musica.


12/06/16

Overkilling.

Ogni voce nella mia testa ha un tono diverso e una personalità diversa. Eppure sarebbe doveroso essere uno e uno solo e sapere in quale direzione coerentemente andare. E tu puoi avere anche idea sul da farsi, ma scontrarsi con la realtà e con l'hardware mentale di quelli che ti circondano è un problema. Ma perché non ci prendiamo un giorno per raccontarci tutta la verità? Come reagiresti se ti dicessero esattamente tutto quello che pensano di te e tutte le cose peggiori che hai fatto? Prenditi la responsabilità delle scelte che fai, nessuno lo farà per te. Fai pace con te stesso e accettati.






Eppure c'era un sottile piacere nell'essere rotti, o forse lo penso solo nostalgicamente in questo momento. Era il piacere di non avere responsabilità, all'infuori del respirare. Non ti veniva chiesto nulla, da te stesso, s'intende, perché non avevi la forza o la possibilità di fare nulla. Dovevi solo respirare e guardare il mondo da lontano. Come se fossi fuori di te. Derealizzazione. E' niente finché non ci pensi e non te ne accorgi coscientemente. E poi ti ritrovi a guardare allo specchio questa persona che non sei tu, che ti guarda di rimando e da un momento all'altro potrebbe urlarti in faccia, senza che tu ti muova. E li' capisci di essere dissociato. Il tuo corpo lo senti come lontano e le tue azioni non sono le tue. C'è qualcosa che si muove, ma non sei tu. Sei solo e cerchi di parlare con te stesso, ma quando ti rispondi capisci che non sei solo e stai parlando con un altro invece. E lui è tremendo. Crede di avere tutte le risposte.

- Guardati dall'alto.

- Ripeti che tu sei quello che sei e il mondo non è quello che sei.

- Sono rotto, sono rotto, sono rotto.

- Non pensavo di essere cosi' rotto.

- Perché non riesco a piangere?

- Dovremmo vedere piu' sangue.

Voglio lottare. Voglio cacciare. Ho 24 anni e sono un adulto da molto tempo. Eppure nessuno me l'ha detto. Dov'è il mio vecchio bel mondo in cui sedicenni e diciannovenni si massacrano fino alla morte per la mera sopravvivenza? Dove ogni battaglia ti lascia una cicatrice, dove vedi gli occhi del tuo nemico spegnersi. Ho una forza inestimabile che non ho mai provato e vorrei lottare e uccidere e rischiare di morire e non sentire la paura perché l'adrenalina si è fatta spazio nel mio cervello e in quel momento sentirmi vivo e dentro di me. Finalmente.


Sesso e overkilling.


Non chiedermi come, ma ho visto anche il tuo dolore. Sono entrato nel tuo corpo, a centinaia di chilometri di distanza, nel passato, e ho visto la tua immagine dall'alto a cercare di morire in solitudine. Senza successo. Ho cosi' chiaro quel momento nella mia/tua mente. Io ero li'.

Allora provaci. Guarda in altri occhi, i tuoi, quelli che pensi siano tuoi, quelli di un'altra persona. E cerca di intravedere l'abisso. L'abisso bianco che ci ha accompagnato quando non potevamo piu' vedere, piegati in due, sdraiati per terra a contorcerci dai conati. Immedesimati. E rivivi tutte le tue vite passate e quelle parallele. Sei sempre tu, non lo capisci? Siamo tutt'uno.







24/01/16

Del vostro amore me ne sbatto il cazzo.

Del vostro amore me ne sbatto il cazzo.

Ho già chi amare e ho già chi mi ama.

E forse non me ne fotte in entrambi i casi.

Mi sono ritrovato sdraiato vicino a te,

era estate,

e per un attimo,

per un solo attimo,

ho cercato di capire i tuoi sentimenti.

Poi ho guardato con occhi trasparenti

al di là del muro,

i campi e le case

ed ho realizzato che non me ne fregava nulla.

Nel senso buono che tu sai.

Cos'ho che non va in me?

Lo stesso che non va in te.

Andiamo a farci venire le rughe

e a vivere d'insonnia

mentre parliamo delle tue dita bianche.

E poi tagliamoci le vene come piace a noi.

A farci del male,

ad innamorarci,

a fonderci le mani,

a far piangere il mondo.







25/12/15

Un favore alla tua/vostra ADD.

Mi riservo il diritto di non essere coerente

perché qui è tutto allo sbando

e a me non frega un cazzo.

Perché non ho tempo

e non ho voglia di spiegare.






Perché vedo mostri dalle pareti, dagli schermi,

dai soffitti, dal pavimento.

Tutti i giorni.

E voglio davvero che qualcuno

venga a uccidermi

come regalo di natale.






Perché reggo il mondo sul mio atlante mentre faccio squat

e lo faccio affinché i tuoi sogni si realizzino.

I tuoi sogni, non i miei.

Ho fatto australian pull ups per scoparti

e trazioni sfiancanti per averti vicina.

E tu non hai mai retto il mondo

e non sai quant'è pesante.

Perché il segno di un uomo maturo è quella particolare cicatrice che porta.




Perché più una persona è vuota e più pretende

e tu non hai passioni, non hai hobby, non hai interessi

e di bambole gonfiabili se ne trovano mille ai bordi delle strade.

Allora lasciami bere tutta questa vita,

tanto il mio scheletro non ha un fegato.





Che ho sognato per anni di comprare una bomboletta nera

e passare alle tre di notte sotto casa tua

a scrivere qualcosa di simile.

Ma ora non più.

Ora scriverei

"COME AND KILL ME".

Io so che puoi.




10/10/15

Dumb down.

Parlo al vento, il vento non può sentire.
Parlo anche a te, ma tu non puoi capire. Allora che cazzo cambia, mi chiedo?

Non esco mai fuori dal mio cervello. Proprio non mi riesce. Guardo voi, tutti voi, e penso solo "cristo, perché non vi sparate in bocca? Sparatevi in bocca, vi prego", e voi non lo fate. Perché io ho capito che siamo tutti stronzi, dal primo all'ultimo. Almeno come base di partenza. Voi invece no. Pensate sia tutto ok. E io devo pensare a tutto. A farmi la barba, a non farmi la barba, al ciclo, alle attenzioni.
Inoltre vi osservo. Tu mi stai simpatico, ti ho anche visto e ti ho salutato e mi sei simpatico. Mi assomigli anche e ascolti buona musica. Però sei giovane e non hai nessuna speranza, almeno per ora, tranquillo, si può migliorare. Anzi, te lo dico tranquillamente: io ero come te. E quindi capisco cosa senti, cosa provi. Non c'è nulla di male. Non mi vedere in una cattiva luce, non sono lo stronzo che ti frega perché ha qualcosa in più di te che non capisci cosa sia. No, no, non c'è proprio nulla.
Che poi, a voler dire la verità, a me piacerebbe essere un cassonetto. E invece sono orgoglioso e stronzo e non ci riesco. Non sai quanti problemi mi crea questo. E chissà se mai li saprai. Un giorno prenderai qualche mazzata e ti cresceranno le palle ed è un bene.
Conosco un tipo che le palle non ce le ha. E io lo accetto. Dico "va bene, non hai i coglioni, ma a questo punto almeno fatti le tette e comincia a succhiare cazzi, almeno ti fai i soldi". Invece questo va dietro ad una che la dà a tutti e una volta al mese la dà anche a lui e in qualche modo psicopatico e burbero riesce anche a farlo sentire in colpa per questo. I prodigi della tecnica.
Tornando a noi due, sai che dovresti fare? Manda a fanculo la tua amica. Sembra una cazzata, ma è la soluzione a tutto. Così ti puoi focalizzare sulle tue passioni e su altre ragazze. E' tanto difficile?

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"Felix, felix, felix!", chiama alice mentre io sono impantanato dentro un divano, con un posacenere di legno sulla gamba sinistra e la torcia appena spenta lì dentro che fuma ancora.
"che c'è?"
"mi hanno detto che sei fidanzato!"
"cazzo, non mi risulta. Fammi fare una chiamata."

Prendo il cellulare, scorro la rubrica, chiamo valeria.

"vale."
"ehi, ci vediamo domani?"
"ti devo chiedere una cosa."
"dimmi, dimmi."
"senti, ma io sono fidanzato?"
click.

"Nah, non mi risulta."
"Allora usciamo uno di questi giorni?"
"Alice, prima di finire a fare cazzate, ti racconto una storia. Qualche giorno fa ero in una casa che non conoscevo e mi sono ritrovato a guardare il muro e la porta di una stanza di una tipa che non conosco e mi sono chiesto che cazzo ci facessi lì. Seriamente. Mi sono chiesto proprio "felix, dove cazzo sei?". Non sono riuscito a darmi una risposta. Io volevo solo fumare. Sai qual è il problema di voi ragazze, ogni volta che si va oltre una scopata e mi mostro per quello che sono? E' che avete questa idea del cazzo per cui dovete vendermi la fidanzata. Dovete farvi vedere fighe e fedeli e brave come una mamma. Sta succedendo ad un mio amico. Sai cosa farei alla tipa che sta facendo questo al mio amico? La squarterei. Sì, lo so, non si dice, non si pensa. Ma io le aprirei la gola volentieri, magari mentre il mio amico la violenta. Ecco, quella per me sarebbe una cosa romantica. E posso dirtelo perché sei una tossica, in senso buono, si capisce. E per questo mi piaci. A me non frega un cazzo. Io non mi voglio fidanzare né sposarmi. Io voglio un'amante."
"Allora scopiamo uno di questi giorni?"
"Ho detto che non voglio fidanzarmi, non provocare."





23/07/15

Felix.

Sono nato sei anni fa.

Non una adolescenza delle migliori, ma niente di grave. Odiavo tutti e avrei ucciso volentieri un milione di persone, personalmente. Ci ho messo un po' a capire che nessuno si meritava il mio odio nè il mio tempo. Mentivo spesso perchè non sapevo nè chi ero nè chi volevo essere.
L'alcol mi ha snebbiato i pensieri e ho visto tutto più chiaramente nei brevi momenti in cui riprendevo lucidità. Ho camminato e fatto esperienza. Sono caduto più e più volte bestemmiando il mondo. Ho rischiato di morire un paio di volte. Sono sicuramente morto una volta. Inferno e rinascita.
Sono sempre stato magro, ora ho un fisico dignitoso, sempre magro, ma definito e con qualche muscolo in più. Mai stato così bello e ogni giorno lo sono di più. Sono felice quando mi alleno e cerco di farmi il più male possibile mentre rimango con la lingua da fuori e non riesco neanche a bere acqua perchè il mio cuore non regge.

Ho fumato più e più volte fino a morire, prima per piacere poi per non pensare a nulla (to cope è il mio verbo preferito inglese), per diventare comfortably numb, ma il comfortably dura massimo qualche ora.
Quando sono sul balcone immagino di buttarmi solo per la curiosità della situazione. In verità amo la vita. Cerco di fare solo quello che mi va di fare e mi diverte. Vorrei scrivere come kerouac, ma vorrei essere come neal cassady e in quei brevi momenti in cui ci riesco, per ora, sono felice.

Credo nell'amore più di ogni altra cosa e so che può durare qualche anno o anche un'ora, che voi ci crediate o no.
E mi chiedo cosa ci vedono in me quando non faccio niente e cosa non ci vedono in me quando do il massimo. E' solo curiosità, non me ne frega nulla davvero.
Ti ascolto parlare e probabilmente sto pensando ad altro e rido perchè la situazione è ridicola e penso ad un'altra faccia quando sto con te, nella maggior parte dei casi. Avete facce tutte uguali e io non vi credo neanche un po'. Interpreto sempre in modo favorevole a me tutte le frasi che mi vengono dette e tutti i minimi gesti, sono fermamente convinto di queste mie interpretazioni e spingo sempre per cercare il tuo limite così se mi mandi a fanculo vuol dire che l'ho raggiunto e se non lo fai vuol dire che ho allargato i tuoi limiti. Non esiste per me il non portare nulla al massimo possibile nella direzione che voglio.

Ogni tanto mi capita di idealizzare le persone e di immaginarle migliori di quanto non siano. E' un piacere stilistico che mi concedo. Intanto sono cambiato e mi apro a chi mi sembra interessante perchè voglio nuove idee e nuove voci e nuovi volti, poi se a te non va bene chiudo la porta di soppiatto e vado in un altro luogo e, fidati, c'è sempre un altro luogo.

Ascolto musica il più possibile e potrei ricoprirti di canzoni da qui all'eternità e spiegarti a quale momento ho collegato quale canzone e ti racconto tutto di quel periodo e che significato ha per me. Sono anche vivo grazie a questo e ai testi di tutti questi cantanti.
E sinceramente mi dispiace per voi stronzi che non avete mai pianto davanti ad un film, ad un tramonto, ad una foto, ad una canzone o rileggendo vecchie frasi piene di dolore scritte da sconosciuti.
Parlo molto quando devo distrarti, parlo poco se non ce n'è più bisogno. Se c'è una minima intesa con te, preferisco rimanere in silenzio o ascoltare una canzone e ne sono contento. Però questo è vero anche se mi stai sul cazzo: per evitare di ascoltarti preferisco rimanere in silenzio o ascoltare una canzone, e sono contento che tu non stia parlando. Se lascio indizi in giro è solo perchè voglio segretamente essere fermato.

Sono felice quando mi prendo un due di picche perchè almeno ci ho provato, sono ancora più felice quando la cosa va bene e molto molto molto più felice quando ti entro nel cervello. A volte non ho tempo per stare dietro alle tue stronzate e vado troppo veloce. Mi piace farti cambiare idea e dirti sacrosante verità che non capirai mai perchè non ti serve capirle. Dopo anni mi verrai a dire che avevo ragione, ma questo non mi rende contento perchè so benissimo di avere ragione quando ti dico qualcosa. Anche questo non ha importanza.

Dimentico poche cose e ne ricordo parecchie senza motivo. Vorrei una vita di quelle dove non si lavora mai e ci si droga e si beve whiskey dalla mattina alla sera, liscio, con le labbra attaccate alla bottiglia con qualche amico pazzo e fidato con cui parlare dei massimi sistemi e di tutto ciò che c'è o con qualche ragazza che possa sostenere un periodo di questo tipo, ma so che il mio fisico e le mie finanze ne risentirebbero alla lunga, e che una ragazza adatta a queste cose sarebbe una di quelle intelligenti squilibrate, perciò faccio cose del genere solo una volta all'anno o anche meno.

Capisco e so molte più cose di quanto non voglia dire e non lo faccio non per quieto vivere (il quieto vivere te lo puoi ficcare nel culo), ma perchè non ne ho semplicemente voglia o non mi interessa o, in rari casi, sia io sia la persona a cui dovrei dirle sappiamo benissimo tutto e ce lo diciamo con gli occhi, con la telepatia e non serve altro, a noi va bene così.