01/05/14

Dentro il nulla.

Il cellulare squilla, apro la chiamata ed è gaetano: "allora, vieni al concerto?".
"Sicuro", rispondo, "mi ripeti dov'è il posto?".
Suona in un pub che è praticamente dall'altra parte della città e stasera sono anche senza macchina.
"Ce la farò, ci vediamo lì", gli dico sicuro.
Rimetto il telefono nella tasca e torno al mondo reale, la situazione non è delle migliori.
C'è questa tipa, che conosco a malapena, con un bicchiere pieno di vino in mano che sta urlando contro il suo ragazzo o forse sta cantando, il confine è sottile, e intanto si cala alla goccia tutto il vino e metà bicchiere le cade addosso. Non se ne può fregare di meno. E il ragazzo anche, non se ne frega un cazzo e continua ad andare avanti con una faccia come "ne ho già viste di scene così". Merda.
Prima del concerto ci rilassiamo un attimo a casa del mio esile pusher.

Lo spacciatore fa: "urno, ci penso io alla tua amica!". Intanto il ragazzo della coppia precedente balla con un clown. Il suo clown. La ragazza di prima: ha delle labbra innaturalmente rosse, non usa il rossetto, e la sua faccia è di un bianco cadaverico, è quasi spaventosa, ma allo stesso tempo potrebbe essere attraente per qualcuno. E infatti è lì, fidanzata. Abbiamo cercato di distoglierlo da lei in tutti i modi, e lei ci provava di più di tutti, ma non c'è stato verso. L'amica tamburella con le dita senza unghie sulla batteria che è nel salone. Un'altra tizia ha i capelli neri e sostiene che stiamo facendo troppo casino e che la puzza di fumo rimarrà sulle tende e la polizia arriverà. La solita paranoia. Tutti sul treno pazzo!
Io torno un attimo in me dopo aver fissato lo spacciatore per un'eternità, non se n'è neanche accorto, impegnato a parlare con la mia amica rossa con questo piercing al naso che dovrebbe farla sembrare almeno un anno più grande di quel che è. Non è il suo tipo, non mi preoccupo, ma sono possessivo. Non fiato, non mi va di parlare.
Il ragazzo e la donna-clown ritornano nella stanza, da dove non si sa, e lei prende ad ammorbarlo: "perchè siamo qui? perchè lei è qui?". Anche marika, capelli neri paranoica, tenta di distrarla, ma non riesce ad ottenere nulla.
Bevo vino, due bicchieri di fila per la mia triste gola secca. Lo spaccia mette della musica orribile: semirapper italiani che fanno canzoni pop e smielate, "ti piace, urno?", il meglio che abbia mai sentito, figurati.
"E' ok."
Meno sillabe possibili. Sono un mago delle interazioni sociali. Sono qui per il fumo gratis. Bussano.
E' un ragazzo basso con i dread, sembra sia qui per caso. Avrà sniffato nell'aria e sarà arrivato come un cazzo di cane antidroga che funziona al contrario? Probabile. Si sente fuori posto e si vede. E' venuto per mangiare. Io non sapevo neanche dovessimo mangiare, ma mi metto all'opera e in dieci minuti cuciniamo 3-4 bistecche, ora siamo sei in casa ed io ho fame. Le ragazze no, ovviamente. Tutte a dieta, attente a non prendere un filo di grasso, non sia mai che poi nessuno le trombi più o non cerchi di seguirle in macchina fischiando. Comunque bene così, bistecche per soli uomini. Il rastafariano compra dieci euro di roba e vola via. Il ragazzo è ancora qui, mi chiedo perchè. Mi chiede di farne un'altra. Come me, è qui per fumare e perchè deve tenere d'occhio la ragazza-pagliaccio. Inaffidabile, chi lo mette in dubbio?
Ora c'è silenzio proprio perchè lei è stesa in camera da letto con marika a sfogarsi sul mondo crudele e contro tutte quelle luride zoccole che hanno una figa, il mondo intero. Discorsi sentiti milioni di volte.
Guardo il ragazzo che espira una nube grigia e lui mi guarda di rimando. Stiamo pensando entrambi alla stessa cosa, sarà la telepatia dei drogati gentili.

"Perchè non la lasci qui e vai via?"
Mi risponde con uno sguardo, "non è un'opzione".
"Sei fottuto, ragazzo."
"Ne sono ben conscio."

Vorrei abbracciarlo. Ci siamo solo io e lui nella stanza, il silenzio delle nostre menti. (Dove sono gli altri?) La sua faccia da kamikaze.

Mi giro e guardo un attimo la rossa, non è bella, ma ti sembrerebbe affascinante, e dico al ragazzo "fattela!". "A breve", sibila.
Allora è molto meglio di come sospettavo, bene così. Resto lì ancora un po', poi lascio ognuno con i suoi fantasmi, o i suoi clown, e vado via.
Non ho voglia di salvare nessuno.
Papà non c'è, tuo fratello non c'è, i nonni sono lontani.
Gli angeli hanno la moto ed io ho molta strada da fare.