06/09/16

Settembre. Parte 2. (Ovunque)

E' venerdi'.

Mi sveglio e visualizzo i messaggi sul cellulare. Whatsapp. Ce n'è uno breve e conciso: "non sei dove dovresti essere".

E' tardi.

Mi riaddormento per venti secondi e faccio un sogno lunghissimo in cui sono ad un concerto metal e incontro una ragazza di nome Tonia che avevo conosciuto ad un concerto precedente. Mi risveglio e rileggo il messaggio. Non era quello che avevo letto prima, ma il significato rimane lo stesso. Ma è venerdi' e cerco di non avere tempo per riflettere: fumo e vedo un film, poi mi sistemo e mi fiondo verso un party in casa. Fumo anche li' e arrivo a casa alle 4.30 di notte e per una semplice distrazione mi schianto sulle scale di marmo, cadendo perfettamente sul braccio sinistro. Mi faccio un male cane. Malissimo, ancora di piu' di quando ho fatto l'incidente e sono volato sull'asfalto. Mi tiro su senza bestemmiare ad alta voce. E' buio e sono sicuro di stare sanguinando o sul punto di sanguinare, non controllo e mi butto a letto. Devo pensare ad altro. Penso a quando sono andato in ospedale dopo l'incidente e mentre la dottoressa mi medicava la mano piena di terriccio e foglie e sporco, mi diceva "non guardare", prima di scartavetrarmi la ferita, e io "ma mi piace guardare".

Abbraccia il dolore, è una delle poche cose che sono tue veramente. Dopo mezz'ora mi addormento. Sabato fumo tutto il giorno e arrivo al solito punto in cui perdo il libero arbitrio e comincio a muovermi in automatico e senza pensare. Cucinare in queste condizioni è sempre molto strano. Non che non sia efficiente, ma mi sembra di non avere il controllo: faccio tutto perché qualcosa mi spinge a farlo, ma non c'è un processo decisionale alla base dei miei movimenti. Dovrei fermarmi, dovrei fermarmi. Ogni tanto mi fermo a guardarmi nello specchio, mentre mi stropiccio gli occhi e sento gli addominali che mi fanno male per la posizione scomoda in cui sono seduto sul divano. Poi metto musica, l'ultimo album dei Crystal Castles, e mi sdraio.


 


E' tardi.

Ho finito di leggere Addio alle armi e il finale è stato troppo repentino per lasciarmi sconvolto. Allora prendo un taccuino e comincio a scrivere "sono irrequieto perché non mi sento coerente con me stesso e al tempo stesso mi giustifico della mia incoerenza perché è troppo tardi". L'irrequietudine e l'inquietudine non mi danno neanche fastidio. Mi sento vuoto, ma di un vuoto che non sento come negativo, ma quasi positivo. Forse cosi' doveva sentirsi Buddha. E io so pensare, so aspettare e so digiunare. Pare si possano raggiungere risultati notevoli con queste conoscenze. Entro due anni vi faccio sapere. Parlo ad alta voce per riflettere meglio e rispondermi piu' lentamente di quanto farei in mente.

Perché non sono finito in galera come tutti gli psicopatici che, come me, hanno una bassa attività in determinate aree dei lobi frontali e temporali, ovvero quelli collegati all'empatia, alla moralità e al controllo di se stessi?

E invece sono uno psicopatico pro-sociale.

Io, pro-sociale?

Lascia stare, si dice cosi'. Significa semplicemente che, sebbene hai difficoltà a provare empatia per gli altri, nel 99% dei casi, comunque riesci a seguire abbastanza le regole della società e sei riuscito sempre a fermarti dal commettere omicidi.

(Per maggiori informazioni sul mio cervello: http://www.smithsonianmag.com/science-nature/the-neuroscientist-who-discovered-he-was-a-psychopath-180947814/?utm_source=mentalfloss&no-ist)

Effettivamente sono riuscito a fermarmi in un paio di occasioni e, guardando indietro, è stata una buona scelta. In galera non ci si diverte molto.

E' tardi.

Ricordatelo.

Vorrei ricordami a cosa pensavo tutti quei pomeriggi che passavo da solo in stanza, quando non c'era lo smartphone a bruciarti il cervello e tenerti occupato 24 ore su 24. A cosa pensavo? Alla morte, alla vita.

Memento mori, dottore.

Ora hai cosi' tanti progetti e non hai neanche tempo per pensare alla morte.

Quando c'è la morte, non ci sono io. E perché sei passato alla seconda persona?

Per non farti sentire solo, per farti pensare di stare a parlare con qualcuno.

Non me ne frega. Non c'è mai stato nessuno quando serviva e non c'è mai nessuno quando serve.

Ah, le solite stronzate che si dicono. Sei tu che ti rinchiudi. Prendi il primo aereo, sai che è tardi.

Non posso.

E smettila di vivere con il freno a mano. Brucia tutto.








Prendo l'aereo, ma è tardi, anche se quando poggio il piede a terra sono felice. Ho già rimpiazzato i progetti saltati con altri progetti piu' esagerati e malati. Nel migliore dei casi ne andrà in porto uno, ma è cosi' che ho sempre giocato. Quando arrivo, la casa è vuota. Svuoto la valigia e riempio lo zaino con il minimo indispensabile. Mando messaggi tutti uguali a svariati amici ed amiche proponendo di andare via dalle strade della città e del centro. Nessuno risponde. Entro comunque in macchina perché non mi va di stare fermo e perché la speranza non muore mai. Sorpasso chiunque vada leggermente lento e faccio del male alla trasmissione accelerando sui dossi creati dalle radici degli alberi. So esattamente quando scatteranno i semafori della strada principale e brucio tutti quanti. Veloce, veloce, piu' veloce. Parcheggio sotto casa di Ines. So che non è li', ma dovevo andare lo stesso. Suono il citofono e mi risponde la sorella.

Ines è partita.

Era troppo tardi.








Ma non ha importanza il fatto che sia tardi. E sai perché non ha importanza? Perché non è tardi. Perché il tempo è una dimensione e noi non abbiamo le parole e i simboli per descriverlo. Il tempo è un'imposizione culturale sulla nostra realtà, non è insito nella realtà. Non è lineare. E' una sfera.

Quando sei vivo, veramente vivo, quando sei pienamente cosciente di te stesso e delle tue sensazioni ed emozioni piu' alte...in quel momento puoi percepire che il tempo è un luogo.
Quel momento è eterno, è per sempre, ma non come lo intendete voi.

Significa che è ovunque, in ogni luogo.

Non sarà mai tardi.