03/01/15

Reverie.

I morti non parlano. A meno non vengano risuscitati o contattati con una tavoletta ouja, ma, altrimenti, i morti non parlano. Così mi risulta, poi, se vogliamo cambiare le regole, fatemi sapere.
E i tempi non parlano e queste case non parlano.
Noi non siamo bop. Non viviamo negli anni cinquanta e il jazz non ci riempie le orecchie. Non conosciamo quasi nulla di jazz e per questo non abbiamo molto da parlare. Non siamo più quelli che si siedono attorno ad un cerchio inesistente, per terra o sui divani, e parlano di cosa pensano e di come la pensano. Noi stiamo attaccati al cellulare ad aspettare una scarica di endorfine quando abbiamo una notifica da una delle trenta applicazioni che abbiamo installato. Non sono più quei tempi, quei tempi sono morti, mi dice alene. Nulla ha molto più significato, dice, si condivide il letto, si dorme anche insieme, magari, ma non c'è gusto, non è una bella cosa se poi non c'è un minimo di connessione, se non puoi parlare con qualcuno senza alla fine dire nulla. Hai notato che la maggior parte di tutte le canzoni nuove sono veloci? Non abbiamo quelle canzoni lente lente cantate da negri degli anni trenta. E allora dove ci rifugiamo? Dove finiscono quelli come me e te?
E dove si nascondono, chiedo io, mentre sbatto via la cenere della canna che ho tra indice e medio con un tocco del pollice.
E dov'è finito il romanticismo? C'è mai stato davvero? Davvero qualcuno per la prima volta ha fatto l'amore in spiaggia e c'era musica di sottofondo ed erano tutti e due belli e sorridevano piano, lucenti, come se davvero il mondo attorno non esistesse?
Giuro, pensavo di sì, - rispondo - Varie volte è successo che mi sia stato domandato cos'ho fatto di romantico. Non mi ricordo cosa ho risposto. Non ho episodi da ricordare e mi sono chiesto perchè. Ho concluso che è il complesso. Io ho amato. Ho amato delle ragazze ed ho amato i loro difetti. Non c'era niente di più da fare e niente di meno. Sai che ho parlato di amore con elise? Gli ho spiegato come la penso e abbiamo parlato delle nostre relazioni, ridendo e scherzando. Poi mi ha detto di avere amato una volta e i suoi occhi si sono velati per un attimo di malinconia. Non stavo per crederci. L'ho quasi toccata, ho quasi messo le mani su quel velo di superficialità che indossiamo tutti e l'ho sollevato per un momento. Un momento solo. E mi ha fatto capire che c'è qualcosa lì sotto. C'è qualcuno. Qui non ti sembra ci sia nessuno. Hai visto qualcuno piangere?
Nessuno, sibila a bassa voce la mia amica.
Non dico che bisogna essere delle robe trasparenti e mostrarsi a tutti, ma c'è la situazione opposta: non ci si apre con nessuno, siamo rimasti ad un livello base di comunicazione e di conseguenza pensiamo di essere circondati da stronzi idioti e magari è anche vero, ma non puoi saperlo finchè non scavi in profondità.
E come risolviamo questo problema? - pensa alene ad alta voce - Aspetta, non me lo dire. Dobbiamo fare noi il primo passo. Ma così? Gratis? E' rischioso, non saprei. Non so se è utile.
La scelta è tua. - dico - Se vuoi continuare così e questi rapporti ti piacciono così e non te ne frega veramente di conoscere qualcuno, continua, nessuno ti ferma. Ognuno ha i suoi desideri, i suoi scopi. Io voglio qualcosa di più e tutte queste chiacchiere inutili mi hanno rotto, sono diventate insopportabili come andare in un club qualsiasi e ballare ubriachi fino alla mattina. Non puoi farlo per sempre, ci vuole novità, ci vuole varietà, è la vita. Dobbiamo ricrearci spesso e smetterla di definirci o di dire "ecco, sono arrivato, ora mi fermo". Mi fermo un cazzo! - e rido e mi alzo in piedi come se dovessi fare un discorso importante, ma in verità ho finito quello che avevo da dire.
Anche la ragazza si alza, mi strappa la torcia dalle mani, la riaccende con un fiammifero, fa due tiri lunghissimi - fuma, ride e quasi urla - Io ho degli hobby! Io ho un milione di hobby e so come metterli in atto e mi sono organizzata con il tempo, io sono viva e questo momento è mio e solo mio!
Sorrido e ricado sul divano e alzo la musica e il brano è The Hunt di Dexter Gordon.

E per un attimo penso che il nirvana è lì, a portata di mano, nella nostra felicità e nelle nostre risa e nei nostri discorsi da ventenni e nelle nostre gioie, idee e sogni, in noi che oscilliamo sulle punte dei piedi fingendo di essere pugili e di volerci picchiare, in noi che siamo al quarto album di fila ed ormai sono le cinque di mattina e la luce soffusa illumina il soggiorno e quasi potremmo addormentarci e abbiamo gli occhi pesanti, ma domani non ci sono incombenze, non ce ne saranno mai.