Vado a prendere Anna in stazione ed ho una rosa rossa in mano. La rosa purtroppo l'ho comprata, sebbene le avessi detto, e quando dico una cosa, faccio quella cosa, che ne avrei colta una. Il fatto è che rose selvatiche non erano nei paraggi di casa. Nei paraggi di casa, però, c'è una schiera di villette dove andavo a fare allenamento e ricordavo di aver intravisto rose rosse in qualche giardino. Ho violato la proprietà privata, in orari notturni e condizioni mentali abbastanza bieche, di tre di queste villette, ma senza trovare nessuna rosa. Un giorno successivo, ero passato davanti ad un fioraio, facendo una strada mai fatta, e mi sono detto che forse l'intuito messo nelle mie gambe mi voleva dire qualcosa. Mi voleva dire di comprare quella rosa. Anna scende dal treno con i suoi occhi azzurri, uno zaino ed una canotta. Già sorride. Io le presento la rosa che avevo dietro la schiena e sorrido nel vedere la sua faccia mezza sorpresa. Ci aspetta un piccolo viaggetto per raggiungere casa mia. Ci mettiamo in macchina e ascoltiamo la musica e parliamo un po' di noi, di quello che facciamo, di Bruxelles. Fa un caldo incredibile quando arriviamo a casa. Entriamo e metto della musica al pc, tipico. Cazzeggiamo. Io parlo un po' troppo prima di baciarla, però il tempo c'è. Da lì non facciamo molto altro e i due giorni scorrono belli e veloci. Prendiamo una pizza per cena, dormiamo e il giorno dopo Anna mi cucina delle uova strapazzate per colazione. Non so se vi possa sembrare poco, ma è una cosa molto carina. Sono stato bene e anche parecchio. Quando siamo andati sul terrazzo a sdraiarci e bere vino è stato bello parlare con lei. La riaccompagno in stazione e le do un ultimo bacio.
La settimana dopo siamo di nuovo lì. Dopo esserci riscaldati due volte, usciamo nel paese per cercare del cibo. Io volevo pizza o qualcosa del genere, ma era un orario troppo pomeridiano per trovare qualcosa di aperto, quindi alla fine ripieghiamo su alcuni taralli e del vino bianco. Sul terrazzo c'è un caldo favoloso e io sono in pantaloncini corti ed una maglietta verde sottilissima. Lei ride o sorride spesso ed è una risata che ha un bel suono. I condizionatori sono accesi dentro casa, altrimenti sarebbe impossibile sopravvivere. La sera andiamo a cenare in un ristorante. Io ero già abbastanza pieno dalla marea di taralli mangiati. Mangiamo un botto di roba tra secondo e antipasti. Torniamo a casa a vedere un bel film e dopo di questo facciamo l'amore in silenzio, guardandoci negli occhi. Uno dei momenti per cui vale la pena vivere. Non serve conoscersi da tanto tempo, non è necessario. A volte capita ci sia quella chimica che ti fa arrivare direttamente a destinazione, direttamente all'attivazione dei recettori della dopamina e sei felice e connesso con te stesso. Quando ci salutiamo il giorno dopo, si capisce che c'è stato quel piccolo scatto di emozioni che si sono attivate e stanno interagendo tra i due corpi.
L'ultima volta, Anna mi raggiunge di nuovo, stavolta restiamo in città, in un altro pomeriggio afoso. Restiamo al letto tutto il giorno e usciamo solo per prendere qualcosa da mangiare. Ascoltiamo la musica, facendo la spola tra la doccia e il letto e restiamo a guardare il soffitto e il lampadario mentre parliamo e scherziamo, ci facciamo foto. Sarà l'una quando mi prendo una pausa per fumare sul balcone. Anna resta a piedi nudi dentro la cucina e mi guarda buttare nuvole nella notte. Ci addormentiamo nudi e ci risvegliamo abbracciati e abbiamo poco tempo prima che debba riportarla in stazione. Pranziamo direttamente e torniamo a letto fino a quando davvero Anna sta per perdere il treno e dobbiamo correre a prepararci velocemente. Valutiamo quando ci rivedremo, relativamente presto. Anna se ne va e mi lascia in testa quella bella sensazione per cui so che c'è qualcuno, da qualche parte, con cui sai che puoi stare bene, senza doverti preoccupare di cosa succede al resto del mondo che è fuori dalla stanza.
01/10/17
24/09/17
The Project. Nikki - Part 1.
Giacca e cravatta, vestito blu navy. Sono vicino casa per un colloquio con il boss per un posto di lavoro. Il boss chiaramente vuole prendere un maschio perché si sente solo nel suo ufficio pieno di donne, tra l'altro brutte. Ci stringiamo la mano e mi dice che mi farà sapere. Mi hanno praticamente già preso, ma prima di dirgli di sì attendo qualche offerta migliore. Guardo l'orologio. Ore 9.45. Ho il tempo per tornare a casa e togliermi il vestito e mettermi qualcosa di comodo come jeans e maglietta. Poi via in metro perché, incredibilmente, oggi mi viene a trovare Nikki. E' da parecchio che non ci vediamo. Un anno e mezzo o due anni. Come cazzo passa il tempo. Arrivo nella stazione malfamata della città, nel quartiere in cui ci sono le amate puttane, bulgare, nigeriane, rumene. Lei non è ancora arrivata e io rimango ad ascoltare musica mentre guardo i passanti. Brutti passanti. Il bus arriva e Nikki scende con uno zaino grigio e mi sorride quando mi scorge. Ci abbracciamo. Andiamo a casa a sistemarci un attimo prima di riscendere. Facciamo due metri e ci fermiamo subito al wine bar sotto casa. Bottiglia di vino rosso e si comincia. Ne prendiamo una e poi due e ridiamo e parliamo di come l'universo e tutti noi esserini che ci siamo dentro siamo collegati, come se fossimo una cosa sola. E sentiamo di essere una cosa sola quando stiamo con qualcuno con cui ci capiamo benissimo e con cui ci piace stare. Nikki è una scheggia impazzita e non l'ho mai vista ferma. Probabilmente ha anche lei giornate normali e tranquille in cui vai al lavoro, torni a casa e ti guardi una serie sul divano. Mi piace pensarlo. Proseguiamo con del sushi e poi torniamo al wine bar, fedelissimi. Conosciamo la cameriera marocchina, grande figa, Nikki le parla in francese mentre io capisco una frase ogni tre. Prendiamo altre due bottiglie di vino, stavolta bianco. Siamo di nuovo a casa, musica a palla mentre parliamo degli ultimi due anni e di come sono andati. Lei si è fidanzata con un tipo, non so quanto durerà, ma le piace la tranquillità del momento. Al lavoro le cose le vanno così così. Però a volte conosce gente interessante, come un cinquantacinquenne israeliano ex musicista, che ora vive di rendita su delle case di famiglia, che entra nel bar dove lavora Nikki e comincia a consigliarle musica jazz e blues spettacolare e mai sentita prima. Anni '70 e '80, quando ti producevano tutto. Crolliamo a dormire e ci rialziamo alle 10. Giriamo per la città e arriviamo nel punto panoramico con i giardini che danno verso il centro della città. Faccio una foto alle nostre mani. Prima foto del Project. Continuiamo verso la piazza principale, fermandoci ad ascoltare un chitarrista vagabondo per un attimo. Compriamo cioccolato in un posto lussuoso, solo perché possiamo. Giriamo per chilometri e ci fermiamo in un bar a prendere una birra. Un signore si avvicina cantando house of the rising sun, in francese. Nikki cerca di capire gli accordi della canzone e il signore le mostra e le canta gli accordi. Lei gli rifila qualche moneta, io mi guardo attorno, mi alzo, faccio acquisti dai neri piazzati sugli scalini e ritorno al bar a finire la mia birra. Visitiamo un negozio di vinili. Compro un 45 giri dei pink floyd, alcune canzoni embrionali e inedite del '68-'69. Lei compra un paio di vinili di un jazzista. Ti direi Duke Ellington, ma non mi pare giusto. Era un altro. Dick...Dixie...non ricordo. Torniamo a casa ad ascoltarli mentre io fumo e lei beve una birra presa in un altro negozio ancora. Siamo stanchi dei due giorni perennemente in giro, ma la pacchia sta già per finire perché Nikki lavora già domani e quindi deve ripartire la sera. Prepara lo zaino e si scende. La accompagno in stazione, la abbraccio fortissimo e le dico che ci si vede appena possibile. Chissà quando. Lei parte.
Domani parto io.
Domani parto io.
21/09/17
The Project. Iman - Part 2.
Devo scendere di casa alle 2.30. La mattina ho ben poco da fare quindi mi alzo alle 11, organizzo la valigia e mi rilasso. Vinile dei Pink Floyd e ultima torcia sull'amaca. Si va.
Scendo dall'aereo e visto che sono quasi tutti turisti non parte il solito applauso. E' già un buon segno. E' tardi e mi dirigo verso Doc che mi viene incontro sulla strada principale. Arriviamo a casa e ne accendiamo una. Ceniamo con calma verso mezzanotte e intanto cazzeggiamo, fumiamo, fumiamo, fumiamo. Bellissima serata, ma ci distraiamo un attimo e si fanno le 2.30. Lui domani deve andare in palestra presto e allora ognuno nella sua camera. Rimango sveglio fino alle 3.30 perché non ho sonno e parlo con Iman organizzando un breve appuntamento di conoscenza la mattina dopo. Me lo piazza alle 10.30, ma per una serie di motivi arriva circa un'ora dopo. Doesn't matter.
Ho dormito solo 4 ore perché non sono abituato a questo caldo. Terrificante. Io sostengo sempre che 30 gradi sia la temperatura perfetta e dovrebbe essere perenne. Qui c'è troppa umidità, però.
L'appuntamento è al colosseo. Ci sediamo in un parchetto vicino. E' la prima volta che ci vediamo. L'ho conosciuta mesi fa su internet. Siti strani che frequento che hanno portato a coincidenze assurde, una strana chimica, per cui Iman dovevo assolutamente incontrarla. Il caso vuole che lei sia nella capitale per una laurea proprio quando io ritorno in italia. Fucking fantastic. Ci siamo organizzati per passare un giorno insieme, ma quello è domani. Oggi parliamo di stronzate. Iman ha diciotto anni ed è mulatta. Insomma, è il paradiso. Cerco di non guardarla troppo negli occhi. Credo di mettere troppa pressione perché tecnicamente io non distoglierei mai lo sguardo. Devo sembrare una persona affidabile, sebbene tutto sia palesemente chiaro tra di noi. Ha delle belle gambe e delle belle labbra. In foto è una cosa, di persona è molto meglio di quello che speravo. Dopo mezz'ora devo tornare a casa perché sono uscito con l'unico mazzo di chiavi e Doc deve tornare a casa dopo la palestra. L'idea era di portarla immediatamente a casa, ma lei aveva il pranzo di laurea e non poteva scapparne, quindi mi accompagna sotto casa e poi torna in metro.
Il pomeriggio io e Doc vediamo una serie tv, prima di andare a fare la spesa e, ad ora di cena, c'è un fantastico posto greco dove fanno dei cazzo di gyros eccezionali. Ne prendo due, valutando anche un terzo. Li mangio in cinque minuti e sono ampiamente soddisfatto. La sera la passiamo con un paio di amiche, a fumare e a guardare video del cazzo su youtube. Sicuramente meglio di qualche b movie che era stato proposto. Per l'una e mezza loro vanno via e anche noi cerchiamo di fare i bravi. Canna della buonanotte.
In tutto ciò, Iman deve venire a casa il giorno dopo e passare la giornata e la notte con me. Fin qui, tutto ok. Solo che non mi ha dato un orario preciso e doveva darmelo in serata. Attendo un po'. Non la contatto. O forse un messaggio glielo mando, non ricordo. Alle 2.30 nessun segno di vita. Mi serve sapere se posso dormire, o meno, e recuperare un po' di sonno. Il problema non si pone perché mi sveglio ogni mezz'ora e verso le 5 non riesco ad addormentarmi più. Alle 8 sono in piedi. Ore di sonno: 3, massimo 4. Faccio sogni inquieti di cui ricordo solo il principale: sto scopando con Iman e va tutto alla grande, ma il sogno, da gran bastardo, finisce prima che io possa venire. Cazzo, non si fa. Mi sveglio incazzato come una iena. Il cellulare non presenta notifiche degne di nota. Mi viene in mente qualcosa come "DEVO PORTARE NELLA VITA REALE LA GUERRA CHE HO IN TESTA". Voglio organizzare delle stragi. Per rilassarmi un attimo faccio 70 flessioni di fila. Sto già meglio. Alle 9 Iman si fa viva e mi dice che è disponibile solo per le 2.30. Va bene. Più o meno. Non mi dovete dare troppo tempo! Organizzo stragi, cazzo. Per fortuna mi chiamano per un colloquio e quindi perdo un po' di tempo a preparare qualche informazione da sparare a qualche business man quando sarà necessario. Alle 2.30 vado a prenderla in metro. Si porta dietro uno zaino grigio ed una valigia nera. Pantaloncini corti e una camicetta sottilissima rossa che non le copre neanche l'ombelico. E' difficile non guardarle le gambe. Doc è in casa, chiuso in camera, ma fingiamo che non lo sia per non mettere pressione alla ragazza. La mia camera è completamente dalla parte opposta della casa, quindi non ci sono problemi di rumori. Le faccio poggiare la valigia vicino al balcone, poi Iman va in bagno. Chiaramente in preparazione di quello che tutti stiamo aspettando. Brava ragazza. Io ballo un po' mentre metto 3-4 album di fila al pc, così non devo interrompermi per cambiare musica. Appena torna, io sono sul letto a cantare, rilassato e contento. Lei mette in ordine qualcosa, non ci faccio caso. Poi si siede sul letto, io mi sono alzato intanto e le salto addosso. Da lì, è tutto in discesa. Passiamo il pomeriggio a sudare e venire, ripetutamente. Non c'è aria condizionata e non si può tenere la finestra aperta perché sarebbe peggio. Fuori il suole impazza. Fumiamo un paio di canne nel pomeriggio. Io non ho pranzato e non pranzerò, ma a metà pomeriggio prendo una tavoletta di cioccolato che ho comprato solo per lei e gliela offro, ne mangiamo qualche pezzo insieme. Mentre parla, quando ci riposiamo, le accarezzo le guance e le gambe. E' perfetta. Ha un corpo perfetto. La sera lei cucina per me e ceniamo prima di andare sul balcone a fumare e parlare un po' di noi. E' bello parlare con lei. E' fresca, è viva. La faccio uscire dalla camera e metto delle candele in giro per la stanza. Già le altre volte pomeridiane erano state belle, ma la sera facciamo veramente l'amore. In faccia a voi che crediate non sia possibile. E lei sta per svenire un paio di volte. E anche io per un attimo rischio l'infarto perché la giornata è stata stancante e il mio cuore per un attimo dice "cristo, basta!". Crolliamo abbracciati per l'ennesima volta. Questa era l'ultima. Lei ha il bus per tornare a casa il giorno dopo alle 9. La sveglia è stata messa alle 7 e qualcosa, credo. Io dormo pochissimo, lei un po' di più. Non posso dormire con lei vicino. Resto sveglio a guardarla dormire e ad abbracciarla e ad accarezzarla e a sistemare il lenzuolo sopra di lei quando sembra avere freddo alle spalle. Quando si sveglia, facciamo qualche foto ricordo. Mi guarda con gli occhi a cuoricino e si prepara. Mi fa uscire dalla stanza e mi lascia un bigliettino, infilandolo in uno dei miei taccuini, ringraziandomi per la giornata passata insieme. Come fai a non innamorarti? Ci baciamo le ultime volte. La accompagno alla metro e ci salutiamo. Ci rivedremo in futuro, garantito.
Scendo dall'aereo e visto che sono quasi tutti turisti non parte il solito applauso. E' già un buon segno. E' tardi e mi dirigo verso Doc che mi viene incontro sulla strada principale. Arriviamo a casa e ne accendiamo una. Ceniamo con calma verso mezzanotte e intanto cazzeggiamo, fumiamo, fumiamo, fumiamo. Bellissima serata, ma ci distraiamo un attimo e si fanno le 2.30. Lui domani deve andare in palestra presto e allora ognuno nella sua camera. Rimango sveglio fino alle 3.30 perché non ho sonno e parlo con Iman organizzando un breve appuntamento di conoscenza la mattina dopo. Me lo piazza alle 10.30, ma per una serie di motivi arriva circa un'ora dopo. Doesn't matter.
Ho dormito solo 4 ore perché non sono abituato a questo caldo. Terrificante. Io sostengo sempre che 30 gradi sia la temperatura perfetta e dovrebbe essere perenne. Qui c'è troppa umidità, però.
L'appuntamento è al colosseo. Ci sediamo in un parchetto vicino. E' la prima volta che ci vediamo. L'ho conosciuta mesi fa su internet. Siti strani che frequento che hanno portato a coincidenze assurde, una strana chimica, per cui Iman dovevo assolutamente incontrarla. Il caso vuole che lei sia nella capitale per una laurea proprio quando io ritorno in italia. Fucking fantastic. Ci siamo organizzati per passare un giorno insieme, ma quello è domani. Oggi parliamo di stronzate. Iman ha diciotto anni ed è mulatta. Insomma, è il paradiso. Cerco di non guardarla troppo negli occhi. Credo di mettere troppa pressione perché tecnicamente io non distoglierei mai lo sguardo. Devo sembrare una persona affidabile, sebbene tutto sia palesemente chiaro tra di noi. Ha delle belle gambe e delle belle labbra. In foto è una cosa, di persona è molto meglio di quello che speravo. Dopo mezz'ora devo tornare a casa perché sono uscito con l'unico mazzo di chiavi e Doc deve tornare a casa dopo la palestra. L'idea era di portarla immediatamente a casa, ma lei aveva il pranzo di laurea e non poteva scapparne, quindi mi accompagna sotto casa e poi torna in metro.
Il pomeriggio io e Doc vediamo una serie tv, prima di andare a fare la spesa e, ad ora di cena, c'è un fantastico posto greco dove fanno dei cazzo di gyros eccezionali. Ne prendo due, valutando anche un terzo. Li mangio in cinque minuti e sono ampiamente soddisfatto. La sera la passiamo con un paio di amiche, a fumare e a guardare video del cazzo su youtube. Sicuramente meglio di qualche b movie che era stato proposto. Per l'una e mezza loro vanno via e anche noi cerchiamo di fare i bravi. Canna della buonanotte.
In tutto ciò, Iman deve venire a casa il giorno dopo e passare la giornata e la notte con me. Fin qui, tutto ok. Solo che non mi ha dato un orario preciso e doveva darmelo in serata. Attendo un po'. Non la contatto. O forse un messaggio glielo mando, non ricordo. Alle 2.30 nessun segno di vita. Mi serve sapere se posso dormire, o meno, e recuperare un po' di sonno. Il problema non si pone perché mi sveglio ogni mezz'ora e verso le 5 non riesco ad addormentarmi più. Alle 8 sono in piedi. Ore di sonno: 3, massimo 4. Faccio sogni inquieti di cui ricordo solo il principale: sto scopando con Iman e va tutto alla grande, ma il sogno, da gran bastardo, finisce prima che io possa venire. Cazzo, non si fa. Mi sveglio incazzato come una iena. Il cellulare non presenta notifiche degne di nota. Mi viene in mente qualcosa come "DEVO PORTARE NELLA VITA REALE LA GUERRA CHE HO IN TESTA". Voglio organizzare delle stragi. Per rilassarmi un attimo faccio 70 flessioni di fila. Sto già meglio. Alle 9 Iman si fa viva e mi dice che è disponibile solo per le 2.30. Va bene. Più o meno. Non mi dovete dare troppo tempo! Organizzo stragi, cazzo. Per fortuna mi chiamano per un colloquio e quindi perdo un po' di tempo a preparare qualche informazione da sparare a qualche business man quando sarà necessario. Alle 2.30 vado a prenderla in metro. Si porta dietro uno zaino grigio ed una valigia nera. Pantaloncini corti e una camicetta sottilissima rossa che non le copre neanche l'ombelico. E' difficile non guardarle le gambe. Doc è in casa, chiuso in camera, ma fingiamo che non lo sia per non mettere pressione alla ragazza. La mia camera è completamente dalla parte opposta della casa, quindi non ci sono problemi di rumori. Le faccio poggiare la valigia vicino al balcone, poi Iman va in bagno. Chiaramente in preparazione di quello che tutti stiamo aspettando. Brava ragazza. Io ballo un po' mentre metto 3-4 album di fila al pc, così non devo interrompermi per cambiare musica. Appena torna, io sono sul letto a cantare, rilassato e contento. Lei mette in ordine qualcosa, non ci faccio caso. Poi si siede sul letto, io mi sono alzato intanto e le salto addosso. Da lì, è tutto in discesa. Passiamo il pomeriggio a sudare e venire, ripetutamente. Non c'è aria condizionata e non si può tenere la finestra aperta perché sarebbe peggio. Fuori il suole impazza. Fumiamo un paio di canne nel pomeriggio. Io non ho pranzato e non pranzerò, ma a metà pomeriggio prendo una tavoletta di cioccolato che ho comprato solo per lei e gliela offro, ne mangiamo qualche pezzo insieme. Mentre parla, quando ci riposiamo, le accarezzo le guance e le gambe. E' perfetta. Ha un corpo perfetto. La sera lei cucina per me e ceniamo prima di andare sul balcone a fumare e parlare un po' di noi. E' bello parlare con lei. E' fresca, è viva. La faccio uscire dalla camera e metto delle candele in giro per la stanza. Già le altre volte pomeridiane erano state belle, ma la sera facciamo veramente l'amore. In faccia a voi che crediate non sia possibile. E lei sta per svenire un paio di volte. E anche io per un attimo rischio l'infarto perché la giornata è stata stancante e il mio cuore per un attimo dice "cristo, basta!". Crolliamo abbracciati per l'ennesima volta. Questa era l'ultima. Lei ha il bus per tornare a casa il giorno dopo alle 9. La sveglia è stata messa alle 7 e qualcosa, credo. Io dormo pochissimo, lei un po' di più. Non posso dormire con lei vicino. Resto sveglio a guardarla dormire e ad abbracciarla e ad accarezzarla e a sistemare il lenzuolo sopra di lei quando sembra avere freddo alle spalle. Quando si sveglia, facciamo qualche foto ricordo. Mi guarda con gli occhi a cuoricino e si prepara. Mi fa uscire dalla stanza e mi lascia un bigliettino, infilandolo in uno dei miei taccuini, ringraziandomi per la giornata passata insieme. Come fai a non innamorarti? Ci baciamo le ultime volte. La accompagno alla metro e ci salutiamo. Ci rivedremo in futuro, garantito.
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Dimetiltriptamina,
Esperienze di vita vissuta
20/08/17
3-2-1-turbe in sviluppo.
Sono le tre di pomeriggio e ancora non mi sono alzato dal letto. La notte è stata passata tra incubi gentili e mal di stomaco. Probabilmente la droga che c'è qui non è buona abbastanza. Ho ancora mal di stomaco. Sono sdraiato sul letto e mi manca l'aria, troppa afa. Fatico a respirare, ma non mi crea troppi problemi. Guardo il muro e il lampadario analizzandone ogni dettaglio. Sono su una barca in mezzo al mare e il mare e le onde mi cullano. E' un relax mortuario. Come essere vivo mentre spingono la mia barca nel mare per il mio funerale vichingo. Niente schiave vicino a me. Non sono così egoista. E sopratutto non voglio nessuno vicino a me quando sto per morire e sto per rilassarmi per sempre. Guardo il cielo farsi scuro piano piano. Arrivano le stelle e io sono in balia delle acque. E' tutto così calmo. Mi rimane solo da pensare alla mia vita. Sono ormai due anni che sostengo di poter morire già felice, per quello che ho fatto e vissuto. Da quest'estate morirò ancora più felice perché sono cresciuto e diventato grande. Chiudo gli occhi e mi addormento.
Mi sono organizzato con diverse persone per la giornata di oggi, ma ho deciso che non contatterò nessuno. Non mi va. Voglio solo la mia Dea e lei verrà sicuramente. E' così bella e la amo così tanto che quasi ho paura a sfiorarla. E' come un tempio sacro, una statua sacra. Non ti puoi avvicinare senza avere le dovute accortezze. E vorrei farla stare il più bene possibile e non so come fare, ancora. Lei si sistema i capelli con attenzione e meticolosità. Fantastica. Le faccio un paio di foto. Io sto ancora male. Per stare meno male, la soluzione che trovo è dire a lei di venire a letto, di togliersi le scarpe e di farsi fare un po' di coccole. Nessuno le fa le coccole. Questo è terribile. Dovrei ammazzarvi tutti. La accarezzo per due ore mentre ascoltiamo musica. Non sto meglio fisicamente, ma non me ne accorgo. Le sue guance sono tutto quello che conta.
Mi sono organizzato con diverse persone per la giornata di oggi, ma ho deciso che non contatterò nessuno. Non mi va. Voglio solo la mia Dea e lei verrà sicuramente. E' così bella e la amo così tanto che quasi ho paura a sfiorarla. E' come un tempio sacro, una statua sacra. Non ti puoi avvicinare senza avere le dovute accortezze. E vorrei farla stare il più bene possibile e non so come fare, ancora. Lei si sistema i capelli con attenzione e meticolosità. Fantastica. Le faccio un paio di foto. Io sto ancora male. Per stare meno male, la soluzione che trovo è dire a lei di venire a letto, di togliersi le scarpe e di farsi fare un po' di coccole. Nessuno le fa le coccole. Questo è terribile. Dovrei ammazzarvi tutti. La accarezzo per due ore mentre ascoltiamo musica. Non sto meglio fisicamente, ma non me ne accorgo. Le sue guance sono tutto quello che conta.
22/07/17
Modelli organizzativi - prequel.
E' arrivata la descrizione perfetta:
"Abbastanza narcisista da vergognarti troppo per gettare la spugna.
Ma non così tanto da preferire di vivere in una stanza con cento persone che ti danno ragione, se puoi scegliere una stanza con cinque persone che non hanno idee simili alle tue, ma con cui c'è un dialogo costruttivo e di confronto."
"Abbastanza narcisista da vergognarti troppo per gettare la spugna.
Ma non così tanto da preferire di vivere in una stanza con cento persone che ti danno ragione, se puoi scegliere una stanza con cinque persone che non hanno idee simili alle tue, ma con cui c'è un dialogo costruttivo e di confronto."
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La spugna non la getto mai. Ammetterò che sto andando a rilento in alcune cose che dovevo tenere più sotto controllo, ma ho avuto altre cose da fare nel frattempo. I need time. E il tempo più o meno ce l'ho. Ho almeno altri due anni. Ma fra due anni devo essere fottutamente pronto. Il che fa ridere un botto, sai? Ho un block notes qui e il 26/06/2016 ho scritto proprio lì una delle illuminazioni più grandi mai avute. E ora è passato un anno e non mi sembra sia cambiato molto. Eppure è un'opinione mia che non significa molto. Perché io mi vedo tutti i giorni e quindi i cambiamenti non li noto. Bisogna vedere chi non mi vede da parecchio tempo se noterà cambiamenti. Ai posteri.
Le giornate non vanno bene, non vanno bene per un cazzo e sono lì, quasi tramortito, nella mia caverna a leccarmi le ferite, prima di poter uscire di nuovo. Ho un'ultima settimana di relax e poi cominciano le vacanze. Tu dici "ah cazzo cominciano le vacanze! Allora ci sarà più relax" e invece non è così. Vacanze vuol dire: modelli organizzativi. E quindi quest'ultima settimana serve per organizzare bene tutto il prossimo mese e tutti i piccoli preparativi prendono tempo, serve organizzazione. Quell'organizzazione che ti chiedono sul lavoro quando ti dicono "praticamente il nostro cliente viene qui in città solo due giorni e tu in quei due giorni devi organizzargli meeting per ogni momento della giornata". Pivelli del cazzo. Che cazzo ci vuole? In DUE, solo DUE, fottute ore, ti organizzo THE PROJECT. Una cosa che tu, coglione del cazzo, non riesci a organizzare neanche in una settimana.
La parte più bella di fare un colloquio è la canna dopo il colloquio. Relax. E ti senti appagato come se avessi fatto chissà cosa. E in effetti ti sei dovuto prendere lo sbattimento di vestirti bene, preparare qualche cosa da dire, fingere che sia PROPRIO quel posto ad interessarti, quando non te ne può fregare un cazzo.
Veramente questo cazzo di luglio è volato via. Mi piacerebbe sapere cosa ci ho fatto. Ho comprato l'amaca, ci ho fumato sopra ed è una cosa fantastica come mi aspettavo. Rilassante. Il pomeriggio guardo il panorama e gli uccelli che volano e le scie degli aerei che si intersecano. La sera guardo le stelle. Dove sono io non c'è inquinamento luminoso quasi per nulla, quindi riesco a vedere tutte le, poche, costellazioni che conosco. Una meraviglia. Ho ascoltato ettolitri di musica. Dalla mattina alla sera. Ho visto svariati film e quello che mi ha fatto commuovere è stato Matrix Revolutions, che ricordavo molto poco (questa è la parte dove dovrei scrivere perché mi ha fatto commuovere) (ma non lo farò). E' stato un mese altalenante perché sembrava finalmente quello della svolta e invece non è successo un cazzo. Poi ho preso il telefono e il pc e ho organizzato cose veramente deliranti e sono successe cose carine come aver conosciuto gente nuova, fatto qualche festa carina. Una tipa ha detto che sono uguale a Nadal. Chissà. Devo tagliarmi i capelli, ma lo faccio quando torno in italia. A breve.
---
E infatti ora ho dei capelli di merda. Ho ballato parecchio in un posto dove non c'era spazio per respirare. La serata era partita con un pre-party a casa di un amico greco. Mi sono scolato mezza bottiglia di vino e poi siamo andati in centro, camminando un po', per incontrare Emma, ragazza inglese che festeggiava il compleanno, insieme ad altre amiche. Finiamo in un pub irlandese, di nuovo, e beviamo ancora prima di andare nel disco-pub successivo. Un inferno. Ho bevuto tequila, cosa che non dovevo fare. Torno a casa a piedi. Alle 4 sono sull'amaca a fumare e a guardare le stelle. E' bellissimo. C'è un silenzio fantastico. Metto un po' di musica, Nitro, e mi rilasso. In attesa, guardo al futuro. All'odore di Giulia, agli occhi di Anna, alla bellezza di Alex (sì, è una ragazza), alla perfezione di Iman. Ci sarebbe anche Francesca. Ma non voglio esagerare. THE PROJECT è già troppo ampio e già inserito sui binari in un modo per cui non posso lamentarmi.
La parte più bella di fare un colloquio è la canna dopo il colloquio. Relax. E ti senti appagato come se avessi fatto chissà cosa. E in effetti ti sei dovuto prendere lo sbattimento di vestirti bene, preparare qualche cosa da dire, fingere che sia PROPRIO quel posto ad interessarti, quando non te ne può fregare un cazzo.
Veramente questo cazzo di luglio è volato via. Mi piacerebbe sapere cosa ci ho fatto. Ho comprato l'amaca, ci ho fumato sopra ed è una cosa fantastica come mi aspettavo. Rilassante. Il pomeriggio guardo il panorama e gli uccelli che volano e le scie degli aerei che si intersecano. La sera guardo le stelle. Dove sono io non c'è inquinamento luminoso quasi per nulla, quindi riesco a vedere tutte le, poche, costellazioni che conosco. Una meraviglia. Ho ascoltato ettolitri di musica. Dalla mattina alla sera. Ho visto svariati film e quello che mi ha fatto commuovere è stato Matrix Revolutions, che ricordavo molto poco (questa è la parte dove dovrei scrivere perché mi ha fatto commuovere) (ma non lo farò). E' stato un mese altalenante perché sembrava finalmente quello della svolta e invece non è successo un cazzo. Poi ho preso il telefono e il pc e ho organizzato cose veramente deliranti e sono successe cose carine come aver conosciuto gente nuova, fatto qualche festa carina. Una tipa ha detto che sono uguale a Nadal. Chissà. Devo tagliarmi i capelli, ma lo faccio quando torno in italia. A breve.
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E infatti ora ho dei capelli di merda. Ho ballato parecchio in un posto dove non c'era spazio per respirare. La serata era partita con un pre-party a casa di un amico greco. Mi sono scolato mezza bottiglia di vino e poi siamo andati in centro, camminando un po', per incontrare Emma, ragazza inglese che festeggiava il compleanno, insieme ad altre amiche. Finiamo in un pub irlandese, di nuovo, e beviamo ancora prima di andare nel disco-pub successivo. Un inferno. Ho bevuto tequila, cosa che non dovevo fare. Torno a casa a piedi. Alle 4 sono sull'amaca a fumare e a guardare le stelle. E' bellissimo. C'è un silenzio fantastico. Metto un po' di musica, Nitro, e mi rilasso. In attesa, guardo al futuro. All'odore di Giulia, agli occhi di Anna, alla bellezza di Alex (sì, è una ragazza), alla perfezione di Iman. Ci sarebbe anche Francesca. Ma non voglio esagerare. THE PROJECT è già troppo ampio e già inserito sui binari in un modo per cui non posso lamentarmi.
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