Il tavolo si muove mentre lo osservo, sushi di traverso. Avevamo deciso di non fumare durante la settimana, il proposito è durato ben poco. Sono impegnato a fare cose che mi servono/piacciono mentre conosco gente che lavora 14 ore al giorno sostenendo che è una figata non vedere i propri amici se non una volta al mese. Psicopatici alla festa di halloween. Solo una tipa era vestita da harley queen. Io, come Joker, mi butterei nella merda per venirti a riprendere. Non tu, l'altra dietro di te.
Ti costa tanto essere creativa? Non ti piacerebbe lasciare un messaggio subliminale, o non, nelle cose che fai?
YOU'RE SO FUCKING BORING, MY FRIEND.
Mi dicono che sono troppo ottimista e troppo sicuro di me. Siete voi che puntate nei buchi neri. Gli umani mi fanno schifo. Non avete la benché minima percezione di come funzionate, di come vi muovete e del perché fate qualsiasi cosa. E in tutto ciò andate avanti come se niente fosse. Rivoltanti.
URNO1 significa letteralmente che ognuno di noi è intercambiabile.
Lo so che la mamma ti ha detto che sei speciale e sei un unico fiocco di neve, ma la verità è che
NON LO SEI.
Quindi smettila di essere infradiciato dal tuo personaggio, dalla tua depressione, dalla tua tristezza, insomma non fare come me quando scrivo, perché io lo scrivo, ma nella vita reale non lo esterno. Ci vuole tanto? La cosa diventa noiosa, come te.
O come le emozioni che dovrei avere e non ho. Indagherò anche su questo, perché in effetti un quadro mi fa commuovere, una canzone mi fa piangere, un film mi lascia catatonico, ma il fatto che tu stia soffrendo non mi fa provare nulla.
Allora mi sono appuntato su un foglietto:
WHY SO DETACHED?
(distaccato/indifferente/freddo)
E passerò qualche giorno ad interrogarmi sulla questione.
(Ricorda, non me ne fotte davvero di sapere la risposta. E' un simpatico esercizio mentale e non c'è nulla dietro. Sto bene nel mio distacco. E infatti mi sveglio e sorrido allo specchio. Poi perdo tempo, perdo tempo, perdo tempo, perdo tempo, perdo tempo, perdo tempo, perdo tempo, come se il tempo che mi separa dal baratro sia poi così lontano e i miei obiettivi così lontani, e i miei obiettivi, i miei obiettivi...
BRUCIAMI O PORTAMI A CASA.
BRUCIAMI E PORTAMI A CASA.
Le cose sono collegate.
Solo se mi brucio, mi sento a casa.
Stasera mi ubriaco fradicio di nuovo e poi ascolto queste due canzoni in loop:
Mi sveglio e visualizzo i messaggi sul cellulare. Whatsapp. Ce n'è uno breve e conciso: "non sei dove dovresti essere".
E' tardi.
Mi riaddormento per venti secondi e faccio un sogno lunghissimo in cui sono ad un concerto metal e incontro una ragazza di nome Tonia che avevo conosciuto ad un concerto precedente. Mi risveglio e rileggo il messaggio. Non era quello che avevo letto prima, ma il significato rimane lo stesso. Ma è venerdi' e cerco di non avere tempo per riflettere: fumo e vedo un film, poi mi sistemo e mi fiondo verso un party in casa. Fumo anche li' e arrivo a casa alle 4.30 di notte e per una semplice distrazione mi schianto sulle scale di marmo, cadendo perfettamente sul braccio sinistro. Mi faccio un male cane. Malissimo, ancora di piu' di quando ho fatto l'incidente e sono volato sull'asfalto. Mi tiro su senza bestemmiare ad alta voce. E' buio e sono sicuro di stare sanguinando o sul punto di sanguinare, non controllo e mi butto a letto. Devo pensare ad altro. Penso a quando sono andato in ospedale dopo l'incidente e mentre la dottoressa mi medicava la mano piena di terriccio e foglie e sporco, mi diceva "non guardare", prima di scartavetrarmi la ferita, e io "ma mi piace guardare".
Abbraccia il dolore, è una delle poche cose che sono tue veramente. Dopo mezz'ora mi addormento.
Sabato fumo tutto il giorno e arrivo al solito punto in cui perdo il libero arbitrio e comincio a muovermi in automatico e senza pensare. Cucinare in queste condizioni è sempre molto strano. Non che non sia efficiente, ma mi sembra di non avere il controllo: faccio tutto perché qualcosa mi spinge a farlo, ma non c'è un processo decisionale alla base dei miei movimenti. Dovrei fermarmi, dovrei fermarmi. Ogni tanto mi fermo a guardarmi nello specchio, mentre mi stropiccio gli occhi e sento gli addominali che mi fanno male per la posizione scomoda in cui sono seduto sul divano. Poi metto musica, l'ultimo album dei Crystal Castles, e mi sdraio.
E' tardi.
Ho finito di leggere Addio alle armi e il finale è stato troppo repentino per lasciarmi sconvolto. Allora prendo un taccuino e comincio a scrivere "sono irrequieto perché non mi sento coerente con me stesso e al tempo stesso mi giustifico della mia incoerenza perché è troppo tardi". L'irrequietudine e l'inquietudine non mi danno neanche fastidio. Mi sento vuoto, ma di un vuoto che non sento come negativo, ma quasi positivo. Forse cosi' doveva sentirsi Buddha. E io so pensare, so aspettare e so digiunare. Pare si possano raggiungere risultati notevoli con queste conoscenze. Entro due anni vi faccio sapere. Parlo ad alta voce per riflettere meglio e rispondermi piu' lentamente di quanto farei in mente.
Perché non sono finito in galera come tutti gli psicopatici che, come me, hanno una bassa attività in determinate aree dei lobi frontali e temporali, ovvero quelli collegati all'empatia, alla moralità e al controllo di se stessi?
E invece sono uno psicopatico pro-sociale.
Io, pro-sociale?
Lascia stare, si dice cosi'. Significa semplicemente che, sebbene hai difficoltà a provare empatia per gli altri, nel 99% dei casi, comunque riesci a seguire abbastanza le regole della società e sei riuscito sempre a fermarti dal commettere omicidi.
(Per maggiori informazioni sul mio cervello: http://www.smithsonianmag.com/science-nature/the-neuroscientist-who-discovered-he-was-a-psychopath-180947814/?utm_source=mentalfloss&no-ist)
Effettivamente sono riuscito a fermarmi in un paio di occasioni e, guardando indietro, è stata una buona scelta. In galera non ci si diverte molto.
E' tardi.
Ricordatelo.
Vorrei ricordami a cosa pensavo tutti quei pomeriggi che passavo da solo in stanza, quando non c'era lo smartphone a bruciarti il cervello e tenerti occupato 24 ore su 24. A cosa pensavo? Alla morte, alla vita.
Memento mori, dottore.
Ora hai cosi' tanti progetti e non hai neanche tempo per pensare alla morte.
Quando c'è la morte, non ci sono io. E perché sei passato alla seconda persona?
Per non farti sentire solo, per farti pensare di stare a parlare con qualcuno.
Non me ne frega. Non c'è mai stato nessuno quando serviva e non c'è mai nessuno quando serve.
Ah, le solite stronzate che si dicono. Sei tu che ti rinchiudi. Prendi il primo aereo, sai che è tardi.
Non posso.
E smettila di vivere con il freno a mano. Brucia tutto.
Prendo l'aereo, ma è tardi, anche se quando poggio il piede a terra sono felice. Ho già rimpiazzato i progetti saltati con altri progetti piu' esagerati e malati. Nel migliore dei casi ne andrà in porto uno, ma è cosi' che ho sempre giocato. Quando arrivo, la casa è vuota. Svuoto la valigia e riempio lo zaino con il minimo indispensabile. Mando messaggi tutti uguali a svariati amici ed amiche proponendo di andare via dalle strade della città e del centro. Nessuno risponde. Entro comunque in macchina perché non mi va di stare fermo e perché la speranza non muore mai. Sorpasso chiunque vada leggermente lento e faccio del male alla trasmissione accelerando sui dossi creati dalle radici degli alberi. So esattamente quando scatteranno i semafori della strada principale e brucio tutti quanti. Veloce, veloce, piu' veloce. Parcheggio sotto casa di Ines. So che non è li', ma dovevo andare lo stesso. Suono il citofono e mi risponde la sorella.
Ines è partita.
Era troppo tardi.
Ma non ha importanza il fatto che sia tardi. E sai perché non ha importanza? Perché non è tardi. Perché il tempo è una dimensione e noi non abbiamo le parole e i simboli per descriverlo. Il tempo è un'imposizione culturale sulla nostra realtà, non è insito nella realtà. Non è lineare. E' una sfera.
Quando sei vivo, veramente vivo, quando sei pienamente cosciente di te stesso e delle tue sensazioni ed emozioni piu' alte...in quel momento puoi percepire che il tempo è un luogo.
Quel momento è eterno, è per sempre, ma non come lo intendete voi.
Sono le tre e venti di notte e ho appena riportato Laura a casa. Ho la testa vuota mentre guido, ma appena dopo aver finito di scopare, in un momento che, per tutti (e di solito anche per me), dovrebbe essere pieno di pace, amore e disintegrazione neuronale, ho solo pensato "ti odio". Senza neanche averne motivo. Analizzo velocemente la questione mentre guido e ascolto la musica, lei forse parla, forse no, e mi chiedo se in verità non odi me stesso. O il me stesso che ora sono e domani non voglio essere. Anche qui, preferisco non permettere alla mia mente di approfondire. Guido.
Alle tre e mezza raggiungo Michela, Dovevamo vederci circa tre ore prima. E' sulle scale di una piazza con un amico che non ho mai visto e appena arrivo li trovo a limonare. Si interrompe, quasi sorpresa, mi saluta e mi passa una canna. Mi siedo di fianco al ragazzo e comincio a fumare mentre lei mi spiega che tutti gli altri amici sono andati via. Parliamo delle rispettive serate. Il ragazzo si chiama Ivan e mi è simpatico, tanto che vorrei se la scopasse. Io fumo con calma e parlo con loro, che si interrompono ogni volta gentilmente dalla limonata per rispondermi. Sono molto rilassato e non mi sento assolutamente di troppo. Tra l'altro lei mi ha chiamato piu' volte intimandomi di raggiungerla. Se avessi conosciuto la situazione, non mi sarei presentato pur di dare al ragazzo una chance in piu'. Alle quattro decido di andare via e lei insiste per farsi accompagnare, mentre io cerco di smollarla li', appunto perché Ivan lo vedevo piuttosto carico. Ma Michela è irremovibile.
Mentre la riaccompagno a casa, lei mi svela che voleva dargliela, ma non voleva dargliela, gliel'avrebbe data la sera stessa, ma forse no. Insomma, se non fossi arrivato io, al 99% il ragazzo avrebbe concluso la serata come si meritava. L'avevo intuito. Però. Ci rifletto un attimo.
E mi immagino tutte le volte in cui mi sono trovato in una situazione simile, dalla parte del ragazzo, e non ho saputo di essere stato a un centimetro da una scopata, e magari lo desideravo ardentemente. Sono brutte cose, ragazzi.
Vado a dormire e faccio sogni lucidi in cui mi sveglio e scopro che la ferita sulla mia mano e' finalmente guarita. Mi sveglio per realizzare che non è cambiato un cazzo e mi fa male usare la mano per qualsiasi minima cosa. Allora vado a casa di Manuel per due chiacchiere e lui gentilmente mi invita a pranzo (non avrei mai cucinato di mia spontanea volontà, piuttosto sarei andato avanti a panini). E' un giorno silenzioso di metà agosto, sono le due di pomeriggio e non c'è veramente nessuno in giro. Esco un attimo sul balcone di casa sua a godermi il silenzio. Ahhhh, che meraviglia. Le nostre riflessioni spaziano dal cinema a quanto sia lecito scoparsi la cugina. Io dico che sia lecitissimo, lui sostiene di no. Ma non litighiamo per certe cose. Dopo un paio d'ore vado via perché lui deve invitare una ragazza a casa e io mi ero organizzato di conseguenza, invitando Chiara a casa.
Chiara è una ragazza molto intelligente e arguta, mi trovo benissimo a discutere con lei. Siamo usciti un paio di volte svariati mesi fa, ma, a causa del momento che vivevo allora, non ho spinto piu' di tanto e quindi ci siamo ritrovati entrambe le volte a sorseggiare io del tè e lei una tisana, affrontando argomenti che vanno dalla tracheotomia al nostro terribile passato. In tutto questo, lei si è curata bene dal dirmi che è fidanzata da qualcosa come sei anni, e questo mi fa intuire che abbia un neanche troppo latente desiderio di cavalcarmi. Ora che il suo ragazzo è all'estero per un paio di mesi, si è rifatta sotto e, complice la mia casa libera, ho deciso di invitarla direttamente a casa.
Mentre scopiamo la prima volta, mi chiedo su cosa si stia segando il suo ragazzo in quel preciso istante. Dopo essere venuto, cerco di immaginare di essere da solo, ma sento il suo respiro. La odio per un breve attimo, ma so che non se lo merita assolutamente. Mi chiedo cosa ci sia che non va nel mio cervello. Mi alzo e vado in bagno e mi porto il cellulare per confermare l'appuntamento che ho un'ora e mezza dopo con Marta.
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(dai Urno, non ti crede nessuno!)
Ma no, infatti. Questo che parla è Felix che sta a Urno come Chinaski sta a Bukowski.
(Tutto vi devo spiegare, cazzo. Tutto.)
Ah ah ah, che incredibile fantasia che ho.
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Mentre scopiamo la seconda volta il mio cervello trasforma il viso di Chiara in quello di una mia amica che voglio farmi da piu' di 10 anni. Si assomigliano e non mi è troppo difficile. Duro scandalosamente troppo, anche se non vorrei, perché sono conscio del fatto che tutta questa soddisfazione non mi permetterà di agire come dovrei con Marta, quella con cui mi vedo dopo, che tra tutte è l'unica che ci tengo davvero a farmi. Sono sudato e anche un po' stanco e vorrei rilassarmi dieci minuti in piu', ma devo accompagnare gentilmente fuori di casa Chiara e andare a prendere Marta.
Ora, per Marta bisogna fare un passo indietro.
Con lei mi ero frequentato circa un anno fa per un paio di mesi e la cosa aveva portato ad un semi-innamoramento da parte sua e la promessa di vederci il prima possibile, poi, studiando lei in un'altra città, era tornata a casa e si era messa con un altro tipo. E fin qui, nulla di nuovo sotto il sole.
Ma mi colpi' molto qualcosa di lei, anzi del mio rapporto con lei: mi piaceva stare con Marta.
Stare nel senso di stare vicini insieme, anche se non facevamo nulla, anche se stavamo solo a sorseggiare una birra vicini, non mi fregava nulla.
Un mese fa, le mando un messaggio innocuo e lei mi risponde che è in città. Qualcosa mi sale al cervello e immediatamente le dico che DOBBIAMO vederci. Mentre attendo la risposta comincio a saltare per la casa mentre faccio il verso di un serpente quando viene attaccato (questa cosa è durata un quarto d'ora). Lei mi dà buca, ma mi lascia una minima speranza dicendo che forse forse forse si libera per una mezz'ora dopo la cena. Nel tentativo di incuriosirla e spingerla a venire, nonostante dopo cena avessi io un appuntamento non rimandabile, le dico che ho una cosa per lei, messa da parte dopo quei famosi mesi dell'anno scorso.
Ma non avevo tale cosa.
Perciò comincio a scavare nei tiretti cercando una collana o un bracciale da regalarle, ma non trovo nulla e allora penso "ok, andrà bene un libro", ma i libri che ho non sono adatti quindi mi tocca scendere di casa mentre rido come un malato pensando al fatto che dopo aver detto una stronzata il mio cervello mi impone di rimanere coerente e quindi ora devo comprare qualcosa per lei nel caso improbabile in cui si renda disponibile dopo cena. Il libro che volevo effettivamente regalarle non è in nessuna libreria della città, ma all'improvviso una seconda scelta mi balena in testa e compro un libro molto bello, che avevo regalato qualche anno fa ad un'altra ragazza. Ovviamente la sera mi risponde all'una dicendo che non ce la faceva. E questo lo scopro quando leggo il messaggio alle cinque di notte, o di mattina che dir si voglia.
Successivamente mi dà buca per altre due serate in cui avevo casa libera e in cui sarei andato a colpo sicuro. La terza volta, mi concede due ore e mezza del pomeriggio.
E ora torniamo da dove eravamo venuti.
Mi parcheggio sotto casa di Marta, scendo dalla macchina e la saluto, poi ci infiliamo in macchina e in modo automatico mi dirigo verso casa mia, anche se il progetto iniziale prevedeva un semplice caffè. Vorrei sedermi sul letto, ma lei vuole stare sul balcone, non so perché acconsento. Il sesso precedente mi ha fulminato sicuramente qualche neurone. O saranno state le cinque canne del giorno prima. Marta vuole sentire le ultime cazzate che ho fatto, eccessive anche secondo i miei standard, ma io non rispondo, perciò lei mi racconta le sue. Ha strapazzato un paio di ragazzi, ma c'è uno, casualmente un mio sosia, di cui è morbosamente innamorata. In verità vuole solo poterlo distruggere e buttare nella cloaca insieme a tutti gli altri, ma questo lei non lo sa. Rientriamo in casa e mi butto sul letto, lei prende una sedia per non sedersi vicino a me.
Provo a tirarmela addosso un paio di volte, poi rinuncio.
"La vera tragedia del nostro rapporto, sai qual è?", le chiedo.
"No, dimmela."
"E' che a me piace stare con te, per principio. Anche se te la tiri e non me la dai, comunque mi fa piacere stare con te. Poi, si', ci provo. Ci provo piu' perché moralmente devo provarci con una bella ragazza che si trova nella mia stanza", per un attimo mi chiedo se sarebbe utile dirle che su questo letto un'ora prima ho scopato con un'altra, ma decido di glissare.
Subito dopo le butto addosso il libro che ho comprato per lei. Apprezza e dice che lo leggerà. Le dico che non mi importa davvero se lo leggerà o meno, ma volevo regalarglielo solo per vedere il suo sorriso. E' tutto vero. E infatti non mi crede. E neanche questo mi importa.
Ci provo un altro po' e alla fine ottengo solo di stare abbracciati fino a quando devo accompagnarla via. Lei mi confessa che le volte precedenti mi ha dato buca solo perché sapeva che me l'avrebbe data in una di quelle serate e non le andava. Insomma, a questo giro non sono riuscito a smuoverle l'ormone e ammetto a me stesso pacatamente che non ho neanche fatto troppo per ottenere qualcosa in piu'. Non sono neanche troppo deluso, mi sento solo un po' strano perché se la rivedo potrebbe essere fra due mesi come fra un anno. La accompagno da un'amica, torno a casa e prendo la pipetta per farmi salire una botta di thc velocemente al cervello. Al quarto tiro lungo sento il mio cervello abbandonarmi. E metto un po' di musica.
Viaggio dentro l'abisso dentro Felix solo perche' dovrei capire delle cose che non capiro' e perche' se non scrivo certe cose da qualche parte, come le butto fuori?
Questa canzone, non ti dico quale altrimenti me la riproponi, mi fa venire voglia di fare male a qualcuno o, in mancanza, a me stesso. Vorrei prendere a pugni un albero, il sedile, il finestrino. In alternativa, comincio a desiderare che cristina prenda il suo cellulare grande come un citofono e me lo spacchi in testa ripetutamente fino a farmi sanguinare. Con un movimento eccezionalmente veloce del suo braccio.
Spaccami il cellulare in testa.
Solo perché sarebbe una cosa quasi inaspettata e immotivata, non per altro. Ci penso spesso. Magari siamo seduti sul divano prima di guardare un film, o mentre lo guardiamo, e io vorrei prenderti a pugni solo perché sarebbe una cosa esteticamente bella da fare e da vedere.
Spaccami il cellulare in testa.
Purtroppo non lo fa.
Con l'ultimo barlume di lucidità le chiedo di mettere una canzone, non ti dico quale altrimenti me la riproponi, che ho sempre ritenuto che mi faccia diventare buono, nel momento in cui la sento. Mi cullo nel ritornello e torno una persona normale.
Quando metto piede in casa trovo una canna già fatta e allora, anche se sono stanco, sudato e fa un caldo incredibile, decido di fumarla. Non fumare prima di pranzo, una regola basilare da rispettare sempre, e invece...Paralizzato sulla sedia, stanco a sentire il cuore che batte e a chiedermi perché ho fumato e fra quanto riuscirò a rialzarmi.
Ho pulito la casa, e cambiato le corde alla chitarra, e ora cerco di mantenerla pulita riuscendoci con incredibile successo, a parte tutte le volte che mi cicco la cenere addosso in un modo o nell'altro. L'ultima settimana di lavoro prima delle vacanze deve essere improduttiva e noi non siamo da meno. Ho fatto partire quattro album, di cui il primo era Abbey Road, e mi sono infilato nella vasca con l'acqua calda a farmi una canna. Non l'avevo mai fatto. Relativamente rilassante, ma la logistica non e' semplice. Almeno se vuoi evitare di avere cenere nell'acqua, ma queste sono scelte personali.
Cut.
Le canzoni sono importanti. Non e' necessario che tu abbia i miei stessi gusti musicali, ma fammi capire, fammi sapere, che ci sono canzoni che ti smuovono nel profondo e ti toccano e sopratutto dimmi perche'. Questo voglio sapere. Quando ho/hai pubblicato questa canzone, a cosa pensavi? Le parole a quali pensieri e immagini ti portavano?
For neither ever, nor never
Goodbye
Per te significa che non si potra' piu' fare nulla e quindi addio?
Per te significa che mai ci diremo addio?
Sono interpretazioni plausibili entrambe, ma vedi che significato diverso che hanno.
Ma e' proprio grazie a cose come queste che abbiamo un minimo di possibilita' di capirci, di aprirci, di comunicare.
Cut.
Torno a casa dalla festa e sono in macchina di John. Gli parlo del mio passato, quello su cui faccio sempre il riservato. Donne, donne ovunque. E del futuro. C'è Cassie che mi aspetta, e non lo sa, da qualche parte e dico a John che l'ho già minacciata di rapirla per almeno ventiquattro ore.
"Di questa Cassie, mi parli troppo bene, sembra un bel tipo, perché non la porti una volta tra noi amici, cosi' la conosciamo?"
"Sono lusingato, ma dato che è difficile beccarla, quel poco tempo che è in giro preferisco rapirla e tenerla su un letto tutta per me."
"Capisco perfettamente. Peccato."
Amo John piu' di quanto abbia amato alcune delle mie ragazze.
Perché, tu, uomo che stai leggendo, lo sai che devi coltivare delle amicizie che siano una forma di quasi amore e che, se sono buone e fondate su basi solide, ti accompagneranno tutta la vita. Le donne vanno e vengono, anche quelle migliori, anche la donna della tua vita, e spero tu ne abbia almeno due o tre. Gli amici saranno la tua famiglia, non perderli di vista.
Fumo tutti i giorni e finisco per parlare da solo, per riflettere con gente che ne sa, e mi scervello sul fatto che odio tutti, ma principalmente odio me stesso (e' una fase passeggera).
(non è vero, ti sto chiedendo aiuto. Aiuto! Si', proprio a te che leggi.)
(ti ho messo un minimo di disagio/preoccupazione/paura?)
Mi guardo allo specchio con gli occhi rossi dicendomi che tuttavia la giornata e' andata bene e tutto quello che dovevo fare l'ho fatto, anche se so che non e' vero neanche per il cazzo.
Sapete che cannabis e psicosi probabilmente sono collegate in un certo bel modo?
Ma riprendero' la mia vita in mano un'altra volta e un'altra volta e un'altra volta finche' non sara' la volta decisiva. We do never give up, che e' la didascalia che avrei messo sotto la nostra foto, se ne avessimo fatta una in questi giorni.
Il lato positivo di questo nichilismo esistenziale degli ultimi giorni e' che non ho voglia di sentire nessuna e mi va molto bene cosi'.
Siamo io e Dave nella sua stanza, a parlare di come siamo finiti ad essere li' quando fuori c'è il sabato sera che ci aspetta. Dave mi racconta di come e quando ha perso le certezze e le credenze nelle relazioni. Mi racconta di quando con V. ha capito che la relazione stava andando verso la fine e allora, appena si è trovato in una buona situazione per farsi un'altra, si è scopato un'altra. E mi dice:
"sai, Felix, credevo fermamente nella fedeltà e pensavo sempre che se almeno io avevo questa morale, questa base in cui credere, ci sarebbe stata qualcuna che l'avrebbe pensata allo stesso modo. E invece se io per primo mi sono tolto questa certezza, non ha senso continuare a cercare. E poi ho scoperto che anche lei si era fatta un altro successivamente. Abbiamo deciso senza troppi problemi di lasciarci."
Dopo di ciò Dave si è fatto qualche mese di alcol in endovena per tentare di recuperarsi e recuperare la situazione. Lui ha il conforto dell'alcol, io quasi non bevo piu'. Non ho quella dose di felicità e cupa tristezza che ti prende quando bevi. Io ho 'ste canne che sono mazzate. Come quelle che ci stiamo fumando ora. E mentre lui mi parla di V., io rifletto sul fatto che questo amico che ho davanti, una delle persone piu' simili a me, sia rimasto incastrato e spaccato da una ragazza che ha lo stesso nome di quella che mi ha incastrato e spaccato. Coincidenze. Per altre cose siamo diversi. Ad esempio io mi sono sempre fatto ragazze tendenzialmente alte quanto me, lui ha beccato solo ragazze piu' basse. Con la prima ragazza storica ha vissuto due anni e mezzo in simbiosi. Lei non aveva amici al di fuori di lui e del suo gruppo e anche quando la storia è finita hanno continuato ad uscire nella stessa comitiva. Sono cose strane che io ho vissuto solo di striscio.
"Ma raccontami tu, Felix. Quella Judy, come cazzo hai fatto?", mi chiede lui. Nessuno sa come cazzo ho fatto, non ho mai detto a nessuno quali corde esatte ho toccato per avere una delle ragazze piu' fighe della città. Judy aveva una fila di ragazzi che le ronzavano intorno, una fila. Io sono apparso dal nulla dopo averla vista un paio di volte in giro con amici. Le ho inviato un messaggio dopo otto mesi che non ci sentivamo e l'ho invitata a prenderci una birra. Mi ricordo ancora la panchina dove eravamo seduti a bere, mentre lei mi raccontava cosa faceva all'università e io le percorrevo la pelle con il dito dal collo al petto per andare a indagare sulla sua collana. La venne a prendere un amico. Siamo andati tutti insieme a prenderci un cicchetto, ma io mi sono defilato e sono tornato a casa e lei mi chiede "non mi offri nulla?" e io rispondo "fatti offrire qualcosa dal tuo ragazzo". Mi manda a quel paese ridendo e rientra nel bar.
"Mi piaceva molto. Aveva questi occhi incredibili azzurri. Era bellissima. E non gliel'ho mai detto perché sono un coglione. E avrebbe fatto di tutto per me. L'ho portata a casa per fumare insieme e sentire musica e poi ci siamo sdraiati sul letto. Ero fattissimo e avevo il cuore a mille. Eravamo semisdraiati vicini con i cuscini dietro la schiena. Ognuno perso nel suo trip. Poi comincio a toccarle una mano. Ci sdraiamo a cucchiaio e lei mi accarezza la mano di rimando. Mi giro all'improvviso, le giro la faccia verso di me, abbozza un sorriso, e la bacio una volta. Da li' è cominciato tutto. Non facemmo l'amore la prima volta. La riaccompagnai a casa e ci lasciammo con un bacio. Non parlammo di nulla e ci salutammo. Ci siamo visti per una settimana e poi la portai in un parco con le altalene a bere vino, a parlare di musica mentre lei fumava. Non ricordo i discorsi ora e mi dispiace. Siamo andati in macchina e abbiamo fatto l'amore. Ho preso con me una cosa sacra. Era sopra di me ed era tesa e spaventata, ad ogni movimento o parola mi innamoravo. Dave, Judy non è stata la prima, né l'ultima e la nostra storia è stata una cosa incredibilmente pazza e scriteriata e problematica, ma cazzo, Dave, se non la penso tutti i giorni, quasi."
"Felix, cosi' ti fai male al cervello. Ma ammetto che mi capita la stessa cosa. E perche' succede?"
"Il cervello mi fa male comunque. Perche', perche', perche'...", aspiro il tiro piu' lungo che i miei polmoni mi concedono, "perche' la sua bellezza e' un pugno nello stomaco e il suo sorriso ti fa vedere il paradiso. Sara' per quello. Non che non ce ne siano state altre, lo sai. Ma lei era una cosa a parte."
Guardo fuori dalla finestra e ripenso ai capelli di Judy e alle mani di Judy. Piano piano mi ci sto allontanando mentalmente, ne sono convinto.
"E ora si butta in relazioni di un anno o un anno e mezzo, prendendo gente che mi assomiglia e mollandola senza pieta'. Il vero perche' non lo sapremo mai. Forse una sorta di vendetta per come si e' sentita trattata da me. E ogni volta che c'e' un nuovo ragazzo, e lo vedo per strada con lei e sono entrambi felici, so gia' che quel tipo si crede l'ennesimo furbo che ci ha fregati tutti, ma dopo un anno sono io a vederlo raccogliere i cocci della sua anima. E penso che a fregarli tutti sono stato io che l'ho lasciata andare prima di farmi distruggere. E vivo nel what if della situazione."
"Non ho capito. Te ne penti o no di averla lasciata?"
"Nah. Ho fatto la scelta piu' incredibilmente razionale della mia vita e, per come le cose sono andate successivamente, penso che sia stata una grande scelta. E mi stupisco della lucidita' con la quale l'ho presa. Ogni volta che vedo i suoi ex distrutti, penso che potevo esserci io al loro posto. E in quel periodo storico una cosa del genere non so cosa mi avrebbe provocato. Forse ora starei ingollando antidepressivi uno dietro l'altro mentre mi taglio le vene."
Dave ride di gusto e mi dice che non sono il tipo: "non sei il tipo. Ti saresti iscritto probabilmente a qualche corso di muay thai o krav maga o pugilato per dare e prendere botte tremende per sfogarti e saresti andato in giro a cercare risse piu' o meno inconsciamente per calmarti. Ah, e secondo me avresti anche violentato un paio di ragazze, ma sul serio. Gia' ti vedo con gli occhi iniettati di odio."
"Non sarebbe stato un universo parallelo troppo grave, non credi?"
"No, sicuramente ci sono cose peggiori."